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Articoli del 07/02/2010

Di Giancarlo Marcotti (pubblicato @ 21:52:10 in Commento della settimana, linkato 238 volte)

Le ultime tre sedute per le Borse europee sono state una vera Caporetto, una ritirata di tale portata ha pochi precedenti ed ha contribuito a far ricomparire certi spettri che pensavamo di non dover più vedere.

Stiamo parlando di Borse europee non a caso, perchè, se c'è stata un'anomalia nell'ottava appena trascorsa, questa riguarda proprio il Vecchio Continente.

Dando infatti una scorsa alla tabella che pubblichiamo settimanalmente, relativa alle performances dei quattordici principali indici borsistici internazionali, troviamo una “spaccatura” non usuale.

E' vero infatti che tutti questi indici hanno terminato con un bilancio settimanale in rosso, però i dati si discostano notevolmente con una chiara suddivisione geografica.

I tre indici americani fanno registrare una flessione decisamente contenuta (dal -0,29% del Nasdaq al -0,72% dell'S&P 500), a seguire troviamo l'Asia il cui risultato è peggiore, ma accettabile (si va dal -1,38% del Giappone al -2,70% dell'India), ben più drammatica la situazione dell'Europa che, se escludiamo Londra (-2,46%), occupa tutte le ultime posizioni della classifica con ribassi sostenuti che culminano col terribile -7,71% di Madrid.

Il principale indice azionario iberico sta lasciando sul terreno il 15,38% da inizio anno, roba da far tremare le vene ai polsi.

Tutto ciò, naturalmente, “ha radici antiche” nel senso che è il risultato di un diverso approccio ad una crisi che negli Stati Uniti è stata immediatamente percepita come gravissima, mentre in Europa si è cercato, oltre ogni più ragionevole logica, di tamponare.

Il risultato è che l'apparato produttivo americano è oggi sano e pronto a ripartire come testimonia il +5,7% fatto registrare dal Pil statunitense nell'ultimo quarto di anno, mentre in Europa siamo alle prese con le solite inefficienze stataliste.

Noi dobbiamo “salvare i posti di lavoro” a costo di affondare tutti nella melma, siamo assolutamente incapaci di rinnovare, ci lamentiamo dello status quo per poi far di tutto affinché nulla muti, letteralmente impauriti da qualsiasi cambiamento.

Con questo non voglio assolutamente minimizzare il dramma dei senza lavoro negli Stati Uniti, anzi, è bene dire a caratteri cubitali, che fa bene il Presidente americano a mettere al primo posto, nell'agenda delle priorità, proprio il problema della disoccupazione.

Sia ben chiaro che un Paese, per quanto forte e progredito non può assolutamente tollerare, né permettersi di avere 16 milioni di persone che “vanno a spasso”, a lungo andare (e non molto lungo) ciò diventerebbe un problema sociale di una tale portata da mettere in discussione la stessa democrazia americana.

Il fatto è che oggi ci sono le condizioni per affrontare questa emergenza dato che l'apparato economico si è ristrutturato.

Negli Stati Uniti, infatti, oggi c'è la fiducia che nei prossimi mesi la situazione tenderà prima gradualmente e poi più intensamente a migliorare, in Europa no! Questa è la differenza e non è da poco.

Per quanto riguarda il nostro indice principale la batosta è risultata tremenda, ma noi, ostinatamente, continuiamo a ritenere che il nostro listino merita miglior attenzione da parte degli investitori istituzionali.

Le nostre Banche hanno situazioni certamente migliori rispetto alla media europea, ed anche la nostra industria ha assorbito meglio di altre l'impatto recessivo, però forse a pensarla in questo modo siamo rimasti davvero in pochi e così, soltanto quattro dei quaranta titoli che compongono l'indice principale fanno ancora segnare un rialzo nel bilancio del 2010.

FTSE MIB a 20.815,88 punti (-4,93%).

Soltanto due titoli chiudono l'ottava con un rialzo rispetto ai trentotto ribassi.

SAIPEM (+1,23%) la seduta di martedì (+5,21%) aveva proiettato il titolo sopra quota 25 euro, poi, sono arrivati tre ribassi consecutivi, ma il bilancio resta ancora positivo.

ANSALDO (+0,50%) anche per l'azienda controllata da Finmeccanica la settimana si chiude in utile e con quotazioni vicinissime ai massimi assoluti. Le commesse continuano ad arrivare con continuità e questo è ciò che conta.

Passiamo ora ai maggiori ribassi.

FIAT (-9,69%) penalizzata oltre modo dalla vicenda Termini Imerese che è una vicenda emblematica di ciò che non funziona in Italia. Ribadiamo che ha perfettamente ragione Marchionne, da quando c'è lui alla guida dell'azienda torinese Fiat non ha incassato un centesimo dallo Stato, anzi, avendo risanato e riportato in utile l'azienda ha contribuito all'incremento delle relative entrate fiscali. Occorre, inoltre riconoscere al mega manager del Lingotto la correttezza di non voler barattare aiuti di Stato con il mantenimento in vita di uno stabilimento stracotto, è necessario chiudere, troncare definitivamente un'esperienza fallimentare e disastrosa. Dopo che un campo è stato bruciato non resta necessariamente il deserto, possono essere piantate nuove colture.

CIR (-8,96%) il crollo, da metà gennaio, è stato impressionante, ma obiettivamente non ci ha sorpreso, sul fondo della classifica di questa settimana troviamo così i due titoli che avevano maggiormente performato lo scorso anno.

BULGARI (-8,74%) è un po' il motivo ricorrente dell'ottava, un tentativo di ripresa ad inizio settimana ed una fine da panico.

POPOLARE DI MILANO (-8,16%) due giornate conclusive disastrose fanno rivedere al titolo quotazioni che non si riscontravano da inizio agosto.

INTESA SAN PAOLO (-7,92%) nella catastrofe dei bancari ci fa le spese anche Intesa che pure torna sui livelli di fine luglio.

MONDADORI (-7,66%) siamo sempre stati molto scettici sulle possibilità del titolo, ora è in caduta libera ed il paracadute si è aperto male.

UBI BANCA (-7,57%) senza ripeterci sui bancari.

PIRELLI (-7,57%) altro titolo sul quale avevamo parecchie perplessità, ora è in chiarissima difficoltà.

GENERALI (-7,12%) la crisi ed i tassi bassi fanno male agli assicurativi, ma francamente non pensavamo di poter rivedere Generali di nuovo sull'orlo dei 16 euro, a noi sembrano quotazioni sacrificate, se dovesse mutare un po' il sentiment lo riterremmo un titolo sul quale puntare.

ITALCEMENTI (-6,28%) a 8,43 euro, soltanto quindici giorni fa avremmo ritenuto queste quotazioni inimmaginabili.

EXOR (-6,28%) ovviamente risente della vicenda Fiat.

BUZZI UNICEM (-6,20%) tornato sulla soglia dei 10 euro, il settore è tartassato e quindi c'è poco da fare.

GEOX (-6,19%) di nuovo vicinissima ai minimi assoluti, siamo seriamente preoccupati per l'azienda.

ENI (-5,43%) forse la ripresa sarà più lenta di quanto atteso anche non molto tempo fa, ma vedere Eni a 16 euro quando soltanto il 14 gennaio scorso valeva 18,5 euro, a noi fa un po' impressione.

ATLANTIA (-5,41%) per un po' ha tentato di resistere, poi anche Atlantia ha dovuto alzare bandiera bianca nei confronti delle vendite.

LUXOTTICA (-5,33%) inevitabile anche il ritracciamento di Luxottica dopo che per lungo tempo aveva mantenuto quotazioni sostenute.

TENARIS (-5,05%) se scende anche Tenaris è detto tutto sulla gravità della situazione.

Gli altri titoli ad aver fatto registrare un ribasso nell'ottava appena trascorsa sono stati: Mediobanca (-4,66%), Impregilo (-4,56%), Mediolanum (-4,50%), Enel (-4,42%), Mediaset (-4,36%), Autogrill (-4,08%), Unipol (-3,75%), Finmeccanica (-3,73%), Lottomatica (-3,69%), Unicredito (-3,51%), Fondiaria (-3,39%), A2A (-3,35%), Banca Mps (-3,32%), Telecom (-3,23%), Campari (-3,10%), Prysmian (-2,50%), Parmalat (-1,60%), Terna (-1,54%), Stmicroelectronics (-0,84%), Snam Rete Gas (-0,66%) e Banco Popolare (-0,59%).

Terminiamo questo commento facendo rilevare che anche in questa nefasta settimana sul nostro indice principale molti dei titoli a maggior capitalizzazione si trovano sul fondo della classifica, ulteriore conferma di chi sta vendendo sul mercato.

Previsioni per la prossima praticamente impossibili da fare, di sicuro però i corsi riprenderanno a salire, prima o poi, e quella sarà l'occasione da sfruttare.

Giancarlo Marcotti per Finanza In Chiaro.

 
Di redazione (pubblicato @ 19:12:11 in I Nostri Video, linkato 971 volte)

Buongiorno a tutti e scusate il ritardo, ma sono rientrato in aereo da qualche minuto e mi avete beccato con il caffè. Sono successe un po’ di cose in queste ultime ore, dico subito che Massimo Ciancimino sta facendo delle dichiarazioni estremamente importanti a Palermo, al processo per la mancata cattura di Bernardo Provenzano nel 1995: sta descrivendo Provenzano come un intoccabile, come un uomo protetto da una parte deviata dei Carabinieri, con i quali aveva fatto un accordo addirittura prima della strage di Capaci, ma le dichiarazioni più importanti dal punto di vista politico sono quelle che molti giornali domani nasconderanno, ma di questo parleremo lunedì, quando la polvere si sarà depositata e quando avremo tutte le bocce ferme e tutti gli elementi per parlarne.

Gli spioni Telecom.

Intanto ci sono altre notizie interessanti: per esempio, vi ricordate Tronchetti Provera? L’avevamo ribattezzato Tronchetti Dov’era, perché mentre i suoi uomini della security spiavano a destra e a sinistra e raccoglievano migliaia di dossier lui non c’entrava, lui non sapeva.


Personalmente è stato assolto nel processo per lo spionaggio illegale della security Telecom, che per altro lui aveva ingaggiato e stipendiava lautamente, da Tavaroli agli altri, ma adesso chi di voi legge Il Fatto Quotidiano ha qualche elemento di conoscenza in più, perché ieri Peter Gomez ha intervistato l’investigatore Cipriani, che portava i dossiers su commissione a Tavaroli e lì si dicono cose molto interessanti sui dossier, a proposito di Cesa, a proposito di Aldo Brancher, una delle eminenze grigie di Forza Italia, molto legato anche alla Lega Nord e sui DS, con il famoso Fondo Quercia, che ha dato origine a tante polemiche e a tante denunce e soprattutto minacce di denunce da parte di D’Alema. Vi assicuro che vale la pena di leggere questa intervista, che trovate anche sul blog antefatto.it, ma intanto sul caso Telecom c’è una novità clamorosa, ovvero che la Pirelli e la Telecom stessa hanno deciso di patteggiare. Stiamo parlando della Telecom e della Pirelli di Tronchetti Provera, che avevano Tavaroli come loro capo della security, che si sono anche sempre proclamate come società indenni da ogni responsabilità e ignare di tutto. Possono essere chiamati a rispondere penalmente non soltanto le persone fisiche, ma anche le persone giuridiche e le società, quindi rischiavano una condanna a un megarisarcimento: prevenire è meglio che subire e conseguentemente che cosa fanno? Pagano prima di venire condannati, naturalmente Il Corriere della Sera ci fa sapere che sono innocenti, eh, non si dichiarano colpevoli e infatti non è necessario, per patteggiare, dichiararsi colpevoli in Italia. Avete mai visto un innocente che patteggia e versa 7 milioni di Euro? Ho l’impressione che, se uno versa 7 milioni di Euro uno sull’altro, sono 14 miliardi delle vecchie lire, probabilmente non è che si senta tanto innocente: vedremo che spazio ci sarà per risarcire le tante persone spiate e lo dico in conflitto di interessi, perché ero uno dei giornalisti sui quali gli spioni che lavoravano per la Telecom compilavano report, esattamente come facevano gli spioni del Sismi ai tempi del generale Pollari. E anche su questo c’è una novità, perché oggi è uscita la motivazione della sentenza di condanna delle spie della Cia che sequestrarono Abu Omar, se non erro nel 2003, e il giudice spiega che il Sismi era perfettamente al corrente di tutto, di quel sequestro di persona realizzato con la complicità del nostro servizio segreto militare. Un cittadino egiziano, Abu Omar, a cui l’Italia aveva dato asilo per poi farlo sequestrare, deportare in Egitto e torturare lontano dai nostri occhi, il Sismi sapeva, Pollari sapeva, Pompa sapeva, Mancini sapeva, i vertici del servizio segreto militare sapevano, ma sapeva anche il governo: tant’è che prima il governo Prodi e poi il governo Berlusconi misero il segreto di Stato su quella vergogna, per impedire che si processassero il generale Pollari, Mancini e gli altri. Nelle motivazioni c’è scritto che sapevano anche loro e conseguentemente il giudice dice chiaramente che, se non fossero stati salvati dal segreto di Stato, grazie anche a una sentenza molto ambigua e molto discutibile della Corte Costituzionale, direi pilatesca, sarebbero stati puniti anche gli spioni italiani e invece gli spioni italiani non sono stati puniti, anche se c’entravano e ce lo dice il giudice, cui avevano legato le mani, così sono stati puniti soltanto gli spioni americani, che tanto erano già scappati e si erano resi irreperibili e, seppure la giustizia milanese avesse chiesto prima al governo Berlusconi, poi al governo Prodi tramite Mastella, di attivare le procedure per un mandato di cattura internazionale e per la cattura e la consegna di 26 spie della Cia, né il governo Berlusconi né il governo di centrosinistra hanno mai attivato quelle procedure e si sono semplicemente rifiutati di farlo, o addirittura, come nel caso di Mastella, di rispondere. Ma tutti i nodi vengono al pettine e quindi, anche se non li possiamo punire, sappiamo che gli uomini dei servizi segreti, invece di proteggere l’Italia dal terrorismo, hanno organizzato un sequestro di persona di un imam, Abu Omar, che tra l’altro era sospettato di legami con l’estremismo islamico e che la Procura di Milano stava tenendo d’occhio e non sapremo mai che cosa stava facendo, che cosa aveva fatto e che cosa avrebbe fatto, perché? Perché nel bel mezzo dell’indagine fu prelevato e portato in Egitto a scopo di tortura dai nostri servizi segreti e da quelli americani. Queste sono cose che restano sullo sfondo della nostra politica Telecom e Sismi, perché? Perché si chiamano ricatti, perché nessuno ha il coraggio di scaricare gli spioni della Telecom, come nessuno ha il coraggio di scaricare gli spioni del Sismi, perché? Perché evidentemente nelle più alte stanze delle istituzioni italiane si sa che queste persone hanno deviato dai loro compiti e hanno accumulato dossier e, per quanto si possano fare leggi per distruggere i dossier illegali, ce ne è sempre una copia o c’è sempre il rischio ce ne sia una copia, per cui abbiamo un’intera classe politica sotto ricatto da parte di questa gentaglia, perché solo così si può spiegare il fatto che, con tutto quello che è emerso, il generale Pollari sia ancora in auge e del caso Telecom non voglia parlare nessuno e che, quando venne fuori la notizia che Tavaroli aveva messo da parte qualche migliaio di dossier, il Parlamento si precipitò.. il governo di centrosinistra e il Parlamento con tutti i partiti d’accordo, tranne Di Pietro, si precipitarono a fare un decreto che ordinava la distruzione di migliaia di dossiers, cioè del corpo del reato, ancora prima che venissero aperti e si sapesse che cosa c’era dentro. Ecco perché si può parlare tranquillamente di ricatti: si può parlare di ricatti, anche perché poi centrodestra e centrosinistra hanno collaborato amabilmente - me ne sto occupando proprio in questi giorni, sto rivedendo le bozze del nuovo libro “ Ad Personam” - come sono stati salvati per legge sia i vertici del Sismi, sia i vertici della Telecom, con una legge salva /Pollari e una legge salva /Tavaroli e salva /Telecom: ecco perché bisognerebbe aprire, finalmente, le finestre e buttare via le scorie, buttare via gli scheletri, cacciare vecchi arnesi della politica che stanno lì a rimasticarsi e a ricattarsi a vicenda da decine e decine di anni, dove tutti sanno tutto di tutti, dove tutti hanno fatto cose con qualcuno, dove si tengono sotto scacco gli uni con gli altri per dare una ripulita e una rinfrescata all’edificio. Ecco perché è importante, ancora una volta, selezionare candidati nuovi: non perché il nuovo sia bene in quanto nuovo, ci sono dei giovani che fanno rimpiangere i vecchi, non è quello il problema, non è un problema anagrafico, è un problema di permanenza, ci vuole il bollino di scadenza ai politici, dopo un po’ scadono come gli yogurt, quagliano, inacidiscono, marciscono, ammuffiscono, ci vuole.. guardate, non sono un grillino fanatico, ma credo che la proposta più importante, ancora più importante del ripristino della preferenza e ancora più importante della cacciata dei condannati dal Parlamento, sia proprio quella intorno all’idea delle due legislature, non di più. Dopo due legislature via, così si evitano i ricatti, in attesa di avere una classe politica che si comporti correttamente e non si renda ricattabile. Se uno rimane per due legislature ha poco tempo per fare cosacce o per sapere delle cose per ricattare qualcun altro, o per diventare ricattabile lui, dopodiché fuori.

Israele - Italia.

E allora bisognerà occuparsi ancora una volta di quello che succede in vista delle elezioni regionali, perché ormai le regioni e i governatori hanno dei poteri che valgono di più dei poteri dei Ministri certe volte, visti i soldi che maneggiano soprattutto nel settore della sanità e dei rifiuti. Infatti tutti gli scandali di questi anni nascono da questioni di sanità o di rifiuti: dalla Calabria, alla Puglia, alla Campania, alla Lombardia, alla Liguria, al Piemonte, alla Sicilia, con un bel po’ di Lazio, con un bel po’ di Abruzzo etc.. E allora oggi Berlusconi è in Israele: uno dei pochi Paesi dove non dovrebbe proprio mettere piede neanche per sbaglio, neanche per fare scalo, perché?
Perché Israele è proprio il contrario del modello berlusconiano, anche se lui finge di essere il migliore amico e qualcuno in Israele abbocca pure. In realtà, quello che succede in Israele nel rapporto tra politica e giustizia è esattamente l’opposto di quello che succede da noi: sapete che in Israele, come in Italia e come in Francia, il Capo dello Stato non può essere processato per reati collegati alle sue funzioni durante l’esercizio delle funzioni medesime, però qualche anno fa c’era il penultimo Capo dello Stato, che si chiama Kazan, nomen omen, visto che fu beccato a molestare alcune segretarie. Poteva impugnare la propria immunità e restare al suo posto, in realtà gli venne da ridere all’idea di acciuffare l’immunità, che è una cosa seria che dovrebbe essere collegata con i compiti istituzionali, per proteggersi da un processo che lo riguardava in quanto privato cittadino con le mani un po’ troppo lunghe: infatti se ne andò, si fece processare a mani nude e senza scudo. Poi ci sono le altre cariche: per esempio il Presidente del Consiglio che, come in tutto il mondo, nessun Paese escluso, non ha alcuna immunità legata alla carica di Presidente del Consiglio; voi sapete che continuano a riempirci le orecchie, “ in tutto il mondo il Presidente..”: in nessun Paese del mondo il Primo Ministro ha un’immunità legata alla carica di Primo Ministro, se è parlamentare ha lo stesso trattamento di tutti gli altri parlamentari e, se non è parlamentare, è nudo, a disposizione della giustizia e può anche essere arrestato in certi Paesi, senza nessuna richiesta di permesso al Parlamento. Infatti in Israele Olmert, Presidente del Consiglio di un Paese in guerra, in piena guerra del Libano.. anzi, credo fossimo tra la guerra del Libano e la guerra di Gaza, fu accusato dalla Polizia, che poi presentò una denuncia alla magistratura, di un piccolo finanziamento illecito: quando parlo di finanziamento illecito, parlo di finanziamento illecito, ossia di soldi presi dal suo partito, Kadima, partito fondato da Sharon, che poi ha avuto l’ictus e è ancora in stato vegetativo, ma è ancora formalmente vivo, finanziamento non registrato e quindi non una tangente in cambio di un appalto etc., ma un finanziamento irregolare. Non ha detto “ ah, beh, ma i finanziamenti irregolari non sono reato”, oppure “ ah, beh, ma lo facciamo tutti”, “ ah, beh, ma la legge non basta, i partiti costano di più di quanti soldi possono prendere per legge e quindi è ovvio che si arrotonda”, oppure “ mah, è colpa del mio segretario”, “ ah, ma le toghe rosse, ah, ma il complotto dei miei avversari labouristi..”, “ voglio lo scudo, voglio il lodo qua, voglio il lodo là, il lodo costituzionale, il lodo mica costituzionale e il legittimo impedimento e il processo breve e il diavolo che se lo porta”! Ha detto “ io sono innocente, lo dimostrerò in Tribunale, mi dimetto e sono orgoglioso di avere governato un Paese nel quale la Polizia e la magistratura possono indagare liberamente, senza condizionamenti, sui capi del governo”, ha detto questo, Olmert, due estati fa, prima di dare le dimissioni, negli stessi giorni in cui l’Italia approvava il Lodo Alfano. Frase che andrebbe scolpita all’ingresso di Palazzo Chigi, di Palazzo Madama, Montecitorio, Quirinale e anche di Palazzo Grazioli, Villa Certosa e Arcore : “ sono orgoglioso di avere governato un Paese nel quale la magistratura e la Polizia sono libere di indagare liberamente, senza condizionamenti, sul capo del governo e quindi mi dimetto”. Dice “ ah, ma se poi lo assolvono?”, se lo assolvono rientra in politica, solo da noi vale questa roba, dice “ se lo assolvono?”, se lo assolvono meglio, vuole dire che diceva la verità! Da noi questo “ se lo assolvono” non ha alcun senso, perché? Perché tanto anche se lo condannano resta dentro il Parlamento lo stesso, da noi dicono “ e se lo assolvono?”: sì, ma perché se lo condannano cambia qualcosa? Se ti assolvono sei vittima di un complotto, se ti condannano sei vittima di un complotto e intanto resti in politica, allora che differenza fa l’assoluzione o la condanna? Hanno beatificato Craxi, che era condannato, che cosa gliene importa se lo assolvono?! 

Se assolvono o condannano qualcuno non fa alcuna differenza, tanto è sempre un complotto: se ti assolvono hai la prova che i PM complottavano contro di te e finalmente hai trovato dei giudici terzi, se ti condannano è la prova che c’è un complotto dei Pubblici Ministeri, che si sono messi d’accordo con i giudici per fotterti, quindi è un complotto perpetuo in Italia, quando si processa un politico. 
In Francia avete appena visto un’altra lezione di civiltà: hanno detto “ ah, ma in Francia..”, no, in Francia un corno! In Francia c’è il Capo dello Stato.. ma perché i Capi dello Stato hanno questa forma di trattamento diverso da quello dei comuni cittadini? Perché il Capo dello Stato è l’emanazione del Re, è la prosecuzione del Re: ecco perché c’è questo privilegio che riguarda uno, perché è il simbolo della Nazione, per gli anni in cui la simboleggia lo si preserva e dopo lo si processa, questa è una regola accettabile, ma non c’entra niente con il Presidente pro tempore del Consiglio della Camera, del Senato, o con i Ministri e cose del genere.

Infatti in Francia era a capo del governo Dominique De Villepin: era a capo del governo con Chirac all’Eliseo e aveva un nemico acerrimo all’interno del partito gaullista, ossia Nicola Sarkozy, il quale con le sue denunce - Ministro dell’Interno del governo De Villepin- riesce a fare aprire un processo per l’affare Clair Epstein, in cui De Villepin è accusato, insieme a alcuni uomini dei servizi segreti, di aver accumulato dei dossiers per screditare delle persone tra le quali Sarkozy, accusandole di aver preso soldi etc. etc.. De Villepin ha sempre detto “ non ho fatto niente, non ho dato nessun ordine: se qualcuno ha fatto dei dossiers, non li ha fatti su mio input”. Dopodiché c’era la campagna elettorale per l’Eliseo, per succedere a Chirac che scadeva, i candidati più accreditati erano i due leaders emergenti del partito gaullista, ossia Villepin e Sarkozy. Se ne è candidato solo uno, solo Sarkozy, De Villepin, Capo del governo, ha lasciato alla scadenza della legislatura, si è messo da parte: perché?

Perché era imputato, si è fatto il processo e adesso, dopo due anni, è stato assolto: i giudici hanno stabilito che lui non c’entrava niente, avete sentito qualche strepito, il complotto? Guardate che avrebbe avuto ragione a parlare di complotto, perché quel processo lì è nato perché Sarkozy ha montato su un casino che non finiva più, era una provocazione tipo quella della Telecom Serbia, una calunnia nata negli ambienti sarkoziani per eliminare un avversario politico temibile come Villepin, che è molto più signorile, è molto più colto, è molto più presentabile rispetto a questo buzzurro del Presidente francese che abbiamo adesso, il quale comunque è molto più elegante del nostro, naturalmente è tutto parametrato. Villepin viene eliminato dalla corsa all’Eliseo con un processo e due anni dopo viene assolto: figuratevi se non aveva elementi sufficienti per gridare al complotto! Non ha detto mai la parola complotto, ha detto “ Sarkozy mi odia e questo lo sappiamo”, si è ben guardato dal dire “ Sarkozy mi deve amare”, eh, questo lo dice il nostro, perché c’ha uno scolapasta in testa. Ha detto “ Sarkozy mi odia, ma quelli sono fatti suoi, sono felice che la magistratura abbia finalmente accertato la mia innocenza, ora senza rancori ritorno al servizio dei francesi”, capite che cosa è una democrazia rispetto a questa Repubblica delle banane o dei cachi, o dei fichi d’India che è diventata la nostra? 

Uno che avrebbe potuto strillare quanto voleva al complotto e nessuno avrebbe potuto dirgli niente non se lo è neanche sognato: perché? Perché chi fa parte del potere non può delegittimare un altro potere, altrimenti delegittima sé stesso di carambola. Quindi ritorno, rispetto, nessun rancore, nessun complotto, nessun urlo, non ha chiesto lodi, non ha chiesto legittimi impedimenti, è andato al processo, sempre presente, non ha detto “ voglio essere giudicato dai miei pari, voi non sapete chi sono io, io sono più uguale degli altri, io sono primus interparete”, come dice quell’altro. No, si è fatto giudicare come un comune cittadino e è stato assolto e, alla fine, dato che i processi finiscono o con la condanna o con l’assoluzione - in Francia non hanno il privilegio che abbiamo noi, di uscire da colpevoli con la prescrizione, salvo rari casi - ha ritenuto che la sentenza di assoluzione fosse una cosa normale. Da noi, ogni volta che assolvono un potente, si dice “ ecco, allora non doveva essere processato”, come se i processi giusti fossero solo quelli che finiscono con le condanne! E’ una cosa folle, tipica nostra. 

Berlusconi in Israele, ma anche in Francia, non dovrebbe proprio entrarci, perché  lì succedono cose esattamente opposte a quelle che succedono in Italia da quando c’è lui: all’estero, quando un politico ha un processo, salta il politico; da noi, quando un politico ha un processo, salta il giudice oppure salta il processo, questa è la differenza fondamentale.

Il PD e i candidati condannati.

Ma dato che il centrosinistra non vuole essere da meno, che cosa fa? Si è messo a candidare a governatore un imputato: sapete che Berlusconi invece gli imputati preferisce mandarli in Parlamento, perché lì c’è l’immunità; il PD invece qualcuno lo mette anche a governatore, uno dice “ ma non l’avrà mica messo in Campania questo candidato imputato?”, no, perché ne aveva uno, Bassolino, che avrebbe dovuto dimettersi anni fa, è imputato di truffa alla regione che lui stesso presiede e non se ne è mai andato, quindi è parte civile contro sé stesso, è imputato e parte civile, è incredibile, no?

Dice “ metteranno un incensurato, uno che non ha processi dopo Bassolino”, invece no: Bassolino ha un processo per truffa e, al suo posto, candidano Vincenzo De Luca, Sindaco di Salerno, che ha due processi, due rinvii a giudizio, è già in Tribunale ma ne ha due di processi, mentre Bassolino solo uno. Sempre meglio, no! Per sostituire un imputato una volta ci mettono uno, candidano uno che è imputato due volte. Io avrei preso un ergastolano direttamente, almeno era libero da incombenze, ormai aveva l’ergastolo, governava dalla cella, tanto ormai siamo abituati, abbiamo la signora Mastella che ha il divieto di dimora in Campania, lei dice di essere in esilio a Roma, dice che si candida dall’esilio romano: pensate, una che si candida in Campania e non può fare campagna elettorale in Campania, perché i giudici non la lasciano avvicinare, visti i danni che ha fatto fino a adesso! Farà i comizi con il megafono dal balcone della casa a Roma, oppure in teleconferenza come i pentiti, come i collaboratori di giustizia, anche se lei non è pentita di niente. 

Per dirvi chi è questo De Luca, De Luca è stato rinviato a giudizio nel 2008 insieme a 47 persone per associazione a delinquere, ma un’associazione a delinquere piuttosto fornita, piuttosto nutrita, una cinquantina di membri, per concussione, truffa e associazione a delinquere a proposito di vari maneggi urbanistici per un parco marino, il Sea Park, che era stato situato in una zona prima occupata dalla Ideal Standard e lì ci sono speculazioni di ogni genere, con ritardi nell’approvazione del Piano Regolatore Generale, perché se fai il Piano Regolatore Generale poi hai dei vincoli e invece senza il Piano Regolatore Generale puoi fare quello che vuoi e di questo è accusato questo signore.

Nel 2009, ossia l’anno scorso, altro rinvio a giudizio con tredici persone per truffa e falso a proposito della delocalizzazione delle manifatture cotoniere meridionali in una zona nuova, la zona industriale nuova di Salerno. Entrambi i processi sono in corso e quindi, se sarà eletto, De Luca dovrà dividersi tra l’aula della Regione Campania e l’aula del Tribunale di Salerno, sarà a mezzo servizio e magari farà anche il Sindaco, chi lo sa? Perché questi sono capaci di tutto, fanno i Sindaci, i Presidenti.. una volta era stato Sindaco contemporaneamente a parlamentare e fu lì che il Parlamento negò l’autorizzazione all’uso di certe intercettazioni, che pare avrebbero potuto addirittura aggravare la sua posizione. Pensate che il Pubblico Ministero aveva chiesto addirittura il suo arresto, poi il G.I.P. invece aveva optato per misure meno afflittive, tanto poi il Parlamento l’arresto l’avrebbe negato e quindi era inutile chiederlo. Questo è il candidato del Partito Democratico nella Campania, devastata dalla questione morale, nella Campania di Casentino etc.. Ora immaginate come fa un partito che candita un pluri/imputato non per reatucoli, ma per associazione a delinquere, concussione, truffa, falso, a fare la morale agli altri che poi non fanno dimettere neanche Casentino, che ha pendente sulla testa un mandato di cattura per camorra confermato l’altro giorno in Cassazione. E’ bene saperle queste cose, perché è evidente che, quando hai un’opposizione che mette direttamente la testa nella tagliola, poi la maggioranza evidentemente vince: anzi, gli elettori diventano sì qualunquisti, ma non perché sentono Grillo o perché sentono Annozero o cosa, diventano qualunquisti perché vedono che non c’è differenza nei comportamenti e conseguentemente si buttano nella disperazione e nell’astensionismo. Spero che non ci sarà astensionismo, perché per fortuna ancora non sono riusciti a relegare i nostri consensi su due soli partiti: il famoso PDL e PD meno L, per cui ci saranno delle alternative e mi auguro, anzi, che nel centrosinistra, oltre a Italia dei Valori e a Sinistra Radicale, anche dentro il PD le componenti più ragionevoli, le persone più normali - parlo di Marino, della Serrachiani etc. - vengano fuori per dire no a questo sconcio in Campania, perché la Campania da anni è veramente il simbolo e l’indicatore di un trend, il termometro di dove va l’Italia. Grazie allo scandalo della monnezza e a Bassolino Berlusconi ha potuto farsi due anni di campagna elettorale, figuratevi quando ci camperanno sul fatto che, al posto di Bassolino, c’è un pluri/imputato per il centrosinistra, mentre il centrodestra candida un incensurato, novità assoluta, ma manca soltanto che Berlusconi vada a fare la campagna elettorale dicendo “ votate per noi, perché il nostro candidato non ha processi in corso”, sarebbe la beffa finale, ma qualcuno se la meriterebbe!


Continuate a seguire Il Fatto Quotidiano, perché ovviamente su questa storia di De Luca e sulle candidature non mi pare di vedere grande interesse da parte degli altri giornali e noi, invece, ci stiamo occupando di questo in prima pagina. Buona settimana e passate parola.

Fonte: beppegrillo.it

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Di Admin (pubblicato @ 17:11:17 in Osservatorio Internazionale, linkato 205 volte)

La vittoria di Scott Brown nel seggio al Senato del Massachusetts che per più di quaranta anni era stato di Ted Kennedy è stato un colpo duro per il Partito Democratico e l'ideologia di sinistra.

Dal lato opposto del Paese però emerge una sconfitta per la destra con l'aumento delle tasse approvato dal recente referendum nello Stato dell'Oregon.

L'aumento delle tasse non sarà generale per tutti i cittadini ma si applicherà solo agli individui con reddito di 125.000 dollari annui oppure alle coppie che guadagnano il doppio.

In effetti, solo il tre percento degli oregoniani vedranno le loro tasse aumentate. Un altro aumento dal 6,6 al 7,9 percento si applicherà alle aziende.

Ciò non cambierà molto la situazione delle corporation dato che il cinquanta percento di loro solo paga la ridicola somma del minimo di dieci dollari di tasse annue.

La legge sull'aumento delle tasse era stata approvata dalla legislatura statale. Come era da aspettarsi, tutti i democratici avevano votato a favore mentre i repubblicani si erano opposti.

Gli oregoniani contrari all'aumento della tasse hanno raccolto firme ma nel referendum le due "propositions" per aumentarle sono state approvate dagli elettori. L'aumento delle tasse era dovuto al fatto che il bilancio dello Stato aveva un buco di quattro miliardi. Le nuove tasse aumenteranno le casse del tesoro di settecentomila dollari.

Non si risolveranno tutti i problemi fiscali dello Stato ma aiuteranno ad evitare il licenziamento di maestri, la chiusura delle scuole, e naturalmente i tagli alla sanità. Le due "propositions" sono state approvate grazie al supporto dei sindacati ma soprattutto perché la maggioranza dei cittadini ha capito che coloro che guadagnano abbastanza hanno il dovere di contribuire qualcosa in più per il bene comune.

Gli aumenti avranno un lieve impatto nella vita del tre percento degli oregoniani che dovranno pagare di più.

L'opposizione alle tasse fa parte del Dna repubblicano. Le tasse, secondo il Gop, non vanno mai aumentate.

In periodi di crisi economica la spiegazione è che le tasse più alte avranno un impatto negativo sulla creazione di posti di lavoro. Quando l'economia va a gonfie vele le tasse vanno naturalmente tagliate, secondo la filosofia repubblicana. Le tasse non si aumentano mai.

Per i repubblicani ognuno è libero di guadagnare quanto può e le sue responsabilità al bene comune sono minime. Il governo ruba i soldi dei cittadini con le tasse. Non era sempre così.

Nel passato anche l'icona del Partito Repubblicano, Ronald Reagan, aumentò le tasse non una ma due volte quando era governatore della California. Ma naturalmente nessuno lo ricorda.

I repubblicani moderni non hanno la personalità di Reagan il quale poteva usare la retorica contro le tasse ma poi applicare un certo realismo quando si trattava di governare.

Il presidente Barack Obama ha subito un colpo in Massachusetts dato che la vittoria di Brown gli ha ridotto la supermaggioranza di sessanta voti al Senato.

I quarantuno senatori repubblicani potranno ostacolare con più forza la sua agenda legislativa. Ciononostante anche Obama in un certo senso aumenterà le tasse a coloro che guadagnano più di 250.000 dollari annui.

Lo farà lasciando scadere i tagli fiscali alle famiglie con reddito di 250 mila dollari annui approvati dall'amministrazione di George Bush. In un certo senso si tratta di un aumento non molto diverso da quello approvato in Oregon.

Steve Poizner, candidato repubblicano alle primarie repubblicane per la carica di governatore della California, ha annunciato recentemente che se eletto ridurrebbe le tasse del 10% e il bilancio anche della stessa cifra.

Ciò sarebbe un disastro per lo Stato considerando il deficit di circa venti miliardi. È una posizione estrema sulle tasse.

Si oppone totalmente al concetto espresso da Oliver Wendell Holmes, noto giudice della Corte Suprema, il quale disse che le tasse sono ciò che si paga per vivere in una società civilizzata.

Domenico Maceri (dmaceri@gmail.com), PhD della Università della California a Santa Barbara, è docente di lingue a Allan Hancock College, Santa Maria, California, USA.

I suoi contributi sono stati pubblicati da molti giornali ed alcuni hanno vinto premi dalla National Association of Hispanic Publications.

 

Su iniziativa del Metropolitan Opera di New York, in Europa le trasmissioni in diretta di eventi culturali nei cinema si moltiplicano. Un modo per democratizzare la cultura, secondo Svenska Dagbladet

Il 14 gennaio lo Stockholms Konserthus ha trasmesso per la prima volta un'opera via satellite nei cinema di tutto il paese. Per questo evento le cose sono state fatte in grande, poiché il direttore Stefan Forsberg ha invitato la celebre cantante Malena Ernman a far cantare il pubblico, che in questo modo si è trasformato nel più grande coro lirico della Svezia.

Così, anche se il Stockholms Konserthus era tutto esaurito, la maggior parte del pubblico si trovava disseminata in una miriade di cinema sparsi per tutto il paese. Più di trenta sale hanno proiettato il concerto in diretta via satellite, con un'immagine in alta definizione e con un suono Dolby Surround 5.1.

La diffusione della cultura metropolitana nei cinema di provincia è una realtà dall'inverno scorso: nove concerti del Metropolitan di New York sono stati trasmessi in contemporanea in 83 cinema svedesi, dove hanno avuto un grande successo. A tal punto che il pubblico del Metropolitan è oggi più numeroso in Svezia che nella prestigiosa sala di Manhattan: il 16 gennaio 2009 alla Carmen hanno assistito quasi 7mila svedesi, mentre il Metropolitan può accogliere solo 3.800 persone. In Svezia sono già stati venduti 53mila biglietti per il programma invernale del Metropolitan.

Anche l'Opera reale di Stoccolma approfitta delle trasmissioni via satellite nei cinema, e nella scorsa primavera la Casa del popolo di Stoccolma ha organizzato la trasmissione di Falstaff e Cenerentola. L'esperienza ha avuto un tale successo che quest'anno sono previste altre quattro trasmissioni nei cinema.

Cultura per tutti

"L'Opera reale di Stoccolma può accogliere all'incirca un migliaio di persone, ma nei cinema di provincia ce n'erano quasi il triplo. La nostra missione è quella di diffondere la cultura dell'opera e quindi continueremo", afferma Kurt Blomquist, direttore tecnico dell'Opera reale. Nelle piccole città di provincia gli svedesi potranno quindi applaudire le rappresentazioni date nelle metropoli di tutto il mondo a un prezzo interessante, in media 200 corone [20 euro].

L'organizzatore è la Casa del popolo di Stoccolma, che vede la ritrasmissione di opere culturali nei cinema come un nuovo movimento di democratizzazione. "Vogliamo mettere la cultura alla portata di tutti. Abbiamo trasmesso un gran numero di spettacoli, dai concerti rock come quello di Robbie Williams alle opere newyorchesi", dice Rickard Gramfors, responsabile delle trasmissioni della Casa del popolo.

Fra i sostenitori dell'opera tradizionale, che vanno ad ascoltare le "vere" voci e non la tecnologia digitale, le opinioni sono contrastanti. Alcuni sono entusiasti di queste iniziative, come Anna-Lena Bengmark: "Sono una grande consumatrice di opera. Seguo la programmazione di Amburgo, Berlino, Copenaghen e Malmö, e sono andata molto spesso al Metropolitan a New York. A mio parere trasmettere l'opera nei cinema è un'iniziativa fantastica. Il suono è molto buono, si vedono gli artisti in primo piano e all'intervallo ci sono spesso delle buone interviste. Per gli appassionati d'opera è un vero piacere". (adr) ( Fonte: presseurop.eu)

Autore: Johan Hellekant

Polemica
Un patto col diavolo?

Il 14 gennaio la Carmen del Metropolitan Opera di New York è stata trasmessa in contemporanea in più di 850 cinema di 31 paesi, riferisce De Standaard. Il quotidiano fiammingo spiega che si tratta di un'iniziativa del "Met" per "rafforzare la sua immagine di marca" e "la sua reputazione di polo di attrazione delle star della musica lirica". Al costo dell'iniziativa - un milione di dollari (circa 710mila euro) per la trasmissione - hanno contribuito gli sponsor e questa iniziativa sarà seguita anche da altri grandi teatri d'opera come la Scala di Milano o il Covent Garden di Londra.

Secondo il direttore dell'opera newyorchese Peter Gelb, la trasmissione di opere è "the next best thing", la migliore alternativa possibile allo spettacolo originale, ma osserva De Standaard, c'è chi ritiene che così l'opera "abbia firmato un patto con il diavolo". Per i critici "questa situazione porterà a dare ancora più spazio alle grandi opere classiche e a scegliere i cantanti solo in base alle loro presenza davanti allo schermo". "Orfeo era andato di persona all'inferno per incantare gli dei con la sua musica, non gli aveva mica spedito un dvd!", afferma Gérard Mortier, direttore del Teatro reale di Madrid. La maggior parte dei suoi colleghi sembra però accogliere positivamente l'iniziativa americana, conclude De Standaard, convinto che "il pubblico si è rivelato talmente interessato alla musica lirica che andrà a vederla tanto al cinema quanto al teatro".

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Bruxelles comunica male. In ogni loro iniziativa le istituzioni europee sembrano incapaci di dar prova di immaginazione. È ora di affidarsi ai creativi di professione.

La Direzione generale dell'agricoltura della Commissione europea vorrebbe introdurre a luglio un nuovo marchio obbligatorio per tutti i prodotti biologici preconfezionati nell'Unione europea. Invece di affidare questo genere di missione a un grafico professionista, è stato lanciato un concorso tra gli studenti europei di grafica. Tre disegni, uno più anonimo dell'altro, sono stati scelti tra i 3.422 presentati.

Questa mancanza di creatività illustra perfettamente la politica di comunicazione dell'Unione europea. L'Anno europeo della creatività e dell'innovazione, appena concluso, non ha cambiato nulla. Tutto ciò di cui le istituzioni dell'Ue si sono servite per presentarsi al mondo esterno è di una mediocrità disarmante. La qualità estetica dei siti web del Consiglio, della Commissione e del Parlamento europeo è talmente bassa che non suscita certo grande entusiasmo per l'ideale europeo [a fine gennaio il portale dell'Ue, europa.eu, è stato ridisegnato e semplificato]. Lo stesso discorso vale per gli innumerevoli prospetti pubblicati per i centri di informazione dell'Ue nei vari Stati membri – quello dell'Aia assomiglia ai locali di una compagnia assicurativa – e per le campagne d'informazione.

Coinvolgere i professionisti

Bruxelles riconosce questo "deficit iconografico", già evocato nel 2004 dall'architetto Rem Koolhaas. Dopo il rifiuto della costituzione europea da parte di francesi e olandesi nel 2005, la Commissione si è dotata di un commissario incaricato della comunicazione. Così, per riprendere i contatti con il cittadino, Margot Wallström ha lanciato piani d'azione e programmi pilota, come il Piano D, per Democrazia, Dialogo e Dibattito e [il sito partecipativo] Debate Europe. Ma secondo una valutazione recente quasi nessuno degli obiettivi è stato raggiunto. Tutto ciò non ha nulla di straordinario. La commissaria Wallström avrebbe fatto meglio a farsi consigliare dai migliori esperti europei in comunicazione e in design, professionisti che sanno come catturare l'attenzione del pubblico e farci amare l'Europa.

Perché i motivi per amarla ci sono. La pace, la ricchezza e la sicurezza sono elementi che vanno costruiti, e questo l'Europa lo sa fare. Per ottenere l'impegno dei grandi creativi, le istituzioni europee dovrebbero modificare le loro procedure di selezione per i progetti di comunicazione. Le gare d'appalto sono spesso troppo vincolanti e complesse per interessare le società realmente creative. Tanto più che l'Ue, in quanto progetto legato a ideali molto ampi, avrebbe tutti i motivi per presentarsi diversamente dagli altri governi e organizzazioni sovranazionali.

Collaborazione creativa

Esistono ovviamente delle alternative. Per esempio, perché non chiedere a un gruppo di creativi europei di fare delle proposte sull'orientamento che potrebbero prendere le istituzioni europee in materia di comunicazione? Siamo tutti europei, coinvolti in una collaborazione europea di cui tutti approfittiamo, ma di cui siamo anche responsabili. Per questo motivo ogni europeo ha il dovere di proporre delle idee creative per un'Europa migliore.

Ed eccone una per il Parlamento europeo: anziché investire nei soliti regali pubblicitari, non sarebbe meglio incaricare uno scrittore europeo, ogni volta diverso, di scrivere un racconto sull'idea di Europa? Ci sarebbe un'edizione speciale per i dirigenti, mentre gli altri europei potrebbero procurarsi questo piccolo e prestigioso libro a un prezzo ragionevole nelle librerie. Accompagnata da un'adeguata campagna pubblicitaria, la pubblicazione di questo racconto europeo potrebbe diventare un evento annuale in grado di ispirare veramente gli europei. (adr) ( Fonte: presseurop.eu)

Autore: Bas van Lier

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Luigi de Magistris ha dovuto lasciare la magistratura per le indagini che stava conducendo sugli intrecci tra criminalità e politica. E' stato eletto in Europa con il più alto numero di preferenze da chi, grazie alla Rete, conosceva la sua storia. Ora è Presidente della Commissione di controllo del Bilancio dell’Unione Europea. Una carica molto importante dalla quale può mettere fine allo spreco degli investimenti europei in Italia. Forse, per il Sistema, per l'Antistato, era meglio lasciare che concludesse le sue inchieste. Chi segue il blog ha contribuito in modo determinante alla sua elezione e ha diritto a un'informazione sulle sue attività. Luigi de Magistris è un nostro dipendente all'estero in missione speciale. I suoi risultati saranno riportati con cadenza regolare sul blog. Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?). Noi neppure.

Intervista a Luigi de Magistris:

Blog: Luigi de Magistris, da Presidente della Commissione di controllo del Bilancio dell’Unione Europea, quale è il contributo per una corretta destinazione delle risorse dei contribuenti europei?

Luigi de Magistris: tante cose: stiamo lavorando affinché i finanziamenti pubblici non finiscano più nelle tasche dei predatori delle risorse pubbliche, ossia di coloro che hanno preso i soldi, li hanno dati ai politici corrotti, a imprenditori che se li sono messi in tasca e dei professionisti loro amici, che hanno portato i soldi all’estero con le fiduciarie e che poi sono tornati anche nelle tasche dei partiti. Stiamo lavorando soprattutto per rafforzare il contrasto alle frodi attraverso un migliore funzionamento dell’Olaf, l’ufficio antifrode, abbiamo contatti diretti con la Commissione Europea affinché accresca la sua capacità di controllo preventivo e successivo, i segnali sono molto forti: faremo quattro missioni molto importanti in Grecia, Ungheria, Croazia e Italia dove andremo in Lombardia per verificare l’Expo, in Abruzzo per i fondi del terremoto e in Campania e in Calabria, due tra le regioni dove ci sono state le principali forme di massacro delle risorse pubbliche e delle risorse comunitarie. L’Italia è ancora maglia nera da questo punto di vista, però stiamo portando avanti discorsi importanti che renderanno più efficace il contrasto, anche attraverso l’entrata in vigore, speriamo nel più breve tempo possibile, della Procura Europea, cioè del Pubblico Ministero europeo, sul quale sto lavorando anch’io, farò un grosso evento a maggio probabilmente a Roma, perché il Pubblico Ministero europeo si dovrà occupare, tra l’altro, di riciclaggio del denaro sporco, di lotta al terrorismo, di lotta alle mafie, di lotta alle corruzioni, di lotte alle truffe all’Unione Europea.

Blog: Una delle parole che lei ha usato spesso nel denunciare il malaffare che ha scoperto in Calabria era il drenaggio delle risorse comunitarie, che avveniva con strumenti apparentemente legali, quali la costituzione di società e i progetti con la connivenza degli amministratori regionali: è una dinamica che si è riscontrata anche in altri contesti dell’Unione Europea, o tutta italiana?

Luigi de Magistris: E' un sistema criminale in cui l’Italia eccelle, c’è un laboratorio criminale, o politico /criminale, politico /economico /criminale, come lo vogliamo chiamare, che opera non solo non nel Sud Italia, ma anche al Centro Nord. Questo si riscontra anche in altri Paesi: si stanno accertando fatti molto seri nei Paesi dell’ex blocco sovietico, mi riferisco in particolare alla Bulgaria, ma non solo, altri casi gravi sono stati riscontrati in Spagna, nella stessa Inghilterra, si fanno verifiche molto significative nello stesso Belgio, nelle istituzioni europee. Per esempio, la Corte dei Conti ci segnala violazioni gravi in materia di appalti, anche con riferimento agli edifici pubblici europei. Il problema della corruzione non è solamente italiano, ma è una emergenza europea e su questo sto cercando di dare - i primi segnali sono molto buoni - indicazioni e direttive molto precise alla Commissione che presiedo, in virtù della mia pregressa esperienza di magistrato, in cui mi occupavo di queste cose.

Blog: Significa che, se c’è bisogno di un Procuratore europeo, si ammette la scarsa indipendenza di chi lavora sul campo, o le difficoltà e le pressioni che riceve dal potere politico?

Luigi de Magistris: No, il discorso è che ormai il crimine organizzato, le corruzioni, queste metodologie criminali superano i confini nazionali e non è più sufficiente l’intervento delle sole magistrature nazionali, anche perché accade che alcuni Paesi, come l’Italia, rendono sempre più difficili gli accertamenti di cooperazione con gli altri Paesi: basta vedere la vergogna dello Scudo Fiscale, che introduce il riciclaggio di Stato facendo rientrare denari illeciti dall’estero nel nostro Paese, il Pubblico Ministero Europeo consente di investigare su alcuni crimini a livello europeo. Certo, è importantissimo - e su questo stiamo lavorando, proprio per questo c’è un impegno legislativo, culturale e politico affinché - che il Pubblico Ministero Europeo sia indipendente, cioè che il Pubblico Ministero Europeo non dipenda dai governi, non dipenda dalla Commissione e non dipenda dal Parlamento, ma sia un Pubblico Ministero autonomo e indipendente che dia garanzie assolute nel controllo della legalità a 360°.

Blog: Prima di diventare parlamentare europeo lei andò in visita proprio al Parlamento europeo e denunciò la situazione calabrese, ci fu uno sbigottimento quasi totale di molti suoi colleghi stranieri. Oggi c’è più consapevolezza del dramma italiano?

Luigi de Magistris: Ci andai nel novembre del 2007 con Beppe Grillo e Marco Travaglio: fu un incontro molto interessante. Adesso ho solo portato la mia esperienza, sto facendo comprendere come quei temi, di cui parlai all’epoca in un incontro che durò tre ore, con il lavoro quotidiano politico, istituzionale e formale. Sto portando elementi, documenti e il fatto che le mafie siano un’emergenza europea, mondiale, che, attraverso le frodi europee, si sia creato un sistema criminale che mette insieme politici, imprenditori, professionisti e la mafia dei colletti bianchi. In Europa c’è una grande sensibilità su questi temi, io sono convinto che dall’Europa verrà un forte segnale di cambiamento, perché ce lo chiede la popolazione, i cittadini dell’Unione Europea chiedono un sempre maggiore contrasto alle frodi e alla corruzione, perché si tratta, in fin dei conti, dei denari di tutti i contribuenti dei 27 Paesi dell’Unione Europea. Cerco di comunicare anche sul blog, www.luigidemagistris.it. Credo che siano fondamentali la comunicazione e l’informazione, l’ho detto anche in campagna elettorale; dobbiamo raccontare a tutti i cittadini non solo italiani il nostro lavoro che in modo trasparente, anche per avere contributi: a me piace molto spiegare quello che sto facendo, ma anche ricevere un contributo da parte dei cittadini, perché non sono un tuttologo e avere dei suggerimenti per me è molto importante.

Fonte: beppegrillo.it

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Davanti alla commissione d’inchiesta Chilcot, Tony Blair non ha manifestato alcun rimpianto per l'invasione dell'Iraq. Per Bruce Anderson, l’ex premier è caduto nell'errore fondamentale dell'Illuminismo, secondo cui è possibile plasmare la natura umana.

Tony Blair ha un’abilità quasi shakespeariana nell’evocare su un piccolo palcoscenico il mondo intero. Davanti alla commissione d’inchiesta sull’Iraq ci ha invitati a interpretare il suo operato nel più ampio dei contesti possibili, evitando di focalizzarsi sui particolari e giudicandolo invece in base alle sue ambizioni globali. Ma anche accogliendo il suo invito, non sembrerebbe certo un vittorioso Enrico V. Si potrebbe parlare della Tragedia di Tony Blair, parte di una serie che ha avuto il suo inizio con la Tragedia dell’occidente in medio oriente e che potrebbe concludersi con la Tragedia del genere umano.

I grandi stati moderni possono disporre di un’ingente potenza militare, ma l’evoluzione delle capacità di combattimento non è stata accompagnata da un analogo miglioramento nella pianificazione delle guerre. Iniziare le guerre è facile, molto più difficile è portarle a una conclusione soddisfacente. Quando si è forti come l’occidente, è possibile cambiare il destino di altre nazioni e altri continenti, ma prima sarebbe bene riflettere sulle conseguenze. Le vere ragioni del fallimento in Iraq sono da ricercare proprio nell'aver evitato questo passo.

Chiunque abbia studiato la storia del ventesimo secolo avrebbe dovuto saperlo: la prima guerra mondiale implicò la fine dell’impero ottomano e creò un vuoto strategico in medio oriente. All’epoca, tuttavia, la cosa non risultò così evidente: la maggior parte della regione era ancora alle prese con la fine dell’imperialismo europeo. La seconda guerra mondiale portò a conclusione quel processo. Nessuno però trovò un modo efficace per gestire l’intera regione. Si partì dal presupposto largamente condiviso che potessimo continuare a controllare il medio oriente tramite una rete di regimi amici.

La democrazia risolve tutto

Meglio sarebbe stato se qualche lungimirante statista occidentale fosse arrivato a una conclusione diversa e avesse allineato la nostra strategia a forze apparentemente meno amiche. Nasseriani, baathisti, nazionalisti arabi: benché la maggior parte di loro fosse istintivamente antioccidentale, nessuno di loro aveva piani inconciliabili con i nostri interessi. Avremmo dovuto incoraggiare la modernizzazione degli arabi in ogni settore. Ma niente del genere è accaduto.

Poi c’è stato l’11 settembre, che ci ha indotti a credere nella prossimità di uno scontro di civiltà. George W. Bush si chiese perché ci odiassero e i neo-con risposero: perché la maggior parte di loro vive in stati falliti e sotto regimi oppressivi, se offriremo loro democrazia e libertà staremo tutti bene.

Dall’Illuminismo in poi, gli intellettuali sono stati spesso sedotti dall’illusione che è possibile plasmare la natura umana e che le scienze politiche possono risolvere i problemi con la medesima accuratezza matematica delle scienze naturali. Il marxismo è stata la più dura a morire tra queste fantasie, anche se fascismo e apartheid meritano sicuramente una menzione speciale. Un solo progetto illuminista ha dato i suoi frutti, quello statunitense. Il vantaggio che ha avuto è che sin dall’inizio i suoi teorici non avevano la testa tra le nuvole: coloro che scrissero la Costituzione degli Stati Uniti erano gli stessi che dovevano misurarsi con la realtà del governo.

Un eroe tragico

In Iraq questa realtà è stata ignorata. Tony Blair è un eroe tragico, nel senso che sono state le sue virtù a perderlo: è stato attirato in Iraq dall’idealismo e dalla grandeur. Convinto di un verità morale superiore, si è sentito legittimato a ignorare questioni di secondaria importanza, in diritto di dirigere la guerra dal suo salotto, di evitare di parlare con chiunque potesse presentargli uno scenario negativo. Essendosi convinto egli per primo, si è tenuto alla larga da qualsiasi cosa che avrebbe potuto compromettere le sue certezze.

La situazione in Iraq potrà migliorare, ma molto più lentamente di come avrebbe dovuto e non abbastanza rapidamente per evitare che tanti altri giovani arrabbiati – a causa tra l'altro della questione palestinese – prendano la via dell'islamismo e della sovversione. Il pericolo è in aumento, mentre la fiducia occidentale è in calo. Saddam non aveva a disposizione armi di sterminio, ma quanto tempo passerà prima che i terroristi le abbiano? Proprio nel momento in cui avremmo avuto bisogno di un governo forte, Tony Blair ha pregiudicato la fiducia dell’opinione pubblica. Non resta che sperare che non debba difendersi di fronte a una commissione composta da Bismark, Saladino, Talleyrand e Margaret Thatcher, incaricata di indagare gli errori di valutazione che hanno portato alla Terza guerra mondiale. (ab) ( Fonte: presseurop.eu)

Autore: Bruce Anderson

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Scendere giù da Trieste a Leuca, tra nord est e adriatico selvaggio. E vedere i freddi numeri su Pil, occupazione, cassa integrazione diventare visi, voci, carne e sangue. Pezzi di paese che stanno pagando il conto più salato alla recessione.

Lo sportsystem a Montebelluna, gli occhiali di Belluno, il calzaturiero di San Mauro Pascoli, la meccanica-elettrodomestico di Fabriano e Nocera Umbra, le calzature di Barletta. E tanti altri posti. A percorrerli così, su e giù per lo stivale, in questi giorni della merla in cui il freddo entra nelle ossa, questi pezzi di provincia operosa del Friuli, del Veneto, della Romagna, delle Marche e giù giù fino al Salento, non sembrano gli stessi di un paio di anni fa. Vedi meno gente che si muove la mattina, vedi più uomini ciondolare di giorno nei bar. Il 2009 è stato l’annus horribilis dell’economia italiana, ma in questi pezzi d’Italia che vengono chiamati distretti Industriali, il terremoto è stato più forte.

LA SOFFERENZA DEI DISTRETTI – Lo vedi scendendo da nord a sud, da Montebelluna a Casarano. Stanno soffrendo più di tutti. Secondo Valter Taranzano, del club dei distretti industriali, “oltre l’80% degli imprenditori che abbiamo intervistato ammette che il distretto produttivo in cui opera è in una fase di ridimensionamento. E per il 2010 l’orizzonte resta nebuloso, tanto che gli imprenditori intervistati temono e una vera a propria “emergenza occupazione”. Gli imprenditori vedono nero: “il 64,7% denuncia una riduzione della disponibilità di liquidità nell’impresa; il 50% un incremento dell’indebitamento; il 50% problemi nel rispetto dei pagamenti ai fornitori; il 45,6% una riduzione degli investimenti in macchinari e attrezzature; il 39,7% un ridimensionamento dei rapporti di subfornitura tra le imprese; il 17,6% una riacquisizione da parte delle imprese di funzioni date precedentemente in outsourcing”. I settori più in crisi sono la meccanica, il sistema casa e la moda. Ma forse si tratta delle solite esagerazioni emotive di gente che è abituata a lavorare sodo, guadagnare bene, e lamentarsi un po’ che non si sa mai. Però anche i dati statistici sembrano dar loro ragione.

LA CRISI DELLE PICCOLE IMPRESE – Il 2009 si è chiuso con un bilancio non molto positivo: il saldo tra imprese nate e cessate nel corso dell’anno è rimasto positivo, ma il tasso di crescita è stato molto modesto, lo 0,28%: il più basso dal 2003. Dentro questo dato si nasconde la grave difficoltà delle imprese più piccole, che sono diminuite di 30mila unità, più della metà delle quali artigiane, il cui stock si è ridotto dopo nove anni di crescita ininterrotta. Il saldo negativo fra nuove iscrizioni e cessazioni è stato di -15.914 unità, con un calo dell’1,06%. La crisi però non colpisce allo stesso modo i territori: a soffrire è soprattutto il capitalismo del Nord-est con le sue propagazioni “adriatiche”. La base imprenditoriale si è ridotta in Valle D’Aosta, Trentino-Alto Adige, Veneto (un saldo di -1.021 imprese) , Friuli-Venezia Giulia (con una riduzione di quasi l’1%), Emilia-Romagna (-2.759 imprese), Marche, Molise e Puglia. Tra i settori, hanno tenuto i servizi alle imprese (+15mila unità, l’86% di tutto il saldo), alberghi e ristoranti (quasi 8.500 imprese in più) e commercio (+6.500 unità) e anche le costruzioni (+4.600). Proseguono invece il calo inarrestabile dell’agricoltura (-19mila unità, peggio dell’anno precedente) e dell’industria manifatturiera, con un’ulteriore riduzione dello stock di 5mila unità dopo i meno 2.000 del 2008. In questo settore il tonfo degli artigiani è terribile, con una riduzione della base imprenditoriale del 2%.

L’ESPLOSIONE DELLA CASSA INTEGRAZIONE – Ma le imprese che chiudono o che sono in difficoltà non sono freddi numeri. Dietro ci sono imprenditori costretti a chiudere. Quelli che possono mandano i lodo dipendenti in cassa integrazione. Secondo i dati dell’Inps nel 2009 le ore autorizzate sono state oltre 918 milioni, il 311,4% in più rispetto al 2008. Il ricorso alla CIG è cresciuto velocemente tra ottobre 2008 e maggio 2009, per poi stabilizzarsi. Però le ore autorizzate nel mese di dicembre, 101,8 milioni (+2,2% rispetto al precedente mese di novembre), rappresentano il secondo valore del 2009. Perché mentre la Cassa integrazione ordinaria (CIO) – crisi congiunturali e temporanee – dopo la crescita di inizio 2009 si è stabilizzata in estate per poi ridursi nell’ultimo trimestre del 2009, quella straordinaria (CIGS) – crisi aziendali a carattere strutturale – è stata in costante crescita per tutto l’anno e proprio a dicembre 2009 ha segnato il massimo storico, con il “sorpasso” (51,9 milioni di ore) con quella ordinaria (49,9 milioni di ore). Questa progressiva “sostituzione” della CIO con la CIGS conferma l’ipotesi di uno scivolamento della crisi verso la “strutturalità”.

L’utilizzo non è omogeneo tra le regioni: calcolata in rapporto alle unità di lavoro dipendenti, l’incidenza delle ore di cassa integrazione si concentra soprattutto in 5 regioni: Piemonte, Basilicata, Valle d’Aosta, Lombardia e Abruzzo. Aree a forte presenza di grande impresa sul totale degli addetti (Piemonte, Basilicata e Lombardia) e l’Abruzzo, in cui pesa l’effetto terremoto. Le regioni del Nordest e dell’adriatico, là dove le imprese chiudono di più, soprattutto le artigiane, sono tra quelle che la usano meno. Perché non possono farlo, non perché non ne hanno bisogno.

IL BOOM DELLA DISOCCUPAZIONE – In quelle regioni a chi chiude spesso non resta che una via: il licenziamento. E la file dei disoccupati si ingrossano. L’altro ieri i dati Istat sul mercato di lavoro segnalano che il 2009 è stato un anno orribile, nonostante la cassa integrazione sia stata molto usata. L’istituto di statistica segnala che ci sono 306 mila occupati in meno di un anno fa (-1,3%). I disoccupati sono arrivati a 2,138 milioni, in crescita del 22,4% (+392 mila unità) rispetto a dicembre 2008. Il tasso di disoccupazione giovanile, pari al 26,2 per cento, è in aumento di 3 punti percentuali rispetto a 12 mesi fa. Perché per alcuni la crisi morde più che per altri. Cresce il numero dei cosiddetti “inattivi” di età compresa tra 15 e 64 anni, dell’1,1% (+164 mila unità) in un anno. Crolla soprattutto l’occupazione maschile dell’1,8% (-245 mila unità) mentre “tiene” quella femminile, che era già molto bassa. I disoccupati maschi sono 1,116 milioni, 227 mila in più di un anno fa, un aumento del 25,6%. Anche nel territorio ci sono differenze notevoli. Nei primi nove mesi del 2009 il numero di persone in cerca di occupazione esplode in Veneto (+34,4%), in Emilia Romagna (+45,2%), nelle Marche (+43,7%), in Abruzzo (+24%). Non aumenta in Puglia, dove però si riducono in modo sensibile gli occupati (-4%), andando ad ingrossare direttamente le fila degli inattivi (+3,1%). La disoccupazione investe anche la Lombardia (+ 42,8%) e l’Umbria (+42,0).

IL TERREMOTO DELLA CRISI – Insomma, il capitalismo del nord est i suoi sconfinamenti adriatici che toccano anche alcune zone della Lombardia orientale e l’Umbria (limitatamente alla provincia di Perugia) hanno pagato un prezzo altissimo alla crisi. Una mappa che appunto coincide con l’Italia dei distretti. Un’Italia in cui la base imprenditoriale si riduce, la rete di protezione offerta dagli ammortizzatori sociali non opera come accade altrove (Piemonte, Lombardia occidentale, Basilicata) e la disoccupazione cresce. Il sud non ha subito crolli verticali perché ha già dato: lì la base imprenditoriale e i livelli occupazionali sono già ai minimi. E lo stabilizzatore automatico del pubblico impiego ha fatto il resto.

Ma non può certo dirsi al riparo, anzi. Ma dal Veneto alla Puglia il crollo è verticale. E’ evidente la debolezza della strategia attendista sin qui seguita dal governo. Di fronte al terremoto della crisi, che sconvolge paradigmi e modi di produzione, si è pensato ad un forte temporale e ci si è limitati ad aprire l’ombrello e indossare un impermeabile un po’ più robusto. Forse non si poteva far altro, per via della montagna di debito pubblico che abbiamo. Ma di sicuro si dovrebbe cominciare a fare di più.

Perché la terra continua a tremare, e non basta aspettare che il sole torni a splendere perché le case si rimettono in piedi da sole. Se si aspetta ancora, fra poco in questa fetta del nostro paese che fu l’Italia dei distretti non basterà Guido Bertolaso. I giorni della merla sembrano non finire, mentre il viaggio finisce qui. Il disgelo della ripresa sembra lontano per il Veneto e per l’adriatico spazzato dal vento gelido. ( Fonte: www.giornalettismo.com)

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Di redazione (pubblicato @ 08:00:00 in Le Grandi Firme, linkato 373 volte)

La Terra non è un posto adatto per essere occupato da una forma di vita intelligente. È l’ideale per vendere modelli di Blackberry sempre più sofisticati, ma non per viverci.

Nel 2009 un’organizzazione umanitaria ha cominciato a costruire alcune scuole nell’est della Repubblica Democratica del Congo, dilaniata dalla guerra. Tra gli amministratori di questo progetto c’è mio figlio Jim, così a casa mia sono arrivate le foto digitali di scuole in costruzione, bambini che giocano e altri segni del fatto che le cose migliorano. Resto sempre perplesso di fronte a questi segnali incoraggianti di interconnessione globale.

L’iniziativa umanitaria è finanziata da un’agenzia norvegese, diretta da un inglese di quarant’anni che ha studiato in quattro paesi diversi, e riferisce via internet a un’organizzazione che si trova a migliaia di chilometri di distanza ed è protetta dai caschi blu pachistani. Tutto questo a Goma, dove Joseph Conrad ambientò Cuore di tenebra. Sembra che il mondo sia davvero migliorato rispetto a cento anni fa.

Ma poi arrivano le brutte notizie. Qualche mese fa il programma di costruzione delle scuole ha cominciato a incontrare qualche difficoltà, perché centomila profughi ruandesi hanno attraversato il confine per sfuggire all’esercito (la guerra tra hutu e tutsi quindi continua). E una settimana dopo gli organizzatori e gli operai locali si sono trovati, in piena notte, in mezzo al fuoco incrociato di ribelli e unità dell’esercito congolese. Dopo sei ore di terrore sono stati salvati dalle forze di pace dell’Onu.

Sul nostro pianeta succedono cose preoccupanti. Da una parte vediamo segnali di progresso e di prosperità dal Canada alla Cina, dall’Australia al Brasile: nuove tecnologie, un aumento degli scambi internazionali di capitali, merci, servizi, turisti, studenti e conoscenze. Dall’altra, notiamo chiari segni di disgregazione: catastrofi ambientali, instabilità economica, guerre civili, contese territoriali, violazioni dei diritti umani e manifestazioni di nazionalismo rabbioso. Come spiegare questa simultaneità tra integrazione globale e disintegrazione tribale? Se dovessimo illustrare a un gruppo di marziani in missione esplorativa lo stato del nostro pianeta all’inizio del 2010, dovremmo elencare una serie di paradossi e spiegare agli sconcertati extraterrestri che il futuro della Terra punta in molte direzioni diverse.

Paradossi globali
Sul piano tecnologico, la carovana del progresso sembra procedere alla velocità della luce. Non passa giorno senza che venga annunciato un nuovo tipo di cellulare, una maggiore velocità di trasmissione delle informazioni, una nuova scoperta medica e così via.

Ma in settori come la finanza, il commercio e la spesa pubblica lo scenario è più confuso. Gli “scossoni”, come la crisi degli ultimi 18 mesi nel mercato dei mutui subprime, delle banche e delle imprese, sono frequenti, ma non sono l’unica causa dell’attuale caos economico. È come se il galeone dell’economia globale si fosse imbattuto in una furiosa tempesta, ma fosse rimasto a galla. Ci sono nuovi uomini al timone e forse a oriente le nubi si stanno diradando, ma i marinai esperti sanno che l’occhio della tempesta può essere abbastanza tranquillo rispetto al turbine che lo circonda.

Per quanto riguarda il mondo della politica, sarebbe difficile spiegare ai marziani le condizioni in cui ci troviamo. Per strani motivi storici, i 6,5 miliardi di esseri umani che abitano il nostro pianeta si sono divisi in ben 192 nazioni separate, grandi e piccole, ricche e povere, pacifiche e dilaniate dalla guerra, ognuna con una bandiera, un inno, un esercito e tutto il resto. Questa situazione sarebbe tollerabile se tutti i paesi vivessero in armonia con la natura. Ma non è così. In questo momento la guerra nella Repubblica Democratica del Congo e in Ruanda è una delle venti che le forze di pace dell’Onu stanno cercando di contenere, senza contare gli incendi che covano in Iraq, Iran, Afghanistan, Pakistan e Kashmir.

Meglio un passo indietro
A questo punto i marziani deciderebbero sicuramente di tornarsene a casa. La Terra non è un posto adatto per essere occupato da una forma di vita intelligente, è l’ideale per vendere modelli di Blackberry sempre più sofisticati, ma per la maggior parte dei membri della sua specie dominante è un pianeta dove non si vive una vita felice. E non è affatto una buona idea trovarsi in una delle molte Goma del mondo.

Ma, diversamente dai marziani, noi dobbiamo restare qui, in queste caotiche condizioni economiche e politiche, in attesa che i nostri leader più coscienziosi, i funzionari delle organizzazioni internazionali, le banche e i mezzi d’informazione cerchino di migliorare le cose o almeno facciano in modo che non peggiorino.

Negli ultimi decenni il pianeta ha fatto molti progressi e sicuramente ne farà altri in futuro. Ci saranno, però, ancora molte tempeste e così dovremo continuare ad affidarci ai nostri governi e alle organizzazioni internazionali, con tutti i loro inevitabili difetti, per tenere a galla la nave del mondo e permetterle di continuare a navigare. Ma non sarà un viaggio facile. ( Fonte: www.internazionale.it)

Redazioneonline- Le Grandi Firme

 

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interessante articolo e speriamo che la donazione delle cellule staminali diventi prassi anche nel nostro paese.
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E' una forma mirata di stress test bancario cinese sui finanziamenti erogati.
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Di roxioni
Penso che per il 17 di questo mese, scadenza tecnica dei futures, avremo le idee più chiare su che tipo di trend prenderà il mercato.
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Di roxioni
Enrico, del post n.15 non ho capito un capzo ma ti voto per il fatto che affermi:"ci sono anche debiti storici"La cassa del mezzogiorno, mantenuta da decenni con la scusa dei debiti storici, che cosa ...
05/09/2010 @ 10:45:06
Di Mario
Enrico, cosa intendi con " L'industrializzazione non deve essere avulsa dalla produzione necessaria al mercato interno in termini occupazionali...."Vuol per caso dire che vuoi anche tu mantenere degli...
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Di Mario
Enrico, cosa intendi col "recupero dei voti degli esclusi"????Magari che gli assenti hanno ragione??A casa mia gli assenti hanno sempre torto.Così come dovrebbe essere in qualsiasi società democratica...
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Di Mario


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