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Di seguito gli articoli e le fotografie pubblicati nella giornata richiesta.
 
 
Articoli del 01/02/2010

Di Giancarlo Marcotti (pubblicato @ 23:48:01 in Portafoglio, linkato 158 volte)
ATTENZIONE !!!
Per consultare la Rubrica “Portafoglio” è indispensabile aver letto le Note Legali  riportate sul sito, con particolare attenzione al Paragrafo “Avvertenze per gli investitori”. Il lettore quindi dichiara di aver preso visione delle suddette avvertenze.
 
 
 
01/02/2010
INVESTIMENTI
STRATEGIE
 
 
 
A2A
NESSUNO
NESSUNA
ANSALDO STS
NESSUNO
NESSUNA
ATLANTIA
NESSUNO
NESSUNA
AUTOGRILL
NESSUNO
NESSUNA
BANCO POPOLARE
NESSUNO
NESSUNA
BANCA MPS
NESSUNO
NESSUNA
POPOLARE MILANO
NESSUNO
NESSUNA
BULGARI
NESSUNO
NESSUNA
BUZZI UNICEM
NESSUNO
NESSUNA
CIR
NESSUNO
NESSUNA
DAVIDE CAMPARI
NESSUNO
NESSUNA
ENEL
NESSUNO
NESSUNA
ENI
NESSUNO
NESSUNA
EXOR
NESSUNO
NESSUNA
FIAT
NESSUNO
NESSUNA
FINMECCANICA
NESSUNO
NESSUNA
FONDIARIA
NESSUNO
NESSUNA
GENERALI
NESSUNO
NESSUNA
GEOX
NESSUNO
NESSUNA
IMPREGILO
NESSUNO
NESSUNA
INTESA SAN PAOLO
NESSUNO
NESSUNA
ITALCEMENTI
NESSUNO
NESSUNA
LOTTOMATICA
NESSUNO
NESSUNA
LUXOTTICA
NESSUNO
NESSUNA
MEDIASET
NESSUNO
NESSUNA
MEDIOBANCA
NESSUNO
NESSUNA
MEDIOLANUM
NESSUNO
NESSUNA
MONDADORI
NESSUNO
NESSUNA
PARMALAT
NESSUNO
NESSUNA
PIRELLI
NESSUNO
NESSUNA
PRYSMIAN
RIALZO
NESSUNA
SAIPEM
NESSUNO
NESSUNA
SNAM RETE GAS
NESSUNO
NESSUNA
STMICROELECTRONICS
RIALZO
MONIT. USCITA OP. RIALZO
TELECOM ITALIA
RIALZO
NESSUNA
TENARIS
NESSUNO
NESSUNA
TERNA
NESSUNO
NESSUNA
UBI BANCA
NESSUNO
NESSUNA
UNICREDITO
NESSUNO
NESSUNA
UNIPOL
NESSUNO
NESSUNA
 
PERFORMANCE ODIERNA PORTAFOGLIO     +  0,33%
PERFORMANCE ODIERNA INDICE PRINC.     +  0,53%
 
 
 
AGGIORNAMENTO PORTAFOGLIO IN ESSERE
 
Titolo
DataAcq.
Data Agg.
Pr. Acq
Pr. Att.  
GG
Perform.
 
 
 
 
 
 
 
Stmicro
26/01
01/02
5,985
6,045
7
+  1,00%
Prysmian
26/01
01/02
12,88
13,15
7
+ 2,10%
Telecom
20/01
01/02
1,042
1,081
13
+ 3,74%
 
OPERAZIONI CONCLUSE NEGLI ULTIMI 30 GG.
 
Titolo
DataAcq.
DataVen.
Pr.Acq
Pr. Vend.
GG
Rendim.
 
 
 
 
 
 
 
Parmalat
20/01
28/01
1,889
1,833
9
-   2,96%
A2A
20/01
25/01
1,448
1,395
6
-   3,66%
Finmeccanica
11/01
20/01
11,32
10,98
10
-  3,00%
Generali
04/12
20/01
17,80
18,90
48
+  6,18%
Fondiaria
12/11
20/01
12,17
11,47
70
-   5,75%
Autogrill
05/11
15/01
8,00
9,07
72
+ 13,38%
Impregilo
04/12
15/01
2,30
2,56
43
+ 11,30%
Fiat
03/12
15/01
10.45
10.77
44
+   3,06%
Banca Mps
03/12
15/01
1.303
1.28
44
 -   1,77%
Mediobanca
04/12
12/01
8,255
8,70
40
+   5,39%
Stmicro
06/11
12/01
5.62
6,31
68
+ 12,63%
Intesa
03/12
07/01
2.985
3.16
36
+   5,86%
Lottomatica
04/12
06/01
13,60
14,10
34
+   3,68%
Ansaldo
03/12
06/01
13.40
13,20
35
-   1,49%
 
 
 
 
 
LEGENDA DELLA SEZIONE PORTAFOGLIO
 
Limitiamo la nostra analisi ai titoli che compongono il Ftse Mib, la tabella principale è composta da due colonne.
-----------------------------------------------------
 
Prima colonna – INVESTIMENTI
 
Rappresenta la situazioni degli investimenti in essere, su di essa possono comparire le seguenti scritte:

Colore nero
NESSUN INVESTIMENTO
– su quel titolo non stiamo investendo
 
Colore verde
RIALZO
– su quel titolo siamo investiti al rialzo
 
Colore rosso
RIBASSO
– su quel titolo siamo investiti al ribasso
 
-----------------------------------------------------
 
Seconda colonna – STRATEGIE
 
Rappresenta le operazioni che abbiamo intenzione di eseguire a breve, su di essa possono comparire le seguenti scritte:
 
Colore nero
NESSUNA – è un titolo sul quale non abbiamo intenzione di cambiare a breve la strategia in corso.
 
Colore verde
MONITORIAMO ENTRATA AL RIALZO
– è un titolo sul quale abbiamo intenzione a breve di operare al rialzo.
MONITORIAMO USCITA AL RIALZO – è un titolo sul quale abbiamo intenzione a breve di chiudere l’operazione al rialzo.
 
Colore rosso
MONITORIAMO ENTRATA AL RIBASSO
– è un titolo sul quale abbiamo intenzione  a breve di operare al ribasso.
MONITORIAMO USCITA AL RIBASSO – è un titolo sul quale abbiamo intenzione a breve di chiudere l’operazione al ribasso.
 
Le scritte evidenziate in giallo rappresentano le operazioni effettuate nella giornata.
 
 
Ricordiamo infine che il monitoraggio è solo una intenzione di effettuare a breve  una operazione e non è detto che questo debba per forza concretizzarsi, improvvise mutate condizioni potrebbero consigliare di non effettuare, o perlomeno di rimandare l’operazione preannunciata.
 
Di Giancarlo Marcotti (pubblicato @ 23:31:54 in Commento di Chiusura, linkato 266 volte)

Arriva dagli Stati Uniti un altro dato macro decisamente confortante dopo l'incremento del Gdp di venerdì scorso, stavolta a crescere oltre le attese è risultato l'indice manifatturiero a gennaio.

Le Borse europee, che fino a quel momento veleggiavano pigramente intorno alla parità, hanno preso coraggio e sono ripartite concludendo tutte con un rialzo superiore al mezzo punto percntuale, Londra, poi, ha chiuso le contrattazioni con un ottimo +1,14%.

Sono stati riscoperti i bancari, tartassati negli ultimi tempi, poi qualche rating in arrivo ha movimentato la giornata.

Ftse Mib a 22.012,00 punti (+0,53%).

Banco Popolare (+4,11%) le parole del Presidente (che ha parlato di dividendo) hanno fatto bene al titolo che, come avevamo detto nel nostro Commento alla Settimana, era stato penalizzato oltre il lecito.

Cir (+3,01%) Cheuvreux ha portato il target price da 1,8 a 1,85 ed il titolo che si era adagiato su quota 1,7 ne ha approfittato per un rimbalzo.

Unicredito (+1,86%) decisamente positiva la giornata per il maggior titolo del nostro listino principale, conferma il rialzo della precedente seduta ed abbandona decisamente quota 2 euro.

Mediaset (+2,55%) era nell'aria anche questo ribasso dopo che nell'ultima seduta il titolo aveva chiuso con un rialzo risibile, ma vicinissimo al massimo di giornata.

Stmicroelectronics (+1,60%) il rialzo che non ti aspetti, quando tutto lasciava presagire che il titolo avesse deluso i propri azionisti con una trimestrale in chiaroscuro ecco il rimbalzo inatteso che riporta le quotazioni di nuovo sopra la quota di 6 euro.

Popolare Milano (+1,54%) Credit Suisse lo promuove ed il titolo rimbalza senza però particolari volumi.

Intesa San Paolo (+1,53%) segue le rinnovata fiducia sul comparto.

Atlantia (+1,10%) forse pronto a ripartire.

Veniamo ai ribassi.

Tenaris (-2,59%) termina con la perfomance peggiore del listino, ma decisamente lontano dai minimi visti nella mattinata. Le prospettive del settore per il 2010 sono state riviste al ribasso.

Bulgari (-1,34%) Goldman Sachs ha tagliano il target price da 8,5 a 8,1 euro ed il titolo non poteva non risentirne.

Finmeccanica (-1,04%) termina sul minimo di giornata risentendo ancora della trimestrale non convincente.

Fiat (-0,93%) paga un po' l'ottima seduta di venerdì scorso restando comunque sopra quota 9 euro.

La partenza della settimana non è avvenuta “a razzo”, ma sembra decisamente incoraggiante, sarebbe bello vedere un buon recupero nelle prossime sedute.

Giancarlo Marcotti per Finanza In Chiaro.

 
Di redazione (pubblicato @ 21:00:00 in Ambiente ed Energia, linkato 441 volte)

In Europa l'inquinamento atmosferico è uno dei principali fattori di rischio per la salute nelle aree urbane: l'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) avverte che l'inquinamento da polveri fini nell'ambiente urbano è responsabile ogni anno di circa 100.000 morti e 725.000 anni di vita persi. In Italia i morti a causa dell'inquinamento, che è "un'emergenza sanitaria delle città italiane", sono in media 20 al giorno, 7.400 all'anno, i malati sono circa 100.000 all'anno.

Questi, alcuni dei dati diffusi da un dossier sullo smog 'Le polveri assasine' sui costi sanitari, sociali e sulla mortalità da inquinamento nelle città italiane presentato oggi dal presidente dei Verdi, Angelo Bonelli - da tre giorni in sciopero della fame - nel corso di una conferenza di fronte la sede Rai di Viale Mazzini a Roma, dove è presente un presidio della formazione politica per denunciare la scomparsa delle questioni ambientali dalla televisione italiana. Uno studio sull'inquinamento atmosferico del Centro europeo ambiente e salute di Roma dell'Oms, si legge nel dossier, relativo alle 8 maggiori città italiane mostra che un sostanziale numero di decessi, ricoveri ospedalieri e disturbi respiratori, specie nei bambini, sono attribuibili all'inquinamento da Pm10.

"A Milano, Roma, Napoli, Torino, Genova, Bologna, Firenze, e Palermo - si osserva nel rapporto - l'ordine di grandezza è delle migliaia o decine di migliaia di casi per anno: la percentuale di mortalità dovuta a cause relative allo smog è pari all'1,4% della mortalità totale, all'1,4% per la mortalità cardiovascolare, al 2,1% per la mortalità respiratoria. E, prosegue il rapporto dei Verdi, (anche secondo studi dell'Associazione italiana di Epidemiologia), il numero di decessi provocati in tutta Italia dagli inquinanti come Pm10 (polveri sottili), NO2 (biossido di azoto), CO (ossido di carbonio), O3 (ozono) sono intorno "ai 7.400 all'anno", pari "a 20 persone al giorno". Per questo è "una gravissima emergenza sanitaria" e rimane "il problema ambientale più rilevante per la salute pubblica nelle città italiane". ( Fonte: americaoggi.info)

Redazioneonline- Ambiente ed Energia

 

Dopo aver interpretato sé stesso in Looking for Eric di Ken Loach, l'ex stella del Manchester United debutta a teatro a Parigi. Su Le Monde, il ritratto di un calciatore leggendario che si è scoperto artista.

Per il suo debutto a teatro non ha certo intenzione di fare le cose a metà. Per un'ora e mezzo Eric Cantona sarà solo in scena per una pièce contemporanea, Face au paradis, di Nathalie Saugeon. Lo spettacolo comincerà il 26 gennaio al teatro Marigny a Parigi. In una scenografia da fine del mondo Cantona interpreta Max, un moribondo nascosto in una grotta. Ma lui non sembra aver paura. "So quello che faccio", dice Cantona che fa riferimento al suo passato da calciatore. "Il mio scopo da bambino era recitare davanti a 80mila persone e l'ho fatto. Adesso non avrò certo paura di una sala da 400 posti".

Esiste un mistero Cantona.

Perché un calciatore francese, eletto "giocatore del secolo" nel 2001 dai tifosi del Manchester United, la squadra inglese dove ha giocato negli anni novanta, continua ad aggiungere frecce al suo arco? Il curriculum ufficiale di Cantona è a dir poco singolare: ha dipinto quadri, ha recitato in undici film, da La felicità è dietro l'angolo di Etienne Chatiliez (1995) a Ensemble, c'est trop (nelle sale il 17 febbraio) di Léa Fazer; ha sfilato sulla passerella dell'ultimo Festival di Cannes come attore e coproduttore di Looking for Eric di Ken Loach; un libro recente, Elle lui et les autres (Ddb editore), svela la sua attività di fotografo con i ritratti di barboni per la fondazione Abbé Pierre. Ma Cantona è anche collezionista d'arte, produttore di opere teatrali, creatore della società di produzione Canto Bros. Ma la Francia rimane scettica su Cantona artista.

La sua immagine è quella di un uomo ingestibile, arrogante, che non ha mai trovato il suo posto. L'Inghilterra invece lo venera. Del resto per Cantona anche il calcio è una forma di arte. Giocava con il busto dritto, prolungato dal colletto della maglia alzato. Festeggiava i suoi gol fermandosi di colpo, le braccia aperte, come se assorbisse il clamore del pubblico.

Suo padre, Albert Cantona, era infermiere psichiatrico e pittore. "A 10 anni Eric mi guardava dipingere e disegnava molto", racconta il papà di Eric. "Voleva che lo portassi a vedere delle mostre". Eric Cantona ha lasciato la scuola a 15 anni per giocare nell'Auxerre, dove ha ottenuto il primo contratto professionistico. In Borgogna dipinge molto, ed espone le sue tele nel 1988 a Marsiglia. Sono opere violente, espressioniste, molto colorate, con fuoco e dollari ovunque. Ma anche come collezionista è precoce. A 22 compra una decina di quadri di pittori postimpressionisti. Il suo gusto si è molto evoluto e oggi preferisce gli artisti contemporanei. Di recente ha acquisito cinque tele di grande formato di Ronan Barrot. Tra le fotografie colleziona Saul Leiter, Sarah Moon, Sabine Weiss, Lucien Hervé, il cinese Fan Ho. Da qualche anno Cantona non dipinge più e si dedica alla fotografia su pellicola, senza recadrage né ritocchi. Un materiale grezzo, come il suo personaggio. Non vuole neppure che si ritocchino i suoi ritratti. "Perché migliorarmi, non vendo illusioni". I suoi soggetti preferiti sono tre: dettagli astratti a colori, la tauromachia in bianco e nero e i barboni.

In cerca di nuove esperienze

La sua relazione con i libri, come con l'arte, è carnale. Di Pasolini, per esempio, ha visto tutti i film e letto tutti i libri. Al festival del cinema di Locarno (Svizzera) nel 2008 Pasolini è al centro di un incontro con un regista che ammira, Bertrand Bonello, punta di diamante del cinema d'autore. "Abbiamo parlato di Poeta delle ceneri, che Pasolini scrive quando pensa di morire", racconta Bonello. "Eric aveva un giudizio molto esatto e personale su questo libro".

I poeti che ammira: Ezra Pound, Antonin Artaud, Yves Bonnefoy, i registi Pasolini, Renoir, Fassbinder, gli scrittori Oscar Wilde e Herman Hesse, i pittori Zoran Music o Antoni Tàpies. A partire da questo insieme coerente si può capire cosa piace a Cantona: un'arte espressionista che parla - come la pièce che si appresta a recitare - della morte, della guerra, dell'emarginazione, dello sradicamento, degli incubi e della ricerca di sé stesso. A 20 anni, ad Auxerre, Cantona ha fatto una psicoanalisi. "Mi ha aiutato a conoscermi, ma poi la cosa è finita lì".

Si definisce un artista romantico, sensibile, padrone di sé, un torero che cerca il suo posto nell'arena, che utilizza la parola brutale e il gesto violento - nel 1995 Cantona aveva picchiato un tifoso che l'insultava. La visione è un po' stereotipata ma sincera. Vuole diventare un grande attore, all'altezza della sua storia di calciatore? In realtà dice di voler moltiplicare le esperienze: "Ci sono così tante cose che voglio fare". Ha un'idea per un film, confida suo fratello Jean-Marie Cantona, sulla storia del loro prozio di origine sarda. Eric dice anche che un giorno farà il fotografo di guerra: "Tra qualche anno". (adr) ( Fonte: presseurop.eu)

Autore: Michel Guerrin

Redazioneonline- Stampa Internazionale

 
Di redazione (pubblicato @ 17:00:00 in Scienze e Società, linkato 664 volte)

Ci piace seguire lo svolgimento dei fatti nel tempo, non invece abbandonarli passata l’ondata emotiva e il primo impatto sui lettori. Questa volta diamo un seguito, dopo un rilevante periodo di tempo, ad una notizia che riteniamo importante.

La britannica GlaxoSmithKline è la seconda più grande impresa farmaceutica del mondo. Poco meno di un anno fa su questo stesso sito avevamo informato con un certo dettaglio i lettori che la società, sotto la guida del suo nuovo amministratore delegato - Andrew Witty, tuttora peraltro in carica - aveva fatto un annuncio nel suo genere abbastanza clamoroso: la società aveva dichiarato che essa non solo avrebbe tagliato drasticamente i prezzi dei suoi farmaci nei paesi più poveri del pianeta, ma che avrebbe distribuito una parte rilevante dei suoi profitti a ospedali e cliniche operanti nelle stesse aree e che, infine, avrebbe pubblicamente divulgato il suo know-how relativo a nuovi potenziali ritrovati farmacologici coperti da brevetti e relativi alle malattie più frequenti nei paesi poveri, in modo che qualunque scienziato o gruppo di scienziati avrebbe potuto lavorarci sopra.

Witty aveva contemporaneamente sfidato le altre imprese del settore a fare altrettanto e a mettere in pool le loro conoscenze nel settore. Bisogna premettere che la società, per bocca del suo amministratore delegato, dichiara da tempo in generale che le imprese farmaceutiche multinazionali devono contemperare in qualche modo la doverosa ricerca del profitto per i loro azionisti con una attenta considerazione della loro responsabilità sociale, in patria come fuori dai confini nazionali..

A questo punto possiamo dire come sono andate successivamente le cose dopo l’annuncio di un anno fa, ma anche e soprattutto riferire di alcune nuove e importanti decisioni prese molto di recente dalla casa britannica, come ci racconta Sarah Boseley sul Guardian, autrice anche del precedente articolo del febbraio 2009 da cui avevamo tratto le prime notizie. Intanto l’invito alle altre case farmaceutiche a seguire l’esempio della Glaxo è stato a suo tempo accolto con un glaciale silenzio dalle stesse case interessate, come rilevato oggi dallo stesso Witty; per alcuni commentatori, non c’era da aspettarsi niente di diverso. La Glaxo, invece, è andata in qualche modo avanti con i suoi programmi.

Per il resto, la società annuncia ora che essa renderà presto di pubblico dominio il know-how relativo a migliaia di composti chimici che avrebbero il potenziale per curare la malaria, malattia che uccide almeno un milione di bambini all’anno nell’Africa sub-sahariana. Lo stesso Witty ha annunciato, inoltre, la messa a disposizione di un fondo di 8 milioni di dollari che potrà essere utilizzato dagli scienziati per esplorare ulteriormente questi composti chimici e portare così avanti le ricerche sulla cura della malattia. Le ricerche relative si dovrebbero svolgere nel grande laboratorio che la società gestisce a Tres Cantos, in Spagna e che è dedicato allo studio della stessa malaria e di altre malattie presenti nei paesi in via di sviluppo.

Oxfam e tutte le grandi ong che seguono tali problemi hanno apprezzato il nuovo annuncio, auspicando che alle parole seguano presto i fatti. Nello stesso tempo, esse sottolineano comunque criticamente che la società britannica appare invece piuttosto riluttante a partecipare ad un pool di ricerca sull’Aids messo in piedi dalla Unitaid, un’altra organizzazione non governativa. La società sembra ora avere aperto un dialogo con questa ultima organizzazione sulla questione ed ha anche fatto dei passi per rendere in qualche modo accessibili i suoi prodotti per il settore ad imprese che operano nei paesi poveri.
Speriamo di dare in un prossimo futuro altre informazioni positive sull’argomento. ( fonte: www.finansol.it)

Redazioneonline- Scienze e Società

 
Di redazione (pubblicato @ 15:00:00 in Succede Nel Mondo, linkato 233 volte)

Non si vuole creare ulteriori grattacapi ai bravi diplomatici italiani negli Stati Uniti, che questa settimana hanno dovuto già limitare i danni della bomba Bertolaso. Chissà poi quanti mal di testa per i funzionari della Farnesina, quando hanno saputo pure che il Premier Berlusconi farà ministro il capo della protezione civile che da Haiti aveva fatto fumare di rabbia Hillary Clinton mentre riceveva Frattini...

Però è da qualche settimana che non riusciamo a digerire una "bella notizia" annunciata direttamente dall'Ambasciata d'Italia a Washington e che avrebbe dovuto rallegrarci e invece ci preoccupa. Parliamo del generoso e tempestivo stanziamento di mezzo milione di dollari del governo italiano per il recupero in extremis dalla "cancellazione" dell'AP Italian (Advance Placement Program per l'italiano), il test che l'anno scorso era stato eliminato dal College Board, l'ente privato che amministra i difficili e cari esami che consentono ai liceali americani di accumulare crediti "anticipati" per il college universitario.

L'italiano era stato ammesso all'Ap soltanto da cinque anni e la sua eliminazione appariva come uno schiaffo ai già precedenti e determinanti sforzi finanziari di Roma. Fu allora il ministro per gli italiani nel Mondo Tremaglia a riuscire ad ottenere i fondi per istituirlo e ci era riuscito grazie anche al parallelo impegno dell'ex First Lady dello Stato di New York, Matilda Cuomo. Se ricordate, l'argomento Ap Italian era stato al centro della nostra intervista, lo scorso ottobre, con il nuovo ambasciatore a Washington Giulio Terzi. Sapere che certe promesse erano state mantenute in un paio di mesi, conferma l'impegno del governo di Roma sulle problematiche della lingua italiana negli Usa. Ma potrebbe trattarsi di troppa grazia e troppo presto?

Il governo italiano è stato prontissimo a rispondere alle sollecitazioni delle maggiori organizzazioni italoamericane (oltre alla Niaf e alle altre, anche a quelle della Italian Language Foundation guidata dalla dr.ssa Margaret Cuomo, figlia di Mario e Matilda) che da mesi protestavano per la cancellazione dell'Ap Italian e chiedevano un forte intervento risolutivo di Roma in difesa della lingua italiana negli Usa. Il problema della cancellazione dell'Ap appare più complesso: se fosse solo una questione di una tassa ancora da pagare, una specie di "gabella" da sistemare, allora magari... Che l'Ap sia stato confuso come un sinonimo di "ancora pizzo"?

La leadership delle organizzazioni italoamericane diffonde appelli per impegnarsi tutti per raggiungere il "matching" dei soldi già generosamente offerti dal governo italiano, in modo da elargire la cifra richiesta (quanto si aggira l'"ancora pizzo"? Le cifra esatta non siamo riusciti a conoscerla) per poter riprendere così l'esame sospeso magari fin dal 2010.

Ma servirà davvero pagare l'"ancora pizzo"? Abbiamo contattato il College Board, e alla domanda se fosse solo una questione di soldi, insomma quanti ne volete?, Jennifer Topiel, Executive Director della comunicazione per il College Board, ha risposto: "There remains a large gap between the interest among US students for Italian language courses, and the number of available Italian language teachers; this has been the main impediment to the success of AP Italian in the past. Larger national strategies would be necessary to increase the number of teachers of Italian language to meet the needs of an AP Italian program. In order to address this critical issue, our interactions with the Italian Embassy have focused on the sharing of knowledge about what it will take to foster growth in the number of Italian language teachers, and successful strategies that we've seen employed to boost the number of teachers of other world languages. We encourage advocates of Italian language learning to promote strategies for expanding the number of available Italian teachers within US schools. As a result, any future discussions of reviving AP Italian will be dependent upon finding a workable solution to the teacher shortage so that a revived AP Italian could be positioned for success rather than failure".

Cioè solo con i soldi non si risolve nulla, sarebbe controproducente riaprire subito l'esame Ap se prima non si ha un numero di insegnanti sufficente a preparare gli studenti. All'ultimo esame Ap per l'italiano c'erano "solo" 2,282 iscritti, quindi il programma resta chiuso. A meno che qualcuno non pensi che l'"ancora pizzo" serva solo alle spese amministrative per far sostenere l'esame ad un esiguo numero di studenti.

Proprio tre settimane fa, il New York Times ha dedicato uno speciale all'Ap, anzi a come "aggirare" l'Ap. Già prima di quegli articoli, in una conversazione sull'Ap avuta con il Prof. Sal Rotella, "chancellor emeritus" del Riverside Community college della California, avevamo saputo come molti presidenti di college californiani si mettessero già d'accordo direttamente con le high school per accogliere nelle loro classi gli studenti dell'ultimo anno di liceo, e questo anche per l'italiano.

Il 10 gennaio, in uno speciale che trovate su internet, anche sul NYT abbiamo letto come l'Ap non ha più il monopolio per ricevere in anticipo crediti universitari, perché sempre più "High School" - il Nyt prende ad esempio la situazione in Connecticut - fanno accordi direttamente con i college, per far frequentare ai loro studenti i corsi appositamente creati per "anticipare" i crediti. E questo, ripetiamo, anche per l'italiano! Con meno spese anche per gli studenti, che invece di giocarsi tutto in un test - che devono comunque pagare- fanno un vero corso di livello superiore in cui hanno molte più chance di mostrare la loro conoscenza della materia. Allora a che serve pagare l'"ancora pizzo"? Questi soldi non potrebbero essere direttamente investiti per aumentare l'offerta di corsi e di insegnanti dei licei e dei college pronti così a svolgere questo "advancement place" senza più l'Ap? ( Fonte: americaoggi.info)

Autore: Stefano Vaccara

Redazioneonline- Succede Nel Mondo

 

Fonte: www.cmcmarkets.it

Fonte:

Redazioneonline- I Mercati

 
Di redazione (pubblicato @ 11:59:30 in I Mercati, linkato 299 volte)

MERCATO USA
Wall Street ancora in calo, snobba dati macro

Chiusura d'ottava in discesa a Wall Street. Nonostante i dati macroeconomici diffusi nel corso della giornata siano risultati decisamente positivi, gli indici, partiti con il piede giusto, hanno accusato un netto ripiegamento nel corso della seduta. Ad alimentare inizialmente gli acquisti era stato il dato sul Prodotto interno lordo, la cui lettura preliminare ha evidenziato un incremento tendenziale del 5,7% nel quarto trimestre (+2,2% nel terzo trimestre), ben superiore a quello del 4,7% atteso dal mercato. A battere le previsioni degli analisti sono stati anche l'indice Pmi di Chicago che a gennaio è salito a 61,5 punti dai 58,7 (dato rivisto) del mese precedente (consensus a 61,5 punti) e l'indice di fiducia dei consumatori elaborato dall'Università del Michigan, balzato a 74,4 punti dai 72,8 di dicembre a fronte di attese per un lieve incremento a 73 punti.

Indicazioni queste che non sono riuscite tuttavia a sostenere gli indici che a metà seduta hanno iniziato un declino che li ha portati a chiudere a ridosso dei minimi di giornata: il Dow Jones ha ceduto lo 0,52%, l'S&P 500 lo 0,98% mentre il Nasdaq Composite ha lasciato sul terreno l'1,45%. Maglia nera sul Dow Jones a Microsoft che ha ceduto il 3,36%: nonostante la diffusione di una trimestrale positiva, con un utile netto di 6,66 miliardi di dollari, in crescita del 60% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (i ricavi sono aumentati del 14% a 19,02 miliardi di dollari), il titolo ha pagato dazio per le dichiarazioni del Cfo Peter Klein, secondo il quale Microsoft deve ancora riscontrare un recupero delle spese nei software aziendali. Male anche Boeing (-3,13%) e Intel (-2,61%). Hanno deluso i conti di Chevron (-1,53%) che ha chiuso il quarto trimestre con utili in calo del 37%, sui quali ha pesato la flessione della domanda di diesel e benzina.

Vendite inoltre su Hewlett-Packard (-1,51%), Johnson&Johnson (-1,47%) e Alcoa (-1,47%), così come sul settore finanziario, con Jp Morgan e Bank of America in calo rispettivamente dell'1,37% e dell'1,24%. In controtendenza Home Depot (+2,45%) ma hanno chiuso in territorio positivo anche Wal Mart (+1,56%), sostenuto dalla promozione di Goldman Sachs, la cui raccomandazione sul titolo è passata da 'hold' a 'buy', con prezzo obiettivo rivisto al rialzo da 58 a 60 dollari, DuPont (+0,90%) e The Travelers, in progresso dello 0,80%. Tra i titoli tecnologici pesante SanDisk (-11,67%) che ha deluso il mercato con un prudente outlook sulle vendite nei prossimi mesi. Vendite massicce anche su Marvell (-5,78%), Palm (-5,63%), Advanced Micro Devices (-5,33%) e Motorola (-5,09%). Ha cercato invano di resistere alle vendite Amazon.com nonostante l'ottima trimestrale che ha visto l'utile crescere del 71% grazie alle vendite di prodotti multimediali e di elettronica a Natale (il giro d'affari ha infatti registrato un incremento del 42% a 9,52 miliardi di dollari). Tra i pochi titoli in rialzo Juniper Networks (+1,39%), Biogen e Amgen, in rialzo rispettivamente dello 0,88% e dello 0,69%, 3COm (+0,54%) e Sun Microsystems che ha guadagnato un frazionale 0,11%.

MERCATI ASIATICI
Tokyo contrastata. Nikkei in marginale recupero mentre il Topix arretra.

Il Nikkei riesce a recuperare terreno nel finale riportandosi marginalmente al di sopra della parita' (+0,07% a quota 10205,02) dopo essersi mosso per buona parte della giornata in territorio negativo. In calo invece il Topix che ha chiuso in flessione dello 0,28% a 898,61 punti. Sul mercato azionario ha pesato il recupero dello yen nei confronti dell'euro ma anche e soprattutto la revisione al ribasso della stima sulle vendite di Toshiba, che ha lasciato sul campo circa 6 punti percentuali e la notizia che anche Honda Motor (-2,47%), come accaduto settimana scorsa a Toyota (-1,85%), sara' costretta a richiamare dei veicoli per verificarne alcune problematiche. La flessione dei prezzi delle materie prime ha inoltre inciso sull'andamento dei corsi dei titoli ad esse correlate come nel caso di Mitsubishi Corp che ha ceduto il 2,15%. Tra i migliori titoli del listino, invece, da segnalare le performance superiori ai 4,5 punti percentuali di Toto, Clarion, Ajinomoto e Yokohama Rubber. Prevalgono i segni negativi anche tra le altre principali borse asiatiche con la sola Seul che e' ha chiuso in crescita dello 0,25%. Ribasso di mezzo punto percentuale per Hong Kong e Singapore mentre Shanghai cede piu' del 2%.

MERCATI EUROPEI
Segno negativo questa mattina sulle principali piazze azionarie europee. Il Dax arretra dello 0,3%, il Cac 40 dello 0,55% e l'Ibex dello 0,6%, mentre a Londra il Ftse 100 cede appena lo 0,15%. Netta prevalenza di segni meno anche tra i singoli titoli dei vari listini con ribassi che nella maggior parte dei casi restano comunque contenuti al massimo al punto e mezzo percentuale. Tra i titoli in controtendeza da segnalare i rialzi superiori al 4% delle britanniche Severn Trent e United Utilities oltre a quelli piu' contenuti di Rolls Royce e Tecnicas Reunidas che si aggirano attorno al 2%.

APERTURA MERCATO ITALIANO
Borsa italiana in territorio negativo


Il Ftse Mib e il Ftse Italia All-Share cedono lo 0,8%, il Ftse Italia Mid Cap lo 0,5% e il Ftse Italia Star lo 0,2%. Mercati azionari europei deboli in avvio di ottava. Venerdi' scorso a New York l'S&P 500 ha terminato a -0,98%, il Nasdaq a -1,45%. Leggeri rialzi per le borse asiatiche. A Tokyo il Nikkei 225 ha terminato a +0,07%, a Hong Kong l'Hang Seng ha fatto segnare +0,61%. In netto ribasso Tenaris (-3%) dopo che il Sole 24 Ore ha scritto che la societa' potrebbe aver archiviato il 2009 con pesanti flessioni a livello di ricavi (-30% a/a) ed ebitda (-40%). Debole Fiat (-0,6%), appesantita dalle vendite che stanno colpendo il settore auto dopo i richiami per auto difettose emessi da Honda e PSA Citroen. Bancari in rosso con Unicredit (-1,5%) e Ubi Banca (-1,5%) tra le peggiori.

In controtendenza Banco Popolare (+0,5%) dopo l'approvazione da parte dell'assemblea di sabato dell'emissione di un bond convertibile fino a un miliardo di euro. Scende Generali (-0,8%). Secondo Repubblica Cesare Geronzi sarebbe vicino alla presidenza di Generali, con Marco Tronchetti Provera quale suo successore designato in Mediobanca (-1,4%). L'agenda macroeconomica odierna prevede alle 10.00 l'indice PMI manifatturiero nell'eurozona, negli USA alle 14.30 redditi e consumi, alle 16.00 l'indice ISM manifatturiero, la spesa in costruzioni e l'audizione di Geithner (Segretario al Tesoro) presso il Senato americano.

DATI MACRO ATTESI
09:45 ITA Indice PMI manifatturiero gen: 51,7 punti
09:55 GER Indice PMI manifatturiero gen: 53,7 punti

10:00 EUR Indice PMI manifatturiero gen: 52,4 punti
10:00 ITA Salari contrattuali dic: +0,1% m/m, +2,8% a/a
10:30 GB Indice PMI manifatturiero gen;
14:30 USA Deflatore consumi dic;
14:30 USA Redditi dic;
14:30 USA Consumi dic;
16:00 USA Indice ISM manifatturiero gen;
16:00 USA Spesa in costruzioni dic;
16:00 USA Audizione Geithner presso Senato.

HEADLINES
Chrysler punta sul Super Bowl
Chrysler sarà l'unica casa automobilistica statunitense presente con uno spot nel corso del Super Bowl, la finale di football americano. Lo spot di 60 secondi è costato al gruppo di Detroit guidato da Sergio Marchionne più di tre milioni di dollari. Nessuna anteprima dei nuovi modelli è stata data fino a questo momento dal ceo del gruppo. (CD)

TerniEnergia, avviati cantieri per 10 nuovi impianti fotovoltaici
TerniEnergia ha annunciato l’avvio dei lavori per la realizzazione di 10 impianti fotovoltaici nelle regioni Umbria, Marche, Sicilia, Puglia, per una capacità complessiva di circa 10 MWp. La società, attiva nel campo dell’energia da fonti rinnovabili, quotata sul Mercato MTA di Borsa Italiana, ha reso noto in un comunicato che sono destinati alle Joint Venture circa 4,5 MWp, mentre sono realizzati per conto di clienti terzi i restanti 5,5 MWp, di cui 3,5 MWp non prevedono la fornitura di pannelli. Il completamento delle opere di costruzione è previsto entro marzo 2010.

Ue in campo su Telecom Argentina
Dopo l'associazione degli operatori europei delle telecomunicazioni Etno, anche il presidente di Confindustria Emma Marcegaglia scrive al presidente della Commissione Europea una lettera per chiedere la tutela delle quote di Telecom Argentina controllate da Telecom Italia e messe a rischio dalle pressioni di Buenos Aires. I canali di intervento sarebbero tre: una presa di posizione dell'Alto rappresentante per la politica estera del Vecchio Continente, una revisitazione dell'accordo quadro per le relazioni bilaterali Ue Argentina e dei rapporti tra Unione Europea e Mercosur, ossia il mercato comune dell'America Meridionale.

Banco Popolare: torna il dividendo
Durante l'ultima assemblea di sabato scorso il Banco Popolare ha annunciato l'intenzione di tornare a distribuire dei dividendi agli azionisti. L'istituto ha da poco varato l'emissione di bond convertibili per 1 miliardo di euro e, con il ricorso a Tremonti bond per 1,45 miliardi di euro, punta a superare la soglia di un core tier 1 del 7 per cento. Varato di recente anche un programma di covered bond per 5 miliardi di euro da spalmare su un piano plueriennale.

Finmeccanica in rialzo dopo la deludente seduta di venerdi'
Dopo le forti perdite evidenziate nella sessione di venerdi' scorso Finmeccanica riesce a mantenersi in terreno positivo. Dopo 20 minuti di contrattazioni a Milano il titolo segna un incremento dell'1,10%, salendo a 10,16 euro. In mattinata molti analisti hanno rivisto al ribasso il prezzo obiettivo della societa' italiana. Gli esperti di Morgan Stanley hanno portato il target price da 13,75 a 12,50 euro, quelli di Unicredit da 13,50 a 12,90 euro, quelli di Kepler Capital Markets da 12 a 10 euro, quelli di SocGen da 13,50 a 10 euro e quelli di Exane Bnp Paribas a 12,50 euro.

Seat PG avanza di un punto percentuale
Dopo i forti ribassi registrati nelle ultime due settimane che avevano portato il titolo a toccare il supporto a 0,160, Seat Pagine Gialle evidenzia un incremento in mattinata. L'azienda italiana segna a Piazza Affari un progresso dell'1,20% salendo a 0,1665 euro. Gli analisti di Exane Bnp Paribas hanno pubblicato un report negativo su Seat PG, abbassando il prezzo obiettivo del titolo a 0,10 euro.

( Fonte: it.advfn.com)

Redazioneonline- I Mercati

 
Di redazione (pubblicato @ 11:01:27 in Osservatorio Nazionale, linkato 213 volte)

Si moltiplicano gli appelli per Prodi sindaco di Bologna. E da ieri non sono solo i bolognesi a chiedere al Professore di tornare, ma anche esponenti di spicco della sinistra, come Nichi Vendola, o cattolici storici di lungo corso come Enzo Bianco, del Pd.

"Bologna - ha detto Vendola intervistato da Lucia Annunziata - è un simbolo della sinistra italiana, della sua storia più profonda e, oggi, della sua crisi: se scendesse in campo Romano Prodi sarebbe un grande segnale. C'é necessità di uno sforzo particolare per restituire a Bologna il ruolo che merita". Da Bianco viene un vero e proprio appello. "Caro Romano - scrive tra l'altro l'esponente Pd, ex Margherita ed ex sindaco di Catania - l'impegno pubblico più bello, quello che coinvolge la mente, l'esperienza, l'animo e il cuore è certamente quello di sindaco. La tua candidatura rappresenterebbe uno dei momenti più felici, oggi, per la tua città e per i bolognesi. Tu potresti davvero rifare grande Bologna", conclude Bianco, sottolineando che questa candidatura sarebbe pure "uno dei momenti più felici anche per il partito Democratico".

E a dire chiaramente che la candidatura a sindaco di Bologna di Prodi non solo sarebbe una straordinaria opportunità per la città, "ma ancor più sarebbe una splendida e possibile speranza di rilancio per questo pallido Pd", è il deputato del Pd Enrico Farinone, lombardo, cattolico, anche lui ex Margherita. "Tale candidatura - spiega - porterebbe con sè una carica di evocazione simbolica e una voglia di riscatto". Appelli che alimentano l'impressione che, all'interno di settori del centro-sinistra, del Pd, del vecchio Ulivo, stia nascendo la speranza di richiamare il Professore alla politica attiva, facendolo rientrare dalla finestra dell'emergenza bolognese.

Ma ancora ieri è arrivata l'ennesima precisazione da parte della portavoce di Prodi, la deputata Pd Sandra Zampa, che è tornata a confermare l'indisponibilità dell'ex premier a fare il sindaco di Bologna. "So che il presidente ha ricevuto moltissime richieste perché si proponga come sindaco di Bologna. Richieste che lui considera uno straordinario segno di stima e di affetto. Ma il suo orientamento non è cambiato", ha detto la deputata bolognese.

Questa indisponibilità era già stata annunciata nei giorni scorsi, ma continua il pressing sul Professore che riceve lettere, telefonate, email da amici e conoscenti che gli chiedono di impegnarsi come primo cittadino, dopo lo choc provocato dalla vicenda Delbono. Ieri il Corriere della Sera, con il titolo 'Prodi sindaco di Bologna? Ci sta pensando', rilancia in prima pagina questa ipotesi. Che - secondo il quotidiano - "resta improbabile", ma "non impossibile". Tra i fan di Prodi sindaco ci sono Lucio Dalla, il presidente della Fondazione Carisbo ed ex rettore Fabio Roversi Monaco, lo scrittore Carlo Lucarelli, l'ex azzurro di basket e compagno di corse del Professore Renato Villalta, gli attori Ivano Marescotti e Alessandro Haber, l'amministratore delegato dell'azienda leader mondiale del packaging Ima, Alberto Vacchi. ( Fonte: americaoggi.info)

Redazioneonline- Osservatorio Nazionale

 
Di redazione (pubblicato @ 11:00:00 in Osservatorio Nazionale, linkato 198 volte)

La crisi ha reso la Fiat un’impresa assetata di risorse pubbliche, più di quanto non lo fosse in passato. Un’azienda che non riesce a stare sul mercato, senza avvalersi della stampella statale, è un pessimo esempio, oltreché un fattore di destabilizzazione, per tutto il sistema-Paese il quale, tra mille difficoltà e peripezie, tenta strenuamente di reagire e di risollevarsi con le proprie forze, dopo essere stato sobbalzato dal sisma sistemico dell’ultimo anno.

Se l’organismo italiano non riuscirà a liberarsi della patologia assistenzialistica, specialmente in una congiuntura gravissima come quella attuale, perderà di elasticità e si sclerotizzerà definitivamente. Il rischio è quello di precipitare tra i paesi pezzenti del capitalismo all’occidentale, dove la debolezza economica implica la drastica dipendenza politica dagli Stati più saldi.

Semmai, le risorse e le energie, sempre più scarse, dovrebbero essere orientate verso politiche di rilancio generale dell’economia, con sostegno ai settori più innovativi e performativi, quelli cioè che garantiscono uno sviluppo accelerato e l’aggredimento dei mercati esteri.

In Italia abbiamo aziende molto virtuose che hanno dimostrato di saper produrre ricchezza senza sottrarre nulla allo Stato, proprio a quest’ultime la mano pubblica dovrebbe fornire appoggio politico e facilitazioni commerciali. Ci sono poi le PMI che si sgolano, da tempo immemorabile, per ottenere almeno gli sgravi fiscali, ma questi non arrivano perché il governo non sa ancora quanti mezzi finanziari potrà impegnare per garantirsi un certo equilibrio di bilancio, al fine di conciliare esigenze di rilancio dell’economia e stabilità di cassa.

Ma l’esecutivo sembra non tenere conto di questi problemi quando deve trattare con la Fiat e si ostina a dissipare le scarne risorse disponibili in un solo settore, peraltro tecnologicamente maturo ed incapace di generare progresso. La Fiat goded i appannaggi e di privilegi che non merita più dal punto di vista sociale, e men che meno da quello economico.

Questo gigante gargantuesco si mangia un mare di finanziamenti senza restituire niente al tessuto produttivo nazionale. Abbiamo detto in un’altra occasione quali sono pessimi i numeri di Torino (Fiat: cuore americano, portafoglio lussemburghese, sudore italiano) e qui ricordiamo soltanto, a supporto di quanto scritto, che il Lingotto si colloca all’ultimo posto tra i colossi europei per investimenti nella ricerca e nello sviluppo delle nuove tecnologie.

Data questa situazione è una pazzia per lo Stato proseguire nel foraggiamento di una parte privata che non produce innovazione e che sposta all’estero i suoi capitali, i suoi impianti e il grosso dell’occupazione. Quando la Fiat ha bisogno di qualcosa si attacca voracemente alle mammelle di "mamma Italia" , non disdegnando nemmeno l'arma del ricatto. L’ultimo è dell’altro ieri, Torino ha messo in cassa integrazione 30 mila addetti dei suoi stabilimenti italiani per fare pressione sul governo ed ottenere ulteriori incentivi alla rottamazione nel 2010. Altri 2 mld di euro che la Fiat sottrarrà allo Stato e ai contribuenti. Mentre il governo prende la sua decisione, Marchionne e Montezemolo ci costringono pure a sborsare i quattrini necessari alla CIG. Ricordiamo che questa misura sociale è assente in altri paesi dove il Lingotto opera e dove naturalmente non sono stati annunciati tagli di nessun tipo.

Marchionne ha detto più volte, negli ultimi tempi, che la Fiat è una multinazionale. Sarà verosimile... ma lui sembra il solo a non accorgersene. ( Fonte: http://www.conflittiestrategie.splinder.com/)

Redazioneonline- Osservatorio Nazionale

 

Berlusconi, si sa, non è insensibile al fascino discreto della demagogia. Se n’è avuta conferma nel Consiglio dei ministri di Reggio Calabria, quando ha spiegato che “i risultati sui nostri contrasti all’immigrazione clandestina sono molto positivi, e questo è importante perché una riduzione degli extracomunitari in Italia significa meno forze che vanno a ingrossare le schiere dei criminali”. Meno immigrati, meno criminali, dunque.

Sì, perché nell’immaginario collettivo, che il nostro premier sa sollecitare come pochi, l’immigrazione è sempre associata alla criminalità: l’indagine “National Identity Survey” conferma che in quasi tutti i paesi europei la maggior parte dei cittadini è convinta che gli immigrati aumentino il tasso di criminalità. Quella propagandata da Berlusconi è quindi una convinzione molto diffusa. Peccato che sia totalmente smentita dai dati. Vediamo perché.

Incrociando i dati dei permessi di soggiorno con il numero di crimini denunciati, si scopre che tra il 2001 e il 2005 gli stranieri sono aumentati di oltre il 100%, mentre le denunce nei loro confronti sono cresciute del 45,9%. Tra il 2005 e il 2007 il numero di “stranieri” è cresciuto del 22,3% mentre quello dei reati denunciati è aumentato solo del 13,7%. E i furti, reato che il “buon senso comune” associa tipicamente allo “straniero”, è aumentato solo del 8,8%. Negli ultimi 14 mesi secondo i dati presentati a ferragosto dal ministro Maroni, l’azione del Governo Berlusconi ha portato ad una consistente riduzione dei reati denunciati, -13,9%. Però i dati Istat dicono che nell’ultimo anno gli “stranieri” sono aumentati del 13,6%. Dunque l’equazione meno stranieri meno reati è più o meno una barzelletta.

Se parliamo poi solo della lotta all’immigrazione clandestina, dalla demagogia scivoliamo nella farsa. Vediamo i “successi” del governo Berlusconi presentati durante la conferenza stampa di Reggio Calabria: gli sbarchi di clandestini sarebbero passati dai 20 mila all’anno del periodo 2005-2007 ai 36 mila del 2008 per poi scendere a 9 mila nel 2009. Negli ultimi 2 anni i clandestini effettivamente rimpatriati, secondo i dati di Maroni, sarebbero stati 45 mila: un calo rispetto ai 126 mila del triennio precedente. Tenendo conto che gli immigrati clandestini in Italia sono stimati in almeno 800 mila, forse un milione, i rimpatri vantati dal governo sono una cifra modesta rispetto al numero dei clandestini e pure in riduzione rispetto al passato.

Ma c’è un altro punto su cui riflettere. Può una persona che sa far di conto, non è in malafede ed è sana di mente pensare che gli oltre 380 mila reati che – secondo i dati di Maroni – sarebbero stati denunciati in meno durante il governo Berlusconi siano frutto dei 45 mila clandestini rimpatriati a cui si è riferito il presidente del Consiglio? Crederci significa dar ragione al grande Ennio Flaiano: la situazione è grave, ma non è seria. ( Fonte: www.giornalettismo.com)

Redazioneonline- Osservatorio Nazionale

 

Chi si sia mai approcciato a un manuale di Scienza delle Finanze e abbia studiato il caso dei monopoli naturali, cioè abbia passato in rassegna quali settori possono essere gestiti ai privati per fare economia di costi, sa che l’Esercito e tutte le forze armate rappresentano il caso più eclatante di un servizio che deve per forza e logica restare pubblico: non a caso anche la Scuola Austriaca di Economia, una delle correnti di pensiero più liberali e liberisti che ci siano, ci ha sempre speculato su negli ultimi decenni, ma appunto solo a livello teorico, ragionando su cause, effetti e conseguenze, per assurdo.

Ebbene, siamo giunti, davvero, anche a questo: grande risalto hanno dato i vari giornali ai colpi dell’ultima Finanziaria (ultima in tutti i sensi, per cronologia, e perché il documento non si chiamerà più così, ma Legge di Stabilità) riguardo a bonus e agevolazioni per famiglie e lavoratori. C’è però una vocina sulla quale purtroppo pochi si sono concentrati, che a volte è stata inserita quasi solo per dovere di cronaca, ma è di importanza fondamentale: la gestione della Difesa passerà, infatti, a una società per azioni, la Difesa Servizi S.p.A.

Ciò che spenderà diventerà una questione privata, discussa da dirigenti e un consiglio d’amministrazione scelti ad esclusiva discrezione del ministro (della difesa), senza previo consulto del Parlamento (quindi senza ascoltare e chiedere a nessuno, né a destra né a sinistra).

Non saranno le gerarchie interne all’esercito, per conoscenza e per merito, a stabilire a chi affidare ordini e competenze, no: sarà il ministro di turno, oggi La Russa, domani chissà, magari solo un politico scelto solo per dare un contentino e/o ammansire questo o quel partito.

Rischiamo così che questo sia solo il primo passo, dopo la privatizzazione dell’acqua, per privatizzare l’intero corpus statale: un domani potrebbe non esserci più la cosiddetta Pubblica Amministrazione, un ente a cui è affidato il Pubblico Benessere, il Benessere del Popolo, ma un gigantesco comitato affaristico che si occupa e preoccupa solo di arricchirsi il più possibile alle spalle di cittadini e contribuenti, una multinazionale come tante altre.

I liberisti si difendono col motivo che così la gestione non peserebbe sui contribuenti, che verrebbero (tar)tassati di meno, ma il problema è che, per legge, potrà cambiare lo scopo direttivo del Servizio: non più difesa della sicurezza, ma comodi privati. Siccome lo Stato ha pochi soldi, svenderà terreni e altri immobili, fortezze e roccaforti, che così diverranno hotel e altri luoghi di divertimento.

Grazie al segreto militare, la società potrà disporre di impianti ed immobilizzazioni a suo piacimento, trasformando le caserme anche in centrali nucleari o qualsivoglia altro, senza appunto il bisogno di alcun permesso istituzionale, né dei cittadini, nel del Comune, del Parlamento. Ma la cosa più beffarda sarà la possibilità di sponsorizzare, così marchi come “Frecce Tricolori” non sarebbero più un Simbolo da portare con Onore e Dignità, ma finirebbero alla stregua di un “De Puta Madre”: magari andate in Discoteca e c’è la gara a chi è più figo tra Gucci, D&G ed Esercito Italiano. ( Fonte: http://www.anchesetuttinoino.splinder.com/)

Redazioneonline- Osservatorio Nazionale 

 
Di redazione (pubblicato @ 08:00:00 in Osservatorio Nazionale, linkato 172 volte)

Escono i dati sul mercato del lavoro e sono botte da orbi. L’Istat certifica che il 2009 è stato un anno disastroso. E le prospettive per il 2010 non sono incoraggianti. Si sveglierà il governo?

 

L’Istat ha reso noti i dati sul mercato di lavoro di dicembre. I dati sono purtroppo molto negativi, e segnano che il 2009 è stato un anno orribile sul fronte del lavoro, nonostante l’estensione – anche se non a tutti – degli ammortizzatori sociali. Il 2010 si apre con prospettive fosche. Il governo, speriamo, non resterà ancora immobile.

IL COMUNICATO ISTAT – Leggiamo il comunicato dell’Istituto di statistica. Gli occupati a dicembre 2009 sono 22,914 milioni, 306 mila in meno di un anno fa (-1,3%). Il tasso di occupazione è pari al 57,1 per cento (era del 58,2% a dicembre 2008). Le persone in cerca di occupazione sono 2,138 milioni, in crescita del 2,7% (+57 mila unità) rispetto al un mese prima e del 22,4% (+392 mila unità) rispetto a dicembre 2008. Il tasso di disoccupazione raggiunge l’8,5% (+1,5 punti percentuali rispetto a dicembre 2008). Il tasso di disoccupazione giovanile è pari al 26,2 per cento, invariato rispetto al mese precedente ma in aumento di 3 punti percentuali rispetto a dicembre 2008. E questo dimostra come per certe categorie di persone la crisi morda molto di più. Il numero di inattivi di età compresa tra 15 e 64 anni, è cresciuto in un anno dell’1,1% (+164 mila unità). L’occupazione maschile a dicembre 2009 è calata in un anno dell’1,8% (-245 mila unità) mentre quella femminile si è ridotta di meno, lo 0,7% (-61 mila unità) negli ultimi 12 mesi.

LA DISOCCUPAZIONE MASCHILE GALOPPA – I disoccupati maschi sono 1,116 milioni, 227 mila in più di un anno fa, un aumento del 25,6%. Il tasso di disoccupazione maschile è uguale al 7,5 per cento, in crescita sia rispetto novembre (+0,2 punti percentuali) sia rispetto a dicembre 2008 (+1,5 punti percentuali). Le donne disoccupate sono 1,022 milioni, in aumento del 19,2% rispetto a dicembre 2008 (+164 mila unità). Il tasso di disoccupazione femminile è pari al 10%, in crescita sia rispetto novembre (+0,2 punti percentuali) sia rispetto al mese di dicembre 2008 (+1,5 punti percentuali). Gli uomini inattivi sono aumentati su base annua di 115 mila unità (+2,3 per cento), le donne inattive sono aumento rispetto ad un anno fa dello 0,5% (+49 mila unità). Il dato della disoccupazione maschile in forte aumento è la spia più significativa della gravità della crisi. Storicamente, nel nostro paese, gli uomini sono “favoriti” nel mantenimento del posto di lavoro.

UN ANNO DISASTROSO – Nonostante l’ampio utilizzo della cassa integrazione e l’estensione ad una parte dei lavoratori prima esclusi dalla cassa integrazione, il 2009 è stato un anno disastroso. E purtroppo i dati non sembrano segnalare, come avviene invece per la produzione, nemmeno un timido segnale di inversione di tendenza, anzi. Siamo in presenza di una modestissima ripresa, dopo un tonfo della produzione industriale di 100 trimestri. L’occupazione non è riuscita a reggere neppure con l’aiuto della cassa integrazione, che com’è noto non è eterna. Senza interventi di politica economica, è difficile ipotizzare una ripresa dell’occupazione e quindi dei consumi. E l’export non basterebbe neppure se il ritmo di crescita del commercio mondiale dovesse riprendersi. Il lavoro che attende il governo è da far tremare le vene e i polsi. E’ da sperare che Tremonti, Sacconi, Scajola e Berlusconi si sveglino dal torpore attendistico in cui sono caduti, cercando – pur nelle difficoltà di un paese con i conti pubblici a rischio – un rilancio a medio termine. O l’Italia affonderà. ( Fonte: www.giornalettismo.com)

Redazioneonline- Osservatorio Nazionale

 
Di redazione (pubblicato @ 07:46:18 in I Mercati, linkato 298 volte)

Banchieri centrali, governi, organizzazioni economiche internazionali, lavorano ad una "riforma su tre pilastri" per mettere il sistema finanziario mondiale al sicuro dal rischio di fallimenti di grande banche, una lezione che ci ha dato la crisi.

Mario Draghi, il governatore di Bankitalia, sintetizza così i perni del "progetto del Financial Stability Board che va avanti da 5-6 mesi", e su cui a Davos, in un serrato programma di riunioni ai massimi livelli a margine del World Economic Forum, si è tentato di definire una soluzione: "Ridurre il rischio di fallimenti di grande dimensione; ridurre la probabilità di questi fallimenti; mettere in campo dei meccanismi che permettano una gestione ordinata di questi fallimenti".

Tra i possibili strumenti emerge l'ipotesi forte di una authority "che abbia il potere, i fondi, il budget, e la competenza per gestire i fallimenti in maniera ordinata", dice Draghi; così come quella di una soprattassa "per gli istituti che sono troppo grandi per fallire o che sono sistemicamente importanti". Obiettivi chiari, confronto ancora aperto sulle soluzioni. Sul tavolo del confronto a Davos (oggi anche con il consigliere economico della Casa Bianca Larry Summers, ed i ministri delle Finanze francese, Christine Lagarde, e inglese, Alistair Darling, ma anche politici e banchieri) non sarebbe arrivata la proposta di far pagare alle banche un "gettone", una sorta di assicurazione per alimentare un fondo anti-fallimento che consentirebbe di non far pesare sulle risorse pubbliche il costo di eventuali collassi delle banche "too big to fail".

"Di questo non se ne è discusso", dice Draghi. Ma c'é comunque, indica il governatore di Bankitalia, l'ipotesi di creare in qualche modo "un capitale di emergenza". Mentre il presidente della Bce Jean Claude Trichet incalza: "Serve un insieme globale di regole che siano coerenti e consistenti. Se non avremo un sistema di regole globale, correremmo il rischio di una catastrofe". La strada, da quanto trapela dalle riunioni a porte chiuse di Davos, potrebbe essere quella di far "pagare" alle banche i rischi di eccesso di esposizione, di rapportare quindi una eventuale tassa al rapporto indebitamento e solidità patrimoniale. La difficoltà è quella di arrivare a regole universali, dagli Usa all'Europa, valide in Paesi, viene fatto notare, "che hanno sistemi molto diversi, basta pensare alle "robin hood tax" dell'Italia.

L'economista Nouriel Roubini, che ha partecipato agli incontri a porte chiuse di Davos, dice di aver assistito ad "un dialogo che va avanti, molto costruttivo e utile", le banche su un fronte, il pressing di governi e regolatori dall'altro, con l'obiettivo "di raggiungere entro la fine dell'anno" un accordo. La "volontà di tutti" nell'andare avanti c'é, ed è già un importante risultato raggiunto a Davos. Lo sottolinea Draghi: è emersa, dice, "una volontà condivisa di portare avanti una riforma del sistema finanziario, nell'impegnarsi in questa direzione" espressa da "governi, politici, economisti, banchieri, regolatori, da parte di tutti" gli intervenuti al tavolo dei confronti a porte chiuse a margine del forum sulle alpi svizzere. ( Fonte: americaoggi.info)

Redazioneonline- I Mercati

 

"Con l'incontro di oggi, abbiamo riannodato le fila per una collaborazione tra Governo, Fiat e parti sociali". Lo ha detto il ministro dello Sviluppo Economico, Claudio Scajola, al termine del tavolo sulla Fiat.

"Questa riannodata fiducia dei rapporti - ha aggiunto Scajola - tiene presente la volontà che cresca la produzione Fiat in Italia in modo sensibile, con la tenuta dei livelli occupazionali". La Fiat "é un pilastro industriale italiano, ma il sistema industriale italiano non può perdere dei pezzi".

La decisione sugli incentivi auto verrà presa in sede europea ma "lo diremo in tempi brevi in maniera da dare indicazione chiara alla gente se ci saranno o meno incentivi quest'anno". Lo ha detto - secondo quanto riferiscono fonti presenti all'incontro - il ministro dello Ssviluppo economico, Claudio Scajola, al tavolo sulla Fiat.

"Sinora abbiamo valutato sette proposte per il futuro di Termini Imerese, ma abbiamo ancora motivi di riserbo per valutare l'effettiva consistenza di queste proposte". Lo avrebbe detto, secondo indiscrezioni trapelate dal tavolo, il ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, intervenendo alla riunione in corso al ministero sulla Fiat. Per il ministro, tuttavia, occorrerebbe "definire quale sia l'apporto Fiat e solo dopo portarle all'attenzione di questo tavolo".

"Il governo intende agevolare l'attività della Fiat, gruppo che resta un asse fondamentale per il Paese". Lo avrebbe detto il ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, al tavolo sulla Fiat in corso al ministero. Secondo le notizie che trapelano dalla riunione, il ministro avrebbe ripetuto che "il governo vuole accompagnare il percorso degli incentivi con il contributo delle forze sociali, per tornare presto a condizioni di mercato". Il governo ritiene tuttavia "inopportuno l'annuncio della cassa integrazione, che testimonia la difficoltà di collaborazione da parte della Fiat". Il governo avrebbe inoltre annunciato che un nuovo tavolo sulla Fiat sarà convocato su richiesta delle parti.

CEI, GRIDO LAVORATORI VA ASCOLTATO - "Il grido delle famiglie che perdono il lavoro va assolutamente raccolto". Lo ha affermato il segretario generale della Cei Mons. Mariano Crociata, a proposito della vertenza Fiat.

"Là dove ci sono strutture che fino ad ora hanno dato lavoro - ha detto mons. Crociata durante la conferenza stampa conclusiva del Consiglio episcopale permanente, riunitosi a Roma - è auspicabile che si continui a cercare il modo affinché il lavoro sia ancora assicurato".

"Il grido delle famiglie che perdono il lavoro e il sostentamento dev' ssere assolutamente raccolto - ha detto il segretario generale della Cei - pur nel rispetto delle varie responsabilità".

MARCEGAGLIA,NO A DIFESA IMPIANTI NON COMPETITIVI - "La situazione di crisi della giustizia penale è all'ordine del giorno, ma se ne individuano spesso solo alcuni aspetti" e spesso gli interventi legislativi, 79 negli ultimi 20 anni, ossia 1 ogni tre mesi, hanno "alterato l'impianto del processo, seguendo l'agenda imposta dalla cronaca, spesso senza preoccuparsi dei danni al sistema, che per funzionare ha bisogno di stabilità". Lo sottolinea il primo presidente della Cassazione Vincenzo Carbone nella sua relazione per l'apertura dell'Anno Giudiziario in Cassazione. Per Carbone i mali più evidenti del settore penale sono "i tempi intollerabili e la non effettività del sistema punitivo".

BONANNI, PRONTI A TUTTO PER SALVARE POSTI LAVORO - "Quando abbiamo di fronte a noi perdite di posti di lavoro la cui difesa è l'essenza dell'azione sindacale arriveremo a tutto per scoraggiare la Fiat ad abbandonare in questo momento particolare posti di lavoro". E' quanto ha detto il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, parlando a margine dell'assemblea regionale 'Nero speranza, lavoratori e nuovi cittadini uniti per un paese piu' giustò in corso a Milano. Bonanni ha poi aggiunto che "abbiamo sempre garantito una interlocuzione responsabile con la Fiat, la Cisl ha esultato quando Marchionne discuteva alleanze con Detroit e con la Germania perché serve un'economia di scala per rafforzare l'azienda ma non vorremmo che la Fiat si americanizzasse anche nei rapporti di interlocuzione con il sindacato".

SCAJOLA: RIANNODARE CON LINGOTTO MA PIU' AUTO IN ITALIA
"Noi abbiamo tutta l'intenzione di riannodare con la Fiat". Lo ha affermato il ministro dello Sviluppo economico Claudio Scajola, intervenendo a Radio anch'io, a poche ore dall'incontro con azienda e sindacati. "Partiamo da due presupposti - ha spiegato Scajola - Il primo: la Fiat è un valore per l'Italia e nel settore automobilistico si è impegnata con prodotti innovativi; è cresciuta in Italia ed è cresciuta nel mondo; dà lavoro a molti italiani ed ha prospettive ulteriori nel campo dell'innovazione. Il secondo pilastro è quello di mantenere l'occupazione e di crescere la produzione di auto Fiat in Italia. Di fronte a questi due fondamentali concetti avviamo questo incontro di oggi". Il ministro accoglie quindi "con molto piacere le dichiarazioni di disponibilità della Fiat - che vorrò verificare anche oggi - perché questo dialogo vada avanti".

EPIFANI, PIU' DETERMINAZIONE DA PARTE DEL GOVERNO - "C'é bisogno di un sovrappiù di determinazione da parte del governo: lo chiede il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, arrivando al ministero dello Sviluppo economico, dove sta per aprirsi il tavolo sulla Fiat, dedicato in particolare alla situazione dello stabilimento siciliano di Termini Imerese. Il numero uno della Cgil definisce inoltre senza senso le parole del presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia. "Che cosa vuol dire 'e' giusto chiudere Termini Imeresé? Questa è la prospettiva che dà Confindustria, che si riduca la base industriale del Paese?" si chiede. Per Epifani, che si è soffermato a salutare personalmente alcuni dei lavoratori Fiat che manifestano sotto la sede del ministero, "la situazione sociale si appesantisce. Parliamo di decine di migliaia di lavoratori. Bisogna spingere sulla responsabilità da un lato, e dall'altro servono risposte. Senza risposte è difficile governare una situazione che - sostiene - sta diventando pesante. Se vuoi dare occupazione a Termini, devi continuare a fare automobili". E rispetto alle ipotesi di un interesse della Cina "é un'ipotesi che continua a girare, però non dobbiamo giocare alla roulette, dobbiamo dare soluzioni".

"La decisione di mettere in cassa integrazione 30 mila lavoratori contrasta con l'andamento positivo dei conti, ottenuto anche grazie agli incentivi pubblici concessi dallo Stato". Lo ha detto al tavolo della Fiat il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani. Secondo il leader della Cgil, è necessario "esplorare tutte le possibilità per continuare a produrre auto a Termini Imerese e non considerare definitiva la scelta di Fiat di abbandonare lo stabilimento siciliano".

OPERAI SCENDONO DA CAPANNONE TERMINI IMERESE - Stanno scendendo dal tetto del capannone della Fiat di Termini Imerese i 13 operai della Delivery che per nove notti hanno dormito all'addiaccio per protestare contro i licenziamenti. Gli operai, stremati e infreddoliti, vengono aiutati dai vigilantes della fabbrica. ''La Fiat ritirera' le denunce nei confronti dei 13 lavoratori della Delivery appena scesi dal tetto del capannone della Fiat di Termini Imerese''. Lo dice il segretario della Fiom di Termini Imerese, Roberto Mastrosimone. La notizia della denuncia presentata contro i lavoratori che sono rimasti sul tetto del capannone per dieci giorni era emersa nel corso della riunione al ministero dello Sviluppo economico. ( Fonte: americaoggi.info)

Redazioneonline- Osservatorio Nazionale

 

Giro di vite in arrivo per le multinazionali. L’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse), ha annunciato che pubblicherà una serie di linee guida attraverso le quali si chiederà alle compagnie di rivelare i profitti che registreranno in ciascun Paese in cui sono presenti.

Gli standard contabili, noti come rapporti “country-by-country”, potrebbero così generare un flusso di cassa pari ad oltre 200 miliardi di euro, a vantaggio delle economia in via di sviluppo. Naturalmente, la proposta è osteggiata ferocemente dalle multinazionali, convinte - riferisce il Guardian - che un tale incremento degli standard di trasparenza si tradurrà in una richiesta, da parte dell’opinione pubblica dei Paesi in cui operano ai propri governi, di mantenere una posizione dura.

Le linee guida dell’Ocse potrebbero essere pubblicate già entro la fine dell’anno, anche se va sottolineato come si tratterà di raccomandazioni e non di obblighi. Ma qualora dovessero essere adottate ciò costituirebbe di una piccola rivoluzione. Basti pensare, ad esempio, al caso dello Zambia, che per lo sfruttamento dei giacimenti di rame sul proprio territorio riceve royalties pari solamente allo 0,6% delle vendite (circa 13,8 milioni di euro contro un giro d’affari pari ad oltre 23 miliardi).

Secondo Richard Murphy, che dirige la campagna del Tax Justice Network, ha commentato che, sebbene si tratti di raccomandazioni, la mossa dell’Ocse «va nella giusta direzione. Siamo felici di registrare che il dibattito si è aperto, anche se non possiamo non sottolineare come esistano già una serie di linee guida, che puntualmente sono aggirate o disattese dalle multinazionali». Per questo, ha concluso, «occorre rendere tali regole obbligatorie per tutti». Ma, per farlo, servirà l’appoggio dei governi delle economie più sviluppate. ( Fonte: valori.it)

Redazioneonline- Osservatorio Internazionale

 
Di redazione (pubblicato @ 06:00:00 in Osservatorio Internazionale, linkato 205 volte)

Le nuove regole bancarie non piacciono agli istituti di credito francesi. Secondo questi ultimi, infatti, il rischio che si correrà nel prossimo futuro è quello di non riuscire a garantire il necessario supporto alla ripresa economica, soprattutto a causa dei requisiti troppo rigidi in termini di riserve di capitale.

A rivelare la posizione delle banche transalpine è un’analisi dell’agenzia Reuters, che sottolinea come esse puntino ad avviare una strategia volta a “sensibilizzare” i poteri pubblici, in vista delle nuove regole preparate dal comitato di Basilea - che supervisiona il settore bancario mondiale - che prenderanno il nome di “Basilea III”. Secondo i board, infatti, esigere tassi di patrimonializzazione troppo elevati costringerà gli istituti a chiudere nuovamente ed ulteriormente i rubinetti del credito: «Esiste una relazione stretta tra l’offerta di prestiti e le regole cautelative», ha osservato Laurent Quignon, dirigente di BNP Paribas.

Da parte sua, il comitato di Basilea risponde che pubblicherà nei prossimi mesi uno studio dell’impatto che l’introduzione dei nuovi requisiti avrà sia sulle banche che sull’economia globale. L’idea alla base, spiegano dalla città svizzera, è di ponderare la quantità di capitali da accantonare in funzione dei rischi presi dagli istituti e della quantità di prestiti concessi. E proprio per discutere su quest’ultimo punto, considerato una chiave di volta della ripresa, il ministro dell’economia francese, Christine Lagarde, incontrerà i dirigenti bancari all’inizio di febbraio. ( Fonte: valori.it)

Redazioneonline- Osservatorio Internazionale

 

«Siamo pronti per l’ingresso nell’euro». Il ministro delle Finanze dell’Estonia ne è certo. I fondamentali economici del suo Paese sono tali da poter centrare, anche subito, i parametri necessari per aderire alla moneta unica, che dovrebbe diventare - nelle intenzioni del governo - la valuta corrente nel 2011.

«L’Estonia ha risposto a tutti i criteri necessari per l’ingresso nell’Eurozona, conformemente al programma di convergenza pattuito con le autorità di Bruxelles», ha dichiarato all’Agence France-Presse Kristi Joesaar, portavoce del ministro.

È stata la Commissione europea, nello scorso novembre, ad ipotizzare la data del 1 gennaio 2011 per l’adesione all’euro. Ciò malgrado la caduta del prodotto interno lordo del Paese, che a causa della crisi economica globale ha patito una contrazione del 3,6% nel 2008 e che, secondo le previsioni dell’esecutivo di Tallin, ha subito un crollo del 14% nel 2009. «Non c’è alcun dubbio che uno dei punti più delicati per l’Estonia è il parametro che limita al 3% il deficit di bilancio in rapporto al pil», ha ammesso infatti Joesaar. I dati ufficiali sulla contrazione economica saranno resi pubblici nel corso del mese di marzo, ma il governo stima di essere riuscito a rimanere entro il 2,6% nel 2009.

I negoziati ufficiali tra l’Estonia, l’Unione europea e la Bce sono programmati tra febbraio e aprile prossimi. ( Fonte: valori.it)

Redazioneonline- Osservatorio Internazionale

 
Di redazione (pubblicato @ 04:30:02 in Osservatorio Internazionale, linkato 202 volte)

Il numero uno della banca semi-pubblica russa Sberbank, Guerman Gref, ha dichiarato ieri che lo Stato dovrà vendere parte della sua partecipazione nell’istituto di credito.

Secondo il manager, infatti, il governo di Mosca opterà per una simile operazione per poter “fare cassa”, alleggerendo in tal modo il deficit di bilancio che nel corso del 2009 è finito in netto “rosso”, dopo dieci anni in attivo. A pesare sull’economia russa è stato soprattutto il crollo dei prezzi degli idrocarburi, che ha contribuito al raggiungimento di un deficit pari al 5,9% del prodotto interno lordo.

«Possiamo ridurre la quota in mano allo Stato al fine di migliorare i conti pubblici - ha dichiarato Gref a margine del Forum economico mondiale di Davos, secondo quanto riferisce l’Agence France-Presse -. Ad oggi non so dare indicazioni sulla cifra esatta che sarà ceduta, ma credo che potremo arrivare ad un livello vicino al 50% più una azione». Attualmente l’istituto è controllato dallo Stato, attraverso la banca centrale, forte del 57,6% dei titoli. «Il problema del deficit sarà uno dei temi chiave dei prossimi tre anni - ha insistito Gref, che è anche stato ministro dello Sviluppo economico, alla televisione Rossia 24 -, per questo l’uscita dello Stato dagli istituto finanziari è una questione di stretta attualità». ( Fonte. valori.it)

Redazioneonline- Osservatorio Internazionale

 

La Reserve Bank of India ha imposto agli istituti di credito di accantonare maggiori quote di riserve e depositi. E lo ha fatto in misura superiore rispetto alle stime degli analisti. Il governatore Duvvuri Subbarao ha infatti imposto un “cash reserve ratio” pari al 5,75% (contro il precedente 5%), mentre gli esperti intervistati nelle scorse settimane dall’agenzia Bloomberg avevano dichiarato di attendersi un aumento contenuto in un quarto di punto percentuale.

La mossa è dettata soprattutto dai dati relativi alla crescita economica e dalle previsioni relative all’inflazione, che hanno indotto la banca centrale indiana a chiudere in parte i rubinetti del credito, al fine di evitare una ripresa troppo sostenuta che potrebbe generare pericolose bolle speculative. Nonostante ciò, tuttavia, il tasso d’interesse è rimasto invariato. «Si tratta probabilmente del primo passo di una politica monetaria più restrittiva», ha spiegato Shubhada Rao, capo economista della Yes Bank Ltd. di Mumbai.

Una politica analoga è stata recentemente fissata in Cina, con il governo e la banca centrale che hanno chiesto alle banche di sospendere il flusso del credito fino alla fine del mese di gennaio, proprio al fine di scongiurare la crescita di bolle, soprattutto nel mercato immobiliare. ( Fonte: valori.it)

Redazioneonline- Osservatorio Internazionale

 

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Di roxioni
interessante articolo e speriamo che la donazione delle cellule staminali diventi prassi anche nel nostro paese.
08/09/2010 @ 14:49:11
Di cellule staminali
E' una forma mirata di stress test bancario cinese sui finanziamenti erogati.
08/09/2010 @ 10:48:03
Di roxioni
Penso che per il 17 di questo mese, scadenza tecnica dei futures, avremo le idee più chiare su che tipo di trend prenderà il mercato.
07/09/2010 @ 22:23:18
Di roxioni
Enrico, del post n.15 non ho capito un capzo ma ti voto per il fatto che affermi:"ci sono anche debiti storici"La cassa del mezzogiorno, mantenuta da decenni con la scusa dei debiti storici, che cosa ...
05/09/2010 @ 10:45:06
Di Mario
Enrico, cosa intendi con " L'industrializzazione non deve essere avulsa dalla produzione necessaria al mercato interno in termini occupazionali...."Vuol per caso dire che vuoi anche tu mantenere degli...
05/09/2010 @ 10:41:38
Di Mario
Enrico, cosa intendi col "recupero dei voti degli esclusi"????Magari che gli assenti hanno ragione??A casa mia gli assenti hanno sempre torto.Così come dovrebbe essere in qualsiasi società democratica...
05/09/2010 @ 10:32:48
Di Mario


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