Dopo la sbornia di ieri oggi si temevano prese di profitto, la partenza infatti avveniva in territorio negativo, ma alla fine sono prevalsi comunque gli acquisti, merito soprattutto di buoni dati macro provenienti dagli Stati Uniti.
Le nuove richieste di sussidi alla disoccupazione sono diminuite di oltre 6.000 unità, il dato, conferma la riduzione già registrata la scorsa settimana ed è risultato superiore alle attese (3.000 unità). Ottimo anche il Pending Home Sales Index cresciuto del 5,2%, leggermente inferiore alle attese, invece, la produttività del lavoro nei settori non agricoli.
Scontata la decisione sui tassi della Bce era attesa la conferenza stampa del Presidente Trichet che segue all'annuncio, non ha però riservato sorprese, la comunicazione della revisione al rialzo delle stime di crescita per l'anno in corso era già data per certa, noi siamo convinti che si possa terminare l'anno con tassi di crescita vicini alla parte alta della forchetta.
Infine l'aggiornamento delle operazioni di M&A: si è conclusa la vicenda 3Par andata a Hewlett-Packard dopo il rilancio a 33 dollari per azione, Dell ha gettato la spugna e sta mettendo a segno un bel rialzo in Borsa. Oggi, infine, è stato il giorno di Burger King, la seconda catena statunitense di fast food, dopo Mc Donald's, è stata acquisita per 4 miliardi di dollari dal fondo di private equity 3G Capital, il titolo è così salito del 24% sul listino newyorkese.
Arrivando alle cose di casa nostra le immatricolazioni auto sono crollate nello scorso mese al valore più basso degli ultimi 17 anni, sono state vendute infatti soltanto 68.718 autoveicoli. Fiat ha fatto peggio del mercato e, ricordiamo, Ferrari ha dovuto richiamare il migliaio di autovetture che facilmente prendevano fuoco.
Il titolo del Lingotto, però, in Borsa ha guadagnato il 2,59% dopo che sia Equita Sim che Banca Imi hanno confermato il “Buy” e portato il target price rispettivamente a 15,50 e 15,30 euro. Hanno pesato maggiormente, infatti, l'ottima performance di Chrysler, le cui immatricolazioni sono salite, in controtendenza rispetto al mercato Usa, di oltre il 7%, ed il fatto che Fiat oggi guarda più verso altri mercati (Brasile, India e Cina) che non a quello domestico.
In questa giornata il mercato non ha dato retta agli analisti, Buzzi Unicem oggi ha fatto registrare un modesto ribasso (-0,34%) nonostante un report terrificante di Exane, la società francese ha infatti ridotto il target price del 50% a soli 6 euro, infine Bulgari è scesa dello 0,33% nonostante, in questo caso, Hsbc abbia portato il giudizio ad “Overweight” dal precedente Underweight.
Eccellente la performance di Banca MPS (+3,17%) che ha guidato i guadagni sul listino principale, tornando sopra la fatidica quota di 1 euro e terminando sui massimi di giornata. Nel comparto bene anche le altre Popolari con il Banco Popolare (+1,32%) e la Popolare di Milano (+1,00%) in evidenza.
Ottima seduta anche per il settore costruzioni, per parecchio tempo, infatti, in testa ai rialzi svettavano Italcementi (+3,08%) ed Impregilo (+2,90%).
Sul fondo della classifica Luxottica (-1,85%) e Autogrill (-1,48%) forse anche per la debolezza del dollaro, mentre Telecom (-1,46%) si è presa una pausa dopo un ottimo periodo.
La seduta odierna si è dimostrata molto importante a dispetto della variazione poco significativa (Ftse Mib a 20.412,28 punti +0,21%) proprio in virtù del fatto che seguiva una giornata “eccezionale”, tornare nella “normalità” facendo comunque segnare una freccia verde è un segnale da non sottovalutare.
“Dovrebbero sottomettersi all’antidoping”. Parla Robert Gibbs, portavoce di Barack Obama, mentre attacca l’estrema sinistra, i “sinistroidi per professione”, i quali non sono mai soddisfatti con la politica del presidente.
Il portavoce della Casa Bianca dovrebbe essere sempre pacato nelle sue dichiarazioni specialmente quando rappresenta un presidente che ha la reputazione di mantenere la calma costantemente.
Ciononostante Gibbs non aveva tutti i torti. L’estrema sinistra del Partito Democratico non può essere soddisfatta completamente con l’operato di Obama né lo sarà mai perché in fin dei conti Obama è un centrista.
Lo era anche durante la primaria democratica specialmente con il suo programma di riformare il sistema sanitario americano. In comparazione ai piani esposti da Hillary Clinton e John Edwards, i suoi avversari nella primaria democratica, il piano di Obama aveva un odore troppo “repubblicano”.
Che cosa avevano ammirato i “sinistroidi di professione” in Obama durante l’elezione primaria?
Beh, all’inizio non molto, dato che si erano schierati principalmente con John Edwards. C’era però una presa di posizione fondamentale dell’Obama candidato che aveva “sedotto” l’estrema sinistra. Si tratta, come si sa, dell’opposizione di Obama alla guerra in Iraq mentre la Clinton e Edwards avevano votato per autorizzarla.
Una volta però completata la primaria, la sinistra ha lavorato per fare eleggere Obama perché l’alternativa sarebbe stato John McCain il quale avrebbe in grande misura continuato la politica di George Bush.
In un certo senso è proprio ciò che ha fatto Obama secondo i professionisti della sinistra. La guerra in Iraq non è ancora finita e quella in Afghanistan continua con metodi non tanto diversi da quelli di Bush.
Obama è anche attaccato per non avere permesso ai gay di servire apertamente nelle forze armate, per la sua mancanza di riformare l’immigrazione, per la mancata chiusura di Guantánamo, e in linea generale per avere continuato la politica estera di Bush.
Le accuse della sinistra non sono completamente infondate ma Obama si può difendere dicendo che nonostante la ferrea opposizione dei repubblicani è riuscito a riformare il sistema sanitario ed ha approvato un pacchetto di stimolo che dovrebbe aiutare l’economia.
Obama però non è rimasto a guardare dato che oltre all’insoddisfazione della sinistra ha dovuto combattere i repubblicani e specialmente l’ala estrema del Gop. Sembra, infatti, che la macchina mediatica della destra non si sia resa conto che l’elezione presidenziale sia finita.
Il ventotto percento degli americani di fede repubblicana continua a credere che Obama non sia nato negli Stati Uniti e il trentaquattro percento crede che sia, infatti, musulmano. Lo vedono come un socialista che rovinerà il Paese con la sua politica marxista come si sente dal tam-tam mediatico di Rush Limbaugh e della Fox News.
Né la sinistra né la destra però coglie il “cuore” della politica e dell’ideologia di Obama. Il nuovo residente della Casa Bianca non è estremista e ha sempre cercato i compromessi.
A cominciare dalla riforma sulla sanità che nonostante tutte le accuse di creare un sistema socialistico all’europea continua ad insistere sull’idea che tutti devono comprare l’assicurazione medica. Si tratta, infatti, di un sistema che continua con presupposti fondamentali dell’iniziativa privata anche se mette alcuni freni alla cupidigia delle aziende di assicurazione.
Le critiche della sinistra possono aiutare Obama a spingere nella giusta direzione come lo hanno fatto nel caso di presidenti del passato. Si veda l’esempio di Franklin Delano Roosevelt con la creazione del Social Security e il New Deal e il programma della Great Society di Lyndon Johnson.
È difficile però fare comparazioni considerando il fatto che ogni periodo storico è dominato da dinamiche diverse. C’è poi il fatto che il Partito Repubblicano si è spostato talmente a destra che i repubblicani dell’epoca di Roosevelt non lo riconoscerebbero al giorno d’oggi.
Le pressioni della sinistra “professionista” non sono però da sottovalutare. Forse i sinistroidi sono troppo idealisti e non tutti i loro programmi si potranno implementare ma la sinistra indica il cammino ideale per una giusta società. =========================== Domenico Maceri (dmaceri@gmail.com), PhD della Università della California a Santa Barbara, è docente di lingue a Allan Hancock College, Santa Maria, California, USA.
I suoi contributi sono stati pubblicati da molti giornali ed alcuni hanno vinto premi dalla National Association of Hispanic Publications.
Di redazione (del 02/09/2010 @ 07:48:23, in I Mercati, linkato 60 volte)
Perfino l’Afghanistan non è immune alla crisi finanziaria globale. È di ieri la notizia che la banca centrale del Paese ha deciso di prendere il controllo di una delle più grandi banche locali, la Kabul Bank, al fine di scongiurarne il fallimento.
L’istituto, noto in particolare perché attraverso i suoi canali sono garantiti i pagamenti degli stipendi dei poliziotti e dei militari, ha infatti subito soprattutto l’onda d’urto di una serie di operazioni immobiliari non performanti effettuate a Dubai.
A riportare la notizia è stato il Washington Post, che sul proprio sito internet ha specificato come la Kabul Bank, nella quale Mahmoud Karzai (fratello del presidente Hamid) detiene una partecipazione pari al 7% del capitale, sia responsabile anche dei pagamenti del corpo docente afghano. Complessivamente, essa conserva depositi per oltre un miliardo di dollari. Il quotidiano americano ha sottolineato inoltre che la decisione di porre l’istituto sotto il controllo della banca centrale è stato suggerita direttamente dagli Stati Uniti, preoccupati delle conseguenze - soprattutto in termini di ordine pubblico - di un’eventuale blocco nei pagamenti degli stipendi.
La Banca d’Afghanistan ha costretto inoltre alle dimissioni numerosi dirigenti dell’istituto di credito, che ora sarà diretto ad interim da un manager della stessa banca centrale. «Non vogliamo suscitare eccessiva preoccupazione nei mercati - hanno spiegato le autorità di Kabul -, per questo agiremo in modo prudente». ( Fonte: valori.it)
Di redazione (del 02/09/2010 @ 07:46:50, in I Mercati, linkato 69 volte)
Le banche americane hanno registrato la migliore performance trimestrale degli ultimi tre anni. L’industria, nel suo complesso, ha infatti raggiunto un livello di profitti pari a 21,6 miliardi di dollari nei tre mesi conclusi lo scorso 30 giugno. Nonostante ciò, tuttavia, il numero di istituti di credito a rischio di fallimento è cresciuto al livello record dell’11%.
È questa la fotografia agrodolce scattata dalla Federal Deposit Insurance Corporation, l’ente americano che garantisce i depositi delle banche che dichiarano default negli Stati Uniti. Quella dei profitti, in particolare, è una crescita non indifferente se si considera che nei tre mesi precedenti il dato complessivo era rimasto fermo a 18 miliardi di dollari. «Il recupero economico che è iniziato quest’anno sta cominciando a riflettersi positivamente sulle performance dell’industria bancaria - ha sottolineato la presidente della Fdic, Sheila Bair -. Ma vista la situazione complessivamente ancora incerta, riteniamo che le banche debbano continuare a muoversi con prudenza, mantenendo adeguati livelli di capitalizzazione».
A segnare i risultati migliori sono stati soprattutto i grandi istituti del Paese. Al contrario a patire ancora l’onda lunga della crisi sono soprattutto le realtà medio-piccole. Proprio per questo l’elenco delle banche considerate dalla Fdic a rischio presenta oggi 829 nomi, il che in termini di asset posseduti equivale a 403 miliardi di dollari (nel primo trimestre dell’anno il totale era fermo a 775). ( Fonte: valori.it)
Di redazione (del 02/09/2010 @ 07:45:22, in I Mercati, linkato 45 volte)
Credit Suisse è stata accusata ieri in Gran Bretagna di aver orchestrato «una sofisticata ed aggressiva evasione fiscale», secondo le parole pronunciate dal portavoce del partito Liberaldemocratico, Lord Oakeshott.
Il motivo è semplice: domani, a centinaia di dipendenti londinesi di alcune divisioni dell’istituto di credito, compresa quella dedicata all’investment banking, saranno concessi bonus inaspettati. Proprio pochi mesi dopo il termine della tassa straordinaria del 50% imposta dal governo sui premi dei bancari.
E pensare che proprio Credit Suisse era stata elogiata dall’allora Cancelliere dello Scacchiere, Alistair Darling, per aver diminuito la quantità di premi erogati per il 2009. A quanto pare, però, è possibile che si sia trattato solo di un procrastinamento attuato scientemente, in attesa del momento in cui i bonus non fossero più soggetti alla tassa. La banca, per ora, non ha voluto commentare le accuse rivoltele da Oakeshott (il cui partito sostiene il governo insieme ai conservatori).
Il costo dell’operazione - che dovrebbe riguardare, secondo quanto riportato questa mattina dal Guardian, circa 400 dipendenti della banca - non è stato specificato, ma pare che i premi saranno corrisposti in contanti, e che saranno posti in pagamento tra il 2012 ed il 2013. ( Fonte: valori.it)
Di redazione (del 02/09/2010 @ 07:43:19, in I Mercati, linkato 48 volte)
Una buona notizia, declinata però nel segno dei tempi attuali. Il colosso bancario americano Citigroup ha pianificato di triplicare la propria forza lavoro in Cina nei prossimi tre anni. Una manovra che dovrebbe far arrivare il numero di dipendenti presenti nel Paese asiatico alla cifra di 12 mila unità, e che dovrebbe garantire in tal modo all’istituto di credito strutture sufficienti a contrastare la presenza cinese di altre grandi banche occidentali, a cominciare dalle inglesi HSBC Holdings e Standard Chartered.
Dopo anni caratterizzati da migliaia di licenziamenti, soprattutto a Wall Street e nella City di Londra, si torna dunque a parlare di incremento della forza lavoro. L’istituto newyorkese ha scelto di puntare proprio sulla Cina, e la notizia non stupisce se si tiene conto del fatto che quella di Pechino è l’economia in più forte crescita al mondo. Uno dei dirigenti responsabili della regione asiatica per Citigroup, Stephen Bird, ha spigato ieri in un’intervista che attualmente nei libri paga della banca in Cina figurano 4.500 nominativi, mentre il numero di dipendenti nell’intero continente è pari a circa 50 mila lavoratori.
Lo scorso anno la banca ha registrato una crescita record dei prestiti erogati in Cina, toccando quota 1.400 miliardi di dollari. «L’espansione nel territorio cinese è una nostra priorità - ha spiegato Bird -. Per questo stiamo avviando una politica aggressiva, basata sull’apertura di nuove filiali al ritmo più alto possibile, compatibilmente con le indicazioni che ci forniranno i regolatori locali». Lo scarto con HSBC, comunque, è ancora ampio: rispetto alle 29 filiali di Citi (che dovrebbero diventare 39), l’istituto britannico può vantarne 102, mentre Standard Chartered ne possiede 59. ( Fonte: valori.it)
Di redazione (del 02/09/2010 @ 07:41:08, in I Mercati, linkato 49 volte)
La Commissione europea non ha accolto con entusiasmo l’ipotesi di imporre una tassa europea sulle transazioni finanziarie. La proposta, avanzata dai governi di Parigi e Berlino, è stata infatti giudicata «incerta» in un documento che martedì prossimo dovrà costituire la base di discussione per i ministri delle Finanze degli Stati membri dell’Ue.
«Data la complessità di determinate transazioni finanziarie - ha specificato la Commissione, secondo quanto riportato dall’agenzia France-Presse -, potrebbero registrarsi degli effetti indesiderati considerevoli. Le possibilità di aggirare l’imposta, inoltre, aumentano proprio proporzionalmente alla complessità della stessa transazione».
Nello scorso mese di luglio, i ministri francese e tedesco avevano invece scritto al loro omologo del Belgio, Paese che presiede l’Ue, proprio al fine di riprendere una discussione sulla tassa, dopo il tentativo fallito allo scorso G20 di Toronto. I governi di Nicolas Sarkozy e di Angela Merkel rimangono infatti aperti alla possibilità di introdurre il prelievo fiscale, chiesto ormai da mesi anche da numerosi soggetti delle società civile europea.
Pur non contestando le cifre relative alla quantità di denaro che deriverebbe per gli Stati dall’introduzione della tassa, la Commissione ha tuttavia eccepito che in tal modo si rischierebbe di aumentare il costo dei finanziamenti per i governi e per le imprese, e che si ridurrebbero le transazioni stesse, generando maggiore volatilità nei prezzi. Per questo Bruxelles ha ipotizzato la possibilità di puntare invece su una tassa sulle “attività finanziarie”, già applicata da diversi Paesi, che si baserebbe sui profitti o i bilanci degli istituti finanziari. Il documento, ad ogni modo, è solamente «una bozza di lavoro», sottolinea la stessa Commissione, e pertanto, per ora, «non presuppone alcun orientamento politico futuro». ( Fonte: valori.it)
Per consultare la Rubrica “Portafoglio” è indispensabile aver letto le Note Legali riportate sul sito, con particolare attenzione al Paragrafo “Avvertenze per gli investitori”.
Il lettore quindi dichiara di aver preso visione delle suddette avvertenze.
01/09/10
INVESTIMENTI
STRATEGIE
A2A
RIALZO
ENTRATA OPER. RIALZO
ANSALDO STS
RIALZO
NESSUNA
ATLANTIA
NESSUNO
NESSUNA
AUTOGRILL
NESSUNO
NESSUNA
BANCO POPOLARE
NESSUNO
NESSUNA
BANCA MPS
NESSUNO
NESSUNA
POPOLARE MILANO
NESSUNO
NESSUNA
BULGARI
NESSUNO
NESSUNA
BUZZI UNICEM
NESSUNO
NESSUNA
CIR
NESSUNO
NESSUNA
DAVIDE CAMPARI
NESSUNO
NESSUNA
ENEL
NESSUNO
NESSUNA
ENI
NESSUNO
NESSUNA
EXOR
NESSUNO
NESSUNA
FIAT
RIALZO
NESSUNA
FINMECCANICA
RIALZO
ENTRATA OPER. RIALZO
FONDIARIA
RIALZO
ENTRATA OPER. RIALZO
GENERALI
RIALZO
ENTRATA OPER. RIALZO
GEOX
NESSUNO
NESSUNA
IMPREGILO
NESSUNO
NESSUNA
INTESA SAN PAOLO
NESSUNO
NESSUNA
ITALCEMENTI
NESSUNO
NESSUNA
LOTTOMATICA
RIALZO
ENTRATA OPER. RIALZO
LUXOTTICA
NESSUNO
NESSUNA
MEDIASET
RIALZO
ENTRATA OPER. RIALZO
MEDIOBANCA
NESSUNO
NESSUNA
MEDIOLANUM
NESSUNO
NESSUNA
MONDADORI
NESSUNO
NESSUNA
PARMALAT
RIALZO
MONIT. USCITA RIALZO
PIRELLI
NESSUNO
NESSUNA
PRYSMIAN
NESSUNO
NESSUNA
SAIPEM
NESSUNO
NESSUNA
SNAM RETE GAS
NESSUNO
USCITA OPER. RIALZO
STMICROELECTRONICS
NESSUNO
NESSUNA
TELECOM ITALIA
NESSUNO
NESSUNA
TENARIS
NESSUNO
NESSUNA
TERNA
NESSUNO
USCITA OPER. RIALZO
UBI BANCA
NESSUNO
NESSUNA
UNICREDITO
NESSUNO
NESSUNA
UNIPOL
RIALZO
ENTRATA OPER. RIALZO
ERFORMANCE ODIERNA PORTAFOGLIO + 2,09%
PERFORMANCE ODIERNA INDICE PRINC. + 3,22%
AGGIORNAMENTO PORTAFOGLIO IN ESSERE
Titolo
DataAcq.
DataAgg
Pr. Acq
Pr. Att.
GG
Perform.
A2A
01/09/10
01/09/10
1,1070
1,1300
1
2,08%
Fondiaria
01/09/10
01/09/10
7,5400
7,7600
1
2,92%
Generali
01/09/10
01/09/10
14,3300
14,7100
1
2,65%
Finmeccanica
01/09/10
01/09/10
8,0300
8,1400
1
1,37%
Lottomatica
01/09/10
01/09/10
10,8000
11,1100
1
2,87%
Mediaset
01/09/10
01/09/10
4,9500
5,0750
1
2,53%
Unipol
01/09/10
01/09/10
0,5270
0,5405
1
2,56%
Parmalat
17/08/10
01/09/10
1,8660
1,8990
16
4,18%
Fiat
09/08/10
01/09/10
10,3600
9,2450
24
-6,85%
Ansaldo
03/08/10
01/09/10
10,1600
9,4450
30
-6,69%
OPERAZIONI CONCLUSE NEGLI ULTIMI 30 GG.
Titolo
Data Acq.
Data Ven.
Pr. Acq.
Pr. Vend.
GG
Rendim.
Snam R.Gas
17/08/10
01/09/10
3,6250
3,6750
16
1,38%
Terna
17/08/10
01/09/10
3,1525
3,1875
16
1,11%
Autogrill
03/08/10
19/08/10
9,7200
9,3850
17
-3,45%
Telecom
13/07/10
19/08/10
0,9570
1,0420
38
8,88%
Tenaris
03/05/10
19/08/10
15,2900
14,1900
107
-6,08%
Enel
13/07/10
16/08/10
3,6675
3,8130
35
4,02%
Eni
13/07/10
16/08/10
15,7000
15,9700
35
1,72%
LEGENDA DELLA SEZIONE PORTAFOGLIO Limitiamo la nostra analisi ai titoli che compongono il Ftse Mib, la tabella principale è composta da due colonne. -----------------------------------------------------
Prima colonna – INVESTIMENTI
Rappresenta la situazioni degli investimenti in essere, su di essa possono comparire le seguenti scritte:
Colore neroNESSUN INVESTIMENTO – su quel titolo non stiamo investendo
Colore verde RIALZO– su quel titolo siamo investiti al rialzo
Colore rosso
RIBASSO– su quel titolo siamo investiti al ribasso
Rappresenta le operazioni che abbiamo intenzione di eseguire a breve, su di essa possono comparire le seguenti scritte:
Colore nero NESSUNA – è un titolo sul quale non abbiamo intenzione di cambiare a breve la strategia in corso.
Colore verde MONITORIAMO ENTRATA AL RIALZO– è un titolo sul quale abbiamo intenzione a breve di operare al rialzo. MONITORIAMO USCITA AL RIALZO– è un titolo sul quale abbiamo intenzione a breve di chiudere l’operazione al rialzo.
Colore rosso
MONITORIAMO ENTRATA AL RIBASSO– è un titolo sul quale abbiamo intenzione a breve di operare al ribasso. MONITORIAMO USCITA AL RIBASSO– è un titolo sul quale abbiamo intenzione a breve di chiudere l’operazione al ribasso.
Le scritte evidenziate in giallo rappresentano le operazioni effettuate nella giornata.
Ricordiamo infine che il monitoraggio è solo una intenzione di effettuare a breve una operazione e non è detto che questo debba per forza concretizzarsi, improvvise mutate condizioni potrebbero consigliare di non effettuare, o perlomeno di rimandare l’operazione preannunciata.
“Attenzione domani cambia il mese, speriamo cambi anche la musica” con queste parole, ieri, avevamo voluto terminare il commento alla giornata di Borsa; e la musica è cambiata, eccome!
Nella nottata le Piazze asiatiche avevano ben performato in scia al recupero di Wall Street ed ad un paio di dati macro incoraggianti: il Pil australiano, che nel secondo trimestre è salito più del consenso (+1,2%), ed una produzione industriale cinese che accelera ad agosto dopo che a luglio aveva fatto registrare la crescita più bassa dal 2009.
La Borsa australiana capitalizzava il dato confortante, l'indice Asx infatti è cresciuto del +1,98%, non altrettanto Hong Kong, l'indice Hang Seng, infatti, ha guadagnato “soltanto” lo 0,43% non festeggiando dati come, ad esempio, quello delle immatricolazioni auto cresciute in Cina, nel mese di agosto, del 59% rispetto allo stesso mese dell'anno precedente (non è un errore di stampa, trattasi proprio di + cinquantanove percento, qui siamo in un altro mondo, su di un altro pianeta).
La prudenza del mercato cinese deriva essenzialmente dalle preoccupazioni riguardanti le esportazioni, settore determinante per l'economia, in attesa che il mercato interno possa gradualmente crescere in termini di volumi ed importanza.
Comunque dopo queste performances le Piazze europee cominciavano la seduta in maniera molto cauta, restando per la prima ora di contrattazione in territorio negativo, poi cominciavano a farsi strada gli acquisti ed il nostro indice principale ritrovava, verso mezzogiorno, l'importante livello dei 20.000 punti, da allora tutti gli sguardi erano rivolti agli Stati Uniti, i dati macro diventavano così ancora più importanti.
Attenzione però, erano attesi due dati da Oltreoceano, dapprima l'occupazione nel settore privato e poi l'indice Ism manifatturiero.
Arriva dopo le ore 14 il primo dato, ricordiamo per inciso che il settore privato aveva sempre creato posti di lavoro negli ultimi sei mesi, semmai era stato il settore pubblico a perderne, lo scorso mese di luglio il valore si era attestato a +42.000 e le attese erano per un +20.000.
Non possiamo nascondere che quando sul nostro computer è comparso il dato 10.000 ma con il segno meno davanti!!! Lo sconforto era tangibile, temevamo che tutti i guadagni fino ad allora accumulati dai listini andassero perduti in poco tempo.
Ed invece?
Ed invece il nostro indice, che stava guadagnando un punto e mezzo percentuale, scendeva soltanto di poco più di venti centesimi di punto, che immediatamente recuperava, inoltre anche il cambio dollaro yen, che si trovava sotto la soglia degli 84, perdeva solo una trentina di punti e per di più in pochi minuti non solo colmava il gap, ma saliva oltre quota 84.
Insomma un comportamento assolutamente anomalo e ben diverso da quanto eravamo abituati a vedere negli ultimi tempi, il mercato stava snobbando dati che in altri momenti sarebbero risultati catastrofici, perchè?
E chi è in grado di dare una risposta?
Tanto valeva attendere le ore 16 quando sarebbe stato diramato l'importante indice Ism manifatturiero, a luglio era stato fatto registrare il valore di 55,5% il consenso era tra 52 e 53%, ma molti temevano di vedere un dato inferiore al 50% che avrebbe significato contrazione.
Ebbene anche questa volta avevamo una grossa sorpresa, stavolta in positivo però, 56,3%! Lo scatto all'insù di tutti gli indici di borsa ed il cambio Usdyen era immediato, i listini europei salivano in un solo colpo di un ulteriore 1%, alla fine per Parigi, Madrid, Milano e Bruxelles il rialzo supererà i tre punti percentuali, ma anche tutte le altre Piazze terminavano le contrattazioni con guadagni superiori ai due punti e mezzo percentuali.
Insomma Borse champagne, spumeggianti!
Ovviamente tutti i settori risultavano positivi, ma in particolare quelli che erano stati maggiormente penalizzati nelle sedute precedenti, come il comparto del risparmio gestito, dei cementieri e dei bancari.
Inversione di tendenza quindi sui mercati internazionali? Dopo un agosto estremamente sofferto arriva un settembre decisamente più incoraggiante?
Naturalmente è ancora presto per dirlo, non si può però non evidenziare che il vento sia cambiato, in particolare il fatto che “non abbia lasciato traccia” un dato così negativo come quello sulla creazione (anzi la distruzione) di posti di lavoro nel settore privato (per gli Usa così importante) dovrebbe fare riflettere.
Tornano così alla mente le acquisizioni, o i tentativi di acquisizione, formalizzate in quest'ultimo periodo, nei settori più disparati, fanno un certo effetto soprattutto i premi che, chi vuole comprare, è disposto a sborsare, premi che soltanto pochi mesi fa sarebbero stati impensabili.
Vedete quindi che i motivi di riflessione, in momenti come quello che stiamo vivendo, non mancano di certo, solo il futuro ci svelerà i retroscena di un mercato che a tutt'oggi non smette di stupire.
Di redazione (del 01/09/2010 @ 08:00:36, in I Mercati, linkato 83 volte)
Il colosso delle assicurazioni americano AIG potrebbe incontrare nuove difficoltà nel suo sforzo per restituire i capitali pubblici ottenuti nel corso della crisi. Nello scorso ottobre, infatti, la compagnia aveva accettato di vendere la partecipazione (pari al 98%) della Nan Shan Life Insurance Co. di Taiwan per 2,15 miliardi di dollari: un importante tassello per riuscire a ripagare i 182,3 miliardi ricevuti dal governo di Washington.
L’operazione, però, è stata bloccata dai regolatori locali, secondo quanto annunciato ieri dal vice ministro dell’economia di Taiwan, Hwang Jung-chiou. Le autorità del Paese asiatico, infatti, hanno fatto capire di non fidarsi degli acquirenti: Primus Financial e China Strategic Holdings Ltd. A questo punto è probabile che sia un altro soggetto a tentare l’acquisizione: potrebbe trattarsi di Chinatrust Financial Holding. Sempre che Prmus non decida (entro 30 giorni) di presentare un appello contro la decisione dei regolatori.
Nel frattempo l’amministratore delegato di AIG, Robert Benmosche, sta tentando di “liberarsi” anche di AIA Group e di American Life Insurance (nota come Alico). Si tratta tuttavia di operazioni molto complesse, che da oltre un anno la compagnia non riesce a concludere (per AIA a novembre è saltato l’accordo con Prudential, per la cifra record di 35,5 miliardi di dollari). E al governo, così come ai contribuenti, degli Usa non resta che aspettare. ( Fonte: valori.it)