FORSE NON TUTTI SANNO CHE... LE BANCHE CI PROVANO ANCORA .

Forse non tutti sanno che nel 2003 diverse decine di grandi banche, tra le quali anche qualcuna italiana (la solita Intesa San Paolo), hanno sottoscritto un importante documento conosciuto da allora come “The Equator Principles”. Il numero degli istituti finanziari che hanno aderito all’iniziativa è poi con il tempo cresciuto sino a superare le 60 unità nel 2009, traguardo sicuramente importante.
Al momento della firma delle carte - e per la verità anche successivamente - era stata data molta pubblicità all’iniziativa, in particolare da parte delle stesse banche. Si trattava indubbiamente, tra l’altro, di un buon colpo per l’immagine degli istituti coinvolti nel processo. Il documento consisteva, detto in breve, in una promessa solenne da parte del mondo finanziario, almeno di quello che aveva aderito all’iniziativa, a non mettere più risorse nei progetti - che riguardassero il settore energetico o quello delle infrastrutture-, sviluppati in tutto il mondo e che comportassero rilevanti danni all’ambiente.
Non è mai risultato molto chiaro se tali principi fossero poi veramente rispettati nel tempo; era difficile reperire molte informazioni in merito sui media; si poteva comunque, guardandosi in giro e facendo riferimento a qualche informazione che comunque filtrava ogni tanto, provare qualche sospetto in senso contrario in merito alla cosa. Ora una notizia recente viene a rompere l’incanto e a confermare i possibili sospetti: ben 86 organizzazioni di 27 paesi, che si battono da tempo sul fronte dei temi ambientali in tutto il mondo, hanno spedito una lettera alle 60 banche e più che avevano nel tempo aderito all’iniziativa per accusarle di continuare tranquillamente, nonostante gli impegni presi, a prestare comunque dei soldi al alcuni tra i progetti più devastanti sul fronte ambientale.
La lettera fa riferimento, tra l’altro, a grandi dighe che bloccano dei fiumi importanti per la vita umana ed animale, a grandi progetti minerari che rovinano intere montagne e inquinano i fiumi e il mare con i loro scarti, ad oleodotti e gasdotti che portano il loro carico tossico devastando le foreste e minacciando le riserve marine, a centrali elettriche alimentate a carbone che scaricano nell’ambiente milioni di tonnellate di gas serra, a enormi cartiere che divorano le ultime aree selvagge del pianeta, ecc.. Vengono citati anche in specifico, nel testo, alcuni di tali progetti.
La banche, a questo punto, mentre nella sostanza tendono a respingere le accuse, dovrebbero incontrare i gruppi ambientalisti di tutto il mondo in febbraio per discutere comunque di possibili mutamenti di comportamento che arrivino a limitare il finanziamento dei progetti dannosi. Ma il clima generale tra i due contendenti non sembra essere molto disteso. ( Fonte: www.finansol.it)
Redazioneonline- I Mercati
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