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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Roberto Domenichini (del 14/10/2009 @ 15:22:31, in Corso di Trading - Indici e Titoli Azionari, linkato 14596 volte)

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Andando a ripescare uno studio da me effettuato sul titolo fastweb scopriamo che veramente le probabilità sono a nostro favore seguendo il metodo frattale.

Fino ad oggi abbiamo parlato di titoli con H>0,5 e con trading range molto brevi che ci hanno mostrato come alla fine si esca quasi sempre in guadagno.

Ma che dire se considerassi un’altra attività finanziaria, ovviamente con un H superiore a 0,5, che mi desse subito alcuni falsi segnali erodendo così parte del capitale iniziale?

     

 Anche se dal grafico non è ben visibile, il primo falso segnale lo ottengo in data 6/01/2006 al prezzo di 40,63 euro.

Con la strategia “Buy and Hold” rivendo la mia attività in data 5/01/2007, esattamente un anno dopo al prezzo di 45,57 euro incassando un dividendo di 3,77 euro per azione che al valore iniziale di 40,63 euro mi frutta un 9,3%.

Ottengo un guadagno totale del 22,3%. Niente male se consideriamo i “brividi” che ci fa provare un titolo così dinamico.

Con la nostra strategia attiva questa volta partiamo con il piede sbagliato.

Ottengo subito una sequela di falsi segnali (esattamente cinque) che portano il mio capitale iniziale da 100.000 euro alla cifra minima di 92884 euro; ma “confidando” nel coefficiente di Hurst il titolo quando prende una tendenza cerca di mantenerla il più a lungo possibile.

Non a caso, con il dividendo, ottengo un guadagno del 74,62%!

Nel calcolo tengo conto anche del falso segnale generato poco dopo lo stacco del dividendo. In totale ho così eseguito 9 operazioni di cui 6 “ingannevoli” e 3 effettive.

Con questo non vorrei ingenerare nel lettore l’illusione che il metodo frattale sia la panacea dell’investimento di Borsa.

Che ne dite di entrare a mercato dopo un certo numero di segnali?

Nei commenti approfondiremo la tematica. Per ora mi interessava solo mostrarvi come anche con una senza di falsi segnali il metodo ne esca vincente rispetto ad una strategia passiva. Anche perché se un metodo attivo non batte il “Buy and Hold” non avrebbe alcun senso parlarne.

Peccato che negli ambienti finanziari succeda quasi sempre che la casalinga di Voghera sia vincente su qualsiasi metodologia attiva tranne……

Roberto Domenichini per Finanza In Chiaro.

 
Di Roberto Domenichini (del 01/10/2009 @ 13:11:36, in Corso di Trading - Indici e Titoli Azionari, linkato 2537 volte)

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Da quando il mercato ci dà la possibilità di fare trading con gli ETF, sia long che short, l’investitore può guadagnare anche sui crolli di Borsa.

Interessanti e liquidi sono quelli legati agli indici azionari. Volendo proprio prendercela comoda facciamo investimenti sul grafico mensile.

Essendo un indice e avendo un H di circa 0,6 si giustifica l’ipotesi dell’utilizzo delle medie mobili.

Apro una parentesi sul metodo.

E’ uno stop and reverse e quindi è ovvio che rimaniamo sempre investiti sul mercato e quando invertiamo il nostro capitale è maggiore per cui possiamo ottenere quei grandi benefici che si ottengono con la capitalizzazione composta.

In realtà prima o poi dovremo uscire per incassare visto che nella vita le cose le dobbiamo pagare.

Sull’uscita il metodo non dice niente anche perché ciascuno di noi ha spese in diversi periodo dell’anno.

Circa l’entrata e considerando una sola media mobile io utilizzo il seguente schema:

Quando il prezzo di chiusura è sopra la media vado long e quando è sotto la media vado short, ovvero inverto.

Se utilizziamo due medie come la 4/33 vado long quando sia il prezzo di chiusura che la media a 4 va sopra la media a 33; e viceversa. In questo secondo caso però scriverò degli articoli su come ridurre il numero di falsi segnali per ottimizzare il guadagno. Chiusa la parentesi.

Come potete notare il grafico a prezzi di chiusura mensili sul Dax giustificava una media compresa tra 20 e 30 in quanto sugli indici.

Ho provato con la media a 20 e la sorpresa è che dal 1995 ad oggi saremmo entrati a mercato 5 volte con nessun finto segnale.

Un guadagno in capitalizzazione composta sbalorditivo. (vedere grafico)

Adesso nei commenti se qualcosa non è chiaro o se volete darmi dei suggerimenti ve ne sarei molto grato.

Roberto Domenichini per Finanza In Chiaro

 

Dax

 

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Il Day trader spesso prende delle cantonate proprio perché insiste nell’eseguire centinaia di operazioni quando i movimenti giornalieri sono in tendenza al massimo tre volte.

Ecco noi vogliamo proprio capire i tre, o due momenti della giornata per entrare a mercato con il 90% delle probabilità a nostro favore.

Ma voglio prima che comprendiate questo concetto alla perfezione.

Il tempo di contrattazione dei mercati finanziari non è scandito dall'orologio ma si concentra in brevi attimi durante i quali grandi quantità di volumi vengono scambiate modificando sensibilmente il prezzo In altre parole le grandi fortune si creano o si distruggono in un brevissimo arco temporale.

Molti investitori ignorano questa basilare constatazione e preferiscono adottare strategie opposte, del tipo "buy and hold", ovvero comperare e tenere.

Gli apologeti di tale teoria sostengono che il periodo di entrata in un investimento azionario sia del tutto ininfluente purché, dopo aver studiato i fondamentali, si abbia la "pazienza"di tenere in portafoglio attività finanziarie ben diversificate per un lungo, a volte lunghissimo, periodo di tempo.

Tutto questo viene inoltre comprovato da un principio non del tutto sbagliato: concentrarsi sugli aumenti annui medi del prezzo. I broker consigliano spesso ai clienti la strategia "buy and hold": non cercate di sincronizzarvi con il mercato, alla ricerca del momento ideale per comprare e vendere.

Mandelbrot - padre dell'approccio frattale ai mercati finanziari - ritiene che questa non sia una visione realistica di come molti investitori abbiano creato una fortuna.

Le statistiche dimostrano che chi avesse investito una cifra N nell'anno 1950, oggi si ritrova con un rendimento annuo di 5 punti sopra l'inflazione può entusiasmare solo chi in quell'anno aveva grossi capitali.

Utilizzando una tautologia possiamo dire che prima bisogna costruirsi il grosso capitale e dopo leggersi i libri di Warren Buffett.

Le proprietà frattali dei diagrammi finanziari ci svelano che il grande guadagno (o perdita) è concentrato in pochi secondi per lo scalper; pochi giorni per il trader; pochi mesi per l'investitore; pochi secoli per Dio (in questo caso senza perdita ovviamente).

George Soros in due sole settimane guadagnò circa 2 miliardi di dollari scommettendo sul calo della sterlina inglese.

A chi sostiene che nel lungo periodo grazie alla capitalizzazione composta possiamo ottenere rendimenti superiori al mercato rispondo con una massima di Keynes : "Nel lungo periodo saremo tutti morti".

Inoltre vorrei fare una considerazione del tutto personale, sicuramente facile da smentire: "Sono anni che si scrivono libri su Warren Buffett che vengono letti in tutto il mondo, eppure non ho ancora letto testimonianze di investitori che abbiano costruito ingenti fortune grazie ai suoi consigli. Che strano!".

A questo punto è d'uopo verificare quanto il caso influisca nel successo dell'investimento nei mercati azionari.

Vi ho depistato?

Tranquilli che tutto sarà chiaro e costruirà quel puzzle che è il corso di trading.

Roberto Domenichini per Finanza In Chiaro.

 

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Prima di proseguire con la finanza frattale operativa mi preme verificare l’attendibilità statistica di certi “luoghi comuni”.

Vedrete come la statistica ancora una volta ci aiuterà a comprendere alcuni errori che prendono alcuni trader sull’azionario.

Questo è il titolo di un inciso, estrapolato dal libro intitolato Le Borse a cura di Marco Liera; edito da “Il Sole 24 Ore”, che spiega uno studio effettuato dall’economista Jeremy Siegel sull’andamento della Borsa americana

L’uomo-investitore spesso è alla ricerca di complesse metodologie allo scopo di sovraperformare il mercato: analisi tecnica; analisi fondamentale; finanza frattale; econofisica; ecc…

Sembra assurdo ma con piccoli accorgimenti, come spiega Jeremy Siegel, è possibile non prendere grosse cantonate sui mercati finanziari.

Lo studio, che tra poco avrete il piacere di leggere, pur essendo effettuato sul mercato americano sembra valere anche per il resto del mondo, Italia inclusa.

Non a caso un detto di Borsa recita: “Quando l’America starnutisce l’Italia prende il raffreddore”.

Riporto testualmente la pagina che tanto mi ha fatto riflettere:

 

Settembre è statisticamente il peggior mese dell’anno per l’investimento azionario. Questo secondo l’immenso lavoro di Jeremy Siegel, vale per gli Stati Uniti, ma anche per il resto del mondo, Italia inclusa.

“E’ stupefacente – spiega Siegel – come settembre sia l’unico mese dell’anno che presenta rendimenti medi negativi nell’indice azionario mondiale: storicamente, gli investitori in azioni avrebbero ottenuto rendimenti largamente superiori se si fossero mantenuti liquidi ad ogni mese di settembre”. Settembre è l’equivalente del lunedì, peggior giorno della settimana in cui investire in Borsa: “al ritorno dalle vacanze molta gente è depressa”. D’altra parte, come molti investitori già sanno, esiste un mese che è storicamente assai positivo per le Borse: gennaio.

Dal 1925 al 2001, il rendimento medio delle azioni statunitensi (indice S&P500) nel primo mese dell’anno è stato dell’1,7%; sempre in gennaio, il rendimento medio delle small cap americane è stato addirittura del 6,5%.. Da febbraio a dicembre, invece, il rendimento delle large cap è stato tendenzialmente superiore a quello delle small cap.

“Osservando la storia – scrive Jeremy Siegel – l’unico periodo dell’anno in cui conviene detenere small cap è gennaio.” Altra anomalia cabalistica: la migliore settimana dell’anno in cui detenere azioni è quella tra Natale e Capodanno.

Ma non finisce qui: il semestre magico di Borsa è quello novembre-aprile, che dal 1950 al 2001 ha offerto una variazione dell’indice Dow Jones dell’8,2%, a fronte del +0,4% del periodo maggio-ottobre.

E poi ci sono i cicli elettorali: il terzo anno di mandato presidenziale negli Stati Uniti è solitamente il più redditizio (per via della politica economica tipicamente più generosa varata dal presidente in carica per riottenere il voto degli elettori): dal 1929 al 2001 il terzo anno ha offerto in media una performance del 12,9%, più che doppia rispetto agli altri. Non solo: dai minimi del secondo anno dell’S&P500 ai massimi del terzo il ritorno medio è stato del 51%.

La regola è stata confermata nel primo mandato del presidente George W. Bush, con l’indice S&P500 che ha toccato il minimo nell’ottobre 2002 (secondo anno di mandato), per risalire poi nel corso del 2003 e anche del 2004. Il 2005, primo anno del secondo mandato di Bush, non è stato – almeno fino a settembre – un anno brillante.

 

Sembra proprio che fare scelte d’investimento con componente di rischio non sia poi così complicato. Ma soprattutto non necessiti di studi accademici.

Personalmente non so quanto possano essere attendibili per il futuro queste ricerche, ma sicuramente possono aiutarci a farci riflettere su ciò che è successo in passato.

Poiché chi studia i grafici si basa sulla “filosofia” che la storia, anche in finanza, si ripeta possiamo iniziare già a trarre le nostre conclusioni senza bisogno di utilizzare nessun tipo di grafico.

Visto che i lettori hanno sicuramente più esperienza di me cosa ne pensano del pensiero di Jeremy Siegel?

Sono proprio curioso visto che a volte prendere una decisione in borsa risulta per me difficile quanto scalare una montagna.

Roberto Domenichini per Finanza In Chiaro.

 

Gentili lettori oggi si apre il corso di trading sul mercato azionario.

A scanso di equivoci vorrei subito dire che il rischio e le opportunità di guadagno come di perdita aumentano.

Perché?

Semplice!

Nel mercato obbligazionario conosciamo a priori il nostro rischio visto che un’obbligazione, per esempio lo Schatz ha il suo limite inferiore in zero e il suo limite superiore in circa 110/111.

Viceversa nel mercato azionario conosciamo solo il limite inferiore che è zero ma il limite superiore per noi deve essere infinito. Da qui il maggior rischio e la diversa modalità di trading rispetto al mercato obbligazionario.

Dichiaro subito come procederemo per la scelta dei titoli:

1) Analisi di bilancio

2) Calcolo del coefficiente di Hurst

3) Scelta delle medie mobili in funzione di Hurst

4) Strategia stop and reverse

Perché decido di operare in questo modo?

Semplicemente perché divido gli investitori tra analisti e graficisti. Se il bilancio è sano e per i graficisti i segnali sono buy allora calcolo Hurst e ciò che ne consegue.

Un altro problema di cui dobbiamo tenere conto sono le bolle speculative che nel mercato azionario sono la regola a differenza dell’obbligazionario dove non possono esistere.

Non vi voglio scoraggiare ma avvisare che dovremo trasformare questi “costi-opportunità” a nostro vantaggio.

Se poi riusciamo a integrare il corso obbligazionario con quello azionario aumentiamo ulteriormente le probabilità di andare in guadagno. Per me nessun mercato è separato da un altro.

Ma è solo una mia opinione. Alla prossima.

Roberto Domenichini per Finanza In Chiaro.

 
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08/09/2010 @ 6.02.59
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