Banche. I ministri dell’Ue bocciano il piano di Obama
Il piano del presidente americano Barack Obama che fissa limiti alle banche non piace all'Europa. I ministri delle Finanze dell'Unione Europea sono contrari alla cosiddetta "Volcker rule", ossia ai paletti che la Casa Bianca intende imporre su operazioni di trading ad alto rischio e dimensione degli istituti di credito, perché in contrasto con la normativa dell'Unione europea. È quanto emerge dalla bozza del documento - ottenuta dall'agenzia Bloomberg - che potrebbe essere ratificata dai ministri finanziari europei al termine della due giorni di lavori iniziata oggi a Bruxelles.
I ministri finanziari esprimono "la propria preoccupazione per l'applicazione della «Volcker Rule» nell'Unione europea - si legge nella bozza - che potrebbe non essere in linea con gli attuali principi del mercato interno e di banca universale (ndr. che riunisce attività di banca commerciale e di investimento)". "Ogni scelta politica dovrebbe evitare di convogliare i rischi verso altre parti del sistema finanziario", viene messo in evidenza nel documento che porta la data del 10 febbraio ed è stato redatto da una commissione di rappresentanti dei ministeri delle Finanze europei, della Banca Centrale Europea e della Commissione Europea.
Tra le proposte prese in esame figurano anche una tassa di stabilità sulle banche e la creazione di fondi nazionali o pan-europei per futuri salvataggi. Tre pagine in tutto dal titolo "Appunti sulle più recenti proposte dell'amministrazione statunitense riguardo al ruolo delle istituzioni finanziarie importanti a livello sistemico e all'introduzione di una tassa di responsabilità della crisi finanziaria". Vengono così alla luce resistenze all'impianto della riforma Obama sulle banche che rivelano il persistere di divisioni politiche su come revisionare le regole del sistema bancario per prevenire il ripetersi di crisi che costringano i contribuenti a salvare il sistema finanziario.
Il presidente americano vuole fissare vincoli in termini di dimensione per evitare che si creino giganti finanziari "troppo grandi per poter lasciarli fallire"; ma anche una stretta nelle prese di rischio limitando il trading nel proprio portafoglio e vietando alle banche di controllare hedge fund. Così, mentre i leader europei avevano chiesto una riforma coordinata a livello di G20, Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia hanno iniziato a elaborare ciascuna per suo conto norme specifiche per limitare compensi e prese di rischio.
Proprio all'ultimo G7 in Canada si è discusso di una tassa sulle banche che sia universale per evitare il rischio di arbitraggio, ma intanto il presidente dell'Eurogruppo Jean-Claude Juncker aveva già avvertito sui rischi di una tassazione comune dal momento che le tasse sono un capitolo gestito a livello nazionale nel blocco dell'Europa a 27. Per ora, i lavori vanno avanti su più fronti:il Fondo Monetario Internazionale, come richiesto dal G20, sta compilando un rapporto (che sarà presentato in aprile) con le le opzioni per far sì che le banche contribuiscano ai salvataggi. ( Fonte: americaoggi.info)
Redazioneonline- Osservatorio internazionale
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