" LE IMPROVVIDE SCIVOLATE DEL CAVALIERE " DI RAFFAELE M. LA GAMBA
La "calata" del Consiglio dei ministri a Reggio Calabria è un record ormai superato dalla visita della nutrita delegazione del governo Berlusconi in Israele. Le circa cento persone al seguito hanno dato al Cavaliere l'ennesima occasione di dimostrare che all'estero non può essere più mandato da solo, anche se accompagnato dai novantanove e rotti "yes men". Procura sempre danni. Le "comparse" del governo da lui presieduto sono l'allegra allegoria del Cavaliere, simile a quella del suo amico Gheddafi.
Devono tenere la bocca chiusa e, diretti dal suo portavoce Bonaiuti, devono annuire in segno di compiacimento quando spara le sue balle e ridere a crepapelle quando racconta le sue "interessanti barzellette" sui Kapò.
Appena sceso dall'aereo la prima balla: "Abbiamo l'orgoglio di essere noi, con la cultura giudaico-cristiana alla base della civiltà europea". Berlusconi non perde occasione per rivelare le sue lacune storico-culturali.
Forse non lo sa, ma parlare di radici giudaico-cristiane nella nazione degli ebrei, perseguitati, torturati e uccisi di morte lenta o violenta dai cristiani della civile Europa per oltre duemila anni, è a dir poco un grottesco paradosso di ecologia morale.
Chi in Israele vorrebbe avere radici giudaico cristiane lo sa evidentemente solo Berlusconi. Non certo i discendenti degli ebrei spagnoli dei tempi di Torquemada e della Santa Inquisizione e certamente neanche i sopravvissuti all'Olocausto di Hitler. La scivolata di Berlusconi in Israele è paragonabile soltanto allo svarione in televisione in un talk show di Vespa quando annunciava di essere pronto a chiedere scusa a Papà Cervi per l'uccisione da parte dei nazisti dei suoi sette figli partigiani.
L'onore concesso a Berlusconi di parlare davanti alla Knesset mal si concilia, secondo la mia modesta opinione, con le vedute e le parole pronuciate da Berlusconi sulle leggi razziali del 1938, della lotta partigiana contro il nazifascismo, le celebrazioni del 25 aprile che ha sempre evitato per legittimo impedimento, e per i posti di "villeggiatura" in cui Mussolini spediva i suoi nemici politici. Prima di mercoledì 3 febbraio 2010, la musica è stata sempre diversa.
Si concilia ancora peggio l'insistenza di Berlusconi e del suo Pdl a sfornare leggi su misura per non far processare il suo leader che al contrario dell'ex primo ministro israeliano Ehud Olmert, accusato di corruzione ad un anno della fine del suo mandato, si è dimesso pur dichiarandosi innocente. Nobili le sue parole "Sono orgoglioso di essere stato il primo ministro di un Paese che indaga i suoi primi ministri, in cui nessuno è al disopra della legge".
Parole che il popolo italiano, quello che lo ha votato e quello che non lo ha votato, al pari di coerenza, etica e morale, non avrà mai l'opportunità di sentire dalla bocca di Berlusconi. ( Fonte: americaoggi.info)
Redazioneonline- Osservatorio Nazionale
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