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" LA CRISI: UN PREZZO PER TUTTI, UN SALVAGENTE PER ALCUNI". EDITORIALE DI ELISABETTA TRAMONTO PUBBLICATO DALLA RIVISTA VALORI.
Di redazione (del 12/07/2009 @ 09:00:00, in Gli Speciali Della Redazione, linkato 1337 volte)

Abbattute dalla crisi finanziaria, le banche torneranno sempre più all’attività bancaria classica: raccogliere e prestare denaro. Per chi non ha mai smesso di farlo, però, oggi non sono rose e fiori.

UNA CRESCITA DEI DEPOSITI DEL 26,1%, degli impieghi del 26,6%. Clienti aumentati da 55.000 a 62.000. Sono i risultati del 2008 della banca etica tedesca GLS-Bank. Una voce fuori dal coro tra gli annunci tragici che fioccano dal mondo bancario, ma in linea con le altre banche etiche. Mentre HSBC, Deutsche Bank e UBS vedevano crollare la loro capitalizzazione (vedi grafico), quella di GLS-Bank nel 2008 aumentava del 20%, a 54,5 milioni di euro, per Banca Etica del 10% a 22 milioni. Perché questa differenza? Che cosa rende le banche etiche immuni alla crisi? Ed è così vero che non stanno subendo danni?

Tornare a fare le banche

«Dopo il crollo di Lehman abbiamo aperto migliaia di nuovi conti. Soprattutto persone anziane, in fuga da altre banche», ha dichiarato Thomas Jorberg, direttore generale di GLS. In parte la crescita controcorrente a cui le banche etiche stanno assistendo negli ultimi mesi è “merito” dello shock provocato nei clienti dalla scoperta, da un lato, dei grigi retroscena del mondo della finanza e, dall’altro, di un’alternativa più trasparente e “pulita”. Ma non solo.

«Le banche etiche sono meno esposte alla crisi perché focalizzate sull’attività bancaria tradizionale», spiega Stefano Gatti, professore di Economia degli intermediari finanziari all’Università Bocconi di Milano. “Fare la banca” in origine significava prestare e raccogliere denaro e i guadagni derivavano dalla differenza tra gli interessi incassati per i prestiti concessi e quelli pagati per i depositi. «Per le banche etiche, come per gli istituti di credito più piccoli o le casse di credito cooperativo, è ancora così – continua Gatti –: i margini di interesse rappresentano l’80-90% dei ricavi». La maggior parte delle banche (non etiche), invece, sono diventate supermercati della finanza, che guadagnano in gran parte dalle commissioni per le attività sui fondi, di consulenza, di movimentazione di complessi prodotti finanziari.

Nel 2007 Banca Etica vantava 18,7 milioni di euro di margine di intermediazione, cioè i ricavi netti (vedi glossario), di cui 15 di margine di interesse (l’80%). Unicredit, invece, 26,3 miliardi di margine di intermediazione e 13,9 di margine di interesse (solo il 52,8%). Intesa Sanpaolo 17,4 miliardi di margine di intermediazione e 11 di margine di interesse (63,2%). «Per le banche commerciali il 35-40% dei ricavi proviene da commissioni e negoziazione titoli – spiega il professor Gatti –. Questo oggi le sta penalizzando», con gli investimenti finanziari, soprattutto in prodotti complessi, che hanno tirato il freno a mano.

E molti gruppi stanno tornando all’attività bancaria classica: lo ha annunciato un anno fa l’a.d. di Unicredit Alessandro Profumo; Ubs taglierà duemila posti di lavoro nell’investment banking; Citigroup, per tutelare il settore bancario tradizionale, lo ha separato dalla più rischiosa divisione finanza. Già nel 1995 (14anni fa!) una ricerca della Columbia Business School (sul sito www.osservatoriofinanza.it), paventava i rischi di un ricorso sfrenato a prodotti finanziari complessi e prevedeva il ritorno all’attività bancaria classica.

Gioie e dolori della finanza etica

Oggi si sta verificando una situazione paradossale: anche se in misura e in modi diversi, la crisi ha colpito tanto chi ha contribuito a generarla, quanto le banche etiche, che si sono sempre tenute alla larga dalla finanza predatrice e che non hanno mai abbandonato il “mestiere di banca”. Dopo il taglio del costo del denaro da parte della Bce lo scorso dicembre, l’Euribor, indice di riferimento per i tassi di interesse di molti prestiti, è precipitato (vedi grafico) e, con lui, gli interessi sui prestiti. Essendo basati per l’80- 90% su questa voce, i ricavi delle banche etiche stanno subendo una forte contrazione.

«Per il 2009 prevediamo un calo – conferma Gabriele Giuglietti, vicedirettore di Banca Etica – nonostante negli ultimi mesi clienti, soci, raccolta, impieghi e capitale stiano crescendo di molto: a gennaio abbiamo approvato 7 milioni di euro di nuovi impieghi, contro i 3,5 dello stesso mese un anno fa». E non è tutto. Perché i buchi nei bilanci delle banche non sono tutti uguali. Quelli, enormi (2.200 miliardi di dollari le perdite per le banche calcolate a gennaio dal Fmi), provocati da operazioni finanziarie azzardate e da prodotti tossici, possono essere ripianati con gli aiuti dei Governi. Quelli, di molto inferiori, causati dal calo dei tassi di interesse nelle casse delle banche etiche, invece no.

«Per assurdo se avessimo qualche obbligazione spazzatura andrebbe tutto meglio». Il presidente di Banca Etica Fabio Salviato lancia questa provocazione e continua: «Oltre agli aiuti di Stato, che paghiamo tutti, ma di cui beneficiano solo le banche che hanno alimentato la finanza speculativa, ci sono i regolamenti IAS che permettono a quegli stessi istituti di “lavare” i bilanci dai titoli tossici, iscrivendoli a un valore pre crisi (vedi Valori di febbraio 2009, ndr). Senza questa possibilità le prime venti banche al mondo fallirebbero, perché dovrebbero scrivere a bilancio i prodotti spazzatura al loro valore reale, cioè zero». Che fare dunque? «Prima di tutto riscrivere le regole della finanza internazionale », risponde Salviato.

Nell’immediato, però, le banche etiche si trovano a dover prendere delle decisioni per affrontare la situazione. Ognuna si sta comportando in modo diverso: c’è chi sta alzando le commissioni, chi i tassi di interesse sui prestiti, chi ha fissato un tasso soglia, sotto il quale non scendere. «Noi abbiamo ritoccato verso l’alto lo spread sui tassi di interesse sui finanziamenti, ma non sui vecchi mutui, di 0,75-1 punti percentuali e abbiamo ripristinato alcune commissioni relative ai servizi telematici – spiega Gabriele Giuglietti –. Ma, con l’Euribor sceso dal 5% al 2% o 1,5%, gli interessi a carico dei clienti sono comunque molto più bassi di sei mesi fa. E noi continuiamo ad erogare prestiti, anzi sempre di più. Le altre banche invece stanno chiudendo i rubinetti». ( Fonte: Rivista Valori)

Autore: Elisabetta Tramonto

Redazioneonline- Gli Speciali Della Redazione

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