Per consultare la Rubrica “Portafoglio” è indispensabile aver letto le Note Legali riportate sul sito, con particolare attenzione al Paragrafo “Avvertenze per gli investitori”.
Il lettore quindi dichiara di aver preso visione delle suddette avvertenze.
07/09/10
INVESTIMENTI
STRATEGIE
A2A
RIALZO
NESSUNA
ANSALDO STS
RIALZO
NESSUNA
ATLANTIA
NESSUNO
NESSUNA
AUTOGRILL
NESSUNO
NESSUNA
BANCO POPOLARE
NESSUNO
NESSUNA
BANCA MPS
NESSUNO
NESSUNA
POPOLARE MILANO
NESSUNO
NESSUNA
BULGARI
NESSUNO
NESSUNA
BUZZI UNICEM
NESSUNO
NESSUNA
CIR
NESSUNO
NESSUNA
DAVIDE CAMPARI
NESSUNO
NESSUNA
ENEL
NESSUNO
NESSUNA
ENI
NESSUNO
NESSUNA
EXOR
NESSUNO
NESSUNA
FIAT
RIALZO
NESSUNA
FINMECCANICA
RIALZO
NESSUNA
FONDIARIA
RIALZO
NESSUNA
GENERALI
RIALZO
MONIT. USCITA RIALZO
GEOX
NESSUNO
NESSUNA
IMPREGILO
NESSUNO
NESSUNA
INTESA SAN PAOLO
NESSUNO
NESSUNA
ITALCEMENTI
NESSUNO
NESSUNA
LOTTOMATICA
RIALZO
NESSUNA
LUXOTTICA
NESSUNO
NESSUNA
MEDIASET
RIALZO
MONIT. USCITA RIALZO
MEDIOBANCA
NESSUNO
NESSUNA
MEDIOLANUM
NESSUNO
NESSUNA
MONDADORI
NESSUNO
NESSUNA
PARMALAT
NESSUNO
NESSUNA
PIRELLI
NESSUNO
NESSUNA
PRYSMIAN
NESSUNO
NESSUNA
SAIPEM
NESSUNO
NESSUNA
SNAM RETE GAS
NESSUNO
NESSUNA
STMICROELECTRONICS
NESSUNO
NESSUNA
TELECOM ITALIA
NESSUNO
NESSUNA
TENARIS
NESSUNO
NESSUNA
TERNA
NESSUNO
NESSUNA
UBI BANCA
NESSUNO
NESSUNA
UNICREDITO
NESSUNO
NESSUNA
UNIPOL
RIALZO
NESSUNA
PERFORMANCE ODIERNA PORTAFOGLIO - 0,51%
PERFORMANCE ODIERNA INDICE PRINC. - 1,28%
AGGIORNAMENTO PORTAFOGLIO IN ESSERE
Titolo
DataAcq.
DataAgg
Pr. Acq
Pr. Att.
GG
Perform.
A2A
01/09/10
07/09/10
1,1070
1,1300
7
2,08%
Fondiaria
01/09/10
07/09/10
7,5400
7,8900
7
4,64%
Generali
01/09/10
07/09/10
14,3300
14,5900
7
1,81%
Finmeccanica
01/09/10
07/09/10
8,0300
8,3600
7
4,11%
Lottomatica
01/09/10
07/09/10
10,8000
11,1700
7
3,43%
Mediaset
01/09/10
07/09/10
4,9500
5,0250
7
1,52%
Unipol
01/09/10
07/09/10
0,5270
0,5270
7
2,85%
Fiat
09/08/10
07/09/10
10,3600
9,6150
30
-7,19%
Ansaldo
03/08/10
07/09/10
10,1600
9,8400
36
-3,15%
OPERAZIONI CONCLUSE NEGLI ULTIMI 30 GG.
Titolo
Data Acq.
Data Ven.
Pr. Acq.
Pr. Vend.
GG
Rendim.
Parmalat
17/08/10
03/09/10
1,8660
1,9370
18
3,80%
Snam R.Gas
17/08/10
01/09/10
3,6250
3,6750
16
0,83%
Terna
17/08/10
01/09/10
3,1525
3,1875
16
1,11%
Autogrill
03/08/10
19/08/10
9,7200
9,3850
17
-3,45%
Telecom
13/07/10
19/08/10
0,9570
1,0420
38
8,88%
Tenaris
03/05/10
19/08/10
15,2900
14,1900
107
-6,08%
Enel
13/07/10
16/08/10
3,6675
3,8130
35
4,02%
Eni
13/07/10
16/08/10
15,7000
15,9700
35
1,72%
LEGENDA DELLA SEZIONE PORTAFOGLIO Limitiamo la nostra analisi ai titoli che compongono il Ftse Mib, la tabella principale è composta da due colonne. -----------------------------------------------------
Prima colonna – INVESTIMENTI
Rappresenta la situazioni degli investimenti in essere, su di essa possono comparire le seguenti scritte:
Colore neroNESSUN INVESTIMENTO – su quel titolo non stiamo investendo
Colore verde RIALZO– su quel titolo siamo investiti al rialzo
Colore rosso
RIBASSO– su quel titolo siamo investiti al ribasso
Rappresenta le operazioni che abbiamo intenzione di eseguire a breve, su di essa possono comparire le seguenti scritte:
Colore nero NESSUNA – è un titolo sul quale non abbiamo intenzione di cambiare a breve la strategia in corso.
Colore verde MONITORIAMO ENTRATA AL RIALZO– è un titolo sul quale abbiamo intenzione a breve di operare al rialzo. MONITORIAMO USCITA AL RIALZO– è un titolo sul quale abbiamo intenzione a breve di chiudere l’operazione al rialzo.
Colore rosso
MONITORIAMO ENTRATA AL RIBASSO– è un titolo sul quale abbiamo intenzione a breve di operare al ribasso. MONITORIAMO USCITA AL RIBASSO– è un titolo sul quale abbiamo intenzione a breve di chiudere l’operazione al ribasso.
Le scritte evidenziate in giallo rappresentano le operazioni effettuate nella giornata.
Ricordiamo infine che il monitoraggio è solo una intenzione di effettuare a breve una operazione e non è detto che questo debba per forza concretizzarsi, improvvise mutate condizioni potrebbero consigliare di non effettuare, o perlomeno di rimandare l’operazione preannunciata.
Naturalmente doveva arrivare, ma il primo storno di settembre, per le Borse europee, non ha avuto i connotati delle prese di beneficio e potrebbe lasciare più di qualche strascico.
Per la maggior parte degli osservatori internazionali tutto è dovuto ad un articolo apparso sul Wall Street Journal nel quale si avanzano dubbi sulla rigorosità degli stress test ai quali sono state sottoposte le banche europee circa due mesi or sono.
Se si voleva cercare una scusa per scendere la si è trovata, a nostro avviso hanno inciso maggiormente una riunione Ecofin nella quale i Ministri economici dell'Unione europea non sono stati d'accordo su nulla ed un piano come quello annunciato da Obama che lascia qualche perplessità.
Capiamo perfettamente che per il Presidente degli Stati Uniti i problemi sul tappeto sono più d'uno, e tutti non di facile soluzione, per cui ciò che è stato annunciato, e quanto verrà reso noto nei prossimi giorni, è tutto quanto era possibile mettere in campo in un periodo come quello che stiamo vivendo.
Se, al termine di questo piano di sviluppo, verranno stanziati circa 150 miliardi di dollari, ovviamente distribuiti su più anni, si sarà dato fondo a tutto, o quasi, per cui, se non dovesse funzionare, i problemi occupazionali diverrebbero, a quel punto, quasi drammatici.
Sul lato valutario è stata ancora una giornata “particolare” il dollaro ha guadagnato nei confronti dell'euro (sceso a 1,27), ma ha perso ancora, e ciò ha dell'incredibile, contro yen, toccando nuovi minimi, addirittura in area 83,5.
Nella nottata la borsa di Tokyo aveva lasciato sul terreno lo 0,80%, appesantita proprio dai titoli dell'export ed in particolare del comparto automobilistico quasi al collasso per il super-yen.
Il Premier Kan continua a glissare sulla vicenda valutaria, rischiando seriamente di perdere la tornata elettorale a favore del “chiacchierato” contendente Ozawa che si è chiaramente schierato a favore di un intervento diretto a mercato aperto da parte della Bank of Japan.
Sono arrivate alcune promozioni per diversi titoli del nostro indice principale, ma in una giornata simile il mercato ha guardato ad altro.
Ftse Mib a 20.395,45 punti (-1,28%).
Ansaldo (+3,36%) il piano Obama, essenzialmente incentrato sul potenziamento delle infrastrutture, aeroporti, stazioni ferroviarie e strade, ha galvanizzato il nostro maggior titolo del comparto, che ora ha a portata di mano il ritorno sopra quota 10 euro.
Fondiaria (+0,51%) in controtendenza rispetto al comparto europeo (-0,94%) continua il proprio recupero, avvantaggiata da una promozione (ad accumulate) di Banca Akros. Le quotazioni, però, restano tutt'ora estremamente contenute.
Passiamo ai ribassi più significativi.
Azimut (-2,62%) già ieri non aveva convinto troppo terminando con un contenuto ribasso, oggi lo storno è stato deciso, anche se alla fine si è recuperata quota 7 euro.
Fiat (-2,48%) tagliata da Nomura a “reduce” il titolo del Lingotto ha sottoperformato il settore (-0,54%).
Unicredit (-2,44%) in una seduta come questa, con i bancari nell'occhio del ciclone, il nostro Istituto più internazionale risulta ovviamente penalizzato dal mercato.
Mediobanca (-2,38%) un brusco dietro front che fa male. Occorre un immediato recupero per evitare di tornare verso quotazioni che si pensavano superate nel mese in corso.
Banco Popolare (-2,28%) altro ribasso annunciato dopo l'articolo del WSJ.
Insomma una seduta che andrà valutata alla luce di quel che accadrà nelle prossime giornate, al momento occorre sospendere il giudizio.
L'attività di M&A continua incessante e ciò testimonia di come gli attuali prezzi di mercato siano considerati appetibili.
L'estate 2010 sarà ricordata per le tante parole spese sulla partecipazione dei lavoratori agli utili di impresa. Ne hanno dibattuto ministri e banchieri, gli stessi che non hanno mai fatto niente per metterla in pratica. Ma non serve una legge perché già ora in Italia non c'è nessun impedimento a rendere i dipendenti partecipi dei profitti aziendali. Meglio sarebbe ridurre il carico fiscale che grava sul lavoro spostandolo sulle rendite, a partire da quelle finanziarie. Non farà piacere ai banchieri, ma farà aumentare la partecipazione al mercato del lavoro
Agosto è, da sempre, il mese delle parole in libertà nel Belpaese. I giornali sono avidi di spunti da offrire a lettori che non hanno voglia o modo di approfondire, di chiedersi chi, come e perché. E poi ci sono tante tribune nei luoghi di villeggiatura per chi vuole cimentare le proprie arti oratorie. Gli applausi sono garantiti. Il pubblico è in vacanza, cerca diversivi ed è di bocca buona.
TUTTI PAZZI PER LA PARTECIPAZIONE AGLI UTILI DI IMPRESA
Questo agosto è stata di moda la partecipazione dei lavoratori agli utili di impresa. Ne hanno parlato in quel di Rimini, tra gli altri, Cesare Geronzi (“vanno sperimentate forme articolate di partecipazione ai risultati aziendali”), Maurizio Sacconi (“Giusto che i lavoratori acquisiscano il diritto a condividere i risultati delle loro fatiche anche in termini di salario collegato ai risultati dell’attività aziendale”) e, infine, Giulio Tremonti (“la politica di combinazione tra capitale e lavoro va sviluppata con una remunerazione calcolata sugli utili delle imprese”).
Belle parole. Ma cosa vorranno dire? Strano che nessun sul palco abbia chiesto chiarimenti agli illustri relatori. Peccato anche perché forse la folla adriatica avrebbe apprezzato moderatori che incalzavano gli ospiti invece di limitarsi a ossequiarli. Non possiamo allora che cercare di carpire il significato di queste parole dai comportamenti di chi le ha pronunciate. Dopotutto, non c’è nulla, proprio nulla, che impedisca loro di metterle in pratica. Nel loro piccolo o grande che sia.
Cesare Geronzi è stato, in sequenza, direttore generale della Cassa di Risparmio di Roma, poi Banca di Roma e Capitalia, presidente di Mediobanca e di Assicurazioni Generali. Queste aziende hanno conseguito profitti ingenti durante la sua reggenza. Ma non ci risulta che Geronzi abbia reso i suoi dipendenti “partecipi dei risultati aziendali”. Forse intendeva rendere partecipi gli stakeholders, le famiglie che avevano messo i loro risparmi in queste banche. In effetti, la Banca di Roma ha indotto molte di loro a comprare azioni e obbligazioni Cirio e Parmalat, partecipando attivamente al crac di queste società. Una partecipazione utile, ma per qualcun altro.
Giulio Tremonti è stato ministro dell’Economa (per otto degli ultimi dieci anni e in tre degli ultimi quattro governi) e Maurizio Sacconi ministro del Lavoro (da due anni, prima per cinque anni è stato sottosegretario). Da molto tempo hanno annunciato una legge sulla partecipazione agli utili dei lavoratori. L’ultima volta in cui avevano dichiarato che sarebbe stata “legge entro l’anno” era esattamente un anno fa. Da allora non se ne è saputo più nulla. C’era anche un testo bi-partisan elaborato dalla commissione Lavoro del Senato di cui si è perso traccia. I contribuenti italiani (tra cui soprattutto ci sono lavoratori dipendenti) hanno comunque nel frattempo partecipato alle perdite di Alitalia, accollandosi circa 3 miliardi di debiti della “bad company”. Non che sia andata meglio ai dipendenti degli studi professionali. Forse qualcuno si era illuso leggendo del divieto per gli avvocati di costituirsi in società di capitali, una misura che verrà presto estesa a tutti gli ordini professionali, secondo il Guardasigilli Alfano. Forse, avrà pensato, serve affinché gli studi spartiscano gli utili coi loro dipendenti, anziché con gli azionisti. Purtroppo, bene che ne sia consapevole, serve solo a escludere la concorrenza, quei dipendenti che aspirano, prima o poi, a metter su il loro studio professionale. Avranno, purtroppo, vita ancora più dura: ritorno alle tariffe minime inderogabili, divieto di pubblicità, esami di ingresso ancora più difficili. Invece della partecipazione agli utili si sta promuovendo la cooptazione negli ordini da parte di chi un posto al sole, ce l’ha già.
Al posto delle promesse liberalizzazioni ci sono quindi solo le parole in libertà. Ne faremmo volentieri a meno. E francamente faremmo a meno anche di una legge sempre promessa e mai realizzata sulla partecipazione agli utili dei lavoratori. Il motivo è che non c’è nessun legittimo impedimento a rendere i propri dipendenti partecipi dei profitti aziendali in Italia, anziché limitarsi a farli partecipare, spesso inconsapevolmente, ai fallimenti societari. Ma una cosa invece sì, ci sentiamo di chiederla a chi continua a prendere in giro milioni di lavoratori. Riducete il carico fiscale che grava sul lavoro, riequilibrando il gettito, in modo tale da spostarlo dal lavoro alle rendite, a partire da quelle finanziarie. Non farà piacere ai banchieri, ma farà aumentare la partecipazione al mercato del lavoro, rivelandosi utile nel far aumentare la ricchezza di tutti. ( Fonte: www.lavoce.info)
Di redazione (del 07/09/2010 @ 08:19:30, in I Mercati, linkato 64 volte)
Dopo l’annuncio da parte di Citigroup, potrebbe essere la volta della spagnola Santander.
Se il colosso bancario americano ha infatti spiegato di voler assumere 7.500 persone nei prossimi tre anni - puntando però sulla Cina - l’istituto di credito iberico potrebbe incrementare la propria forza lavoro di circa 6 mila unità. Obiettivo principale, espandere la propria presenza nel Regno Unito. I primi 600 dipendenti dovrebbero essere assunti già nel corso dei prossimi mesi, nel tentativo di rispondere alle critiche di chi ha giudicato insufficienti i servizi alla clientela della banca.
Santander - riferisce questa mattina il Wall Street Journal - non ha confermato la notizia, ma fonti anonime citate dal quotidiano spiegano che i nuovi 6 mila posti di lavoro dovrebbero andare ad aggiungersi allo staff di circa 5 mila impiegati ereditato da Royal Bank of Scotland lo scorso mese, dopo l’acquisizione di 318 filiali.
Ma nelle intenzioni del board del colosso spagnolo ci sarebbe anche la volontà di rispondere proprio ad alcune altre importanti banche retail presenti sul territorio inglese, come Metro Bank (che assumerà 60 persone nei prossimi due mesi) o anche le nazionalizzate RBS e Lloyds (che sebbene complessivamente continuino ad annunciare licenziamenti, proprio nel comparto retail fanno sapere di cercare alcune figure professionali). ( Fonte: valori.it)
Di redazione (del 07/09/2010 @ 08:17:46, in I Mercati, linkato 72 volte)
Il procuratore generale dello Stato di New York, Andrew Cuomo, ha annunciato di voler indagare sulle strategie di marketing adottate per convincere gli studenti dei college ad indebitarsi attraverso le carte di credito.
Il giudice, salito alla ribalta negli Usa per aver condotto numerose inchieste a carico degli istituti finanziari del Paese, teme infatti che l’alto livello di debito contratto in media dai ragazzi possa essere dipeso anche da una mancanza di sufficienti informazioni relative agli stessi strumenti di pagamento.
Cuomo, democratico candidato alla guida dello Stato, ha spiegato che l’inchiesta punterà innanzitutto ad esaminare eventuali conflitti di interessi nell’industria. Obiettivo finale, si legge sul sito internet della campagna elettorale del magistrato, è un cambiamento nei comportamenti delle società erogatrici delle carte di credito. Per convincere gli studenti ad indebitarsi, infatti, secondo Cuomo sono stati spesso utilizzati metodi fraudolenti, o incentivi giudicati illegali. Il risultato è che la media dei debiti contratti dagli iscritti ai college è ormai di circa 4.100 dollari, con una punta per chi partecipa al quarto anno di studi, con ben 20 mila dollari.
Per ora l’ufficio del procuratore ha fatto recapitare a tutti i college e alle università dello Stato una serie di lettere nelle quali si chiede di visionare gli accordi esclusivi raggiunti dagli istituti con le compagnie che forniscono le carte. ( Fonte: valori.it)
Di redazione (del 07/09/2010 @ 08:15:41, in I Mercati, linkato 57 volte)
Dalla Cina arriva, in modo piuttosto inaspettato, un provvedimento a tutela dell’ambiente.
Le autorità di uno dei Paesi che più contribuiscono all’inquinamento dell’atmosfera globale, in particolare attraverso i gas ad effetto serra di origine industriale, hanno ordinato alle banche locali di bloccare i prestiti alle compagnie che emettono quantitativi eccessivi di agenti nocivi. Nel mirino, inoltre, ci sono le aziende “energivore”: anche ad esse saranno chiusi i rubinetti del credito bancario.
Ad annunciarlo sono stati sabato scorso i media di Stato del Paese asiatico, citando una decisione assunta dalla banca centrale di Pechino. Quest’ultima - ha aggiunto il direttore del dipartimento del credito della Banca del Popolo, Shao Fujun - fornirà alle società cinesi una serie di dati (circa 30 mila diversi controlli, secondo quanto riportato da Shanghai Securities News) sulla cui base sarà valutato l’impatto ambientale delle stesse.
Il mese scorso, il governo ha anche ordinato a 2.087 compagnie impegnate nella produzione di acciaio, carbone, cemento e alluminio di chiudere gli impianti obsoleti entro la fine di settembre: anche il quel caso la minaccia fu di bloccare l’erogazione di prestiti da parte delle banche. Inoltre, le autorità della provincia di Anhui (nell’est del Paese) hanno interrotto per un mese - dalla metà di agosto - la fornitura di energia elettrica a 500 compagnie che non hanno raggiunto gli obiettivi di riduzione delle emissioni di gas. Di lavoro, certo, ne rimane moltissimo ancora. È positivo, però, che anche in Cina qualcosa cominci a muoversi. ( Fonte: valori.it)
Di redazione (del 07/09/2010 @ 08:13:54, in I Mercati, linkato 65 volte)
È dovuto intervenire il dipartimento del Tesoro americano per fugare le paure dei contribuenti. Preoccupazioni che, cosa non inusuale ormai, arrivano dal sistema bancario. La novità però, è che il timore di nuovi esborsi per le casse pubbliche degli Stati Uniti non è legato alle condizioni di un istituto di credito americano, bensì a quelle della Kabul Bank, la principale banca dell’Afghanistan.
La Casa Bianca ha dovuto infatti smentire le indiscrezioni pubblicate dal Washington Post, secondo le quali il governo degli Usa si sarebbe reso disponibile a salvare il gruppo, dopo che la banca centrale locale ha deciso di prenderne al fine di scongiurarne il fallimento. La richiesta di aiuto sarebbe arrivata direttamente dal presidente Hamid Karzai, preoccupato di possibili reazioni da parte della popolazione in caso di crack: la Kabul Bank è infatti il soggetto che eroga gli stipendi ai militari, alle forze dell’ordine e al corpo docente afghani.
Nel corso del weekend, in effetti, numerosi clienti dell’istituto di credito si sono concentrati di fronte alle filiali. Ma non per questo gli Usa sarebbero disposti a concedere capitali: il vicesegretario al Tesoro, Neal Wolin, ha spiegato in un comunicato che verrà fornita unicamente «assistenza tecnica: i contribuenti americani non dovranno far fronte ad alcun sostegno». Da parte sua, il ministero afghano delle Finanze ha spiegato che il governo di Karzai garantirà autonomamente l’aiuto necessario. Secondo il Washington Post, tuttavia, un eventuale default potrebbe provocare una vera e propria destabilizzazione del sistema finanziario. E ad aggravare la situazione, infine, ci sono le accuse di corruzione che sono piovute addosso agli alti dirigenti della Kabul Bank. ( Fonte: valori.it)
Di redazione (del 07/09/2010 @ 08:11:38, in I Mercati, linkato 59 volte)
I grandi ricchi del mondo sembrano scegliere sempre più gli investimenti socialmente ed ambientalmente sostenibili.
A rivelarlo è questa mattina il Financial Times, che cita i dati contenuti nell’Eurosif Wealth Report 2010 secondo i quali, nonostante complessivamente il “mercato dei ricchi” possa contare oggi su meno capitali rispetto a prima della crisi, la quota dedicata alle scelte finanziarie responsabili risulta aumentata dall’8% del 2007 all’attuale 11%. Si tratta di capitali complessivi pari a 729 miliardi di euro, in crescita di circa un terzo rispetto a tre anni fa.
«È il segno che la crisi, da questo punto di vista, ha avuto un impatto positivo su numerose persone - sottolinea Matt Christensen, direttore di Eurosif -: in molti stanno comprendendo le possibilità che gli investimenti responsabili forniscono anche nella gestione del rischio». Va detto però che le scelte sono ancora per lo più circoscritte ad alcuni fondi tematici, piuttosto che, come auspicabile, ad un’integrazione dei principi di sostenibilità nell’intero portafoglio. Secondo la ricerca, comunque, entro il 2013 si potrebbero raggiungere i 1.200 miliardi di euro gestiti in modo “responsabile”: segno che il mercato è sempre più sensibile al tema. ( Fonte: valori.it)
Per consultare la Rubrica “Portafoglio” è indispensabile aver letto le Note Legali riportate sul sito, con particolare attenzione al Paragrafo “Avvertenze per gli investitori”.
Il lettore quindi dichiara di aver preso visione delle suddette avvertenze.
06/09/10
INVESTIMENTI
STRATEGIE
A2A
RIALZO
NESSUNA
ANSALDO STS
RIALZO
NESSUNA
ATLANTIA
NESSUNO
NESSUNA
AUTOGRILL
NESSUNO
NESSUNA
BANCO POPOLARE
NESSUNO
NESSUNA
BANCA MPS
NESSUNO
NESSUNA
POPOLARE MILANO
NESSUNO
NESSUNA
BULGARI
NESSUNO
NESSUNA
BUZZI UNICEM
NESSUNO
NESSUNA
CIR
NESSUNO
NESSUNA
DAVIDE CAMPARI
NESSUNO
NESSUNA
ENEL
NESSUNO
NESSUNA
ENI
NESSUNO
NESSUNA
EXOR
NESSUNO
NESSUNA
FIAT
RIALZO
NESSUNA
FINMECCANICA
RIALZO
NESSUNA
FONDIARIA
RIALZO
NESSUNA
GENERALI
RIALZO
NESSUNA
GEOX
NESSUNO
NESSUNA
IMPREGILO
NESSUNO
NESSUNA
INTESA SAN PAOLO
NESSUNO
NESSUNA
ITALCEMENTI
NESSUNO
NESSUNA
LOTTOMATICA
RIALZO
NESSUNA
LUXOTTICA
NESSUNO
NESSUNA
MEDIASET
RIALZO
NESSUNA
MEDIOBANCA
NESSUNO
NESSUNA
MEDIOLANUM
NESSUNO
NESSUNA
MONDADORI
NESSUNO
NESSUNA
PARMALAT
NESSUNO
NESSUNA
PIRELLI
NESSUNO
NESSUNA
PRYSMIAN
NESSUNO
NESSUNA
SAIPEM
NESSUNO
NESSUNA
SNAM RETE GAS
NESSUNO
NESSUNA
STMICROELECTRONICS
NESSUNO
NESSUNA
TELECOM ITALIA
NESSUNO
NESSUNA
TENARIS
NESSUNO
NESSUNA
TERNA
NESSUNO
NESSUNA
UBI BANCA
NESSUNO
NESSUNA
UNICREDITO
NESSUNO
NESSUNA
UNIPOL
RIALZO
NESSUNA
PERFORMANCE ODIERNA PORTAFOGLIO + 0,38%
PERFORMANCE ODIERNA INDICE PRINC. + 0,10%
AGGIORNAMENTO PORTAFOGLIO IN ESSERE
Titolo
DataAcq.
DataAgg
Pr. Acq
Pr. Att.
GG
Perform.
A2A
01/09/10
06/09/10
1,1070
1,1390
6
2,89%
Fondiaria
01/09/10
06/09/10
7,5400
7,8500
6
4,11%
Generali
01/09/10
06/09/10
14,3300
14,8400
6
3,56%
Finmeccanica
01/09/10
06/09/10
8,0300
8,3450
6
3,92%
Lottomatica
01/09/10
06/09/10
10,8000
11,2600
6
4,26%
Mediaset
01/09/10
06/09/10
4,9500
5,1100
6
3,23%
Unipol
01/09/10
06/09/10
0,5270
0,5485
6
4,08%
Fiat
09/08/10
06/09/10
10,3600
9,8600
29
-4,83%
Ansaldo
03/08/10
06/09/10
10,1600
9,5200
35
-6,30%
OPERAZIONI CONCLUSE NEGLI ULTIMI 30 GG.
Titolo
Data Acq.
Data Ven.
Pr. Acq.
Pr. Vend.
GG
Rendim.
Parmalat
17/08/10
03/09/10
1,8660
1,9370
18
3,80%
Snam R.Gas
17/08/10
01/09/10
3,6250
3,6750
16
0,83%
Terna
17/08/10
01/09/10
3,1525
3,1875
16
1,11%
Autogrill
03/08/10
19/08/10
9,7200
9,3850
17
-3,45%
Telecom
13/07/10
19/08/10
0,9570
1,0420
38
8,88%
Tenaris
03/05/10
19/08/10
15,2900
14,1900
107
-6,08%
Enel
13/07/10
16/08/10
3,6675
3,8130
35
4,02%
Eni
13/07/10
16/08/10
15,7000
15,9700
35
1,72%
LEGENDA DELLA SEZIONE PORTAFOGLIO Limitiamo la nostra analisi ai titoli che compongono il Ftse Mib, la tabella principale è composta da due colonne. -----------------------------------------------------
Prima colonna – INVESTIMENTI
Rappresenta la situazioni degli investimenti in essere, su di essa possono comparire le seguenti scritte:
Colore neroNESSUN INVESTIMENTO – su quel titolo non stiamo investendo
Colore verde RIALZO– su quel titolo siamo investiti al rialzo
Colore rosso
RIBASSO– su quel titolo siamo investiti al ribasso
Rappresenta le operazioni che abbiamo intenzione di eseguire a breve, su di essa possono comparire le seguenti scritte:
Colore nero NESSUNA – è un titolo sul quale non abbiamo intenzione di cambiare a breve la strategia in corso.
Colore verde MONITORIAMO ENTRATA AL RIALZO– è un titolo sul quale abbiamo intenzione a breve di operare al rialzo. MONITORIAMO USCITA AL RIALZO– è un titolo sul quale abbiamo intenzione a breve di chiudere l’operazione al rialzo.
Colore rosso
MONITORIAMO ENTRATA AL RIBASSO– è un titolo sul quale abbiamo intenzione a breve di operare al ribasso. MONITORIAMO USCITA AL RIBASSO– è un titolo sul quale abbiamo intenzione a breve di chiudere l’operazione al ribasso.
Le scritte evidenziate in giallo rappresentano le operazioni effettuate nella giornata.
Ricordiamo infine che il monitoraggio è solo una intenzione di effettuare a breve una operazione e non è detto che questo debba per forza concretizzarsi, improvvise mutate condizioni potrebbero consigliare di non effettuare, o perlomeno di rimandare l’operazione preannunciata.
Orfane di Wall Street le Borse europee hanno avuto una seduta “sonnacchiosa”, priva di spunti di interesse anche per l'assenza di dati macro.
Le premesse che arrivavano dall'Asia erano ottime, Tokyo ha fatto registrare un rialzo superiore ai due punti percentuali, ma sono andate molto bene anche Hong Kong (+1,83%) e Bombay (+1,86%), forse dovevano recuperare il gap, rispetto alle Piazze occidentali, accumulato nella scorsa ottava.
Ancora un nulla di fatto sul fronte dollaro/yen, anzi la moneta giapponese si è ulteriormente rafforzata nei confronti del biglietto verde tornando ad 84 e spiccioli.
La vicenda sta assumendo i contorni del “nonsense” senza però una matrice umoristica, i cali della Borsa giapponese sono attribuiti al super-yen e quando, come oggi, il Nikkei cresce del due percento a cosa dobbiamo attribuire i guadagni della moneta nipponica? Qualcosa non quadra!
Si avvicinano le elezioni nel Paese del Sol Levante e qualcuno si scotterà, su questo non ci sono dubbi.
L'euro-dollaro, invece, dopo essere salito sopra quota 1,291 ad inizio mattinata è poi sceso di nuovo verso quota 1,288 fornendo comunque pochi spunti per gli operatori.
Era infatti partita bene la nostra Borsa, poi, dopo essersi rimangiata i guadagni iniziali, è tornata a salire, ma sempre di pochi decimi di punto, ulteriormente ridotti nelle ultime battute.
Ftse Mib a 20.660,19 punti (+0,10%).
Stmicroelectronics (+1,80%) continua la risalita del titolo che resta, però, su quotazioni storicamente basse. Perlomeno in questo mese si è vista una reazione ad una situazione che stava facendosi difficile.
Italcementi (+1,58%) altro titolo che deve risalire dagli abissi ed in queste giornate è tornato a respirare, il recupero di quota 6 euro potrebbe essere solo un primo passo verso obiettivi più ambiziosi.
Lottomatica (+1,35%) continua il buon momento per la società controllata dalla De Agostini, ovviamente i margini di crescita ci sono tutti, ma potrebbero anche verificarsi alcune prese di beneficio.
Geox (+1,16%) altro rimbalzo dopo un periodo difficile.
Finmeccanica (+1,15%) in questo caso, invece, il risultato è dovuto ad una commessa da 500 milioni.
Exor (+1,12%) abbastanza sorprendente in quanto il titolo Fiat è risultato il peggiore del listino.
Passiamo ai maggiori ribassi.
Fiat (-1,25%) aveva aperto bene, sopra quota 10 euro, poi ha cominciato a scivolare chiudendo sul minimo di giornata, nonostante una promozione di Mediobanca con target price a … 16 euro! E sappiamo che Piazzetta Cuccia dovrebbe essere ben informata sull'azienda del Lingotto.
Banca MPS (-1,09%) è rimasto sopra quota 1 euro, ma il segnale arrivato non è certamente confortante.
Tenaris (-0,85%) torna sotto quota 14 euro dopo che il petrolio è ritornato in area 73,5.
Chiariamo, noi siamo sempre contrari alla volatilità, a nostro avviso è in ogni caso una nemica dell'investitore, perchè crea confusione, anche se talvolta produce guadagni.
Preferiamo di gran lunga sedute come quella odierna che, seppur “noiose” sono più comprensibili, il fatto è che, sappiamo per certo, ci scontreremo presto con giornate ben più movimentate, occorre quindi essere sempre vigili ed approfittare delle opportunità.
Di redazione (del 06/09/2010 @ 08:29:53, in I Mercati, linkato 92 volte)
Royal Bank of Scotland Group, la più grande banca inglese controllata dal governo di Londra, ha annunciato che taglierà ancora la propria forza lavoro. A farne le spese saranno 3.500 dipendenti, tutti attualmente impiegati entro i confini del Regno Unito.
Contemporaneamente, l’istituto di credito chiuderà dieci uffici, il tutto al fine di ridurre ulteriormente i costi. I tagli saranno effettuati soprattutto nei settori della tecnologia e dell’amministrazione, entro i prossimi dodici mesi, e saranno concentrati nelle città di Leeds, Bolton, Telford e Bradford.
A renderlo noto è stata la stessa banca, attraverso un comunicato apparso ieri sul proprio sito internet. La nuova riduzione del personale porta il totale dei nominativi cancellati dai libri paga dell’istituto ad oltre 20 mila da quando, due anni fa, Stephen Hester è stato nominato amministratore delegato del gruppo. «Si tratta di una nuova notizia orribile - ha commentato il segretario nazionale del sindacato britannico Unite Rob MacGregor -, ma soprattutto di un boccone amaro da ingoiare se si tiene conto del fatto che RBS ha deciso di spostare fuori dal Regno Unito parte delle proprie attività». Il riferimento è a circa 500 posizioni che saranno trasferite negli Stati Uniti, in India e nell’Estremo Oriente.
Attualmente la banca impiega in tutto il mondo 160 mila persone (100 mila solo in Gran Bretagna). «Tagliare la nostra forza lavoro è la parte più difficile del lavoro che stiamo compiendo per ristrutturare il gruppo e restituire ai contribuenti i capitali pubblici che abbiamo ricevuto nel corso della crisi», conclude il comunicato di RBS. ( Fonte: valori.it)
Di redazione (del 06/09/2010 @ 08:27:52, in I Mercati, linkato 100 volte)
Il commissario europeo ai Servizi finanziari, Michel Barnier, ha chiesto alle banche europee maggiore trasparenza. In particolare, il membro del braccio esecutivo dell’Ue guidato da Manuel Barroso vuole chiarezza nei confronti dei clienti sui costi che essi devono sostenere per poter usufruire di un conto corrente.
In una lettera inviata questa mattina tramite il Financial Times Deutschland alle federazioni bancarie del Vecchio Continente, Barnier ha spiegato che «le regole per i costi bancari sono spesso talmente opache che i consumatori non riescono a sapere quanto in realtà stanno andando a pagare. In molti casi, inoltre, sborsano denaro per servizi non richiesti né utilizzati, e dei quali non hanno alcun bisogno. A tutto ciò occorre porre rimedio ed occorre farlo con urgenza».
Per questo il commissario auspica l’introduzione di un formulario ad hoc, che costituisca un documento chiaro e comprensibile a tutti i clienti, al fine di evitare ogni fraintendimento: «Dovrà contenere il dettaglio dei costi di apertura del conto, della sua tenuta e della chiusura, così come quelli legati ad altri prodotti o servizi». E qualora le banche non dovessero adeguarsi, Barnier minaccia il ricorso ad una normativa europea specifica. ( Fonte: valori.it)
Di redazione (del 06/09/2010 @ 08:25:48, in I Mercati, linkato 109 volte)
La politica dei bonus “sicuri” per convincere trader e manager ad entrare nelle aziende sembra essersi affievolita negli ultimi anni. In particolare, sono sempre meno le compagnie che offrono premi “garantiti”, ovvero quegli incentivi fissi concessi ai dipendenti, a prescindere dalle performance ottenute.
Secondo un sondaggio effettuato presso 37 istituti finanziari dall’Institute of International Finance, riferisce il Financial Times, tale tipologia di bonus è pari a circa il 5% del totale pagato nel 2009 (l’anno precedente era di circa il 10%).
Va detto, tuttavia, che ridurre i premi fissi non è necessariamente sufficiente a garantire maggiore stabilità nei mercati. Anche qualora essi fossero tutti calcolati in funzione dei risultati raggiunti, occorre valutare anche altri fattori, a cominciare dall’arco temporale di riferimento delle performance: se esso è troppo breve, può spingere i trader a cercare obiettivi immediati, senza curarsi delle conseguenze sul medio e lungo periodo.
Il sondaggio rivela inoltre come in quasi tutte le banche d’investimento sia ormai stata eliminata la pratica dei bonus “multi-anno”, che era finita nel mirino di numerosi regolatori (a cominciare dal Financial Stability Board): oggi il 99% dei riconoscimenti sono annuali. Solo il 40% degli istituti, tuttavia, ha adottato le linee guide dello stesso FSB attraverso le quali è possibile regolamentare la materia in modo da diminuire i rischi per le stesse compagnie e per il sistema. ( Fonte: valori.it)
Di redazione (del 06/09/2010 @ 08:24:12, in I Mercati, linkato 65 volte)
La Securities and Exchange Commission sta esaminando alcuni sistemi di trading ultra-veloce, sospettati di aver agevolato la destabilizzazione dei mercati dello scorso 6 maggio.
Si tratta dei cosiddetti "high frequency trading systems”, capaci di migliaia di transazioni al minuto, che terrorizzarono le Borse in quel giovedì: a Wall Street 700 punti base furono bruciati e poi recuperati, ma dopo aver toccato inizialmente il fondo con un meno 1.000 punti nell’indice Dow Jones (863 miliardi di dollari andati in fumo in 20 minuti, con 1,1 miliardi di transazioni).
La maggior parte delle transazioni condotte oggi nei mercati azionari è realizzata infatti da computer programmati per compiere operazioni in automatico rispondendo a input precisi basati sul mutamento di una lunga serie di variabili. Questi software sono in grado di compiere le operazioni in minime frazioni di secondo rendendo così impossibile qualsiasi controllo da parte di un osservatore con tempi di risposta “umani”.
La Sec, però, vuole tentare di vederci chiaro. Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, le indagini si basano sui dati forniti dalla Nanex LLC, un provider di dati borsistici dell’Illinois che ha presentato ai regolatori una serie di documenti che comproverebbero l’azione volontaria tesa a manipolare i mercati, orchestrata da alcuni speculatori. Per ora, tuttavia, un portavoce della Sec ha preferito non commentare la notizia. ( Fonte: valori.it)
Di redazione (del 06/09/2010 @ 08:21:58, in I Mercati, linkato 71 volte)
Dopo quello sulla tassazione delle transazioni finanziarie, tra Parigi e Berlino si prepara un nuovo “asse”. Al centro della nuova iniziativa comune dei governi di Francia e Germania c’è un progetto per limitare la speculazione finanziarie sui mercati delle materie prime. Ad annunciarlo è stato ieri un portavoce del ministero dell’Agricoltura tedesco.
«Una proposta comune sarà formulata in occasione del prossimo G20», ha spiegato il funzionario all’agenzia France-Presse, senza tuttavia fornire ulteriori dettagli sulla questione. La notizia era stata già anticipata dal quotidiano Süddeutsche Zeitung, che ha citato alcuni passaggi di un documento preparatorio, mentre il ministro dell’Agricoltura Ilse Aigner dovrebbe pronunciarsi sulla questione già oggi, nel corso di una conferenza stampa. Secondo Berlino, si legge nel documento, «i prodotti alimentari non dovranno più essere oggetto di pura speculazione finanziaria», sebbene si specifichi anche di non puntare all’interdizione di tutti gli strumenti derivati, dal momento che alcuni di essi «svolgono fondamentalmente una funzione di stabilizzatori dei prezzi».
La posizione di Parigi, su questo punto, è perfino più dura: all’inizio della settimana, alcuni ministri francesi avevano inviato una lettera alla Commissione europea, manifestando «forti sospetti» di una correlazione tra le compravendite di alcuni prodotti finanziari derivati e le fluttuazioni dei prezzi delle materie prime. Da parte sua, Bruxelles ha fatto sapere che proporrà alcune misure su questo tema entro la metà di settembre. ( Fonbte: valori.it)