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LA FORZA DI LONDRA. PERCHE' LA CAPITALE BRITANNICA E' IL CENTRO FINANZIARIO DEL COMMERCIO MONDIALE?
Di redazione (del 29/09/2008 @ 00:30:00, in Le Grandi Firme, linkato 1911 volte)

Una tesi alquanto singolare quella sostenuta da Paul Kennedy. L'articolo merita un'attenta lettura e una riflessione. Attendiamo i vostri commenti.

La prossima volta che andate a Londra, dopo la vostra giornata d'affari o di shopping fate una gita in barca sul Tamigi fino all'osservatorio di Greenwich. Una volta arrivati, salite sulla collinetta per raggiungere la linea del meridiano e mettervi a cavallo tra i due emisferi. Dal punto di vista orario sarete sull'asse centrale della superficie terrestre.

Pensavo proprio a quel posto quando ho letto che per il secondo anno consecutivo l'indice Mastercard dei centri del commercio mondiale ha messo al vertice la vecchia Londra, davanti a New York, Tokyo, Singapore, Chicago, e poi Hong Kong, Parigi, Francoforte, Seoul e Amsterdam.

Queste classifiche dovrebbero essere lette con cautela perché spesso sono costruite in base a criteri soggettivi (come si fa a calcolare esattamente la " capacità creativa" o la " vivibilità" di un posto?).

Di sicuro molti di questi criteri hanno un senso, come per esempio il volume d'affari e il numero di istituti finanziari. Ovviamente a Londra ci sono più banche e più capitali che a Istanbul o a Kuala Lumpur. Generazioni di persone esperte nel gestire titoli di stato, azioni, investimenti e assicurazioni danno alla City una tradizione straordinaria. Ma neanche questo spiega la posizione preminente di Londra rispetto a città come Vienna, Milano, Tokyo o São Paolo: anche in questi posti la gente sa come gestire il denaro.

Lo stesso interrogativo sorge rispetto a un altro criterio a cui l'indice Mastercard dà molta importanza: la relativa solidità della " struttura giuridica e politica". È positivo che questo elemento venga sottolineato, perché ci ricorda uno dei motivi fondamentali di questa superiorità – la prevedibilità fiscale – che caratterizza tutti i principali centri finanziari, ma che manca in Paesi meno solidi.

Più di due secoli fa Adam Smith osservava che basta poco per far passare un Paese dalla barbarie alla prosperità: " Pace, poche tasse e un'amministrazione tollerabile della giustizia", e sottolineava che quest'ultima cosa è la più importante di tutte. Alla maggior parte degli uomini d'affari lo Stato non crea problemi, purché non agisca arbitrariamente e rispetti le transazioni private. Regimi come quello venezuelano e quello russo (per citare due esempi di oggi) non hanno capito questa specie di giuramento d'Ippocrate della finanza: " Non nuocere".

Fa' il meno possibile per disturbare i mercati, che sono già abbastanza disturbati dai fattori imprevedibili.

Londra l'ha capito. Ma anche Hong Kong e Singapore, Amsterdam e Seoul. Quindi non abbiamo fatto molti progressi nel cercare di capire quali sono i fattori più importanti alla base della classifica.

Citando Hong Kong (sesto posto) e Singapore (quarto), New York (secondo) e Chicago (quinto) emerge un altro fatto interessante: cinque su sei dei principali centri finanziari del mondo si trovano in Paesi anglofoni e l'inglese è l'unica lingua usata per le transazioni. I Paesi in cui non si parla inglese avranno sempre dei costi aggiuntivi, sia per insegnare una seconda lingua al personale sia per convincere gli investitori a trasferirsi sui loro mercati.

Se ci pensate, per la Goldman Sachs è stato facile trasferire una parte dei suoi uffici da New York a Londra. Non lo sarebbe stato mandare centinaia di dipendenti a Seoul, o anche a Parigi.

La cultura e la lingua contano, perfino sui mercati basati sulla teoria della scelta razionale.

Ma se il centro della finanza globale deve essere il mondo anglofono, perché non Chicago o Singapore invece di Londra? È qui che entra in gioco la famosa mania delle agenzie immobiliari per la location.

Torniamo al meridiano di Greenwich. Basta prendere una carta del mondo, poi prendere un pennarello rosso, o un paio di forbici, e cancellare o tagliare via tutto quello che è al di sopra dei 60 gradi nord e al di sotto dei 40 gradi sud; a parte gli abitanti della Patagonia, i neozelandesi e gli eschimesi, quasi nessuno vive in quelle zone. Poi prendete le forbici e tagliate via il Pacifico dai 150 gradi est ai 130 gradi ovest, circa 80 gradi di longitudine; anche lì non abita quasi nessuno. In altre parole, la maggior parte dell'umanità vive alle medie latitudini e tra due linee longitudinali che a est vanno da Tokyo a Sydney e a ovest seguono la longitudine di San Francisco (per circa 120 gradi).

Perciò è lì che si trovano i mercati, che avvengono i commerci, che succede praticamente tutto. A questo punto guardate quella carta geografica ritagliata e ridotta. A causa del ciclo del giorno e della notte, i punti nevralgici e i fusi orari principali del mondo tendono a essere nelle longitudini centrali, nell'emisfero settentrionale, più o meno tra Lisbona e Istanbul. Questi sono i fusi orari che coincidono con l'apertura delle borse asiatiche all'inizio della giornata e di quelle nordamericane nel tardo pomeriggio. Aggiungeteci la lingua e viene fuori Londra.

La combinazione è difficile da battere, Algeri è alla stessa latitudine, Varsavia alla stessa longitudine, ma conta poco. Quindi la combinazione unica tra la sua location, la lingua e la tradizione finanziaria dovrebbero mantenere Londra in una posizione di vantaggio anche per il prossimo anno.

E forse il fattore più importante di tutti è la geografia, proprio la materia che paradossalmente è stata eliminata da quasi tutte le scuole e università di lingua inglese.

Ma finché la terra girerà sul suo asse, la geografia continuerà a contare.

Autore: Paul Kennedy- Fonte: Internazionale.it

Redazioneonline- le Grandi Firme