Di redazione (del 09/09/2010 @ 07:00:00, in I Mercati, linkato 45 volte)
Le società finanziarie potrebbero tagliare 80 mila posti di lavoro nei prossimi 18 mesi, a causa principalmente di un rallentamento che si prospetta nella crescita dei profitti. Ad esserne convinta è l’analista statunitense Meredith Whitney, amministratrice delegata dell’omonima società di consulenza Whitney Advisory Group LLC.
In un report datato 31 agosto, ottenuto dall’agenzia Bloomberg, è spiegato infatti che la riduzione partirà probabilmente già il prossimo anno: «I prodotti chiave che hanno garantito la maggior parte dei profitti nell’ultimo decennio non costituiscono più una garanzia. Per questo il 2010 costituisce il primo anno in cui le società hanno dovuto iniziare a dedicarsi a cambiamenti strutturali».
Le banche in tutto il mondo, d’altra parte, hanno già tagliato circa 330 mila posti di lavoro dall’inizio della crisi finanziaria, e solo alcune hanno ricominciato ad assumere sulla scia del recente recupero dei mercati: in particolare Barclays (3.600 nei dodici mesi terminati lo scorso 30 giugno), Credit Suisse (1.800) e Royal Bank of Scotland (1.100). Un fenomeno, però, che probabilmente si esaurirà in fretta, conclude la Whitney. E nonostante i mercati emergenti continueranno a correre, ciò non sarà probabilmente sufficiente a compensare il declino di Stati Uniti ed Europa. ( Fonte: valori.it)
Di redazione (del 09/09/2010 @ 07:00:00, in I Mercati, linkato 44 volte)
La giustizia tedesca ha annunciato ieri di aver chiuso un’inchiesta contro gli ex dirigenti della banca pubblica KfW. L’indagine aveva al centro un versamento di circa 320 milioni di euro che fu effettuato a favore del colosso bancario americano Lehman Brothers quattordici minuti dopo l’annuncio del suo fallimento.
Il procuratore di Francoforte ha archiviato il caso per mancanza di prove, annunciando la decisione attraverso un comunicato. Il magistrato ha confermato tuttavia che il 15 settembre del 2009 «alle ore 7 e 47 del mattino, ora tedesca, Lehman Brothers ha annunciato a New York il proprio fallimento. Alle 8 e 1 minuto sono partiti gli ordini di pagamento da parte della KfW», per una cifra pari esattamente a 319,3 milioni di euro. Beneficiaria era la filiale di Lehman in Germania. Otto minuti prima dell’ok al bonifico, inoltre, un messaggio di posta elettronica fu inviato a numerosi dipendenti dell’istituto di credito tedesco, nel quale si confermava il crollo della banca statunitense. Nonostante ciò, alle 8,37 di quella mattina i responsabili di KfW confermarono il pagamento a favore di Lehman.
Sebbene la questione, nel merito, non possa che lasciare perplessi, dal punto di vista strettamente giudiziario il magistrato tedesco titolare dell’inchiesta non ha ravvisato ipotesi di reato. Anche in ragione del fatto che per i responsabili della banca «così come per il resto del mondo, il fallimento del colosso Usa fu una completa sorpresa». Ciò, tuttavia, non è bastato alla KfW per evitare l’epiteto di «banca più stupida di Germania», affibbiatole dal tabloid Bild. ( Fonte: valori.it)
Di redazione (del 09/09/2010 @ 07:00:00, in I Mercati, linkato 44 volte)
Il ministro delle Finanze irlandese, Brian Lenihan, ha annunciato ieri che la Commissione europea ha concesso il proprio via libera al prolungamento del piano di garanzia nei confronti delle banche.
Il programma di sostegno potrà essere protratto, dunque, fino alla fine dell’anno: «Tutti i depositi custoditi presso le banche irlandesi continueranno ad essere garantiti dallo Stato, siano essi di singoli cittadini o di imprese», ha spiegato il membro del governo di Dublino al termine della riunione Ecofin svoltasi ieri a Bruxelles.
Si tratta di una buona notizia per un mercato in grande difficoltà. La copertura pubblica sui depositi era stata introdotta nel settembre del 2008 e sarebbe dovuta terminare alla fine del mese in corso. Ieri Lenihan ha anche illustrato a Bruxelles le condizioni della Anglo Irish Bank, banca di proprietà dello Stato che ha patito ingenti perdite nei primi sei mesi del 2010. La commissione europea per ora non si è pronunciata in merito: il dossier è ancora al vaglio dei tecnici e un responso sarà dato solo nelle prossime settimane.
Nonostante le difficoltà, parlando ai cronisti il ministro ha aggiunto infine che l’Irlanda non dovrà ricorrere a fondi straordinari dell’Unione europea per sostenere il proprio sistema finanziario. ( Fonte: valori.it)
Di redazione (del 09/09/2010 @ 07:00:00, in I Mercati, linkato 38 volte)
Le autorità cinesi non si fidano della solidità del loro sistema bancario. Questa mattina il direttore dell’autorità preposta alla vigilanza sul settore, Liu Minkkang, ha spiegato a chiare lettere che gli istituti di credito del Paese non sono immuni dalla possibilità di un rischio sistemico.
E che per questo sarà necessario ideare nuovi test di resistenza ai quali saranno sottoposti gli istituti di credito locali.
Per far ritrovare fiducia agli investitori, dunque, si ricorre ancora agli stress test. Proprio su questi ultimi (nonostante le polemiche degli ultimi giorni scatenate da un’analisi del Wall Street Journal, che ne ha messo in dubbio l’attendibilità) ha fatto sapere di voler puntare anche l’Unione europea. Il commissario ai Servizi finanziari, Michel Barnier, ha dichiarato stamani al quotidiano tedesco Handelsblatt di voler rendere regolari i “monitoraggi” sulle condizioni delle banche: «Ne sono assolutamente convinto. I test hanno avuto il merito di aumentare la trasparenza e di placare le preoccupazioni dei mercati». Ciò tuttavia non basterà: saranno necessari anche ulteriori aggiustamenti sulle regole. Ma si tratterà di iniziative - ha proseguito Barnier - che non porranno il sistema bancario europeo in difficoltà nei confronti dei concorrenti americani: «Europa e Stati Uniti sulle riforme del sistema stanno viaggiando di pari passo». ( Fonte: valori.it)
Di redazione (del 09/09/2010 @ 07:00:00, in I Mercati, linkato 54 volte)
Le esportazioni della Germania sono scese inaspettatamente a luglio, per la prima volta negli ultimi tre mesi, contribuendo in tal modo ad alimentare le preoccupazioni sulla solidità della ripresa.
Le vendite fuori dai confini della prima economia europea, tenendo conto degli aggiustamenti stagionali, sono scese infatti rispetto a giugno dell’1,5%, dopo aver registrato invece un +3,7% rispetto a maggio. A spiegarlo è stato questa mattina l’Ufficio federale di Statistica di Wiesbaden, che ha così contraddetto le aspettative degli analisti, che immaginavano un dato stabile. Anche l’import ha subito un calo (del 2,2%), nello stesso periodo di riferimento.
Secondo Carsten Brzeski, senior economist di ING Group a Bruxelles, il calo potrebbe tuttavia non costituire un segnale così negativo: «Dopo la forte crescita del secondo trimestre, i dati stanno registrando una normalizzazione. Ciò non significa necessariamente stagnazione: anche a tassi di crescita più contenuti, l’export può costituire un importante fattore per la ripresa». Il presidente della Bce, Jean Trichet, aveva sottolineato la scorsa settimana di attendersi un rallentamento del recupero economico, sia globalmente che nei 16 Paesi che adottano l’euro. ( Fonte: valori.it)
Di redazione (del 08/09/2010 @ 08:40:02, in I Mercati, linkato 83 volte)
I regolatori bancari cinesi stanno valutando un piano per chiedere agli istituti di credito di trattenere un fondo di riserva pari al 2,5% dei prestiti concessi. A rivelarlo - riferisce l’agenzia Bloomberg - è stata la società Guosen Securities Co., secondo la quale i nuovi requisiti potrebbero entrare in vigore entro la fine dell’anno.
La notizia ha depresso questa mattina i titoli bancari cinesi, sulla base di preoccupazioni legate al possibile conseguente taglio dei profitti e dei prestiti concessi. Ma le autorità puntano prima di tutto a porre un argine alle potenziali conseguenze dell’eccesso di crediti erogati lo scorso anno (saliti alla cifra record di 1.400 miliardi di dollari).
La nuova norma si aggiungerebbe a quella attualmente in vigore, che prevede un accantonamento pari al 150%, ma calcolato unicamente sulla base dei prestiti non performanti. Quanto alle banche, l’unica tra le cinque più grandi che già detiene un capitale di riserva legato ai prestiti superiore al 2,5% è la Agricoltural Bank of China. Vicina all’obiettivo è anche la Industrial & Commercial Bank of China, che ha raggiunto un livello del 2,4%, mentre Bank of China presenta un ratio del 2,26%. ( Fonte: valori.it)
Di redazione (del 08/09/2010 @ 08:38:15, in I Mercati, linkato 68 volte)
Le difficoltà della banca nazionalizzata Anglo Irish Bank (AIB) non condurranno l’Irlanda al fallimento. Ad assicurarlo è stato ieri il ministro irlandese delle Finanze, Brian Lenihan: «Il governatore della banca centrale e io stesso abbiamo indicato chiaramente quali saranno i costi legati al salvataggio dell’istituto di credito - ha spiegato in un intervento alla radio pubblica RTE -. Essi saranno pesanti, e per questo c’è da essere furiosi. Ma si tratta di una sfida gestibile per il Paese».
La scorsa settimana la AIB aveva annunciato di aver patito la peggiore perdita semestrale mai registrata da un gruppo irlandese, alimentando in tal modo le preoccupazioni sulla solvibilità dello stesso governo di Dublino. La perdita, che è stata pari ad 8,2 miliardi di euro, è stata principalmente legata ai prestiti immobiliari “tossici”; senza contare i 23 miliardi già stanziati dallo Stato per tenerla a galla.
Sempre ieri, Lenihan ha rifiutato di commentare i rumors secondo i quali Bruxelles sarebbe sul punto di bocciare il piano di ristrutturazione presentato dall’esecutivo irlandese, che prevede la scissione di AIB in due entità (una “bad bank” ed un’altra nella quale confluirebbero invece i business sani). Secondo Dublino tale divisione permetterebbe di limitare il costo del salvataggio a 25 miliardi. «L’alternativa significherebbe il fallimento: un’ipotesi che non prendiamo neppure in considerazione - ha concluso il ministro -. Il nostro obiettivo è preservare la fiducia dei mercati nei confronti del nostro Paese». ( Fonte: valori.it)
Di redazione (del 08/09/2010 @ 08:36:33, in I Mercati, linkato 54 volte)
È partita la controffensiva delle banche tedesche contro Basilea III. L’associazione federale degli istituti di credito presenti in Germania (BdB) ha spiegato infatti che, secondo i propri calcoli, i dieci gruppi principali del Paese avrebbero bisogno di capitali per almeno 105 miliardi di euro per centrare i nuovi obiettivi in tema di patrimonializzazione.
Uno sforzo che avrebbe come conseguenza il blocco dei flussi del credito a cittadini e imprese, affossando conseguentemente la ripresa economica. «Le conseguenze si rifletterebbero inevitabilmente anche sul mercato del lavoro», ha dichiarato il presidente della BdB, Hans-Joachim Massenberg, in un comunicato.
La notizia, non a caso, è stata resa nota proprio ieri, ovvero proprio un giorno prima rispetto al nuovo meeting nella città svizzera, nel corso della quale potrebbero essere decisi definitivamente i livelli di capitalizzazione richiesti alle banche per garantire la tenuta di fronte ad eventuali nuove crisi.
Ieri, inoltre, una seconda voce si è levata in Germania al fine di esercitare una pressione sul comitato di Basilea: Franz-Christoph Zeitler, responsabile della supervisione bancaria per la Bundesbank, ha spiegato che tanto più duro sarà il giro di vite sul Tier-1 ratio, tanto più lungo sarà il periodo di tempo che servirà agli istituti di credito per adeguarsi. ( Fonte: valori.it)
Di redazione (del 08/09/2010 @ 08:35:00, in I Mercati, linkato 112 volte)
I recenti stress test sui principali istituti di credito europei non sono stati effettuati a dovere, e per questo hanno sottostimato i rischi potenziali legati alla gestione del debito. A rivelarlo è un’analisi svolta dal Wall Street Journal, che getta una pesante ombra sul monitoraggio effettuato dall’Unione Europea sulle 91 principali banche presenti nel Vecchio Continente.
All’indomani della pubblicazione dei dati, spiega il quotidiano, ci si era infatti illusi di aver dimostrato il buon stato di salute dei gruppi posti sotto esame. Ma alcuni istituti non hanno incluso una serie di bond sovrani, mentre altri hanno preferito ridurre il quantitativo delle proprie posizioni “corte”. Nel caso di Barclays, ad esempio, non sarebbero stati considerati i titoli detenuti per fini di trading: se inclusi nel conto, i bond sovrani italiani in possesso della banca inglese diventerebbero così 4,7 miliardi, e non 787 milioni di sterline.
Tuttavia, non è possibile sapere quali e quante siano le banche che hanno “limato” i propri dati. I calcoli del Wsj parlano però di sottrazioni per «miliardi di euro» in riferimento soprattutto alle esposizioni nei confronti dei Paesi europei: l’«incomprensione» sarebbe dipesa da diverse interpretazioni date alle definizioni di “esposizione netta” e “lorda”. I responsabili di alcune banche hanno risposto che nel dichiarare le loro posizioni hanno semplicemente seguito le indicazioni del Comitato europeo dei supervisori bancari (Cebs). Ma quest’ultimo - prosegue il quotidiano - ha ricevuto forti pressioni sia dai regolatori che dai politici nazionali, intenzionati a cercare di far uscire dai test un’immagine quanto più possibile positiva del sistema bancario europeo. Su questo punto una portavoce del Cebs ha preferito non commentare la notizia. Dal canto loro, gli analisti si sono mostrati sorpresi dal fatto che qualche banca avrebbe - di fatto - mascherato alcuni dati, dal momento che la pubblicazione dei risultati dei test aveva come primo obiettivo proprio quello di garantire la massima trasparenza. ( Fonte: I mercati)
Di redazione (del 08/09/2010 @ 08:32:41, in I Mercati, linkato 63 volte)
Un convergenza a livello europeo sui costi bancari sembra difficile, soprattutto a causa dell’eterogeneità delle pratiche adottate dai diversi istituti di credito del Vecchio Continente. A spiegarlo è uno studio che è stato presentato ieri a Parigi, secondo il quale è l’Italia il mercato bancario retail più caro. Sulla base di un livello base pari a 100 euro, la tenuta di un conto corrente nel nostro Paese costa infatti 149 euro; in Spagna e Gran Bretagna il valore cala a 107 e arriva a 95 in Francia, mentre in Germania (91), Belgio (80) e Olanda (70) si registrano i prezzi più bassi.
La questione è di grande attualità, anche perché il commissario europeo responsabile dei Servizi finanziari, Michel Barnier, ha chiesto recentemente agli istituti di credito - attraverso una lettera inviata al Financial Times - di informare chiaramente i clienti sui costi che occorre sostenere per l’apertura, la tenuta e la chiusura dei conti correnti. Secondo il membro della Commissione di Bruxelles, infatti, in molti casi vengono applicate tariffe eccessive, spesso per servizi neppure richiesti dai correntisti.
Lo studio che pone il nostro Paese come il meno virtuoso in questa speciale classifica è firmato dalla società di consulenza americana Bain & Company, che ha tuttavia specificato come, proprio in ragione della forte diversità tra le diverse banche prese in esame, non esiste un «modello di riferimento». E proprio per questo il lavoro di Barnier, che vorrebbe uniformare i costi in Europa, sembra arduo, anche se - conclude il rapporto - «è possibile una convergenza». ( Fonte: valori.it)