" COME RIFORMARE IL SISTEMA FINANZIARIO " DI ALBERTO GIOVANNINI
La crisi finanziaria ha dimostrato che i tradizionali strumenti di regolamentazione sono ormai insufficienti. Necessaria dunque una riforma, che permetta di affrontare il rischio sistemico. E che si fondi su due pilastri: trasparenza assoluta sulle attività di intermediazione e un nuovo disegno della regolamentazione su banche e gestori degli investimenti.
Un sistema finanziario gestito da intermediari, nel quale uno dei compiti fondamentali degli intermediari è la trasformazione della liquidità, è soggetto a crisi. Le crisi finanziarie sono in definitiva un fallimento dell’intermediazione finanziaria, un arresto improvviso delle transazioni: gli attori del mercato temono per il valore dei loro investimenti e ne chiedono l’immediata liquidazione. Le crisi finanziarie hanno costi alti non soltanto a causa di “frizioni” (per esempio, i costi di bancarotta), ma anche perché la trasformazione della liquidità è socialmente importante in quanto permette investimenti maggiormente produttivi. Dunque, la possibilità di fallimenti del mercato giustifica il ruolo dei regolatori.
Gli strumenti per prevenire le crisi finanziarie sono la vigilanza, i requisiti sulla capitalizzazione e la gestione dei tassi di interesse da parte delle autorità monetarie. Tuttavia, le recenti crisi finanziarie, e in particolare gli avvenimenti del 2008, hanno dimostrato che l’uso di questi strumenti è stati insufficiente: non sono stati in grado di prevenire la creazione di un rischio sistemico e la crisi stessa. In questo mio lavoro discuto le cause potenziali di un fallimento della regolamentazione e indico la strategia per una sua riforma, con l’unico obiettivo di affrontare il problema del rischio sistemico.
I DUE PILASTRI DELLA RIFORMA
Nei decenni scorsi, il sistema finanziario ha vissuto una rapida crescita e una forte trasformazione, dovuta all’adozione del sistema economico di tipo capitalistico da parte delle maggiori economie del mondo e allo sviluppo delle moderne tecnologie di calcolo e comunicazione. Le attività di assicurazione e di scambio di obbligazioni e derivati sono dilagati, con due effetti principali: il rischio di controparte è aumentato esponenzialmente diffondendosi al di fuori del sistema bancario, mentre il rischio di liquidità ha pervaso i mercati obbligazionari. Inoltre, si è verificata una progressiva divaricazione tra le funzioni e le istituzioni del sistema finanziario: il risultato è stato che i vincoli istituzionali su molte attività finanziarie si sono rivelati obsoleti e inadatti. Un esempio eclatante dello squilibrio è stata la crescita delle attività di investimento rischiose all’interno delle istituzioni bancarie, i cui vincoli regolamentari in termini di leva finanziaria e di regole contabili erano stati costruiti per le attività di intermediazione bancaria e non per quelle di investimento. Come suggeriscono le enormi perdite sofferte dalle banche, questo ha condotto a una eccessiva assunzione di rischio nelle fasi che hanno preceduto la recenti crisi finanziaria.
Dopo aver individuato i fallimenti della regolamentazione che hanno caratterizzato le crisi finanziarie e dopo aver identificato i cambiamenti fondamentali che si sono verificati negli ultimi decenni nel sistema finanziario, nel lavoro discuto degli elementi fondamentali di una strategia di riforma. Parto dall’osservazione che nonostante lo straordinario incremento del numero e della complessità delle transazioni finanziarie, è possibile e necessario garantire ai gestori del rischio sistemico quel vantaggio informativo sugli attori del mercato finanziario del quale i primi hanno bisogno per riuscire a identificare le debolezze del sistema finanziario nel momento in cui queste si formano.
Ciò richiede una riforma a vasto raggio, nella quale gli attori del mercato che sono coinvolti, o possono esserlo, nel processo di trasformazione della liquidità rendono nota alle autorità di vigilanza la piena estensione delle loro attività. L’altro pilastro della strategia di riforma è un nuovo disegno della regolamentazione che attiene alle banche (servizi al cliente) e ai gestori degli investimenti (gestori di capitali). Si è generalmente d’accordo nel ritenere che le due funzioni siano caratterizzate da rischi molti diversi: dunque è necessaria una loro più netta identificazione e separazione istituzionale, così come è necessario un trattamento più uniforme delle diverse organizzazioni all’interno di ciascuna funzione. ( Fonte: lavoce.info)
* La versione integrale del lavoro di Alberto Giovannini sarà pubblicata su www.voxeu.org
Redazioneonline- Osservatorio Internazionale
bravo giovannino! ma come al solito, quando parli/scrivi non si capisce mai nulla...
Di
Anonimo
(inviato il 26/06/2010 @ 23:59:45)
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