
Settimana pazza quella appena terminata sui mercati internazionali, caratterizzata dai primi due giorni di forti rialzi, il terzo poco variato e gli ultimi due di forti ribassi. Per Piazza Affari il bilancio resta in attivo, ma solo da un punto di vista matematico, per quanto riguarda il “sentiment” è decisamente peggiorato.
Ci eravamo appena stupiti, nel Commento di Chiusura di martedì scorso, che i listini registrassero rialzi pur in presenza di notizie negative, quando abbiamo dovuto assistere a due giornate di ribassi in presenza di notizie sostanzialmente positive.
Due in particolare gli avvenimenti che più hanno influito sull’andamento settimanale, l’audizione di Ben Bernanke davanti al Congresso e lo studio pubblicato da Ubs riguardo l’ammontare globale delle perdite derivanti dalla crisi del credito.
Nel primo caso non ho dubbi. Il comportamento del Governatore della Fed è stato ineccepibile non ha nascosto le difficoltà di questo periodo, ma ha continuato a rassicurare i mercati circa l’impegno dell’Amministrazione che dirige nel risolvere i problemi.
Sul secondo abbiamo qualche dubbio in più, siamo infatti combattuti fra la soddisfazione che si comincino a fissare dei valori riguardo all’ammontare globale delle perdite derivanti dalla crisi innescata dai mutui subprime e lo scetticismo riguardante la discrezionalità dello studio. Da un lato vorremmo che altra grandi istituzioni facessero studi analoghi, dall’atro temiamo che si possa innescare una specie di gioco al massacro su chi la spara più grossa.
Ribadiamo comunque il nostro ottimismo riguardo ai mercati internazionali in ottica di medio periodo (9/12 mesi), a nostro avviso due fatti combinati e cioè la riduzione significativa delle svalutazioni da parte del sistema bancario/finanziario e i segnali positivi dell’economia americana dopo gli interventi combinati della Fed e del Governo faranno innescare una serie di acquisti a partire dal mese di giugno.
Occupiamoci ora, come di consueto, di casa nostra ed andiamo ad analizzare le variazioni settimanali del nostro indice principale.
S&PMIB a 33.587 punti (+0,48%), 21 titoli hanno fatto registrare una variazione positiva, 18 una negativa ed 1 è rimasto invariato. Sono stati 20 i titoli a far meglio dell’indice e altrettanti peggio. Vediamo innanzitutto le migliori performances settimanali.
TENARIS (+6,90%) continua il marcato recupero del titolo dopo il +8,51% della scorsa settimana, ora il saldo negativo da inizio anno è limitato ad un -3,66%. Si era parlato di un nuovo interessamento di Gazprom per il titolo guidato dalla famiglia Rocca (che ricordiamo ha la maggioranza azionaria assoluta), ma sono stati una probabile commessa per 700 milioni di dollari in Bolivia e soprattutto i dati consuntivi del 2007 a riportare ottimismo ed acquisti. In particolare il quarto trimestre ha spazzato via in un sol colpo i brutti nuvoloni neri che si erano addensati sul titolo dopo la comunicazione dei dati relativi al terzo trimestre scorso. Noi però, pur essendo positivi sull’azienda, facciamo notare (cosa che hanno evidenziato in pochi) che i dati del quarto trimestre sono stati influenzati dalla plusvalenza relativa alla cessione di Dalmine Energie.
BANCO POPOLARE (+6,54%) i miei lettori più affezionati sanno quanto siamo felici per questo risultato. Determinato anche dal rinnovo del patto di azionisti in Italease (ricordiamo che Banco Popolare ne è l’azionista di riferimento) anche con l’uscita di Antonveneta. In un ottica di medio periodo non abbiamo dubbi sul recupero del titolo che riteniamo ingiustamente eccessivamente penalizzato dalle vicissitudini di Banca Italease, dalle problematiche dell’integrazione delle nuove realtà incorporate (leggasi ex Popolare Italiana) e dall’appartenenza ad un comparto, quello bancario finanziario, in questo periodo nell’occhio del ciclone. Noi riteniamo che l’Istituto abbia le dimensioni, la struttura e le potenzialità di passare indenne la burrasca che è venuta a crearsi, tornando perlomeno verso i 15 euro, anche se è noto che il nostro target price a medio termine (12/18 mesi) è di 16,5 euro.
PARMALAT (+5,21%) l’ultima notizia arrivata sul titolo riguarda l’aumento di capitale che si è reso necessario per l’accreditamento a favore dei creditori del Gruppo. I recenti accordi con Istituti di Credito italiani per le note vicende legate al fallimento di Parmalat Fin. continuano a sostenere il titolo, ricordiamo inoltre che l’azienda ha ancora in corso tre contenziosi con grosse Banche americane. A nostro avviso, però è importante che l’azienda dia buoni risultati dalla gestione ordinaria ed in questo campo i dati diramati da Nestlè e la non negativa situazione congiunturale del settore dovrebbe sostenere le quotazioni anche nel prossimo futuro. Restiamo quindi ancora positivi.
FONDIARIA ASS. (+4,85%) la Compagnia d’assicurazione tosco/piemontese è di gran lunga la migliore in questo 2008, facendo registrare un +4,36% da inizio anno ed essendo al secondo posto (dietro Snam Rete Gas) in questa speciale classifica. Diversi i fattori che hanno contribuito a questo risultato, innanzitutto occorre rimarcare che il titolo era stato eccessivamente penalizzato nella seconda parte dell’anno appena trascorso, poi è stato senz’altro premiato il piano strategico messo a punto dall’Amm. Del. Marchionni di crescita all’estero ed in particolare nell’Europa dell’Est, quindi può aver avuto una certa rilevanza anche la riorganizzazione del Gruppo Ligresti che controlla l’azienda. L’assoluta estraneità ad operazioni legate a derivati ci induce inoltre a prevedere ulteriori incrementi nella valutazione del titolo.
SNAM RETE GAS (+4,42%) è per ora il best performer 2008 per quanto riguarda il nostro listino principale. Titolo difensivo per eccellenza ha beneficiato in settimana anche di un accordo per un gasdotto in Toscana. Aiutato sempre da prezzi energetici in continua ascesa continuiamo a consigliare il titolo soprattutto in un’ottica di contenimento del rischio.
TERNA (+4,00%) e siamo al terzo ed ultimo titolo che fa registrare una performance positiva da inizio anno (+3,81%), anche in questo caso beneficia del comparto di appartenenza considerato tra i più difensivi. Il titolo è stato inoltre spinto al rialzo da giudizi positivi provenienti da case di investimento (Oddo Securities).
UNIPOL (+2,98%) è il “buy” di Goldman Sachs a far riprendere quotazioni al titolo che comunque naviga sui minimi storici con quotazioni che sono meno della metà di quanto valeva nel 2002. L’ex Amm.Del. Consorte ha offerto 12,5 milioni di euro per chiudere il contenzioso con l’Agenzia delle Entrate, una delle vicende più penose per la Compagnia emiliana. I misteri sull’azienda, però, non sembrano essere emersi completamente ed il mercato resta estremamente prudente.
FINMECCANICA (+1,80%) diverse le notizie riguardanti l’azienda guidata da Pier Francesco Guarguaglini, importanti novità per la controllata Alenia Aeronautica che trasferisce i propri stabilimenti a Caselle ed avvia un importante piano di riqualificazione dell’area di Corso Marche con il Comune di Torino. A nostro avviso è però l’annuncio dell’avvio di un piano di buy back per un massimo di 34 milioni di azioni ad alimentare l’ottimismo, noi siamo ancora positivi, ma non vediamo valutazioni sopra i 22 euro.
LUXOTTICA (+1,67%) ha perso smalto in questi ultimi due giorni soprattutto per le preoccupazioni sul fronte cambio dollaro euro, dopo aver beneficiato del più che lusinghiero giudizio di Goldman Sachs. E’ vero che dopo tutti i ribassi subiti dal luglio scorso il titolo quota con multipli decisamente interessanti, ma noi preferiamo comunque un’altra azienda del settore.
LOTTOMATICA (+1,66%) il titolo fa un po’ fatica a tornare verso i 25 euro, noi la inseriamo da tempo tra i nostri titoli preferiti in quanto ben gestita da un management attivo e intraprendente in ogni angolo del pianeta. Il nostro target price a medio termine è intorno ai 28 euro.
IMPREGILO (+1,65%) il bilancio settimanale è positivo, ma le ultime due sedute sono assolutamente da dimenticare, la notizia del rinvio a giudizio con altre società del gruppo, per l’inchiesta sui rifiuti di Napoli ha penalizzato il titolo oltre misura. L’azienda si è dichiarata assolutamente estranea alle accuse del Gup e noi tendiamo a credere alla dirigenza che ha commesso la sola leggerezza di entrare in una pastoia incredibile dalla quale ne ha tratto solo svantaggi e problemi infiniti, da questo punto di vista bene ha fatto AEM Milano a starsene alla larga da questo inferno dantesco.
Elenchiamo inoltre gli altri titoli che hanno fatto registrare una variazione positiva durante la settimana: Alleanza (+1,37%), Intesa SanPaolo (+1,31%), Unicredito (+1,24%), Fiat (+1,15%), Italcementi (+1,05%), Saipem (+1,01%), Eni (+0,97%), Mediolanum (+0,97%), Generali (+0,74%) e Banca MPS (+0,17%).
Analizziamo ora le peggiori performances settimanali.
SEAT PAGINE GIALLE (-7,69%) l’azienda guidata da Luca Majocchi sprofonda nuovamente nel baratro sotto quota 0,2 euro penalizzata da una visione assolutamente negativa del comparto (la Yell in Gran Bretagna ha fatto ancora peggio), la situazione a nostro avviso è preoccupante. Continuiamo a chiedere, senza ottenere risposta per la verità, dichiarazioni di qualsiasi tipo dal vertice del gruppo che invece si chiude nel più stretto riserbo.
BULGARI (-5,97%) l’azienda ha subito un furto di importo rilevante nell’importante sede romana, anche se si è affrettata a comunicare che l’assicurazione era assolutamente capiente il mercato dopo una iniziale indifferenza ha riversato sul titolo vendite ingenti, in questo corroborato dai giudizi peggiorativi di Goldman Sachs e dalla riduzione del prezzo obiettivo per Ubs. Siamo così vicinissimi ai minimi di periodo, valutazioni toccate l’ultima volta nel corso del 2004.
PRYSMIAN (-5,24%) anche in questo caso le ultime tre sessioni hanno riportato il titolo alla soglia dei 13 euro vicinissima ai minimi storici del 22 gennaio. L’azienda il cui azionista principale è Goldman Sachs continua a manifestare una volatilità eccessiva e non convince gli operatori di mercato. In una settimana come quella appena trascorsa priva di notizie significative per il titolo in due sessioni la variazione subita ha superato il 4% (una al rialzo e una al ribasso) e in un’altra si è sfiorata questa soglia, troppo a nostro avviso.
ALITALIA (-4,73%) sta per arrivare il momento decisivo per la nostra Compagnia di Bandiera la prossima settimana scadono i termini entro i quali si dovrebbero esaurire i colloqui in esclusiva con AirFrance, quindi incomberebbe l’arrivo di un’offerta vincolante da parte del vettore franco/olandese. Per noi il titolo è destinato a diminuire ulteriormente nonostante si trovi già ai minimi storici. A parte la questione AirOne che ha maggiori implicazioni per lo scalo di Malpensa più che per le valutazioni della Compagnia di Bandiera nessun altro ha dato segnali di interesse e gli scioperi paventati dai sindacati tengono alla larga ulteriori possibili acquirenti. Peggio di così la situazione sarebbe stata difficile da ipotizzare, complimenti a tutti coloro che hanno contribuito a vario titoli nella realizzazione di questo disastro.
AUTOGRILL (-4,08%) pessima settimana per uno dei titoli che meglio si era comportato finora dall’inizio dell’anno. Di questi tempi il mercato non perdona indebitamenti di qualsiasi entità, anche se motivati da future acquisizioni che sono ritenute, a torto o a ragione, sufficientemente care. E’ di 1 miliardo di euro l’ammontare del prestito che è stato messo a disposizione dell’azienda per effettuare shopping in ogni parte del pianeta. Il dollaro inoltre non aiuta, ricordiamo che l’azienda fa una buona fetta di fatturato negli Stati Uniti. E’ questo un momento di difficoltà per le quotazioni, per vedere se avrà avuto ragione il management, a nostro avviso, non occorrerà attendere a lungo, nel giro di un paio di trimestri riteniamo che si possano già avere i primi risultati, auguriamoci siano positivi.
ATLANTIA (-3,46%) si torna ai minimi visti per l’ultima volta nel 2006. La caduta del Governo per l’ex autostrade è stata deleteria. Potrebbe quindi prolungarsi il momento di difficoltà anche se noi riteniamo che il titolo possa comunque essere considerato un difensivo. E’ da considerare comunque con preoccupazione che è dallo scorso 4 febbraio che è iniziata una discesa praticamente ininterrotta.
TELECOM (-3,26%) e veniamo a uno dei casi meno comprensibili degli ultimi tempi. Il comparto non è che abbia recentemente fatto faville in Europa, diverso è il discorso per gli Stati Uniti, ma la nostra ex monopolista ha decisamente fatto peggio di tutti. La vicenda Tiscali che probabilmente finirà in mani estere fa sì che l’Italia non abbia più alcun operatore in un settore strategico come le telecomunicazioni, non è necessariamente un male, ma occorre capire con esattezza quali siano le prossime mosse di Telco. Occorrerà aspettare poco ed attendere le comunicazioni ufficiali, nel frattempo il titolo rivede i valori del 1998, incredibile! Questa è un’altra situazione per la quale da italiani dobbiamo ringraziare diverse persone che hanno contribuito allo sfacelo. Noi siamo però convinti che, a meno di sorprese ulteriormente negative dal lato del debito, si sia già scontato tutto ed il titolo possa e debba ritornare a valutazioni più consone alle potenzialità.
STMICROELECTRONICS (-2,82%) di nuovo nel baratro sotto gli 8 euro, ci ritroviamo ai minimi storici con prospettive non chiare per l’azienda. L’acquisto da parte del Governo francese del 2,85% del capitale per un prezzo di 10 euro aveva alimentato speranze per un apprezzamento del titolo che sono durate lo spazio di un mattino. Davvero non sappiamo cosa possa succedere affinché l’azienda possa risollevarsi. Di sicuro dovrà passare non poco tempo.
A2A (-2,63%) se non ci fossero perdite da parte degli azionisti ci sarebbe da ridere. Quello che fino ad un paio di mesi fa veniva portato come esempio di perfetta aggregazione aziendale dalla quasi totalità degli analisti ora (naturalmente dalle stesse persone) viene additato come modello da non imitare. I due sposi hanno praticamente cominciato a litigare immediatamente dopo il “Sì” e l’immagine che si è data al mercato è stata disastrosa, praticamente tra bresciani e milanesi non si va d’accordo su nulla e l’equilibrio è assolutamente precario. Noi non siamo così pessimisti riteniamo questa aggregazione un fatto positivo per il mercato dell’energia in Italia che sconta però tutte le problematiche che sorgono soprattutto quando ad unirsi non sono aziende “private” cioè abituate a contrarsi con le controparti, ma “ex municipalizzate” abituate invece ad una gestione “politica” delle controversie.
UBI BANCA (-2,51%) sorprende un po’ anche noi questo calo senza soluzione di continuità che prosegue quasi ininterrottamente dal giorno della prima contrattazione. Il settore è ovviamente nell’occhio del ciclone, ma non ci sono notizie particolarmente allarmanti per il titolo, occorrerà attendere i dati di bilancio per fare analisi più approfondite, nel frattempo occorre essere ancora prudenti.
MONDADORI (-2,20%) c’era da attendersi delle prese di beneficio su un titolo che veniva da un periodo di significativi rialzi e durato alcune settimane. Il settore è quello che è, debole e dipendente da aiuti pubblici. Anche gli scambi sono andati ulteriormente scemando e quindi non ci attendiamo performances significative dal titolo.
BUZZI UNICEM (-2,16%) anche in questo caso ci troviamo di fronte ad un titolo che veniva da un buon recupero, quindi alcune prese di beneficio ci stavano. Come i miei lettori ormai sanno, il comparto è uno di quelli che preferiamo ed attendiamo quindi il titolo a valutazioni ancora superiori, perlomeno nel medio periodo.
Gli altri titoli ad avere avuta una performance negativa in settimana sono: Enel (-1,99%), Fastweb (-1,93%), Gr.Ed.L’Espresso (-1,27%), Banca Pop. di Milano (-1,25%), Mediobanca (-1,24%) e pirelli (-0,98%).
MEDIASET è rimasta invariata.
Per la prossima settimana ci aspettano ancora una valanga di dati aziendali, noi però attendiamo con maggior attenzione i dati macroeconomici e gli indici di fiducia in attesa, verso la metà del mese, dell’intervento sui tassi della Federale Reserve. Senz’altro il mese di marzo e quello di aprile presenteranno ancora quelle caratteristiche di volatilità che hanno contraddistinto febbraio, ma i primi risultati delle azioni intraprese negli stati Uniti dovrebbero già vedersi intorno a maggio e soprattutto giugno.
Un saluto a tutti i lettori di Finanza In Chiaro.