Per consultare la Rubrica “Portafoglio” è indispensabile aver letto le Note Legali riportate sul sito, con particolare attenzione al Paragrafo “Avvertenze per gli investitori”. Il lettore quindi dichiara di aver preso visione delle suddette avvertenze.
09/02/2010
INVESTIMENTI
STRATEGIE
A2A
NESSUNO
NESSUNA
ANSALDO STS
NESSUNO
NESSUNA
ATLANTIA
NESSUNO
NESSUNA
AUTOGRILL
NESSUNO
NESSUNA
BANCO POPOLARE
NESSUNO
NESSUNA
BANCA MPS
NESSUNO
NESSUNA
POPOLARE MILANO
NESSUNO
NESSUNA
BULGARI
NESSUNO
NESSUNA
BUZZI UNICEM
NESSUNO
NESSUNA
CIR
NESSUNO
NESSUNA
DAVIDE CAMPARI
NESSUNO
NESSUNA
ENEL
NESSUNO
NESSUNA
ENI
NESSUNO
NESSUNA
EXOR
NESSUNO
NESSUNA
FIAT
NESSUNO
NESSUNA
FINMECCANICA
NESSUNO
NESSUNA
FONDIARIA
NESSUNO
NESSUNA
GENERALI
NESSUNO
NESSUNA
GEOX
NESSUNO
NESSUNA
IMPREGILO
NESSUNO
NESSUNA
INTESA SAN PAOLO
NESSUNO
NESSUNA
ITALCEMENTI
NESSUNO
NESSUNA
LOTTOMATICA
NESSUNO
NESSUNA
LUXOTTICA
NESSUNO
NESSUNA
MEDIASET
NESSUNO
NESSUNA
MEDIOBANCA
NESSUNO
NESSUNA
MEDIOLANUM
NESSUNO
NESSUNA
MONDADORI
NESSUNO
NESSUNA
PARMALAT
NESSUNO
NESSUNA
PIRELLI
NESSUNO
NESSUNA
PRYSMIAN
RIALZO
NESSUNA
SAIPEM
NESSUNO
NESSUNA
SNAM RETE GAS
NESSUNO
NESSUNA
STMICROELECTRONICS
RIALZO
NESSUNA
TELECOM ITALIA
RIALZO
NESSUNA
TENARIS
NESSUNO
NESSUNA
TERNA
NESSUNO
NESSUNA
UBI BANCA
NESSUNO
NESSUNA
UNICREDITO
NESSUNO
NESSUNA
UNIPOL
NESSUNO
NESSUNA
PERFORMANCE ODIERNA PORTAFOGLIO + 0,39%
PERFORMANCE ODIERNA INDICE PRINC. - 0,57%
AGGIORNAMENTO PORTAFOGLIO IN ESSERE
Titolo
DataAcq.
Data Agg.
Pr. Acq
Pr. Att.
GG
Perform.
Stmicro
26/01
09/02
5,985
5,775
15
- 3,51%
Prysmian
26/01
09/02
12,88
13,02
15
+ 1,09%
Telecom
20/01
09/02
1,042
1,082
21
+ 3,84%
OPERAZIONI CONCLUSE NEGLI ULTIMI 30 GG.
Titolo
DataAcq.
DataVen.
Pr.Acq
Pr. Vend.
GG
Rendim.
Parmalat
20/01
28/01
1,889
1,833
9
- 2,96%
A2A
20/01
25/01
1,448
1,395
6
- 3,66%
Finmeccanica
11/01
20/01
11,32
10,98
10
- 3,00%
Generali
04/12
20/01
17,80
18,90
48
+ 6,18%
Fondiaria
12/11
20/01
12,17
11,47
70
- 5,75%
Autogrill
05/11
15/01
8,00
9,07
72
+ 13,38%
Impregilo
04/12
15/01
2,30
2,56
43
+ 11,30%
Fiat
03/12
15/01
10.45
10.77
44
+ 3,06%
Banca Mps
03/12
15/01
1.303
1.28
44
- 1,77%
Mediobanca
04/12
12/01
8,255
8,70
40
+ 5,39%
Stmicro
06/11
12/01
5.62
6,31
68
+ 12,63%
LEGENDA DELLA SEZIONE PORTAFOGLIO Limitiamo la nostra analisi ai titoli che compongono il Ftse Mib, la tabella principale è composta da due colonne. -----------------------------------------------------
Prima colonna – INVESTIMENTI
Rappresenta la situazioni degli investimenti in essere, su di essa possono comparire le seguenti scritte:
Colore nero NESSUN INVESTIMENTO – su quel titolo non stiamo investendo
Colore verde RIALZO– su quel titolo siamo investiti al rialzo
Colore rosso RIBASSO – su quel titolo siamo investiti al ribasso
Rappresenta le operazioni che abbiamo intenzione di eseguire a breve, su di essa possono comparire le seguenti scritte:
Colore nero NESSUNA – è un titolo sul quale non abbiamo intenzione di cambiare a breve la strategia in corso.
Colore verde MONITORIAMO ENTRATA AL RIALZO – è un titolo sul quale abbiamo intenzione a breve di operare al rialzo. MONITORIAMO USCITA AL RIALZO – è un titolo sul quale abbiamo intenzione a breve di chiudere l’operazione al rialzo.
Colore rosso MONITORIAMO ENTRATA AL RIBASSO – è un titolo sul quale abbiamo intenzione a breve di operare al ribasso. MONITORIAMO USCITA AL RIBASSO – è un titolo sul quale abbiamo intenzione a breve di chiudere l’operazione al ribasso.
Le scritte evidenziate in giallo rappresentano le operazioni effettuate nella giornata.
Ricordiamo infine che il monitoraggio è solo una intenzione di effettuare a breve una operazione e non è detto che questo debba per forza concretizzarsi, improvvise mutate condizioni potrebbero consigliare di non effettuare, o perlomeno di rimandare l’operazione preannunciata.
Ancora una volta Piazza Affari termina con un ribasso, è bastato un lieve ritracciamento di Wall Street perchè il nostro indice principale perdesse ben 266 punti in pochi minuti.
Così nella giornata in cui Fitch promuove l'Italia che si comporta meglio rispetto agli altri Paesi europei il nostro indice perde oltre mezzo punto percentuale, mentre Londra (sonoramente bocciata da Fitch) guadagna lo 0,38% e Madrid sale dello 0,68%.
Aspettiamo sempre che ci sia qualcuno in grado di spiegare queste anomalie.
Detto questo ora ci si mette anche il Governo a remare contro, il Ministro Scajola ha infatti rilasciato delle dichiarazioni allucinanti, non verrebbero infatti rinnovati gli incentivi all'auto per destinarli genericamente all'innovazione e alla ricerca.
Avete capito a chi andranno quei soldi?
Se poi il futuro di Termini Imerese è l'auto elettrica e la Regione è già pronta a versare 350 milioni di euro (chissà dove li andrà a prendere) siamo alle comiche, una barzelletta che verrà a costare carissima alle tasche dei contribuenti italiani.
Ftse Mib a 20.818,97 punti (-0,57%)
Telecom (+3,05%) durante la seduta aveva segnato un rialzo ancora maggiore superando quota 1,1 euro ed il motivo è naturalmente riconducibile alle voci, sempre più insistenti, di un matrimonio con Telefonica. Noi da tempo sposiamo questa tesi che ci sembra la “meno peggio” per la nostra ex monopolista.
Autogrill (+1,66%) sembra in grado di ripartire nuovamente.
Tenaris (+1,21%) in intraday era nuovamente salita sopra quota 16 euro.
Pirelli (+1,04%) ha risentito delle sconsiderate parole di Scajola, ma ha terminato comunque in territorio positivo.
Impregilo (+0,91%) una boccata d'ossigeno dopo tante discese.
Guardiamo i maggiori ribassi.
Fiat (-2,53%) era positiva prima delle dichiarazioni di Scajola, gli azionisti ringraziano sentitamente il Governo italiano.
Exor (-2,43%) non poteva essere altrimenti.
Stmicroelectronics (-2,20%) ci è sfuggito il motivo di questo ribasso.
Intesa (-2,17%) forse non sono piaciute le nuove nomine.
Mondadori (-1,98%) in caduta libera.
Cir (-1,75%) dopo il rialzo avuto ieri e non del tutto giustificato scattano immediate le prese di beneficio.
Buzzi (-1,67%) i conti danno preoccupazioni.
Unipol (-1,29%) ribassi senza fine.
Noi continuiamo a confidare in una inversione di tendenza.
L'arresto di un militante ecologista ha rivelato una nuova forma di ricatto: chiedere soldi per non opporsi ai progetti immobiliari. Una pratica utilizzata su scala mondiale anche dai grandi dell'ecologia, secondo l'ecoscettico Ivan Brezina.
Qualche giorno prima di natale, Lubomír Studnièka, membro dell'Associazione per la protezione della natura di Litomìøice, in Boemia, è stato arrestato per ricatto. Secondo la polizia, il sedicente “ecologista” aveva un metodo molto semplice: presentava ricorsi legali contro quasi tutti i progetti immobiliari privati, con la scusa di voler proteggere la natura. È così che ha fatto saltare il progetto di costruzione di un nuovo ponte sull'Elba e che ha ritardato i lavori di costruzione della nuova D8 – l'autostrada che collega Praga a Litomìøice. Per abbandonare le azioni legali contro i progetti e gli investitori, Studnièka chiedeva in cambio delle “donazioni”. Fino a quando alcuni imprenditori vittime dei suoi ricatti hanno perso la pazienza. Uno di loro ha fatto finta di accettare l'affare, ma ha informato la polizia, che ha fatto consegnare a Studnièka delle banconote false.
Così è esploso il primo grande caso di “racket ecologista” in Repubblica Ceca. Ma si tratta di un pratica corrente anche tra le grandi ong ambientaliste; la legge offre agli oppositori di professione potenti strumenti di pressione nei confronti degli investitori. L'arresto di Studnièka non è che la punta di un iceberg. Quanti casi simili resteranno per sempre sommersi?
La casa automobilistica sudcoreana Hyundai voleva aprire uno stabilimento a Nošovice, nell’est del paese. I militanti ecologisti si sono organizzati e hanno preparato un'azione legale, affermando che il progetto avrebbe costituito una minaccia per l'ambiente e rivolgendosi a uno studio di avvocati specializzati in “diritto ambientale”. Non è difficile bloccare per anni un progetto immobiliare appellandosi ai cavilli amministrativi, e questo gli ambientalisti lo sanno bene. I coreani temevano che la costruzione della loro fabbrica subisse un ritardo. Agli attivisti è bastato presentarsi con la mano tesa e dire: “Su, via, siamo tutte persone ragionevoli, troveremo sicuramente un accordo.” E i coreani sono stati felici di finanziare un “fondo a sostegno delle iniziative cittadine” gestito dal gruppo ambientalista, al quale hanno versato venti milioni di corone (750mila euro circa). Ufficialmente il denaro sarà utilizzato per finanziare “progetti miranti alla sensibilizzazione alle problematiche ecologiche e alla protezione dell’ambiente”.
Ricattatori globali
Ma se il ricattatore ecologista locale chiede discretamente la sua quota, il suo alter-ego globalizzato i pesci piccoli non li guarda nemmeno, e mira dritto ai grandi risultati. Il suo obiettivo è ricattare l’intera umanità, e non si tratta piú di milioni, ma di miliardi di euro. Le minacce non gli servono, piuttosto fa leva sul senso di colpa. Prendiamo ad esempio Al Gore, il profeta della “scomoda verità”. Per evitare il surriscaldamento del pianeta, Gore ci invita ad adottare uno stile di vita a “emissioni zero”. Una delle maggiori imprese che si occupano di “redimerci” dalle emissioni di carbone è la Generation investment management, una società londinese che vale miliardi. Non a caso il suo fondatore non è altri che l’ex vice-presidente degli Stati Uniti.
Un altro esempio. Alla fine di dicembre, proprio mentre Studnièka veniva arrestato, il quotidiano britannico Daily Telegraph pubblicava nel dettaglio la lista di tutte le attività private di Rajendra Kumar Pachauri, presidente del Gruppo di esperti inter-governativo sul cambiamento climatico (Ipcc). Gli ecologisti e i media presentano sempre l'Ipcc come “il più importante gruppo di esperti indipendenti a livello mondiale”. Pachauri in realtà non è un climatologo, ma un ingegnere ferroviario. E soprattutto è intimamente e finanziariamente legato a quella che si chiama oggi industria della protezione ambientale: è infatti consulente per conto di molti fondi di investimento “verdi”, e di imprese che si occupano di tecnologie sostenibili. Inoltre siede nel Consiglio di sorveglianza della Borsa climatica di Chicago, che presiede al mercato delle quote di emissione. (nv) ( Fonte: presseurop.eu)
Si intitola "Tremonti: istruzioni per il disuso" il libro scritto da cinque economisti. Passa in rassegna in modo impietoso le affermazioni contenute negli scritti del nostro ministro dell'Economia. E dimostra che le sue tesi e le sue previsioni sono molto spesso lontane dalla realtà di dati, numeri e statistiche. Eppure si tratta proprio di quelle stesse affermazioni che hanno contribuito a rendere il ministro l'intellettuale più influente della attuale maggioranza. Perché allora in pochi finora hanno messo in luce le sue incongruenze?
“Tremonti ha francamente scocciato”. Questo è l’incipit del libro “Tremonti: istruzioni per il disuso”. Gli autori sono cinque economisti (Alberto Bisin, Michele Boldrin, Sandro Brusco, Andrea Moro e Giulio Zanella) che si sono firmati come “Collettivo noiseFromAmerika”. E il libro cerca di spiegare perché siano stanchi di Giulio Tremonti. Non tanto, o non solo, per le politiche che ha adottato nella sua ormai lunghissima esperienza come ministro dell’Economia, criticate in questo anni sul sito www.noisefromamerika.org animato dagli autori del libro insieme ad altri economisti italiani che lavorano in università americane, ma per il suo ruolo di ideologo e pensatore.
Giulio Tremonti è uno dei pochi intellettuali che hanno grande ascolto nell’attuale maggioranza e senz’altro quello con maggiore influenza. Un’autorevolezza alimentata da alcuni libri scritti in questi ultimi anni in cui il ministro sostiene di aver previsto la crisi finanziaria e molto altro ancora. Anche a causa di questi auto-attribuiti poteri di chiaroveggente, nel loro libro i cinque economisti chiamano Tremonti Voltremont, l’Oscuro Signore, come il Voldemort della saga di Harry Potter. Dove l’aggettivo “oscuro” viene usato dagli autori nel senso di “non chiaro”, confuso, impreciso.
L’ANALISI DELLE TESI DEL MINISTRO
Il volume passa dunque in rassegna in modo impietoso gran parte delle affermazioni contenute nei libri di Tremonti. Sottolineando come esse non siano quasi mai basate su fatti, numeri, statistiche (e d’altra parte sappiamo dell’avversione nutrita dal ministro verso l’Istat e le sue cifre. Evidenziando come gli apocalittici proclami del ministro sulle conseguenze per l’Italia e per l’Europa dell’apertura commerciale verso la Cina siano in contrasto con le più semplici nozioni di commercio internazionale. Mostrando come le previsioni del ministro siano spesso più erronee di quelle degli economisti da lui tanto disprezzati. E d’altra parte la lungimiranza di chi ha istituito la Robin Hood Tax per tassare i profitti eccessivi di banche e compagnie petrolifere pochi giorni prima che scoppiasse la crisi finanziaria e crollasse il prezzo del petrolio risulta assai dubbia anche a un osservatore poco attento.
E tuttavia il vero punto centrale del libro è un altro. Se gli autori sanno quello che dicono, e non è facile argomentare il contrario, la domanda ovvia diventa: perché in pochissimi hanno messo in luce le imprecisioni e le incongruenze di Tremonti? Perché, al contrario, la lista dei suoi ammiratori – il libro usa per la verità la parola adulatori – è lunghissima? Il ministro Tremonti sembra aver ragione di temere i giornalisti economici italiani principalmente perché lo costringono a ritirare premi su premi. È questo il ruolo della stampa in un paese normale? E hanno ragione gli autori a dire che l’animosità di Tremonti verso gli economisti è solo la manifestazione del fastidio che si prova davanti a chi chiede spiegazioni in un paese in cui ciò sembra essere considerato poco opportuno?
Ma val la pena di chiudere su una nota positiva. Il successo di siti come noiseFromAmerika.org, come lavoce.info, la sorprendente partecipazione di pubblico al Festival dell’Economia di Trento mostrano quanto sia diffuso il desiderio di imparare e saperne di più su una materia considerata ostica come l’economia. Sta allora agli economisti fare uno sforzo di divulgazione. Questo libro fornisce certamente un contributo in questa direzione. ( www.lavoce.info)
" Tremonti: istruzioni per il disuso " Edizioni Ancora del Mediterraneo,187 pagine, euro 14,50
Uno degli scopi di questo blog è di evidenziare notizie che sfuggono al radar dei grandi media, ma che permettono di capire alcuni aspetti nascosti o opachi della realtà in cui viviamo. Recentemente ho scoperto una storia alquanto singolare: La Cia, sebbene impegnata da quasi un decennio nella lotta al terrorismo, permette ai propri agenti di … arrotondare lo stipendio offrendo i propri servizi a società private e in particolare a grandi banche di Wall Street (Goldman Sachs, ad esempio) e Hedge funds. A svelarla la vicenda è stato Politico, che a sua volta ha attinto a un libro di prossima uscita e io ne ho parlato in questo articolo .
Esiste anche un’agenzia di “collocamento” creata da agenti in pensione e denominata, guarda caso, come la Cia ma con la B ovvero Bia. La Cia si giustifica assicurando che se non permettesse il “doppio lavoro” molti lascerebbero l’incarico. Sarà, ma la vicenda apre degli interrogativi inquietanti: che cosa fanno questi agenti? Politico una sola tecnica, quella che permette di capire se una persona sta mentendo senza ricorrere alla macchina della verità. Troppo poco e troppo rassicurante.
Sorgono, spontanee, molte domande: quanti agenti lavorano per terzi? Per quanto tempo? Usando quali tecniche? Hanno accesso al database e ai documenti top secret? E mi chiedo: il ricorso agli agenti della Cia è compatibile con il rispetto delle leggi sulla trasparenza o non rappresenta, piuttosto, un caso di concorrenza sleale? Lo sccop di Politico è passato quasi inosservato negli Usa. Una deputatessa ha presentato un’interpellanza, il presidente della Commissione servizi del Senato ha promesso di interessarsi alla vicenda. Stupefacente la risposta dello Zar antiterrorismo, Dennis Blair, che ha lasciato intendere di non saperne nulla. Ha promesso che investigherà e farà sapere.
L’impressione è che le autorità americane vogliano far passare la vicenda in sordina. Confesso che dopo i casi Madoff, Lehman, il crash finanziario, le connivenze tra lobby e mondo politico e conoscendo le logiche senza scrupoli dei banchieri di Wall Street, non mi sento affatto tranquillo, sapendo che Goldman Sachs e affini si avvalgono della Cia. E sarebbe il caso che l’Europa chiedesse chiarimenti. O sbaglio? PS Intanto Google si allea con la National Security Agency, il Grande Fratello elettronico dei servizi segreti Usa…( Fonte: www.ilgiornale.it)
Uno scandalo senza precedenti minaccia la chiesa cattolica tedesca e quelli che la prima pagina di Der Spiegel definisce i "falsi santi". Dopo le rivelazioni sugli abusi sessuali commessi tra gli anni settanta e ottanta da tre professori del prestigioso liceo cattolico Canisius sui loro allievi, "l'omertà durata decenni è crollata", constata la rivista.
Secondo l'inchiesta dello Spiegel, a partire dal 1995 almeno 94 religiosi sarebbero sospettati di aver abusato di un numero imprecisato di minori, in 24 diocesi.
La conferenza episcopale tedesca dovrà affrontare la questione nei prossimi giorni ma, nota il settimanale, "il clero è ben lontano da una vera autocritica", perché la Germania, dove la chiesa ha sempre ridotto al silenzio i colpevoli, non è che "all'inizio della presa di coscienza" seguita agli scandali negli Stati Uniti e in Irlanda. ( Fonte: presseurop.eu)
Barack Obama non andrà a Bruxelles (né a Madrid) a fine maggio per il vertice Ue-Usa, e non c'è da stupirsene. Perché il presidente statunitense, la cui agenda è sempre piena di impegni, dovrebbe fare uno spostamento del genere per partecipare a un evento privo di reale interesse? I rapporti tra Europa e Stati Uniti sono cordiali e non ci sono problemi bilaterali insormontabili. Senza contare il costo e le difficoltà diplomatiche che una visita in Europa comporta.
Un'altro dei motivi avanzati dalla Casa bianca per giustificare la sua decisione è l'assenza di un interlocutore unico da questa parte dell'Atlantico. Il trattato di Lisbona doveva risolvere questi problemi, avevano promesso i ventisette, e l'Europa avrebbe potuto finalmente accedere a quel ruolo di potenza mondiale al quale aspira legittimamente. Ma quando si tratta di mettere in pratica il trattato e di farsi da parte in favore delle istituzioni di cui è dotata l'Unione – a cominciare dal presidente del Consiglio – le vecchie gelosie e gli egoismi prevalgono. Abbiamo visto a Copenaghen dove porta questa strada.
I dirigenti europei litigano tra di loro per decidere chi accoglierà Obama, o si spintonano per farsi fotografare accanto a lui. I leader che hanno problemi di popolarità – e non sono pochi – fanno di tutto per ottenere dichiarazioni di amicizia per usi esclusivamente interni, come se il presidente statunitense avesse il potere di modificare i sondaggi, come una sorta di icona miracolosa.
Il miracolo Obama lo ha realizzato arrivando alla Casa bianca. Ora è impegnato ad affrontare la crisi economica, l'ascesa di Cina e India, le ambizioni dell'Iran, la situazione in medio oriente e in Afghanistan. Se gli europei vogliono contare su questi tavoli, sanno cosa devono fare. (adr) ( Fonte: presseurop.eu)
Sono tornate le vendite ieri a Wall Street che non è riuscita a dare un seguito al rialzo messo a segno venerdì. In assenza di dati macroeconomici di rilievo, a penalizzare i listini sono stati nuovamente i timori per la situazione finanziaria di alcuni Paesi europei, in particolare di Grecia, Spagna e Portogallo. Gli indici, che erano comunque riusciti a mantenersi pressochè a galla nel corso della seduta, hanno accusato un cedimento nell'ultima ora di contrattazione, accelerando verso il basso: il Dow Jones ha ceduto l'1,04%, l'S&P 500 lo 0,89% mentre il Nasdaq Composite ha lasciato sul terreno lo 0,70%.
Sotto pressione il settore finanziario, con Bank of America, maglia nera sul Dow Jones, in calo del 3,47%, seguito da American Express che ha perso il 2,80%. Solo poco meglio è andata a Jp Morgan, in calo dell'1,57%. Male anche The Travelers (-2,45%), Caterpillar (-1,87%), United Technologies e DuPont, entrambi in flessione dell'1,65%. Hanno cercato di schivare le vendite senza successo i titoli farmaceutici, con Merck e Pfizer in discesa rispettivamente dello 0,38% e dello 0,67%. Impresa che è quasi riuscita a Walt Disney (-0,20%), sulla scia della promozione di Jp Morgan, che ha portato il rating sul titolo da 'underweight' a 'neutral', con prezzo obiettivo salito da 28 a 30 dollari. In rosso anche Coca-Cola (-0,83%) alla vigilia della presentazione dei risultati trimestrali. In controtendenza Home Depot (+2,18%), sostenuto dalla promozione di Morgan Stanley che ha aggiunto il titolo alla sua "Best Ideas List", portando la raccomandazione da 'equalweight' ad 'overweight' e fissando un prezzo obiettivo a 35 dollari. In progresso anche Hewlett-Packard che ha guadagnato lo 0,57%.
Tra i titoli tecnologici in netto calo Palm che ha lasciato sul terreno il 5,20%. Male anche Adobe Systems (-2,20%), Broadcom (-1,98%) e Oracle (-1,83%), così come Research In Motion (-1,59%). In luce Motorola (+2,66%), sostenuta dalle indicazioni di Barron, secondo cui la società potrebbe guadagnare il 40% dallo spin-off della sua divisione di cellulari. Acquisti anche su Electronic Arts (+1,33%) in attesa di conoscere i risultati trimestrali, che sono stati diffusi dopo la chiusura. In rialzo anche Dell (+1,13%), SanDisk (+1,07%) e Advanced Micro Devices, che ha guadagnato lo 0,95%.
MERCATI ASIATICI Tokyo in leggero calo. Nikkei -0,19%
Nikkei in leggero ribasso questa mattina, con i prezzi che hanno comunque recuperato terreno dai minimi della seduta. L’indice ha ceduto lo 0,19% a quota 9932,90, mentre il Topix ha perso lo 0,16% a 881,57 punti. La debolezza del mercato viene ancora giustificata dagli addetti ai lavori come diretta causa del clima di incertezza che si respira in Europa, dove la ripresa appare condizionata dallo stato di salute delle economie di paesi quali Grecia, Spagna e Portogallo.
Soffrono i titoli delle societa' che esportano nel Vecchio Continente sia per le motivazioni appena citate che per la diretta conseguenza del rafforzamento dello yen nei confronti dell'euro. In calo tra gli altri Mazda che ha ceduto piu' del 2% cosi' come Japan Tobacco che produce buona parte del proprio fatturato all'estero. Tra i peggiori titoli del listino spiccano i ribassi superiori al 4% di Dowa Holdings, Marui Group, Mitsubishi Materials e Pioneer. Rimbalza invece Sumitomo Mitsui Financial dopo aver comunicato risultati migliori delle stime. Da segnalare infine anche il segno positivo per Toyota in rialzo di oltre 3 punti percentuali nonostante la societa' abbia deciso di richiamare anche il proprio modello di punta "Prius" per un problema ai freni. Segno positivo fino a questo momento sulle altre principali piazze azionarie asiatiche con Hong Kong in crescita dello 0,18%, Singapore dello 0,6%, Shanghai dello 0,2% mentre Seul ha chiuso in crescita dell'1,14%.
MERCATI EUROPEI
Mercati europei incerti questa mattina. Il Dax si muove attorno alla parita' cosi' come l'Ibex, mentre il Cac 40 cede lo 0,23%. A Londra il Ftse 100 guadagna un marginale 0,18%. Tra le singole Blue Chip rialzi superiori al punto percentuale per le tedesche Adidas, Deutsche Bank, Man e Metro mentre a Parigi spiccano i recuperi di BNP Paribas, Renault e Societe' Generale, tutti oltre i 2 punti percentuali. Recuperano terreno i finanziari anche sulla piazza spagnola con BBVA, Banco Santander, Banco Sabadel e Banco Popular che mettono a segno un rialzo superiore al punto percentuale.
APERTURA MERCATO ITALIANO
Borsa italiana poco sotto la parita'
Il Ftse Mib e Il Ftse Italia All-Share perdono lo 0,2%, il Ftse Italia Mid Cap sale dello 0,3%, il Ftse Italia Star cede lo 0,2%. Borse europee incerte in avvio di seduta. Ieri sera a New York l'S&P 500 ha chiuso a -0,89%, il Nasdaq a -0,70%. I future sugli stessi indici al momento sono in rialzo dello 0,6%. A Tokyo il Nikkei 225 ha ceduto lo 0,19% mentre a Hong Kong l'Hang Seng ha messo a segno un +1,22%. Perdono terreno Banco Popolare (-1,9%) e Credem (-1,6%) dopo la decisione di Goldman Sachs di peggiorare la raccomandazione da neutral a sell, mentre Banca MPS (invariata), anch'essa colpita dal downgrade, per il momento non accusa il colpo. In rosso Buzzi Unicem (-1,8%) all'indomani della pubblicazione dei dati preliminari della controllata tedesca Dyckerhoff, che ha chiuso il 2009 con fatturato in diminuzione del 31% a/a e si attende un 2010 con profitti in calo.
Debole Telecom Italia (-1,4%) dopo le dichiarazioni del fine settimana da parte di Cesar Alierta, presidente di Telefonica, che si e' detto soddisfatto dell'attuale situazione con Telecom. Queste parole hanno raffreddato la speculazione sull'ipotesi di fusione Telefonica-Telecom. L'agenda macroeconomica odierna prevede alle 10.30 la bilancia commerciale nel Regno Unito e alle 16.00 le scorte e vendite all'ingrosso negli USA.
DATI MACRO ATTESI
08.00 GER Bilancia commerciale non-dest. dic: +13,5 mld eur 08.00 GER Inflazione gen: -0,6% m/m, +0,8% a/a 10.30 GB Bilancia commerciale dic; 16.00 USA Scorte e vendite al'ingrosso dic.
HEADLINES
Ergy Capital rivede il piano industriale Il consiglio di amministrazione di Ergy Capital ieri ha approvato il nuovo piano industriale al 2013 rivedendo le proprie esigenze di capitale. In particolare è saltato il previsto aumento di capitale da 200 milioni di euro ed è stato previsto un aumento in opzione di soli 10 milioni di euro. Contemporaneamente sono stati ridotti i Mw installati previsti dai precedenti target: i nuovi obiettivi indicano una potenza installata di 110-150 Mw di potenza installata al 2011 con 100-130 MW provenienti dal fotovoltaico e 10-20 Mw dalle biomasse. I ricavi dall'energia solare dovrebbero superare i 22 milioni di euro a quella data.
Intesa: Morelli in corsa per la direzione generale Al consiglio di gestione di oggi di Intesa Sanpaolo sarà presentato il nome di Marco Morelli per la carica di nuovo direttore generale. La proposta dovrebbe essere avanzata, secondo diverse indiscrezioni di stampa, dal consigliere delegato del gruppo Corrado Passera e sostenuta dal presidente del gruppo Giovanni Bazoli.
Edison: i manager si tagliano del 10% lo stipendio La multiutility Edison ha chiuso il 2009 con una flessione degli utili del 30% a 240 milioni di euro. Il calo della clientela anche nell'importante ramo del corporate ha suggerito interventi forti e il management ha deciso di ridursi del 10% lo stipendio anche per rendere più accettabile ai soci del gruppo il taglio del dividendo a 4,25 centesimi dai precedenti 5. Ieri si è registrato anche l'ingresso di Henri Proglio nel consiglio al posto di Pierre Gadonneix da lui sostituito ai vertici di Edf e quindi anche nel consiglio di alcune società partecipate come appunto Edison.
Banco Popolare bocciata da Goldman Sachs Gli analisti della banca statunitense Goldman Sachs hanno scelto di abbassare la raccomandazione su Banco Popolare a "sell" (vendere). Dopo 20 minuti di negoziazioni a Piazza Affari l'istituto italiano registra una flessione dell'1,75%.
Ubi Banca: Goldman rivede al ribasso il target price Gli analisti di Goldman Sachs hanno deciso di ridurre il prezzo obiettivo di Ubi Banca da 12,2 a 11,2 euro. Dopo 40 minuti di negoziazioni a Milano l'istituto italiano registra una crescita dello 0,70% a 9,34 euro.
Yoox prevede ricavi per il 2009 pari a 152,2 milioni di euro Yoox ha reso noto che il proprio Consiglio di Amministrazione ha esaminato le cifre preliminari sui ricavi netti consolidati per l'esercizio 2009. Yoox stima di aver conseguito ricavi netti consolidati, al netto dei resi sulle vendite e degli sconti concessi ai clienti, pari a 152,2 milioni di euro, in incremento del 50,0% rispetto ai 101,5 milioni di euro di fine 2008. ( Fonte: it.advfn.com)
Sotto attacco da più parti, la moneta unica è chiamata a superare una prova senza precedenti. La stampa europea denuncia un’azione ostile e concertata e invita i governi a reagire.
"La finanza vuole la rovina della zona euro?", è la domanda che secondo Libération riecheggia da venerdì scorso nelle cancellerie nazionali e nei corridoi delle istituzioni europee. Quel giorno "la borsa di Parigi ha perso il 3,40% e quella di Atene il 3,73%”, ricorda il quotidiano francese. L’euro è sceso sotto la soglia degli 1,36 dollari per la prima volta in otto mesi. Sotto accusa sono soprattutto i 30mila miliardi di debiti pubblici accumulati dai paesi del G7 e la situazione in Grecia, Spagna e Portogallo.
"A mano a mano che crescono le preoccupazioni sulla situazione generale delle finanze pubbliche, gli speculatori mettono alla prova la solidità della zona euro attaccando gli anelli più deboli della catena", spiega La Tribune. L’economista americano Nouriel Roubini ha addirittura evocato una “possibile scissione dell’Unione monetaria”. "Con le loro pressioni sull’euro e gli alti tassi imposti sui prestiti agli stati in difficoltà – aggiunge il giornale economico – gli speculatori inchiodano la seconda potenza economica al mondo alle sue debolezze: l’assenza di un governo europeo e la rigidità del trattato di Maastricht che preclude la solidarietà tra gli stati".
Il complotto anglosassone
La destabilizzazione della moneta unica sarebbe dunque premeditata, e Libération indica tre colpevoli: "Secondo le informazioni in nostro possesso, ottenute da fonti autorevoli del mercato e degli ambienti finanziari, dietro agli attacchi contro Grecia, Portogallo e Spagna ci sarebbero una grande banca di investimento americana e due hedge fund molto importanti. Il loro vero obiettivo? Guadagnare capitali creando il panico, così da riuscire a ottenere dalla Grecia tassi di interesse sempre più alti, continuando a speculare. Perché non fare i loro nomi? Perché si tratta di un mucchio di supposizioni che un tribunale rischierebbe di giudicare insufficienti in caso di processo. E, come dice un operatore di mercato, 'con quelli là non si scherza'".
Libé spiega che “i due hedge fund che tengono in pugno il mercato greco sono furiosi per aver ottenuto solo il 2% sull’ultimo prestito ad Atene, e sono decisi a far dilagare il panico sul mercato dei cds (credit default swap). Che cosa c'è dietro questa sigla? Un titolo assicurativo che si sottoscrive per premunirsi contro una potenziale insolvenza di uno stato al quale si sono prestati dei soldi. I cds si scambiano su un mercato non regolato e completamente opaco. El País osserva che “nulla di ciò che sta accadendo, compresi gli editoriali di alcuni giornali esteri con i loro commenti apocalittici, è una semplice coincidenza, ma obbedisce a interessi particolari”. Che il ministro spagnolo dell’economia Elena Salgado sia partita l’8 febbraio per Londra, per tentare di “convincere” gli investitori della City e i media della solvibilità dell’economia spagnola, la dice lunga su dove si debbano cercare questi “interessi particolari”.
Il metodo Isarescu
Sul suo blog europeo “Charlemagne”, l'Economist confuta tuttavia la tesi di una “cospirazione anglosassone” secondo cui i britannici, “che hanno sempre odiato l’euro, e gli americani, che si sentono minacciati da esso, cercherebbero di screditarlo e di distogliere l’attenzione dalle difficoltà del dollaro e della sterlina”. Salvo il fatto, osserva il giornale, che “nemmeno i giornali più euroscettici, come il Daily Mail, si rallegrano dei problemi della zona euro, preoccupati come sono che il contagio si estenda all'economia britannica”. Nell’immediato, preannuncia Libération, i governi europei e la Banca centrale europea dovrebbero tentare di “calmare i mercati facendo comprendere loro che sono oggetto di speculazione.
Non c'entra il trattato di Maastricht, che impedisce di aiutare uno stato membro della zona euro in difficoltà. Se gli investitori hanno la garanzia che la Grecia non collasserà, ritornerà la calma”. Si tratta di quello che il sito romeno di informazione hotnews.ro ha battezzato il “metodo Isarescu”, dal nome del governatore della Banca centrale romena Mugur Isarescu. In autunno, racconta Hotnews, “una banca romena aveva assicurato ai suoi clienti che il leu stava per deprezzarsi. Sono passate settimane e il leu ha deluso chi gli aveva scommesso contro. I clienti della banca hanno finito col dare l’ordine di vendere, determinando così una perdita massiccia alla banca in causa”. La Banca centrale, che non ha mai confermato tali paure, ci ha addirittura guadagnato. E la Bce adesso dovrebbe fare la stessa cosa”. ( Fonte: presseurop.eu)
La "calata" del Consiglio dei ministri a Reggio Calabria è un record ormai superato dalla visita della nutrita delegazione del governo Berlusconi in Israele. Le circa cento persone al seguito hanno dato al Cavaliere l'ennesima occasione di dimostrare che all'estero non può essere più mandato da solo, anche se accompagnato dai novantanove e rotti "yes men". Procura sempre danni. Le "comparse" del governo da lui presieduto sono l'allegra allegoria del Cavaliere, simile a quella del suo amico Gheddafi.
Devono tenere la bocca chiusa e, diretti dal suo portavoce Bonaiuti, devono annuire in segno di compiacimento quando spara le sue balle e ridere a crepapelle quando racconta le sue "interessanti barzellette" sui Kapò.
Appena sceso dall'aereo la prima balla: "Abbiamo l'orgoglio di essere noi, con la cultura giudaico-cristiana alla base della civiltà europea". Berlusconi non perde occasione per rivelare le sue lacune storico-culturali.
Forse non lo sa, ma parlare di radici giudaico-cristiane nella nazione degli ebrei, perseguitati, torturati e uccisi di morte lenta o violenta dai cristiani della civile Europa per oltre duemila anni, è a dir poco un grottesco paradosso di ecologia morale.
Chi in Israele vorrebbe avere radici giudaico cristiane lo sa evidentemente solo Berlusconi. Non certo i discendenti degli ebrei spagnoli dei tempi di Torquemada e della Santa Inquisizione e certamente neanche i sopravvissuti all'Olocausto di Hitler. La scivolata di Berlusconi in Israele è paragonabile soltanto allo svarione in televisione in un talk show di Vespa quando annunciava di essere pronto a chiedere scusa a Papà Cervi per l'uccisione da parte dei nazisti dei suoi sette figli partigiani.
L'onore concesso a Berlusconi di parlare davanti alla Knesset mal si concilia, secondo la mia modesta opinione, con le vedute e le parole pronuciate da Berlusconi sulle leggi razziali del 1938, della lotta partigiana contro il nazifascismo, le celebrazioni del 25 aprile che ha sempre evitato per legittimo impedimento, e per i posti di "villeggiatura" in cui Mussolini spediva i suoi nemici politici. Prima di mercoledì 3 febbraio 2010, la musica è stata sempre diversa.
Si concilia ancora peggio l'insistenza di Berlusconi e del suo Pdl a sfornare leggi su misura per non far processare il suo leader che al contrario dell'ex primo ministro israeliano Ehud Olmert, accusato di corruzione ad un anno della fine del suo mandato, si è dimesso pur dichiarandosi innocente. Nobili le sue parole "Sono orgoglioso di essere stato il primo ministro di un Paese che indaga i suoi primi ministri, in cui nessuno è al disopra della legge".
Parole che il popolo italiano, quello che lo ha votato e quello che non lo ha votato, al pari di coerenza, etica e morale, non avrà mai l'opportunità di sentire dalla bocca di Berlusconi. ( Fonte: americaoggi.info)
Anche l'Europa ha la sua "bolla speculativa", ed è questa che sta esplodendo ora. Come quella che ha dato il via alla "crisi perfetta", l'anno scorso, era stata da tempo avvistata e predetta dalle solite inascoltate Cassandre. Ma l'Europa ha qualcosa in più da scontare: il colpevole ritardo del suo processo di integrazione, che la condanna ora a vivere la propria crisi finanziaria ai margini di un mondo già proiettato verso la ripresa. Margini nei quali ha buone probabilità di rimanere per decenni: perché la storia offre occasioni a tutti, ma ha il brutto vizio di non perdonare facilmente chi si ostina a non coglierle.
La "bolla speculativa" europea è quella alimentata nei decenni passati dai Fondi Europei Regionali per lo Sviluppo (Fers) e dai Fondi di Coesione. Strumenti pensati per per aiutare gli Stati membri più poveri (Pil inferiore al 75% della media Ue) a mettersi al livello degli altri in termini di infrastrutture, ma anche di benessere. Prima del recente allargamento a Est della Ue, questi fondi sono andati principalmente a Spagna e Portogallo (entrate nella Ue nel 1986) e alla Grecia (membro dal 1981). Come si vede, esattamente gli Stati epicentro del terremoto di queste ore. In misura minore, ne hanno beneficiato anche il Mezzogiorno italiano (meglio: le mafie che lo occupano) e l'Irlanda, le altre regioni storicamente depresse della Ue.
L'afflusso di denaro europeo ha finanziato per anni un'economia basata principalmente sull'edilizia in tutte le sue forme. Dalla cementificazione selvaggia della Costa Brava al Ponte del Cinquecentenario a Siviglia, dalle riqualificazioni urbane a Madrid e Lisbona alle autostrade greche: per vent'anni questi fondi e il mattone hanno drogato l'economia iberica ed ellenica. Il crollo mondiale dei valori immobiliari e la presenza nella Ue di altri membri (l'Est ex-sovietico) ancora più titolati all'assegnazione dei fondi, ha messo rapidamente in crisi il sistema, ha fatto esplodere i deficit pubblici e fatto scoppiare la "bolla". Nel momento meno indicato: mentre l'Europa esce dalla crisi con una rachitica previsione di crescita dello 0,9%, incapace di fronteggiare non solo il 10% cinese o il 7% indiano, ma anche il più modesto 4,4% statunitense.
Questa situazione sarebbe un problema grave per qualunque nazione. Diventa una tragedia per un'Europa politicamente immatura, paralizzata nella capacità decisionale, di fatto persa in disfide medievali e diffidenze campanilistiche tra nazioni (che nel mondo globalizzato sono, stavolta sì, solo "espressioni geografiche"). Il Trattato di Lisbona, che dà all'Unione un'integrazione che sarebbe stata un successo 25 anni fa, ma è pateticamente inadeguata oggi, ha richiesto 9 anni di psicodrammi per essere approvato. L'Euro, unica ancora di salvezza dei 27 nella tempesta finanziaria, è privo di un governo economico che lo sostenga. Nonostante i rigori della Bce, la sua credibilità può crollare sui mercati da un giorno all'altro, proprio perché non sostenuta da una volontà e un'identità politica riconoscibile: che sarebbe del dollaro se dietro al biglietto verde ci fossero 27 Obama, e 27 parlamenti diversi?
L'integrazione non è più l'ideale futuro di un pugno di europeisti. È la priorità immediata di ogni cittadino europeo. Non è l'Unione Europea che rischia l'irrilevanza e la marginalità, ma ogni singolo stato del Vecchio Continente. Giovedì prossimo i soliti 27 leader europei saranno riuniti a Bruxelles, per prendere decisioni. Possiamo solo sperare che, per la prima volta da decenni, le prendano. ( Fonte: americaoggi.info)
Difesa spa, una nuova agenzia per il business delle spese militari
Le polemiche si sono riaccese quando la Cavour ha levato le ancore per far rotta verso Haiti. Perché mai, si sono chiesti in molti nelle Forze armate, mandare una portaerei a portare aiuti? Non era meglio spedire i C-130 per operare subito sul campo e magari risparmiare qualcosa per evitare i tagli all’ordinaria amministrazione, dall’addestramento ai pezzi di ricambio? La prima spiegazione era quasi accettabile: la Cavour deve muoversi comunque. Meglio usarla per Haiti che farla girare invano nel Mediterraneo, anche pagando ricche indennità di missione all’equipaggio. Però poi qualche alto graduato ammetteva: è un prodotto della tecnologia italiana, farlo vedere significa procurare affari.
Persino la tappa in Brasile sembra ideata solo per far vedere la portaerei ai rappresentanti di un governo molto interessato. In altre parole, i clienti vengono prima dei terremotati. Il viaggio umanitario verso Haiti, insomma, sarebbe solo l’ultima tappa di un progressivo allontanamento delle scelte militari dall’interesse nazionale diretto, per privilegiare piuttosto esigenze industriali.
Per gli esperti la tendenza è evidente. È passata per la pervicacia nel seguire i piani di produzione del costosissimo cacciabombardiere F-35, o Jsf, concepito per le esigenze della guerra fredda (può compiere missioni di bombardamento con obiettivi lontanissimi, ovvero era stato ideato per colpire Mosca) e oggi inutile: “In un momento di crisi quegli oltre 13 miliardi potevano andare in elicotteri, più utili per le missioni di pace, o magari anche per jet intercettori più utili, come gli Eurofighter”, dice Massimo Paolicelli, coautore del libro “Il caro armato”.
Ma il punto di non ritorno in un processo che ieri Eugenio Scalfari definiva “il disossamento dello Stato”, è la nascita di Difesa Servizi Spa, “primo passo dello sgretolamento della Pubblica amministrazione”, come l’ha chiamato il capogruppo pd alla Camera Gian Piero Scanu. Concepita con un disegno di legge e poi inserita con cinque commi nella legge finanziaria per superare le perplessità nella stessa maggioranza, dall’inizio dell’anno l’azienda a cui verrà affidata gran parte dell’attività della Difesa è una realtà, almeno sulla carta. Mancano i decreti di attuazione, che devono arrivare entro metà febbraio, ma il processo è avviato. Alla Difesa spa andrà la responsabilità di ogni acquisto per le Forze armate, armamenti esclusi. Le decisioni saranno prese dal consiglio di amministrazione, otto membri di scelta ministeriale, che dovranno rendere conto solo al ministro, per un budget fra i tre e i cinque miliardi di euro. Il meccanismo spazza via ogni criterio di trasparenza: la Corte dei Conti potrà intervenire solo in caso di comportamenti penalmente rilevanti (in sostanza, di dolo conclamato), mentre non è ben chiaro che cosa succederà se la Difesa spa dovesse andare in perdita.
L’azienda ha il potere di inserire nelle strutture militari anche impianti energetici, senza limitazioni legate alle esigenze delle Forze armate: in parole povere, potrebbe far eseguire la costruzione delle centrali nucleari all’interno delle caserme, senza preoccuparsi di ottenere autorizzazioni dagli enti locali e scavalcando ogni discussione. La Difesa spa curerà anche non meglio definite “sponsorizzazioni”: un termine che inevitabilmente propone immagini di blindati in missione sulle montagne dell’Afghanistan colorati come le monoposto di formula 1, o cacciatorpediniere colorati come le barche della Coppa America, idee molto lontane dalla tradizione delle Forze armate. Ma il vero affare è quello del mattone: la Difesa spa gestirà anche le dismissioni immobiliari, con lo scopo dichiarato di recuperare danaro per le spese militari. Ad affiancarla, secondo i piani del governo, saranno società di gestione del risparmio, che dovranno valorizzare il patrimonio della Difesa creando dei fondi di investimento e vendendone i titoli, per poi rimborsare all’erario il valore di partenza degli impianti venduti e versare alla Difesa le plusvalenze.
Il meccanismo ha già trovato un intoppo: per garantire la creazione di queste plusvalenze, a fianco dell’inevitabile cambiamento di destinazione d’uso dei beni immobili era prevista la possibilità di un ampliamento della volumetria pari al 30 per cento, anche qui scavalcando ogni autorizzazione, compresa quella sull’impatto ambientale. Un nuovo scempio, bloccato però come incostituzionale dai giudici della Consulta. ( Fonte: repubblica.it)
Molti dirigenti di Bank of America non erano al corrente del progetto di acquisizione di Merrill Lynch. Sembra incredibile, eppure è ciò che trapela dall’inchiesta condotta dal procuratore generale di New York Andrew Cuomo, che ieri con grande clamore internazionale ha incriminato il colosso bancario Usa e i suoi ex dirigenti.
Chi lavorava nell’istituto di credito, riferisce l’agenzia Bloomberg, era infatti convinto dell’esistenza di un’operazione in preparazione, ma immaginava che coinvolgesse in realtà Lehman Brothers, la banca clamorosamente fallita all’inizio della crisi finanziaria globale.
È sufficiente - ha spiegato il magistrato americano dopo aver esaminato i documenti relativi all’inchiesta per 25 ore - leggere il contenuto di numerose e-mail e note scambiate tra i dipendenti di BofA nelle settimane antecedenti all’accordo per l’acquisizione di Merrill, approvato il 5 dicembre del 2008 e reso operativo il 1 gennaio del 2009. E se gli stessi lavoratori della banca non potevano immaginare che si stesse per dar vita a tale affare, ha osservato Cuomo, come avrebbero mai potuto esserne informati gli azionisti? Tanto più che, qualora lo fossero stati, avrebbero saputo anche dei miliardi di dollari di perdite patite da Merrill. E, per questo, probabilmente non avrebbero concesso il via libera all’assemblea generale.
«È il modo con il quale approviamo le acquisizioni che mi manda in bestia!», esclamava il direttore Chad Gifford in una email inviata ad un collega. «Leggere e piangere», scriveva l’accounting officer Neil Cotty nell’oggetto di una nota datata 4 novembre 2008, subito dopo che uscì il report finanziario preliminare di Merrill, che segnalava una perdita di 6 miliardi di dollari (poi rivelatasi ben superiore).
«Così fregano gli azionisti!», esclamava ancora Gifford, al quale giungeva una risposta chiarissima sull’opportunità di parlare di tali argomenti via email: «Non lasciare tracce». L’affare “puzzava”, insomma. In altre comunicazioni gli stessi consulenti legali della banca invitavano ad informare gli azionisti. Ma furono evidentemente ignorati. Anzi, dopo tali suggerimenti, i membri dello studio legale Wachtell, Lipton, Rosen & Katz furono letteralmente «emarginati», spiega Cuomo. ( Fonte: valori.it)
Deutsche Bank ha messo da parte 225 milioni di euro per far fronte alla “supertassa” inglese sui bonus accordati ai dipendenti degli istituti di credito.
Il colosso bancario - riferisce il Financial Times - ha infatti fatto sapere di non voler vedere «distrutti» i propri business in Gran Bretagna, cosa che accadrebbe, secondo i dirigenti, qualora lo staff non fosse adeguatamente premiato. Ad esporsi in prima persona, su questo punto, è stato l’amministratore delegato del gruppo, Josef Ackermann, che ha aggiunto come la cifra sia stata raccolta attraverso una «condivisione dell’onere» tra gli azionisti e i dipendenti.
Il gigante finanziario tedesco è diventato così la prima grande banca a rivelare quanto si aspetta di dover sborsare al governo di Londra, a causa dell’imposta una-tantum del 50% che grava sui bonus superiori alle 25 mila sterline. «Non possiamo evitare di pagare bonus senza che questo abbia pesanti ripercussioni», ha aggiunto Ackermann, che ha anche colto l’occasione per “mettere le mani avanti” di fronte all’ipotesi (per altro ancora mai paventata da Downing Street) di una riproposizione della tassa anche nei prossimi anni: «I gruppi finanziari valuterebbero a quel punto la possibilità di lasciare Londra».
Deutsche Bank ha annunciato ricavi netti per 5 miliardi di euro relativi all’esercizio del 2009, rispetto al record di perdite patite nell’anno precedente, pari a 3,9 miliardi di euro. A preoccupare, tuttavia, è il risultato dell’ultimo trimestre, ben peggiore rispetto al periodo luglio-settembre. ( Fonte: valori.it)
Jamie Dimon, amministratore delegato di JPMorgan Chase, ha ricevuto il suo premio in azioni per i risultati operativi conseguiti nel 2009. Circa 10 milioni di dollari.
Che arrivano pochi giorni dopo la notizia relativa al pagamento complessivo stimato per il dirigente, sempre relativo allo scorso anno, che dovrebbe essere compreso tra 15 e 20 milioni di dollari. Si tratta di una retribuzione record - sottolinea il Financial Times - che potrebbe costituire un termine di paragone per molte altre grandi compagni di Wall Street.
Già l’omologo di Dimon presso Goldman Sachs, Lloyd Blankfein, dovrebbe intascare una cifra non lontana dai 20 milioni tra azioni e pagamenti cash, anche se il board della banca non si è ancora riunito per discutere dei bonus da concedere ai top manager. Ufficialmente, infatti, Goldman non ha voluto commentare le indiscrezioni sulla possibili remunerazioni dei suoi dirigenti, spiegando solo che esse saranno in linea con le performance della compagnia. È facilmente immaginabile che tra le argomentazioni in difesa dei premi milionari ci saranno alcuni paragoni con il passato (Blankfein nel 2007 fu pagato complessivamente 68 milioni tra stipendio base, azioni, opzioni e pensione).
Tornando a JPMorgan, che annuncerà nei prossimi giorni le cifre ufficiali degli stipendi, il quotidiano inglese specifica come sia probabile che Dimon eviti di capitalizzare attraverso la vendita delle azioni. ( Fonte: valori.it)
In Francia è scoppiata una nuova polemica che coinvolge il sistema bancario. A lanciarla, stavolta, è stata la Commissione nazionale per l’informazione e la libertà (CNIL), che ha indicato ieri con una lettera scritta agli eurodeputati francesi di prendersi carico del malcontento suscitato dal progetto di accordo anti-terrorismo con gli Stati Uniti.
L’Unione europea potrebbe infatti concedere alle autorità americane il diritto di accedere ai dati bancari dei cittadini del Vecchio Continente, in nome dello sforzo per la sicurezza che il mondo occidentale sta portando avanti negli ultimi anni.
Alex Türk, presidente della CNIL, ha ammonito che un simile accordo «potrebbe mettere in discussione il livello di protezione dei dati personali degli europei». Una posizione che probabilmente sarà esposta dai parlamentari francesi a Bruxelles la settimana prossima, quando i rappresentanti dei 27 Paesi membri dell’Ue dovranno pronunciarsi sulla proposta di accordo.
Ieri, intanto, la commissione per le Libertà civili e la Giustizia del parlamento comunitario ha votato a maggioranza contro il progetto di cooperazione con cui si vuole concedere agli Usa di accedere alle informazioni della rete interbancaria Swift, che gestisce i flussi finanziari di quasi 8 mila società in tutto il mondo. ( Fonte: valori.it)
Quattrocento milioni di euro. È questa la cifra che potrebbe incassare il fisco tedesco grazie alla lista di presunti evasori che hanno depositato i propri capitali all’ombra del segreto bancario svizzero.
A stimare la cifra è, questa mattina, un articolo apparso sul quotidiano Süddeutsche Zeitung, che specifica tuttavia come gli inquirenti di Berlino stiano ancora esaminando i contenuti delle informazioni estratte dal compact disc che contiene i dati bancari.
Fino ad ora sono state vagliate un centinaio di posizioni, e per questo - sebbene sia stato possibile stimare la quantità di denaro che potrà essere recuperato - è ancora presto per stabilire il numero esatto di persone che hanno aggirato le imposizioni. Tuttavia, anche da questo punto di vista esistono delle prime «stime interne» che permettono di stabilire come la cifra di contribuenti tedeschi che evadono il fisco possa aggirarsi intorno alle 100 mila persone. Esse hanno sottratto alle casse pubbliche 23 miliardi di euro.: «Più dell’80% dei tedeschi che hanno depositato denaro in Svizzera - scrive il quotidiano -, ed in particolare presso Crédit Suisse, lo hanno fatto allo scopo di evadere le tasse». ( Fonte: valori.it)
Secondo gli ultimi dati del Dipartimento del Lavoro USA, il tasso di disoccupazione è diminuito da 10% al 9.7%. Alla notizia che 541.000 americani in più hanno trovato lavoro a gennaio, John Silva, capo economista di Wells Fargo, risponde che si tratta di un risultato "coerente con il continuo miglioramento del mercato del lavoro". Il dato però è in gran parte il risultato di aggiustamenti stagionali senza i quali non sarebbe stato positivo
Il dato sull'occupazione degli Stati Uniti in gennaio invia segnali difficili da interpretare, sospesi tra l'ottimismo per i miglioramenti evidenziati e il timore che questi poggino su un terreno troppo fragile. Secondo il dipartimento del Lavoro americano, il tasso di disoccupazione è passato dal 10% al 9,7% il mese scorso, il livello più basso da agosto 2009. Il dato è stato ottenuto tramite uno studio del dipartimento, che ha mostrato come 541.000 americani in più hanno trovato lavoro il gennaio. Ma è in gran parte il risultato di aggiustamenti stagionali senza i quali non sarebbe stato positivo. Una ricerca effettuata su un campione separato, ha mostrato infatti che i datori di lavoro hanno soppresso 20.000 posti di lavoro. La Casa Bianca ha detto che si tratta comunque di "segnali incoraggianti". Sono queste le parole usate da Christina Romer, presidente del Council of Economic Advisors, tra i principali consiglieri del presidente Barack Obama. È comunque troppo presto per gli eccessi di ottimismo. Romer ha detto che andando avanti "ci saranno ancora ostacoli sulla strada".
Secondo John Silva, capo economista di Wells Fargo, i dati di fanno comunque ben sperare. "La gente semplicemente ha trovato lavoro", ha detto, e questo è "coerente con il continuo miglioramento del mercato del lavoro".
Il dipartimento ha però rivisto alcune cifre, mostrando un quadro peggiore di quanto reso noto in precedenza: da quando la recessione è iniziata in piena era Bush, nel dicembre 2007, l'economia ha perso 8,4 milioni di posti di lavoro, e non 7,2 milioni come era stato detto. Si tratta della più alta percentuale di posti di lavoro persi tra qualsiasi recessione avvenuta negli Stati Uniti dalla Seconda Guerra Mondiale.
Gli analisti ritengono che l'economia possa generare tra 1 o 2 milioni di posti di lavoro quest'anno, e che ci vorranno dai tre ai quattro anni perché il mercato del lavoro torni vicino alla normalità. I posti di lavoro perduti in gennaio sono stati comunque la cifra più piccola dall'inizio della recessione, e sono cifre quasi positive rispetto ai drammatici 779.000 posti perduti in gennaio 2009, ancor prima che Obama divenisse presidente.
non verranno chiarite le imprese, in particolare quelle piccole, saranno restìe a fare nuove assunzioni", ha detto Hank Smith, capo degli investimenti a Haveford Investments. ( Fonte. americaoggi.info)