" LA SVOLTA DELL' IDV E I PROBLEMI DEL CENTROSINISTRA. I NUOVI ORIZZONTI DI DI PIETRO " DI LUCA TENTONI
Il congresso dell'Italia dei valori segna una seconda svolta per il movimento dipietrista, dopo quella del 2008. Allora, subito dopo le elezioni, l'ex pm decise di non far confluire i suoi parlamentari nei gruppi dei Democratici (facendo venir meno l'accordo con Veltroni) e scelse la via dell'"opposizione competitiva" che lo avrebbe portato a pescare consensi e voti - grazie alla linea giustizialista e referendaria - un po' nel bacino della sinistra radicale e molto di più in quello del Pd. Così gli riuscì l'impresa di portare l'Idv dal 4,4% delle politiche all'8% delle europee.
I tempi, però, cambiano, soprattutto se si considera che dopo le regionali di marzo avremo tre anni senza elezioni, nei quali l'Idv non potrà limitarsi all'antiberlusconismo e al ruolo di coscienza critica. Come ha detto lo stesso Di Pietro, "col voto di pancia non si va lontano", tanto più se si vuole passare dall'opposizione intransigente al Cavaliere alla prospettiva più concreta di poterlo battere alle elezioni del 2013.
Altrimenti l'Idv si chiude in una "turris eburnea", si gode il suo 8% dei voti (che oggi è forse un po' meno, probabilmente un 6,5-7%) e fa la fine del Pli anni Sessanta, il cui scopo era avversare con forza il centrosinistra senza però poterlo scalfire.
Poiché la storia insegna qualcosa (quel Pli salì al 7% nel '63 per declinare inesorabilmente fino all'1,3% del '76), Di Pietro ha capito che nel medio-lungo periodo l'antiberlusconismo (anche per una ragione anagrafica: il premier ha 74 anni) renderà sempre meno e che l'Idv deve puntare anche su un'accorta politica di alleanze. Per farlo, non può che tornare sui suoi passi. Di qui, la seconda svolta, che consiste nell'allentare la "competition" col Pd tornando allo schema veltroniano dell'asse Pd-Idv come nucleo attorno al quale costruire o aggregare le forze di un nuovo centrosinistra.
Il problema, tuttavia, è che i Democratici ora guardano oltre, verso l'Udc. Ma forse è proprio l'idea di un Pd che possa o voglia sostituire i dipietristi con i centristi che allarma Di Pietro e che lo sta spingendo verso Bersani. Non si spiegherebbe altrimenti il sì alla candidatura alla presidenza della Campania del democratico De Luca, concessa pur di non rompere col Pd.
Del resto, nel momento in cui Pd e Udc si avvicinano come mai era accaduto, l'Idv non può allontanarsi. Così oggi è Bersani ad avere due forni, uno con l'Idv e uno con l'Udc, nella speranza di poter realizzare (fatte le dovute distinzioni) una coalizione sul modello di quella che nel '60, ai tempi del governo Fanfani (dopo Tambroni) fu definita "delle convergenze parallele", perchè l'Esecutivo era sostenuto dal Psi e da liberali e monarchici (per altri 20 anni - fino al pentapartito - Psi e Pli sarebbero rimasti antagonisti) i quali accettarono pur di superare una situazione critica per il Paese, restando però distinti e distanti.
Il guaio è che nella Seconda Repubblica certe operazioni politiche non sono facili da realizzare: è arduo raggiungere (con l'"omnibus" di Bersani) la sintesi fra il centrosinistra senza Udc voluto dall'Idv e quello di Casini senza comunisti e dipietristi. Solo i risultati delle regionali potranno rendere meno intricato il nodo delle alleanze a sinistra, orientando i partiti sul modello potenzialmente più competitivo in vista delle lontanissime elezioni politiche del 2013. ( Fonte: americaoggi.info)
Redazioneonline- Osservatorio Nazionale
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