Immagine
 Un laboratorio di idee dove incontrarsi, discutere, riflettere... di redazione
 
Aruba - Registrazione nomi a dominio con spazio web illimitato a € 20.66 + iva annue
www.
 
\\ Home Page : Pubblicazioni
Di seguito gli articoli e le fotografie pubblicati nella giornata richiesta.
 
 
Articoli del 06/02/2010

Redazioneonline- I Nostri Video

 
TITOLO
Val. al 05/02/10
Var. Settim.
Var. anno  2010
A2A
1,3290
-   3,35%
-  9,35%
ANSALDO STS
14,1000
+   0,50%
+  5,94%
ATLANTIA
17,1500
-  5,41%
-  6,03%
AUTOGRILL
8,4600
-  4,08%
-  4,08%
BANCO POPOLARE
4,5975
-   0,59%
- 12,76%
BCA MPS
1,1350
-  3,32%
-  7,57%
BCA POP MILANO
4,3350
-  8,16% 
- 12,95%
BULGARI
5,4300
   -  8,74%
-  5,65%
BUZZI UNICEM
10,1300
 -  6,20%
- 10,20%
CIR
1,5450
-   8,96%
- 14,88%
DAVIDE CAMPARI
7,0250
-   3,10%
-  3,70%
ENEL
3,7300
-   4,42%
-  7,84%
ENI
16,0100
-   5,43%
- 10,06%
EXOR
11,2000
-   6,28%
- 17,53%
FIAT
8,2500
-  9,69%
- 19,51%
FINMECCANICA
9,6750
-  3,73%
- 13,54%
FONDIARIA ASS.
11,3900
-   3,39%
+  2,52%
GENERALI
16,0400
-   7,12%
- 14,77%
GEOX
4,3925
-   6,19%
-  8,92%
IMPREGILO
2,2500
-  4,56%
-  9,64%
INTESA S. PAOLO
2,5575
-  7,92%
- 18,81%
ITALCEMENTI
8,4300
-   6,28%
- 11,96%
LOTTOMATICA
13,8200
-  3,69%
-  1,50%
LUXOTTICA
17,9500
-  5,33%
-  0,55%
MEDIASET
5,2700
-   4,36%
-  8,11%
MEDIOBANCA
7,5750
-  4,66%
-  8,90%
MEDIOLANUM
3,8775
-  4,50%
- 11,12%
MONDADORI
2,5925
-   7,66%
- 16,30%
PARMALAT
1,7860
-   1,60%
-  8,55%
PIRELLI
0,3910
-   7,57%
-  6,90%
PRYSMIAN
12,8500
-   2,50%
+  5,41%
SAIPEM
23,8300
+  1,23%
- 1,12%
SNAM RETE GAS
3,3775
-   0,66%
-  2,67%
STMICROELECTRONICS
5,9000
-   0,84%
-  6,65%
TELECOM
1,0500
-   3,23%
-  3,49%
TENARIS
15,4100
-   5,05%
+ 2,60%
TERNA
2,8700
-   1,54%
-  4,33%
UBI BANCA
9,2150
-   7,57%
-  8,22%
UNICREDITO
1,9490
-   3,51%
- 12,86%
UNIPOL
0,8480
-   3,75%
- 11,62%
 

Capitale europea della cultura insieme a Istanbul ed Essen, Pécs fatica a uscire dall'ombra di Budapest. Il paese sarà in grado di organizzare un evento di proporzioni europee? Se lo chiede il sito d'informazione Hírszerzö.

“Nel 2010 l'Ungheria avrà due capitali”, ha annunciato il 10 gennaio il premier Gordon Bajnai ai ventimila spettatori raccolti nella piazza Széchenyi di Pécs. Il pubblico non ha lesinato fischi. Anche se una delle due capitali sarà “culturale”, non è detto che questo basti per suscitare negli ungheresi il senso di essere a tutti gli effetti europei.

Abbiamo già criticato abbastanza questo progetto: il giorno stesso in cui ha proclamato Pécs capitale della cultura 2010, l'amministrazione di allora, odorando la pioggia di finanziamenti, ha tagliato fuori le associazioni che avevano reso quella vittoria possibile. Tuttavia, “Pécs 2010” può ancora offrire una bella stagione culturale e attrarre folle di turisti, ungheresi e stranieri (nel corso dell'anno sono previsti 350 eventi).

Cinque anni fa la sfida era: è possibile creare qualcosa di livello europeo in Ungheria al di fuori di Budapest? La domanda bastava già a dimostrare quanto poco ci sentiamo europei. Nelle aree privilegiate del continente a nessuno verrebbe in mente di proporre una capitale. Lo scopo dell'operazione è proprio quello di favorire lo sviluppo regionale e la decentralizzazione.

Se ci aspettavamo che la vittoria di Pécs nel 2005 avrebbe comportato un cambiamento di mentalità, allora non possiamo che essere delusi. All'indomani della proclamazione, i locali si sono lamentati della tiepida attenzione dei media, e per dimostrare la superiorità culturale della città il direttore di un sito di informazione di Pecs ha persino mandato a quel paese gli intellettuali di Budapest. Se durante gli anni della preparazione i media si sono occupati poco di Pécs 2010, il motivo non è un complotto tramato a Budapest, ma l'incompetenza degli organizzatori dell'evento. Certo, c'è di mezzo l'antagonismo tra la capitale e la provincia: se la città organizzatrice fosse Budapest e non Pécs ci interesseremmo di più al successo del progetto.

Frustrazione e accuse

È per questo che a Pécs si respira una certa frustrazione e si cercano consolazioni, come l'annuncio trionfale del sindaco Zsolt Páva, secondo il quale il 59 per cento degli ungheresi avrebbe assistito alla cerimonia di inaugurazione. Un audience del genere era immaginabile solo vent'anni fa, quando c'era un solo canale. In realtà solo il 9,4 per cento dei telespettatori ha assistito alla festa.

Lo spettacolo era stato organizzato da un'agenzia di Budapest, il che non gioca molto a favore dei meriti di Pécs, ma è comprensibile. Rimane invece un mistero perché anche il buffet dell'inaugurazione sia stato ordinato da Budapest, come se a Pécs non si potesse preparare altro che patate e crostini imburrati.

Altro motivo di scandalo: il governo ha posto il segreto per vent'anni sui documenti e le relazioni che hanno portato alla designazione di Pecs. Le leggende dureranno almeno altri 15 anni. Due considerazioni. Prima: i membri stranieri della giuria non potevano essere troppo sensibili al fatto che, l'anno precedente, il sindaco socialista di Pécs aveva fatto di tutto per far eleggere Ferenc Gyurcsány (primo ministro ungherese dal 2004 al 2009). Seconda: che la vittoria del titolo di capitale europea della cultura non susciti altro che la denigrazione di un'altra città non denota certo un alto livello culturale.

Nel dibattito sulla stagione culturale ungherese manca solo l'essenziale: la cultura. Se l'anno prossimo riusciremo a parlare tranquillamente dei successi e delle pecche del progetto, non tutte le nostre fatiche saranno state vane. In caso contrario, l'Ungheria non dovrebbe più partecipare a concorsi del genere: rischia di perdere la faccia. (nv) ( Fonte: presseurop.eu)

Autore: Miklós Stemler

PUNTI DI VISTA
Tre città per la cultura

Quest'anno sono tre le città che si dividono il titolo di capitale europea della cultura: Pécs, Istanbul ed Essen. Di fronte alle due grandi colleghe, la piccola città magiara (160mila abitanti) rischia di sentirsi fuori scala. In occasione della cerimonia di inaugurazione a Pecs, “la presenza di grandi celebrità come [i cantanti] Ferenc Demjén, Evelyne Kandech e Györgyi Lang e la parata sulla storia di Pécs non hanno potuto competere con i fuochi d'artificio di Essen”, aveva constatato Hvg. “Nonostante il gelo, la città tedesca ha richiamato 100mila persone, tra cui il presidente della Commissione europea José Manuel Barroso e il presidente tedesco Horst Köhler”.

Il settimanale di Budapest ricorda che Essen, 600mila abitanti, non è particolarmente nota né per le sue bellezze paesaggistiche né per la sua effervescente vita culturale. Per questo gli organizzatori hanno deciso di includere nel progetto altre 53 città della Ruhr, con l'obiettivo di rendere Essen una sorta di città-faro per le attività culturali della regione.

Quanto a Istanbul, che coi suoi 10 milioni di abitanti gode della fama di “città più evocativa del mondo”, Hgv ricorda che accoglie ogni anno circa 7 milioni di visitatori. Per la Turchia, che non fa parte dell'Unione, era fondamentale essere all'altezza della sfida. Per questo lo stato finanzia il progetto al 99 per cento.

Redazioneonline- Stampa Internazionale

 

Nominata "Europea del 2010" dal Reader's Digest per aver salvato 420 donne dalla prostituzione forzata, Iana Matei gestisce un centro in cui le vittime del traffico di esseri umani possono trovare rifugio e ricostruirsi.

Quando Iana Matei ha creato il suo rifugio per le vittime del racket internazionale della prostituzione, 12 anni fa, nessuno in Romania aveva mai fatto niente del genere. Da allora, grazie a lei 420 donne sono uscite dall'inferno della prostituzione forzata grazie e hanno ritrovato una vita normale.

Nella grande sala comune le imposte sono chiuse. Il silenzio è rotto solo dai dialoghi del film americano trasmesso in televisione. Sedute, diverse ragazze guardano il film in silenzio, perse nei loro pensieri. La porta si apre ed entra una signora bionda, il volto illuminato da un grande sorriso. Iana Matei non ha ancora 50 anni e anima insieme a due assistenti sociali questo rifugio per ex prostitute dal 1998, anno in cui è tornata in Romania. Matei aveva lasciato il suo paese nel 1989 perché ricercata dalla polizia. In un primo tempo si era rifugiata in Jugoslavia, dove ha lavorato come interprete per l'Organizzazione di aiuto ai profughi delle Nazioni unite, poi è emigrata in Australia dove ha tenuto i conti di un'impresa di trasporti. Poco dopo il suo arrivo a Bucarest, questa psicologa nata in Transilvania ha cominciato a partecipare a diversi progetti in favore dei bambini di strada. Un giorno ha ricevuto una telefonata da un poliziotto: "Non sappiamo che fare di tre ragazze che abbiamo tolto dalla strada". "Si trattava di tre ragazzine di 13-14 anni, infreddolite e affamate. Mi hanno detto di essere state vendute da uno zingaro, per poi essere ricomprate e tirate fuori dalla strada per 'lavorare'", ricorda Iana. "Non sapevo che fare né dove portarle, da me non c'era posto. Così hanno passato una notte in ospedale. Nel frattempo cercavo di riflettere su una possibile soluzione".

Quella notte è nata Reaching Out, la prima associazione a offrire rifugio alle vittime della tratta di essere umani in Romania. Il giorno dopo Iana ha affittato un appartamento a Pitesti e ci è andata a vivere con le ragazze. Nel frattempo ha cominciato a organizzare progetti, perché c'era bisogno di denaro. Poi l'Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim) l'ha chiamata per dirle che c'erano altre ragazze che avevano bisogno di un tetto, almeno per il tempo necessario a rimettersi in piedi: bosniache, macedoni e albanesi maltrattate e sfruttate. Così Iana ha deciso di affittare un altro appartamento.

Cure e responsabilità

Di solito le ragazze che accoglie tornano dall'Italia o dalla Spagna, i principali paesi di destinazione delle giovani romene vittime delle reti di prostituzione, secondo un rapporto del 2009 del Dipartimento di Stato americano sul traffico di esseri umani. A questi paesi si aggiungono la Grecia, la Repubblica Ceca e la Germania, dove allo sfruttamento sessuale si unisce l'accattonaggio e il lavoro forzato in agricoltura.

La maggior parte delle ragazze ha bisogno di cure mediche, perché presentano segni di rasoio, bruciature di sigarette e stress post-traumatico o sono incinte. Ci sono poi delle sedute di sostegno psicologico. Le giornate nel centro hanno un carattere abitudinario, con compiti quotidiani che le responsabilizzano. Per loro Iana rappresenta qualcosa di più di una famiglia, perché il più delle volte quest'ultima le respinge: "I genitori rimproverano loro di essere prostitute, di essersi lasciate ingannare, di averli disonorati nei confronti dei loro vicini. Siamo una società malata dove un figlio è ancora educato in base alla massima: 'sono io che ti ho fatto, sono io che ti uccido!'" Schiavi dei pregiudizi sociali, i genitori subiscono in silenzio queste pressioni, soprattutto se le figlie tornano incinte. E per assicurarsi che le ragazze non li denuncino, alcuni trafficanti non esitano a sposarle." Mentre quelle che decidono di denunciare i trafficanti "devono fare i conti con avvocati pagati profumatamente dai trafficanti e subiscono pressioni e minacce per ritirare la denuncia". E talvolta le ragazze cedono. Anche in questo caso Iana le aiuta; dice loro che devono battersi, per fare in modo che i colpevoli paghino. Dopo aver parlato e pranzato con le ragazze, Iana lascia il centro. Mentre si dirige alla macchina riceve una telefonata. Il sorriso scompare: "Sì certo che puoi venire al centro! Dove sei? Coraggio, ti aspettiamo!" (adr) ( Fonte: presseurop.eu)

Autore: Roxana Lupu

Per saperne di più:

Il personaggio
Un'eroina internazionale

Dal 1996 i direttori delle 21 edizioni europee del Reader's Digest eleggono "l'europeo dell'anno" tra le personalità che incarnano meglio le tradizioni e i valori dell'Europa. Iana Matei è la 15° a ricevere il premio. Questo titolo onorifico, attribuito per la prima volta a una personalità rumena e accompagnato da una somma di 5mila dollari, è stato consegnato a Iana Matei il 20 gennaio a Bucarest, spiega il Reader's Digest Schweiz, secondo il quale il lavoro di questa pioniera "è ormai riconosciuto ben al di là delle frontiere del suo paese. Iana Matei collabora con autorità internazionali, come l'Ufficio delle Nazioni unite contro la droga e il crimine, informa il governo americano sulla situazione in Romania e consiglia la Nato nella lotta contro la prostituzione forzata. Alla luce di questo impegno, il Dipartimento di Stato americano ha nominato Iana Matei nel 2006 'Eroina dell'anno'. E un anno dopo la Camera dei lord della Gran Bretagna le ha attribuito 'l'Abolitionist Award'".

Redazioneonline- Stampa Internazionale

 
INDICE DI BORSA
Val. al 05/02/10
Var. Settim.
Var. 2010
DOW JONES (New York)
10012,23
- 0,55%
- 3,99%
SMI (Zurigo)
6264,33
- 2,74%
- 4,30%
S&P500 (New York)
1066,19
- 0,72%
- 4,39%
NIKKEI (Giappone)
10057,09
- 1,38%
- 4,64%
NASDAQ (New York)
2141,12
- 0,29%
- 5,64%
AEX (Amsterdam)
315,04
- 3,92%
- 6,05%
FTSE 100 (Londra)
5060,92
- 2,46%
- 6,50%
KOSPI (Seul)
1567,12
- 2,20%
- 6,87%
DAX30 (Francoforte)
5434,34
- 3,11%
- 8,78%
SENSEX (Bombay)
15915,65
- 2,70%
- 8,87%
CAC40 (Parigi)
3563,76
- 4,70%
- 9,46%
HANG SENG (Hong Kong)
19665,08
- 2,27%
-10,09%
FTSE MIB (Milano)
20815,88
- 4,93%
-10,46%
IBEX35 (Madrid)
10103,30
- 7,71%
-15,38%
 

Dal 19 dicembre i serbi non hanno più bisogno del visto per recarsi nei paesi dell'Unione. Le impressioni di alcuni di loro dopo il primo viaggio in un mondo finora solo sognato.

Neanche gli euroscettici più inveterati credono che i serbi saranno costretti ad abbandonare i caratteri cirillici per poter aderire all'Ue, o che Bruxelles invierà unità speciali nelle campagne per scovare chi osa ancora distillare slivoviza con i suoi alambicchi. E non credono neppure che una volta entrati nell'Unione i serbi saranno obbligati ad abbandonare la firma con le tre dita, checché ne dicano i membri più conservatori della chiesa ortodossa. In effetti, il 20 per cento dei serbi dice di avere paura di perdere la propria identità culturale, ma nessuno pensa davvero che i dirigenti di Bruxelles possano cacciare San Sava [il più importante dignitario politico, culturale e religioso serbo del Tredicesimo secolo] dai nostri cuori e dai nostri animi.

"Non me l'immaginavo così"

Subito dopo la soppressione del regime dei visti con l'Ue, nello scorso dicembre una cinquantina di serbi è volata per la prima volta in Europa con il viceprimo ministro Bozidar Djelic. Si trattava dei vincitori del concorso "L'Europa per tutti", organizzato dal governo, che si sono recati a Strasburgo e a Bruxelles per visitare le istituzioni europee.

"Non me l'immaginavo così, è impressionante", dice Zoran Djuric, 46 anni, pompiere di Uzice. Di ritorno a casa, Zoran ha deciso di incoraggiare la figlia diciottenne a imparare le lingue straniere e a viaggiare. Hadzi Marinko Mijovic, anche lui nato nel 1963, è un autista di Novi Sad. Anche lui è rimasto impressionato da quello che ha visto, in particolare nel campo della tecnologia: "L'Europa è il progresso". Marinko spera che i suoi figli di 13 e 15 anni possano approfittare degli scambi di beni e di idee permessi dall'Europa.

Una corsa impari

Goran Joksimovic, di Sremska Kamenica, fa il poliziotto. "Prima non potevo viaggiare, perché i funzionari di polizia non avevano diritto ad avere un passaporto internazionale. Poi il divieto è stato tolto, ma non è servito a niente perché bisognava avere un visto. E comunque non avevamo il denaro per viaggiare. Tutto quello che conosco dell'Europa l'ho saputo dai media. Ma vedere le cose con i propri occhi è un'altra cosa". Sul futuro europeo della Serbia Joksimovic: "Il nostro posto è in Europa. Ci siamo già dal punto di vista geografico, ora dobbiamo fare uno sforzo per il resto".

A 70 anni, Petko Zoric era il più vecchio del gruppo. Professore di educazione fisica in pensione e scrittore satirico, si definisce un "euroscettico". Agli europei Petko rimprovera il loro ruolo nella "distruzione della Jugoslavia" e i bombardamenti sulla Serbia del 1999. Come vede oggi il futuro della Serbia nell'Unione europea? "Come una corsa di 1.500 metri in cui gli altri paesi hanno un vantaggio di mille metri, ma dobbiamo comunque correre". (adr) ( Fonte: presseurop.eu)

Autore: Sandra Gucijan & Aleksandar Apostolovski

Redazioneonline- Stampa Internazionale

 

Mentre il governo taglia i trasferimenti agli enti locali, questi, in soli 5 anni hanno aumentato le contravvenzioni del 643%. Basta dare uno sguardo ai loro preventivi per capire quanto “deve” essere ricavato ogni anno, indipendentemente dall’indisciplina degli automobilisti.

Mal comune mezzo… e forse più, merito del ministro Giulio Tremonti. La politica dei “tagli orizzontali” applicata ai più disparati settori pubblici, dalla Pubblica amministrazione alla scuola, dalla sanità al comparto sicurezza, ha fatto delle altre vittime illustri: gli enti locali, a cominciare proprio dai comuni. Questi ultimi, tuttavia, contrariamente agli altri settori dello Stato, possono ricorrere a forme di finanziamento autonomo agendo, in particolare, sulla leva fiscale, sull’aumento delle tasse e delle tariffe e, dulcis in fundo (si fa per dire), aumentando l’introito derivante da multe e contravvenzioni.

TREMONTI, IL MINISTRO TAGLIA E CUCI - A cominciare dalla Finanziaria del 2009, il governo Berlusconi ha introdotto tutta una serie di tagli agli enti locali suddivisi in varie trance nel triennio 2009-2011. Il taglio previsto in questo periodo è stato di ben 229milioni di euro. Il governo, per evitare d’incorrere in obiezioni di rango costituzionale, aveva poi deciso che, in relazione a questi tagli, i comuni e le province dovessero ridurre il numero di assessori e consiglieri, e sopprimere tutta una serie di istituti come, per esempio, il difensore civico e le circoscrizioni. Inoltre, era stato previsto per supplire al “taglio dell’Ici per tutti”, così come voluto dallo stesso governo nel 2008 – mancato introito che ha pesantemente gravato sui bilanci 2009 di tutti i comuni italiani – sempre nello stesso triennio un fondo integrativo di 760 milioni. Sta di fatto, però, che nel 2009 la prima rata di questo fondo non è stata trasferita agli enti locali. La Finanziaria 2010, tuttavia, sembra abbia posto riparo, trovando le necessarie coperture. Inevitabile, quindi, che molti comuni, per evitare il dissesto dei propri bilanci, abbiano optato per la via del “fai da te”, tagliando numerose voci di spesa che, spesso, si sono tradotti in taglio di servizi, talvolta essenziali, che hanno colpito direttamente i cittadini. In altri casi si è invece ricorso all’aumento della tassazione locale, a cominciare dalla Tarsu (la tassa per lo smaltimento dei rifiuti urbani) e all’abnorme crescita di multe e contravvenzioni stradali nel territorio comunale.

FAVORISCA PATENTE E LIBRETTO… DEGLI ASSEGNI - Il ricorso all’aumento delle multe stradali, in verità, non è recente. Secondo uno studio pubblicato dall’Associazione contribuenti italiani, il numero di multe comminate nel periodo 2004-2009 agli automobilisti è aumentato, addirittura, 643 %. Ossia sei volte tanto. Lo studio ha preso in considerazione i dati relativi ai diversi paesi dell’Unione Europea. L’Italia si è piazzata, manco a dirlo, in prima posizione. La seguono nell’ordine la Romania con il 194%, la Bulgaria con il 158%, l’Albania con il 148%, l’Estonia con il 118%, la Slovacchia con il 106% e la Croazia con il 98%. In coda troviamo invece l’Inghilterra con il 17%, la Germania con il 15% e la Svezia con solo l’11%. Nel nostro paese, in particolare, gli automobilisti più tartassati sono quelli del Nord-Est, seguono quelli del Centro, del Nord-Ovest, del Sud ed infine quelli delle Isole. Le violazioni più frequenti, sempre secondo la ricerca, sono rispettivamente la guida senza casco e il divieto di sosta. Come nelle leggi della dinamica ad ogni azione, evidentemente, corrisponde una reazione. Infatti, L’Italia risulta vantare pure un altro primato. E’ il paese europeo in cui il maggior numero di sanzioni viene contestato. Ben il 68% degli automobilisti in contravvenzione fa successivamente ricorso.

CHE FA, CONCILIA? - A ben vedere, le contravvenzioni previste nel Codice della strada possono assicurare più entrate delle varie addizionali Irpef di cui godono i comuni. Il computo è presto fatto. Nel 2008, secondo un’indagine dell’Adnokronos, l’ultimo anno cui sono disponibili dei dati statistici, sono state comminate più di dodici milioni e mezzo di multe. Più di 34mila al giorno. Quasi 1.500 ogni ora. Il costo pagato dai multati, in media, è di 76 Euro. Le amministrazioni comunali, negli ultimi anni, si sono dotate di potentissime tecnologie all’uopo. Autovelox, puntatori laser, fotocellule e, in certi casi, efficientissime centrali di controllo da far invidia persino a qualche servizio segreto. Le entrate per le infrazioni degli automobilisti, come detto, anche alla luce dei tagli imposti dal governo, stanno diventando d’anno in anno, una voce indispensabile per far quadrare i conti e non solo. Sono, di fatto, uno strumento di garanzia tale che, nei singoli bilanci, vengono anticipate come vere e proprie poste preventive: fonti di sicuro introito.

Certo, i ricorsi non mancano. L’anno scorso, una sentenza della Corte di Cassazione ha dichiarato nulle le multe degli autovelox se manca il vigile urbano. In molti hanno creduto che l’aggeggio infernale sarebbe stato presto pensionato e, quindi, tirato un sospiro di sollievo mentre magari abbassavano il pedale dell’acceleratore… ed invece le multe sono continuate ad arrivare, magari, affiancate pure dal verbale redatto da un solerte vigile. Oggi, racconta la cronaca, basta passare con il rosso scattato da soli 4 decimi di secondo, magari in una strada dove si procede a passo d’uomo, per subire una multa di ben 160 euro e la decurtazione di 6 punti sulla patente. L’articolo 208 del Codice della strada prevede che i ricavi delle multe siano reinvestiti in attività a favore della sicurezza stradale. Una norma, tuttavia, spesso disattesa.

PIU’ VIGILI = PIU’ MULTE - E per una volta l’Italia è unita. Sì, perché il modello si è imposto e funziona al Nord come al Sud. Qualche esempio. A Verona, il comune a guida leghista ha previsto alla voce “sanzioni al codice della strada” di incassare ben 13milioni e 200mila euro contro i “soli”10milioni ricavati nel 2009. Un aumento “preventivo” di 3,2 milioni di euro, indipendentemente dall’indisciplina o meno degli automobilisti scaligeri. Scendendo giù per lo stivale troviamo la Salerno del sindaco di centrosinistra, Vincenzo De Luca che, nel suo bilancio preventivo, ha previsto d’introitare dalle multe automobilistiche ben 15milioni di euro rispetto agli 11milioni del 2009.

Come si vede l’aumento previsto è di quasi un terzo rispetto all’anno precedente. Quindi se vi trovate nella vostra auto da quelle parti, per esempio dalle parti del Lungomare… prestate attenzione, qualcuno sta vigilando su di voi e, soprattutto, sulla vostra targa! Sia chiaro, non solo i comuni più gradi fanno questo genere di previsioni. Per esempio, il piccolo comune romagnolo di Lugo, vicino Ravenna, prevede di incassare nel 2010, 800mila euro. Nel 2009 si era fermato a quota 775.000. Un aumento quasi rapportabile al costo della vita, dopotutto. Peccato, però, che sempre nel bilancio preventivo abbia già messo in conto di introitare 850mila euro nel 2011 e 860mila nel 2012. Quindi, in questo triennio, a Lugo, prevedono d’incassare complessivamente 2milioni e mezzo di euro.

La prossima estate, quindi, fate attenzione poiché per far quadrare le “previsioni” potrebbero multarvi pure se viaggiate in pedalò. Già, infatti, cosa succede quando le multe effettivamente incassate sono inferiori a quanto preventivato? La risposta è semplice. Il sindaco ordinerà al Comandante dei Vigili urbani di sguinzagliare più uomini e pattuglie per strada. Bastano pure i semplici “ausiliari della Vaf” come nel celebre film di Totò e Vittorio De Sica. L’equazione è di semplice soluzione. Più vigili = più multe. E i conti, inesorabilmente, torneranno… altroché, se torneranno. ( Fonte: www.giornalettismo.com)

Redazioneonline- Osservatorio Nazionale

 
Di redazione (pubblicato @ 08:00:00 in Le Grandi Firme, linkato 201 volte)

Obama rispetta i suoi generali e sa che la soluzione per uscire dai vespai del mondo islamico è una combinazione di politica, spionaggio e uso selettivo della forza. Ma corre qualche rischio. 

Il presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha ereditato tre guerre. Nel 2002 si era schierato contro quella in Iraq, considerandola inutile, costosa dal punto di vista economico e militare, e controproducente per la seconda guerra, quella in Afghanistan, ritenuta invece legittima perché da lì era partito l’attacco agli Stati Uniti. La terza è la guerra globale contro Al Qaeda. Non sono conflitti indipendenti ma richiedono approcci diversi, e sono la sfida più importante per Obama.

La guerra in Iraq era in via di soluzione quando è arrivato al potere. Dopo una disastrosa repressione dei sunniti a favore degli sciiti, che ha portato a una feroce resistenza sunnita e alla crescita di Al Qaeda in un paese dove prima era assente, dal 2007 una nuova linea ha capovolto la situazione. La svolta è stata riconoscere il potere dei sunniti armando e pagando le milizie tribali, evitare che gli sciiti usassero il governo per i loro regolamenti di conti, e isolare Al Qaeda. Così è stato possibile normalizzare gradualmente il paese, grazie anche all’aumento sostanziale di truppe statunitensi.

L'era Petraeus
La nuova politica di controinsurrezione è stata elaborata dal generale David Petraeus, 58 anni, che ha assunto il comando in Iraq nella primavera del 2007. Petraeus appartiene alla leva che si è formata studiando la lezione della guerra del Vietnam. I militari della sua generazione hanno un grado di istruzione molto alto e usano le loro competenze per mettere la forza al servizio di obiettivi politici e sociali. Petraeus ha ottenuto un dottorato in relazioni internazionali a Princeton con una tesi sui rapporti tra civili e militari durante la guerra del Vietnam. Ha insegnato all’accademia militare e ha scritto un manuale di controinsurrezione in cui viene data la priorità ai rapporti con le popolazioni civili, puntando sulla ricostruzione del paese e sulla restituzione del potere ai dirigenti locali.

La sua frase più famosa è “i soldi sono munizioni”. Non sono solo parole. Ha portato la pace a Mosul all’inizio della guerra in Iraq combattendo la corruzione della polizia e rispettando le autorità curde. Quando ha assunto il comando in Iraq si è circondato di collaboratori fidati. Il successo ottenuto in poco più di un anno gli è valso un enorme prestigio agli occhi dell’opinione pubblica. Riviste come Time, Newsweek e Prospect l’hanno definito uno dei più importanti “intellettuali pubblici” e Foreign Policy l’ha incluso nella sua lista dei cento “pensatori globali”. Nel 2009 è stato promosso a capo del comando centrale che comprende il Medio Oriente e l’Asia centrale, per portare la pace in Afghanistan.

Qui ha messo un altro dei suoi uomini, il generale Stanley McChrystal, un po’ più giovane di lui, brillante laureato dell’accademia militare che ha studiato anche a Harvard e Georgetown. McChrystal ha però anche un chiaro profilo operativo, come capo delle forze speciali nel Golfo e in Iraq. Incarna la nuova strategia di ottenere informazioni precise e usare commando e droni per liquidare i leader guerriglieri. È stato lui a catturare Saddam Hussein e sono stati i suoi uomini a uccidere Al Zarqawi, il carismatico leader di Al Qaeda in Iraq. Ma su McChrystal pesa l’ombra delle torture compiute nel campo Nara, in Iraq, dalla sua forza di intervento 6-26.

Ora ha una doppia missione: ripetere in Afghanistan quello che ha funzionato in Iraq ed eliminare Bin Laden e Al Zawahiri. Per ora ha ucciso il leader taliban pachistano Mehsud. Ma i taliban non sono le milizie sunnite: sono un movimento religioso politico radicato nelle tribù pashtun a cavallo tra Kandahar, Helmand e il Pakistan. Il governo di Karzai non potrebbe reggersi senza l’alleanza con i signori della guerra, che controllano diverse province e si vendono al miglior offerente, taliban compresi.

Un governo stabile
Obama non vuole più riformare l’Afghanistan, vuole solo un governo stabile che isoli Al Qaeda. McChrystal ne ha approfittato per chiedere 40mila soldati, stabilendo però anche nuove misure per limitare le vittime civili dei bombardamenti. Facendo filtrare le sue richieste alla stampa ha mostrato una buona dose di indisciplina, ma Obama ora non può aprire un quarto fronte contro i suoi stessi militari. Consapevoli della situazione, alcuni militari sono decisi a non perdere questa guerra come fu persa quella in Vietnam, anche se cercano una vittoria più politica che militare. E non solo in Afghanistan, ma anche negli Stati Uniti.

I repubblicani vogliono convincere David Petraeus a diventare il loro candidato alla presidenza per il 2012. Il generale ha smentito di avere ambizioni politiche, ma senza leader credibili per i repubblicani potrebbe essere un’alternativa davvero popolare.

Obama rispetta i suoi generali perché conosce la loro professionalità e sa che la soluzione per uscire dai vespai del mondo islamico sta in questa combinazione di politica, spionaggio e uso selettivo della forza. Ma sa anche che i generali stanno lentamente imponendo una loro linea politica. Al contrario della famosa massima di Clausewitz, in questo caso la guerra si fa attraverso la politica. Se la corda continua a tendersi ci sarà una crisi e, a seconda di come andranno le cose, la presidenza di Obama potrebbe correre gravi rischi. ( Fonte: www.internazionale.it)

Redazioneonline- Le Grandi Firme

 

Fotografie del 06/02/2010

Nessuna fotografia trovata.

< febbraio 2010 >
L
M
M
G
V
S
D
1
2
3
4
5
6
7
8
9
             
             

Titolo
Ambiente ed Energia (186)
Cinema e Spettacoli (113)
Come Capire La Finanza (5)
Commento della settimana (132)
Commento di Apertura (216)
Commento di Chiusura (638)
Corso di Trading - Indici e Titoli Azionari (5)
Corso di Trading - Obbl., Mat.Prime, Val. (17)
Cultura (1)
Ftse Mib (68)
Gli Speciali Della Redazione (488)
Hi - Tech (36)
I Mercati (960)
I Nostri Libri (47)
I Nostri Video (108)
Indici Mondiali (67)
Le Grandi Firme (275)
Le Grandi Istituzioni Finanziarie (6)
Logica e Giochi (13)
Mostre ed Eventi (13)
OnLine Trading Center (6)
Osservatorio Internazionale (2402)
Osservatorio Nazionale (1547)
Portafoglio (386)
Provocazioni Finanziarie (5)
Report/ Due Anni di Governo (3)
Scienze e Società (535)
Stampa Internazionale (626)
Succede Nel Mondo (670)
Vignette dal Mondo (56)
Woodstock Story - Anniversary (9)

Catalogati per mese:

Ultimi commenti:
Penso che per il 17 di questo mese, scadenza tecnica dei futures, avremo le idee più chiare su che tipo di trend prenderà il mercato.
07/09/2010 @ 22:23:18
Di roxioni
Enrico, del post n.15 non ho capito un capzo ma ti voto per il fatto che affermi:"ci sono anche debiti storici"La cassa del mezzogiorno, mantenuta da decenni con la scusa dei debiti storici, che cosa ...
05/09/2010 @ 10:45:06
Di Mario
Enrico, cosa intendi con " L'industrializzazione non deve essere avulsa dalla produzione necessaria al mercato interno in termini occupazionali...."Vuol per caso dire che vuoi anche tu mantenere degli...
05/09/2010 @ 10:41:38
Di Mario
Enrico, cosa intendi col "recupero dei voti degli esclusi"????Magari che gli assenti hanno ragione??A casa mia gli assenti hanno sempre torto.Così come dovrebbe essere in qualsiasi società democratica...
05/09/2010 @ 10:32:48
Di Mario
...indicato come causa, effettivamente il trend e' una scusa; taluni fattori sono tendenziali nel medio e breve non da un giorno all'altro
04/09/2010 @ 19:51:52
Di enricodesimone@faswebnet.it
Mario, tutti i sistemi vanno bene se consentono il recupero dei voti degli esclusi, ovvero il doppio turno e senza premi che si finisce col far governare maggioranze relative: col governo non parlam...
04/09/2010 @ 19:42:57
Di enricodesimone@fastwebnet.it
L industrializzazione deve raccordarsi col mercato economico globale ma non dipendere avulsa dalla produzione necessaria al mercato interno divenendo selvaggia in funione unicamente del profitto; i r...
04/09/2010 @ 19:33:22
Di enricodesimone@fastwebnet.it


Titolo

Aggiungi FEED


MOVIMENTO ZEITGEIST - Guida di Orientamento per l'Attivista


Per destinare il 5 per mille all’UAAR è sufficiente compilare lo spazio riservato al cinque per mille sulle dichiarazioni dei redditi (CUD, 730, Unico) nel seguente modo:


Un nuovo sito finanziario su Twitter… e non solo.Un laboratorio di idee dove incontrarsi, discutere, riflettere, per maturare una più completa comprensione delle dinamiche che muovono i processi economici ed i mercati finanziari.


Osservatorio trilingue @ TurismoAssociati.it :


Finanza in Chiaro consiglia:


cerca solo su Finanza in Chiaro

TV @ FiC Media


Wikio - Top dei blog - Economia





Prenotazioni hotel, voli, offerte viaggi e vacanze, case vacanze, voli low cost, noleggio auto, offerte speciali.


Scacchi, Sudoku, Go, Biliardo, ecc., tutto on-line multigiocatore gratis

Siamo lieti di presentarVi una community multiplayer con migliaia di utenti sempre connessi per giocare online.



Ultima Ora @
Finanza in Chiaro

Nuova Zelanda, scossa di 5.1 evacuati hotel a Christchurch

Torna X Factor, e niente è come prima Morgan grande assente, Elio gli rende omaggio

Italia sul velluto Far Oer travolte

Superenalotto, ecco i numeri Ancora nessun 6 né 5+1

Goleada Italia Cassano show 5-0 e bel gioco

Fini: "Presidente della Camera per ora, e per tutta la legislatura"

PORTAFOGLIO AL 07/09/2010

07/09/2010 – BORSE: PRIMO STORNO DI SETTEMBRE

" PAROLE D'ESTATE" DI TITO BOERI

Santander potrebbe assumere 6 mila dipendenti

Usa, nel mirino di Cuomo le carte di credito degli studenti

La Cina blocca i prestiti bancari alle aziende più inquinanti

Mii de clienti reclamã comisioane abuzive si dobânzi uriase. Bãncile blocheazã Protectia Consumatorului.

VIAGGIO IN AMERICA - Eugenio Benetazzo e la menzogna dell'integrazione razziale all'americana.

Preventative Measures - Turismo Associati Cartoon 4 You.

Palmaria ( SP): l'isola che non c'é. Turismo Associati la ritrova...

Julian Assange on the Afghanistan war logs: "They show the true nature of this war". VIDEO.

TurismoAssociati.it presents: Bertrand Russell - Ideas that Have Harmed Mankind - part 1

Berlusconi torna in piazza E Bossi insiste: «Fini lasci»

FareFuturo: «Caro Babbo Natale, portati Minzolini al Polo Nord»

Federmeccanica disdetta il contratto nazionale del 2008

Maroni: «Il film su Vallanzasca?Io sto dalla parte delle vittime»

Crisi, Tremonti tranquillo: «Non sarà un autunno d'emergenza»

Lite in sala parto a Messina «Ischemia cerebrale per il bimbo»



Titolo

www.FinanzaInChiaro.it




08/09/2010 @ 5.54.33
script eseguito in 2688 ms