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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
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31 anni e non sentirli, dopo il successo dell’edizione del trentennale, in cui il premio Ischia Internazionale di Giornalismo si è confermato come uno dei riconoscimenti più ambiti nel mondo del giornalismo, anche per il 2010 il premio ideato da Giuseppe Valentino e portato avanti con tenacia e professionalità dai figli Benedetto ed Elio si conferma come un appuntamento di grande spessore culturale e mediatico. Il premio gode dell’Alto Patronato del Presidente della Repubblica e del patrocinio dell’Ordine Nazionale dei Giornalisti e dalla Federazione Nazionale della Stampa ed è promosso dalla fondazione Valentino.

La cerimonia di consegna dei premi in programma il 4 luglio al Negombo sarà ripresa dalla RAI, mentre il dibattito : "Citizen journalism e diritti umani. Come la rete cambia l’informazione e come l’informazione cambia il mondo" in programma il 3 luglio al hotel Regina Isabella sarà interamente ripreso da SKY TG24 .

Il giornalismo passa per Ischia e il grande spessore dei giurati testimonia il percorso di crescita realizzato dal Premio durante i trent’anni di vita.

Il premio Ischia Internazionale di Giornalismo quest’anno è stato assegnato John Simpson, Caporedattore per gli affari internazionali della BBC News.La giuria internazionale composta tra gli altri da Joaquin Navarro Valls, Peter Stothard, David Grossman ha voluto riconoscere la grande qualità del giornalismo di Simpson, testimone diretto dei grandi avvenimenti del nostro tempo ed in grado di raccontarli con precisione ed imparzialità alla vasta opinione pubblica mondiale.

Il vincitore della XXXI edizione del Premio Ischia per la sezione “Giornalista italiano dell’anno” è Emilio Carelli, direttore di Sky Tg 24, ad assegnare il riconoscimento la giuria del premio composta da Valentina Alazaraki, Bianca Berlinguer, Mario Calabresi , Luigi Contu, Gaetano Coscia, Virman Cusenza, Giuseppe Di Piazza, Massimo Giannini, Franzo Grande Stevens, David Grossman, Giuseppe Marra, Augusto Minzolini, Roberto Napoletano, Joaquin Navarro Valls, Mario Orfeo, Gianni Riotta e Peter Sthotard. La giuria ha infine assegnato un premio speciale alla carriera a Giampaolo Pansa,giornalista, editorialista e autore di romanzi e numerosi saggi di storia contemporanea. Enrico Varriale, inviato di Raisport e’ stato invece designato giornalista sportivo dell’anno dalla giuria tecnica composta da Maurizio Ughi, Piercarlo Presutti, Danilo Di Tommaso, Manuela Righini, Antonello Valentini e Massimo Corcione.Il vincitore del Premio Ischia Internazionale sezione Mediterraneo è Tarak Ben Ammar. La giuria della sezione Mediterraneo presieduta da Giancarlo Elia Valori e composta dal segretario generale del premio Alfonso Ruffo, direttore de ’Il Denaro’, dallo scrittore David Grossman, dal presidente della Siae, Giorgio Assumma, dall’editore dell’Adnkronos, Giuseppe Marra, dal direttore del Tg5, Clemente Mimun, dal direttore del Tg2, Mario Orfeo, dal direttore del ’Messaggero’, Roberto Napoletano, dall’ex presidente della Corte Costituzionale Annibale Marini, dal direttore della rivista ’Le Formiche’, Paolo Messa, dal direttore del quotidano ’Roma’, Antonio Sasso, dal direttore del ’Corriere del Mezzogiorno’, Marco Demarco, da Giancarlo Licata di RaiMed, dal responsabile di AnsaMed, e di Massimo Milone capo della redazione giornalistica Rai della Campania. La giuria ha scelto Ben Ammar per la validità del suo poliedrico impegno di finanziere, di economista, di pubblicista, di produttore-editore nel mondo delle comunicazione e dei media tra fiction e tv, a respiro internazionale è divenuto nell’unanime giudizio della coscienza pubblica cardine di riferimento nella realizzazione, attraverso una feconda attività culturale estrinsecata a piene mani, della reale e tanto attesa Unione del Mediterraneo. una puntata di Sky Tg24 della trasmissione "Io Reporter "

PREMIO ISCHIA SOCIALNETWORK A CLAUDIO MESSORA E CAPUA MISMETTO

Claudio Messora, blogger di "Byo Blu" con il suo articolo su "L´informazione assassina" in occasione del terremoto in Abruzzo ha vinto la seconda edizione del Premio Ischia social network. La citta di Asterix, il blog su Facebook che racconta la storia vera di quattro ragazzini afgani incontrati su un autobus arancione, mentre il Tevere esondava. Diretti alla Piramide al centro di Roma erano partiti da Tagab, Afganistan dopo aver percorso 5000 Km a piedi. Scopo del gruppo: farli andare avanti, e non indietro. E scoprire cosa significa SPQR. E´ la storia, raccontata invece dalla giornalista Carlotta Mismetti Capua, giunta seconda classificata al Premio Ischia social network. La giuria del premio composta da Paolo Rastelli (Corriere.it), Anna Masera (LaStampa.it), Giuseppe Smorto (Repubblica.it), Daniele Bellasio (Il Sole24Ore.com), e i responsabili delle sezioni online delle agenzie Ansa e Adn Kronos, che, insieme ai principali collettori di social network (Liquida, Wikio e BlogBabel), ha dato indicazioni su 10 blog/social network che sono stati poi votati direttamente dalla rete sul sito del premio Ischia. Grazie ai tanti fan e sostenitori dei blog in concorso il sito del premio Ischia ha raggiunto in poco tempo oltre 100mila contatti. Un premio speciale è stato assegnato a Hamza Boccolini, il cacciatore di "Al Qaeda" sul web. Ma anche dall’Italia come Hamza Boccolini giornalista di "Aki, Adnkronos International", da anni, attento segugio della rete jihadista dal nostro Paese.Hamza trentenne, italiano musulmano (si è convertito all’Islam a 18 anni), già direttore della Moschea di Napoli prima di divenire giornalista del web, con licenza di svelare i segreti della centrale del terrore che nella Rete si scambia informazioni, ordini e preghiere, è stato il primo laureato alla facoltà di studi islamici alla Orientale di Napoli.

Un Premio dedicato al giornalista isolano Domenico Di Meglio Simone Cristicchi vince la "Coppa di Nestore"

Simone Cristicchi vince la "Coppa di Nestore", assegnata agli artisti che si sono particolarmente distinti per la scrittura dei testi. La Coppa di Nestore, conservata nel museo di Pithecusa a Lacco Ameno, costituisce il più antico esempio pervenuto di un brano poetico in scrittura contemporanea. Da questo ritrovamento nasce l´idea di premiare, in occasione della serata su Rai Uno del Premio Ischia di giornalismo, la scrittura in ogni sua forma. Gli organizzatori hanno voluto dedicare questo premio a ...

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Di redazione (del 30/04/2010 @ 11:28:27, in Mostre ed Eventi , linkato 417 volte)

Il 1° maggio s’inaugura a Shanghai l’Expo universale più imponente della storia. Questa settimana, accogliendo fino a 500'000 visitatori “in prova” al giorno, sono stati affinati gli ultimi dettagli. Il padiglione svizzero figura tra i big della manifestazione.

Gli organizzatori hanno giocato a carte scoperte: vogliono superare la soglia di 70 milioni di visitatori. Un dato mica da ridere, pensando che le affluenze registrate durante le ultime tre edizioni della fiera (Hannover 2000, Aichi 2005 e Saragozza 2008) non avevano raggiunto i 60 milioni di persone. Complessivamente.

Ma quando i cinesi decidono di ospitare un evento internazionale, non lesinano gli sforzi per fare bella figura. Lo hanno dimostrato due anni fa a Pechino in occasione dei Giochi Olimpici. E lo ribadiscono ora a Shanghai, dove per l’Expo è stata rimessa a nuovo un’ex area industriale in centro città, venti volte più estesa rispetto a quella dove si è svolta l’Expo di Saragozza (Spagna).

La Cina avanza spedita per completare la sua moderna “lunga marcia” e tornare prepotentemente al centro del mondo. Ogni occasione è dunque buona per dare inequivocabili segnali di potenza.

Giornate record
Dunque, successo di pubblico doveva essere e successo di pubblico sarà. Anzi, è ed è già stato: nel test avvenuto domenica 25 aprile, i visitatori invitati a curiosare sul sito di un Expo ufficialmente ancora chiusa (e ancora parzialmente in costruzione) sono stati ben mezzo milione. Erano in 300'000 sabato.

Si stima che, da maggio in avanti, durante i weekend o i periodi di vacanze si potranno raggiungere gli 800'000 ospiti al giorno.

A sorvegliarli (o a garantirne la sicurezza, a dipendenza dei punti di vista), numerose telecamere a circuito chiuso sparse un po’ ovunque e migliaia di ragazzotti-guardie un po’ smarriti nelle loro divise spesso di un paio di taglie troppo grandi.

A guidare ed informare l’esercito dei turisti, ci penserà invece l’altrettanto imponente stuolo di efficienti e gentilissimi volontari, facilmente identificabili grazie alla loro divisa verde (per le ragazze) o azzurra (per i ragazzi).

Imparare o divertirsi
Sulla carta, l’Expo 2010 vuole fornire spunti di riflessione per la gestione ottimale delle città del futuro. “Better City, Better Life”: il beneaugurante slogan dell’Expo fa capolino da ogni angolo della città

“L’interesse da parte di sindaci, autorità o funzionari cinesi è molto alto: questi visitatori, che rappresentano comunque una piccola porzione del totale, vogliono studiare le idee degli altri per poi applicare quanto possibile nella loro realtà“, ci dice Manuel Salchli, responsabile delle grandi manifestazioni internazionali per Presenza Svizzera e dunque in prima linea a Shanghai.

Per l’utenza impegnata, lungo il percorso proposto dal padiglione svizzero, 50 ministorie mostrano soluzioni concrete attuate dal nostro paese in ambito, ad esempio, di trasporti pubblici, di certificazione energetica delle abitazioni o di applicazioni per l’energia solare.

Tra viali alberati e furgoncini elettrici, la gran massa del pubblico ciondolerà invece da un padiglione all’altro con lo scopo di divertirsi, curiosando qua e là. “La concorrenza per attirare questi milioni di persone è spietata: i padiglioni nazionali o tematici sono circa 220, molti dei quali almeno in apparenza spettacolari”, rileva Salchli.

Elevarsi per emergere
Situato nella zona C, a pochi metri dal fiume Huangpu, il padiglione svizzero è circondato da “avversari” di peso: Spagna, Polonia, Germania e Francia. Poco distanti anche le installazioni del Regno Unito, dell’Italia e dei paesi scandinavi. Come riuscire ad emergere?

“Il nostro asso nella manica è una seggiovia che permetterà ai visitatori di elevarsi sopra il caos della città trovando rifugio sul tetto del padiglione, dove la natura la fa da padrona”, spiega Salchli.

Durante i 4 minuti di “viaggio” sulla seggiovia, una sensazione spiazzante è garantita: un prato verde, piccole colline ed i suoni tipici di un alpeggio da un lato; il panorama sulla caotica Shanghai, il cui abnorme traffico cresce al ritmo di 6000 nuove immatricolazioni d’auto al mese, e migliaia di grattacieli dall’altro.

Migliaia di articoli e servizi TV
Secondo Manuel Salchli, la Svizzera ha tutto l’interesse a partecipare ad eventi del genere.

“In primo luogo, una nostra assenza non sarebbe capita e rischierebbe di danneggiare le relazioni bilaterali con il paese organizzatore”, spiega. “Inoltre ci faremmo del male da soli, sprecando grandi occasioni per farci conoscere e mostrare le nostre capacità innovative”,

In effetti, anche grazie a una politica di comunicazione trasparente e attiva (la Svizzera è stato il primo paese a presentare il proprio padiglione ed i suoi contenuti alla stampa), negli ultimi anni i media cinesi hanno pubblicato migliaia di articoli o servizi sul nostro paese ed il suo progetto per l’Expo.

Una manna promozionale della quale si rallegrano ovviamente anche l’economia ed il settore turistico svizzeri, che, guarda caso, figurano tra i principali finanziatori di questa missione in Cina. ( Fonte: swissinfo.ch)

Autore: Marzio Pescia, Shanghai, swissinfo.ch

Redazioneonline- Mostre ed Eventi

 
Di redazione (del 10/04/2010 @ 12:00:00, in Mostre ed Eventi , linkato 221 volte)

Capitale culturale europea nel 2007, la città di Sibiu (centro della Romania) si conferma un importante punto di riferimento sul continente. Dei 29 premi European Heritage conferiti nel 2010, uno è stato assegnato al Museo nazionale di storia e arte Brukenthal di Sibiu da parte dell'organizzazione internazionale Europa Nostra e della Commissione europea. Il Museo ha vinto il premio nella sezione educazione, e la motivazione fa riferimento alla conservazione del patrimonio per ricerca ed educazione.

Il programma di pedagogia museale “Scoprendo il museo”, inaugurato nel 2008, è dedicato agli alunni. Così, il Museo Brukenthal è stato incluso su una lista di istituzioni premiate provenienti da 11 Paesi dell'Unione Europea, come Francia, Austria, Spagna, Germania, Gran Bretagna, Olanda, Portogallo, Grecia, Repubblica Ceca, Italia e da stati del suo vicinato come Turchia e Bosnia-Erzegovina. La cerimonia per l'assegnazione dei premi si terrà a giugno ad Istanbul, capitale culturale europea nel 2010.

Il Museo Nazionale Brukenthal è una delle più importanti istituzioni culturali di Romania. Venne fondato dal barone Samuel von Brukenthal (1721-1803), che dal 1777 al 1787 fu governatore della Transilvania durante il regno dell'imperatrice austriaca Maria Teresa, quando la Transilvania appunto faceva parte dell'Impero. Verso il 1750, il barone cominciò a radunare le collezioni che costituirono le basi del museo odierno. La rivista Almanach de Vienne menzionava la collezione privata del barone come una delle più valorose. La pinacoteca, la biblioteca e la collezione numismatica si costituirono lungo 15 anni grazie agli acquisti del proprietario. Il nome del museo è legato anche all'edificio che lo ospita, costruito dal governatore in stile tardo barocco, secondo il modello dei palazzi viennesi. Oggi il museo ha delle sezioni di arte europea, romena, contemporanea, storia, storia naturale e della farmacia, armi, trofei caccia e biblioteca. (Fonte: RRI.ro)

Redazioneonline- Mostre ed Eventi

 

Jules Previ è giornalista freelance e traduttore news-online presso agenzie stampa internazionali. Collabora al progetto Finanzainchiaro.it dal 2007.

LA MOSTRA
Un appuntamento imperdibile, perché non altra volta riproducibile. Sessantacinque capolavori della pittura europea dal Cinquecento al Novecento provenienti da uno tra i maggiori musei del mondo, il Museum of Fine Arts di Boston. Occasione che mai più si verificherà, dal momento che l’Istituzione americana ha in atto una parziale chiusura delle sale che porterà, nell’autunno 2010, all’inaugurazione della nuova, immensa ala progettata da Norman Foster. Tale iniziativa condurrà poi, come sempre accade in questi casi, a un successivo blocco dei prestiti. Pertanto Rimini diviene il luogo, non solo in Italia ma in Europa, che rappresenta in questi mesi Boston e il suo museo straordinario.

Una grande lezione di storia dell’arte raccontata a tutti. Singolarmente vicine le dichiarazioni del direttore del Museo americano, Malcolm Rogers e del direttore di Linea d’ombra, nonché curatore di questa mostra, Marco Goldin: l’arte è per tutti. Nella comune convinzione che non si debbano innalzare ostacoli né barriere davanti alle opere d’arte, ai capolavori d’ogni tempo. E che questi capolavori possano essere amati anche da coloro che magari non hanno compiuto studi specifici.La mostra di Rimini, che pur ripercorre molte importanti scuole nazionali in Europa, è allestita da Marco Goldin secondo un’idea di continui e significativi accostamenti, articolati in sei sezioni: Il sentimento religioso-  La nobiltà del ritratto- L'intimità del ritratto-  Nature morte-  Interni- Nuovi paesaggi.

Saranno così posti accanto, per esempio, i ritratti realizzati da Tintoretto e Moroni a quell’assoluto capo d’opera, meraviglia tra le meraviglie, che è il celeberrimo ritratto di Edmondo e Teresa Morbilli dipinto da Degas nel 1865. Oppure avvicinerà la nuova idea di paesaggio prima in Van Ruysdael nell'Olanda del XVII secolo e poi in Constable e poi in Corot, o ancora assocerà gli sguardi sensibilissimi dipinti prima da Van Dyck e poi da Gainsborough. Per non dire di una superba sequenza di nature morte che, partendo dal campione in questa disciplina tra gli impressionisti, Fantin–Latour, giungerà alle opere di Matisse, Gris e Braque.Ma ancora lo strazio di una sublimedeposizione di Veronese accanto all’allagato buio di un quadro superbo di Francesco Del Cairo con la testa di san Giovanni Battista. O l’amore filiale dipinto negli stessi anni da un pittore famosissimo di Salon come Bouguereau e da Renoir.

E, di più, una incredibile sequenza di ritratti che partendo da capolavori di Velásquez e Rembrandt si tende fino a quell’indimenticabile grande tela di Picasso con il ritratto cubista di una donna, realizzato nel 1910. Uno dei suoi vertici. Che sarà posto in mostra accanto a un ritratto di Hals, per confrontare una singolare, vicina spezzatura di segno.

Sarà ancora il caso di ricordare la serie di sette opere di Claude Monet, una vera e propria mostra nella mostra. Con quadri molto noti come tra gli altri una versione del Ponte giapponese con le ninfee e una delle Cattedrali a Rouen. O le opere di Murillo, El Greco, Zurbarán in Spagna. Di De Hooch, Saenredam e De Witte con i loro quasi metafisici interni nell’Olanda seicentesca. Per non dire di una strabiliante parte impressionista, che oltre agli autori già citati va da Manet a Sisley, da Pissarro a Cézanne, da Bernard a Signac, da Gauguin a Van Gogh. Insomma, bellezza a piene mani che questa mostra sarà in grado di spargere irradiandosi da Rimini.

VISITA VIRTUALE DELLA MOSTRA

LA SEDE DELLA MOSTRA

Il Castello di Rimini deve la sua forma definitiva a Sigismondo Pandolfo Malatesta (1417 - 1468), la figura più interessante dell’intera storia familiare, che si circondò di una brillante corte di letterati e di artisti aderendo con entusiasmo alle nuove correnti di pensiero e alle mode culturali dell’età umanistica. Nella costruzione del nuovo Castello furono anche inglobate, quasi integralmente, le antiche «Case del Gattolo» che i Signori di Rimini già possedevano dalla fine del Duecento e alle quali, nei quasi due secoli precedenti Sigismondo, avevano progressivamente impresso caratteristiche castellane di residenza fortificata.

Gli imponenti lavori compiuti da Sigismondo, che perciò amò affermare di aver costruito il Castello «dalle fondamenta», fu celebrata con il conio di bellissime medaglie di bronzo e d’argento opera dello scultore veronese Matteo de’ Pasti, nonché con l’apposizione sulle varie facciate di grandi epigrafi marmoree di impronta umanistica in cui si afferma chiaramente che la costruzione avvenne nel 1446: data che deve intendersi come conclusiva dei lavori, poiché le cronache contemporanee ci dicono che erano iniziati già nove anni prima, nel 1437. Anche la venuta a Rimini in quei primi anni di lavori, di Filippo Brunelleschi, di cui si ha testimonianza nei documenti della Signoria fiorentina, è in relazione ai lavori di costruzione del Castello e, benché non sia possibile accertare con esattezza l'esatta portata delle consulenze fornite, è assai probabile che il Signore di Rimini volesse confrontare con un esperto di alto valore le scelte costruttive del suo grande castello.

L'azione integrata di queste due personalità di rilievo, il grande tecnico della guerra Sigismondo, e il genialissimo 'tecnico' dell'arte edificatoria Brunelleschi, ha creato uno dei più interesasanti e originali organismi castellani di tutta Italia.

Le epigrafi del castello riportano che Sigismondo volle chiamare l’edificio col suo nome: Castellum suo nomine Sismundum appellari censuit. Il nome storico dell’edificio è infatti Castel Sismondo, anche se la consuetudine popolare preferisce designarlo come «Rocca Malatestiana», o semplicemente «la Rocca». A giudizio di Antonio Paolucci, autorevole esperto dell'arte del Quattrocento, sicuramente il castello di Rimini, nonostante le vistose manomissioni subite nel corso dei secoli, è il più interessante fra quelli eretti in Italia in quegli anni, e uno dei più notevoli fra i coevi castelli europei.

Il rapido dissolvimento dello Stato malatestiano dopo la morte di Sigismondo, la conseguente perdita di ruolo politico della città di Rimini, l’evoluzione radicale delle tecniche belliche avvenuta fra Cinque e Seicento, portarono infatti ad un progressivo decadimento di Castel Sismondo. Già nel primo Cinquecento iniziano le prime manomissioni; nel 1626, per ordine di Urbano VIII, si effettuano anche consistenti demolizioni con l’abbassamento drastico delle altissime torri; altre manomissioni si susseguono del corso del Settecento. Nel 1826, infine, vennero colmati i fossati e rasa al suolo, ad altezza del piano di campagna, tutta la fascia esterna dell’organismo fortificato, riducendo la parte superstite (in pratica il solo ‘mastio’, o castello propriamente detto) a circa un terzo della consistenza originaria.

Il Comune di Rimini, proprietario di Castel Sismondo dal 1916, ne ha potuto prendere effettivo possesso solo cinquant'anni dopo, a metà degli anni '60, allorquando è cessato l'utilizzo da parte dello Stato come carcere mandamentale. Solo allora si è potuto avviare un restauro che si è faticosamente trascinato, senza risultati apprezzabili in questi ultimi trenta anni, fino a quando, nel 1997, è intervenuta la Fondazione Cassa di Risparmio di Rimini. Allora, in un biennio, si è compiuto il recupero integrale di un monumento fra i più cospicui, di quanti ricordano nel territorio Riminese la plurisecolare dominazione malatestiana.

Dopo secoli di usi militari e carcerari, ora Castel Sismondo si presenta nella sua severa e suggestiva nudità architettonica: le possenti strutture e la vastità degli spazi, privi di interferenze e di barriere, ne fanno la cornice ideale e suggestiva per grandi manifestazioni espositive e per incontri culturali. Le opere d'arte antica, in particolare, rivivono in una solenne e magica dimensione spaziale che ne esalta i contenuti artistici; mentre il pubblico può ammirarne il valore senza condizionamenti logistici e senza che si creino fastidiose situazioni di affollamento. ( Fonte: lineadombra.it)

INFORMAZIONI:

Orario:

Da lunedì a giovedì e domenica: ore 9-19
Venerdì e sabato: ore 9-20
Chiuso 24, 25, 31 dicembre 2009
1 gennaio 2010 ore 11-19

Fino al 21 Marzo 2010

Biglietti:

Intero 10 €
Ridotto 8 €
Studenti universitari con attestato di iscrizione, oltre i 65 anni gruppi solo se prenotati(minimo 15, massimo 25 persone con capogruppo gratuito), iscritti TCI muniti di tesserino
ridotto 6 €
Minorenni e scolaresche solo se prenotate (con due accompagnatori a titolo gratuito)
Ingresso gratuito per bambini fino a cinque anni, giornalisti con tesserino, portatori di handicap.
Per il diritto di prevendita, con esclusione delle scuole, € 1,50

Orario call center:

dal lunedì al venerdi:
9-13.30 / 14.30-18
Chiuso sabato, domenica e festivi, 24 e 31 dicembre

 

 

Il Museo della Comunicazione di Berna consacra la nuova esposizione temporanea al fenomeno della diceria mettendone in luce in modo intelligente e ludico le diverse tipologie e le strategie comunicative ad esse sottostanti. Note anche come voci, chiacchiere o, con accezione già più negativa, pettegolezzi, le dicerie, hanno un'origine poco chiara e anche se spesso godono di una dubbia reputazione, la loro diffusione è celere. Se un tempo si propagavano soprattutto oralmente, oggi, stampa, radio, televisione, sms e internet ne sono diventati ottimi canali di diffusione.

"Quando degli esseri umani comunicano insieme, prima o poi nascono delle dicerie. Se ne trovano ovunque, quotidianamente, in ogni situazione e in ogni ambiente sociale e non è possibile evitarle. E ciò è per noi un motivo sufficiente per dedicare un'esposizione a questo avvincente fenomeno" ci dice il curatore Ulrich Schenk.

Il tema offre una gamma così ampia e complessa di possibilità che accerchiarlo per realizzare una mostra ha costretto gli organizzatori a un difficile e lungo processo di lavoro.

"La diceria è sfuggente, transitoria e non è veramente riassumibile. È insomma un fenomeno che rimane incredibilmente confuso", precisa Schenk. "Questa imprecisione, che è di fatto un carattere distintivo della diceria, è l'elemento con cui abbiamo combattuto di più e solo quando l'abbiamo accettata e ne abbiamo riconosciuto il ruolo fondamentale abbiamo trovato una soluzione. Ci siamo perciò detti che questa dimensione sfuggente doveva essere per forza visibile anche nell'esposizione."

Obiettivi dell'allestimento

Com'è ormai consuetudine, anche su un tema così effimero, poco controllabile e sempre in bilico tra verità e menzogna, il Museo della Comunicazione non esprime giudizi ma propone un percorso attivo che stimola a riflettere sulle ripercussioni sociali e culturali messe in atto da questa modalità comunicativa.

"Da un lato perseguiamo degli obiettivi didattici. Vogliamo mostrare alla gente come funzionano le dicerie, come si propagano, quale funzione assolvono. Vogliamo anche mostrare in quanti diversi aspetti e sfaccettature nascono e che ruolo giocano. Perché ciò che si conosce e su cui si è informati, si può gestire meglio", sottolinea Ulrich Schenk.

"Dall'altro lato per noi era molto importante non presentare un'esposizione che esprimesse un giudizio negativo sulla diceria ma che ne mettesse in luce anche l'aspetto giocoso. Perché se è vero che le dicerie possono essere molto pericolose e graffianti, esse possono anche essere divertenti e scherzose."

Un approccio ludico

In uno spazio aperto e dai colori stridenti, a darci il benvenuto è una raffigurazione moderna di Fama, l'antica divinità Romana, artefice e personificazione di tutte le dicerie. Qui la troviamo nella versione cibernetica e ammaliatrice del fumettista bernese Michael Raaflaub che l'ha fornita, come il mostro alato della mitologia antica, di una gran quantità di occhi, orecchie e bocche per meglio assolvere al compito di captare e diffondere informazioni di dubbia natura.

Il vociare sommesso e indistinto che ci accompagna per tutta la durata della visita ci dà immediatamente la certezza di essere entrati nel suo regno. Solo avanzando verso il cuore dell'esposizione ci si accorge che questo parlottare continuo proviene dalle postazioni sonore quasi mimetizzate sulla lunga ed esile installazione verde che occupa il cuore della sala.

In questa sorta di 'foresta dei sussurri', la cui struttura stessa rende conto dell'inconsistenza, della fragilità e del complicato intreccio che accompagnano la nascita e la propagazione delle dicerie, sono sistemate 12 stazioni tematiche che, attraverso esempi concreti, cercano di far luce sulla natura e le caratteristiche di questo fenomeno.

Una vasta gamma di esempi

Qui scopriamo come i fattori che determinano l'origine di una diceria possano essere molteplici. Si può dar vita ad un pettegolezzo sconveniente al fine di colpire qualcuno o qualcosa, si può mettere in giro una diceria per accrescere la propria popolarità o il proprio potere e può anche accadere che le voci nascano spontaneamente, a causa di una errata interpretazione di un messaggio. Ma quasi sempre le dicerie prosperano in situazioni in cui esiste un deficit di informazione.

Nella sezione "Politica e Intrighi" - che prende ad esempio l'elezione del consiglio federale del dicembre 2007 - si mette in evidenza come le dicerie siano spesso introdotte di proposito e strumentalizzate. Mentre in quella intitolata "Pregiudizi" - nella quale si analizzano i preconcetti contro gli stranieri in Svizzera - si sottolinea come le chiacchiere giochino un ruolo essenziale per l'esistenza e la riconferma stessa del pregiudizio.

In alcuni casi, come per le "Teorie della cospirazione", le dicerie assumono addirittura il ruolo di prove. Gli esempi che illustrano questa tipologia prendono in esame le varie teorie che circolano attorno all'attentato dell'11 settembre 2001 al World Trade Center.

Imparare giocando

Particolarmente riuscita e divertente è la stazione chiamata "Centrale della diceria" dove in un teatrino in stile futurista costruito secondo il principio del teatro ottico, il pubblico incontra gli agenti al servizio di Fama, delle specie di gnomi che offrono consigli e assistenza e, prendendo spunto dagli stimoli dati dai visitatori, alimentano in tempo reale il sistema della chiacchiera.

Animata da uno spirito altrettanto ludico è anche l'ultima stazione della mostra "Rumor Fighter", una postazione al PC che propone al pubblico un confronto diretto con le strategie più efficaci contro la produzione della diceria. Qui, l'invito esplicito è quello di testare quanto si è sufficientemente armati contro le chiacchiere, ma nessuno impedisce di usare il gioco al contrario, per imparare a diffonderle meglio. Salvo che il diploma che alla fine piove dal cielo porterà stampato il titolo di 'Baby Rumor Fighter'. ( Fonte: swissinfo.ch)

Autore: Paola Beltrame, Berna, swissinfo.ch

Per saperne di più

Fatti & cifre

La mostra "Diceria", in corso al Museo della Comunicazione di Berna fino al 4 luglio 2010, invita il pubblico a confrontarsi con la natura ambigua di questo medium e a riflettere sulle sue implicazioni sociali e culturali.

Il progetto è stato concepito sulla base degli studi scientifici realizzati dall'Università di San Gallo e in seguito alla partecipazione a diversi workshop. La stazione "Rumor Fighter" è stata realizzata in collaborazione con la Scuola Superiore d'Arte di Berna che, nel corso del progetto di ricerca "Gerüchte-küche", ha studiato le strategie comunicative sottostanti alle dicerie.

Contesto

Del progetto scenografico è stata incaricata, come di consueto, una ditta esterna. Per la prima volta il compito è stato affidato allo studio Holzer Kobler Architekturen di Zurigo, la cui esperienza nel settore è comprovata dai numerosi allestimenti di successo realizzati in Svizzera e anche all'estero.

Le esposizioni realizzate dallo studio zurighese si contraddistinguono sempre per la grande capacità di saper integrare e fondere in modo magistrale il concetto espositivo negli elementi scenografici.

Anche per un tema così sfuggente e indefinito come quello della diceria Barbara Holzer e Tristan Kobler sono riusciti ad assemblare oggetti, forme e colori in modo da creare un 'contenitore significante' capace di afferrare il concetto centrale della mostra e renderlo esperibile al pubblico attraverso una narrazione formale.

Redazioneonline- Mostre ed Eventi

 
Di redazione (del 01/11/2009 @ 19:00:00, in Mostre ed Eventi , linkato 689 volte)

Il baluardo difensivo contenuto nel Codice Atlantico di Leonardo che ricorda il rivellino del Castello Visconteo di Locarno (forto: Biblioteca Ambrosiana di Milano)

Dallo scorso mese di settembre fino al 2015, a Milano Leonardo da Vinci sarà protagonista di un'inedita serie di 24 mostre dedicate al Codice Atlantico. La prima, "Fortezze, bastioni e cannoni", interessa da vicino Locarno. Non un'esposizione "stabile", bensì un ciclo di mostre che per la prima volta illustrerà tutto il Codice Atlantico, ovvero: 1.750 disegni e 100 pagine manoscritte su 1.119 fogli raccolti in 12 volumi, che rappresentano la più ampia raccolta di disegni e scritti di Leonardo da Vinci.

Conservati alla Biblioteca Ambrosiana di Milano, i fogli verranno presentati al pubblico 50 per volta con quattro mostre all'anno, della durata di tre mesi ciascuna. Duplice la sede delle esposizioni milanesi: la metà dei disegni è esposta nella sala Federiciana della Veranda Biblioteca Ambrosiana e l'altra metà nella Sacrestia del Bramante della Chiesa di Santa Maria delle Grazie.

Ci vuole pazienza prima di potersi avvicinare ai 45 fogli bellici di Leonardo. Un po' di coda, inevitabile, un po' di agitazione, comprensibile. Chi non prenota il biglietto, deve affidarsi alla buona sorte: l'accesso "last minute" è possibile in ragione del numero dei visitatori e nei limiti della capienza delle sale espositive. Dappertutto occhi aperti e vigili, reali e informatici. Controlli sistematici. Noblesse oblige.

Tre mesi prima della mostra, i 1119 fogli del Codice Atlantico sono stati sfascicolati dalle suore benedettine di Milano nel caveau della Biblioteca Ambrosiana di Milano. Ogni foglio è poi stato posto singolarmente in appositi passepartout in modo da poter essere preservato nelle migliori condizioni ambientali.

Dalle pagine del Codice Atlantico, il rivellino
Il primo degli appuntamenti dedicati al Codice Atlantico - "Fortezze, bastioni e cannoni" (fino a metà dicembre dicembre) - mostra i disegni di ingegneria civile e militare di Leonardo. Su uno di essi è riconoscibile il progetto del rivellino, ossia il baluardo difensivo progettato da Leonardo da Vinci per il Castello Visconteo di Locarno.

Questo foglio con le annotazioni autografe di Leonardo e due frammenti staccati in passato da questa stessa pagina, verranno con tutta probabilità esposti l'anno prossimo a Locarno. A darne la notizia il professor Carlo Pedretti, titolare della cattedra di studi su Leonardo all'UCLA di Los Angeles - dove dirige il Centro Hammer di studi vinciani – ormai un "habitué" di Locarno grazie alla presenza dell'ormai famoso rivellino.

Nelle antiche fortificazioni il rivellino era un' opera addizionale staccata, che aveva lo scopo di aumentare maggiormente la capacità di difesa della struttura originale, creando un maggior ostacolo all' attaccante. La straordinaria scoperta la si deve al professor Marino Viganò, studioso di storia militare dell' Università di Padova. Con passione, rigore, pazienza e determinazione, ha ricostruito la paternità del manufatto attribuendola al genio fiorentino.

Il saggio intitolato Leonardo a Locarno è l'esito della documentatissima indagine di Viganò, che fa emergere diversi elementi legati alla datazione, alla committenza, al progetto del baluardo, innalzato sulle rive de Verbano nell' estate del 1507. Le sue ricerche, come noto, hanno trovato ampio consenso nei due massimi leonardisti viventi: oltre a Carlo Pedretti anche Pietro Cesare Marani.

Una mostra in due prestigiose sedi
Duplice, dicevamo, la sede espositiva: la metà dei disegni è infatti esposta nella Pinacoteca della Biblioteca Ambrosiana e l'altra metà nella Sacrestia del Bramante della Chiesa di Santa Maria delle Grazie, che custodisce il Cenacolo vinciano, meta di migliaia di visitatori.

In occasione della mostra dedicata al Codice Atlantico, sono state aperte al pubblico anche l'Aula Leonardi, con lo splendido affresco di Bernardino Luini, la Sala Federiciana, sede originaria della Biblioteca Ambrosiana, e il Peristilio, struttura seicentesca nella quale sono esposte altre opere leonardesche, come i nodi vinciani e il ritratto di Leonardo disegnato da uno dei suoi discepoli.

Dato l'inestimabile valore del Codice, è stata grande importanza ai sistemi di sicurezza: monitoraggio degli ambienti 24 ore su 24, controllo degli accessi, videosorveglianza e impianti antintrusione alla Sacrestia del Bramante. I fogli del Codice sono inoltre stati collocati all'interno di teche realizzate in materiale infrangibile, anti UV e munite di sensori per la rilevazione di temperatura e livello di umidità.

Culmine dell'omaggio a Leonardo, dopo i 24 appuntamenti all'Ambrosiana, sarà una mostra che verrà organizzata nel 2015 a Palazzo Reale in occasione dell'Expo, un'operazione titanica dedicata a Leonardo pittore dove si spera di raccogliere anche opere conservate al Louvre di Parigi e al British Museum di Londra.

Milano, Leonardo e Expo 2015
In prospettiva di Expo 2015, la cui organizzazione sta dando parecchio filo da torcere alle autorità, Milano vuole dunque affacciarsi sulla scena internazionale attraverso l'icona di Leonardo da Vinci, che con la città meneghina ha avuto un rapporto privilegiato.

"La figura di Leonardo da Vinci – ha più volte dichiarato l'assessore alla Cultura Massimiliano Finazzer Flory – è emblematica per Milano perché riunisce la visione filosofica con quella scientifica, la teoria con la pratica, mettendo al centro un uomo politecnico. Tutti i progetti che si sviluppano intorno alla figura di Leonardo, proseguiranno fino al 2015, perché Leonardo è l'icona con cui ci presentiamo all'Expo".

Negli auspici della sindaca di Milano Letizia Moratti, l'esposizione universale del 2015 vuol essere "la sintesi di arte, scienza e progresso che si riconosce anche nell'immagine dell'uomo vitruviano leonardesco, simbolo del logo Expo 2015".

A Milano Leonardo si trova tra la primavera e l'estate del 1482, perché si rende conto che le potenti signorie avevano sempre più bisogno di nuove armi per le guerre interne; ritiene inoltre che i suoi progetti fossero degni di nota da parte del potente e influente ducato di Milano. A Milano inizia pure, nel 1495, l'Ultima Cena, nel refettorio di Santa Maria delle Grazie. E a Milano Leonardo trascorre il periodo più lungo della sua vita, quasi 20 anni. ( Fonte: swissinfo.ch)

Autore: Françoise Gehring/ swissinfo.ch/ Milano

CODICE ATLANTICO
Il codice Atlantico è la più ampia raccolta di disegni e scritti di Leonardo da Vinci, comprendente 1119 fogli raccolti in 12 volumi, ed è attualmente conservato alla Biblioteca Ambrosiana di Milano.

Il nome del codice è dovuto alla dimensione delle pagine (64,5 x 43,5 cm), simile a quella delle pagine di un atlante. I fogli sono assemblati senza un ordine preciso ed abbracciano un lungo periodo degli studi leonardeschi, dal 1478 al 1519.

Fu allestito nel tardo Cinquecento dallo scultore Pompeo Leoni, che raccolse in un solo grande volume di 402 fogli più di 1700 scritti e disegni vinciani. Nel 1637 fu donato alla Biblioteca Ambrosiana insieme ad altri 11 manoscritti leonardeschi; sottratto da Napoleone e portato a Parigi, fece poi ritorno alla originaria sede milanese per non muoversi più.

Sono presenti diversi argomenti: anatomia, astronomia, botanica, chimica, geografia, matematica, meccanica, disegni di macchine, studi sul volo degli uccelli e progetti d'architettura.

IL CODICE SI FA IN 24
Le mostre dedicate al Codice atlantico di Leonardo da Vinci che il comune di Milano fino al 2015, alternano temi scientifici a temi artistici, tematiche biografiche a temi di politica, geografia, scienze naturali. Ogni mostra prevede l'esposizione di una cinquantina di fogli esposti nelle due sedi della Sacrestia del Bramante e nella Biblioteca Ambrosiana.

1. Fortezze, bastioni e cannoni, settembre-dicembre 2009; 2. La biblioteca, il tempo e gli amici di Leonardo, dicembre 2009-marzo 2010; 3. Leonardo. L'architettura e l'urbanistica, le feste e gli apparati, marzo-giugno 2010; 4. Le allegorie e la politica di Leonardo, giugno-settembre 2010; 5. Leonardo: studi sul moto, settembre-dicembre 2010; 6. Le armi e le macchine da guerra di Leonardo, dicembre 2010-marzo 2011; 7. Leonardo e la sua bottega: i disegni di figura, marzo-giugno 2011; 8. Il Monumento Sforza e la tecnologia, giugno-settembre 2011; 9. Ottica, prospettiva e studi d'ombra e lume, settembre-dicembre 2011; 10. Anatomia dell'uomo e della terra, dicembre 2011-marzo 2012; 11. Geometria e aritmetica di Leonardo, marzo-giugno 2012; 12. Il Sole e la Luna: astronomia e cosmologia di Leonardo, giugno- settembre 2012.

E inoltre, a scorrere e da precisare ):
13. Le acque e l'idrografia; 14. Favole e facezie di Leonardo; 15. Strumenti e meccanismi
16. La matematica di Leonardo; 17. L'aria, il vento e il volo degli uccelli; 18. Il Trattato della Pittura; 19. Diluvi, profezie e lo scontro degli elementi; 20. Il 'De ludo geometrico' e la quadratura di superfici curve; 21. Gli strumenti quotidiani e gli strumenti musicali di Leonardo; 22. Il volo meccanico; 23. Mari e monti; 24. Il mondo proporzionato di Leonardo

Redazioneonline- Mostre ed Eventi

 
Di redazione (del 25/10/2009 @ 19:00:00, in Mostre ed Eventi , linkato 830 volte)

Con una sfida non facile ma ben condotta il Kunsthaus di Zurigo consacra una retrospettiva a Georges Seurat, padre del 'pointillisme' e una delle figure più interessanti dell'avanguardia artistica francese della fine del 19° secolo. Difficile immaginare una retrospettiva dedicata a Georges Seurat (1859-1891) senza Une baignade à Asnières (1884), Un dimanche après-midi à l'Ile de la Grande-Jatte (1886) o Le modelle (1888), le sue opere più importanti, che gli hanno conferito il titolo di capofila del movimento neoimpressionista.

Ma come ci confessa il direttore del Kunsthaus Christoph Becker, organizzare una retrospettiva che permetta di raccogliere tutto Seurat non è un'impresa facile. "I suoi quadri sono fragili e molto sensibili e la più parte delle tele di grande formato non può viaggiare. Inoltre l'opera di Seurat si è svolta in un arco di tempo di appena 10 anni e non è quantitativamente così consistente."

Figure nello spazio
Malgrado l'audacia, il risultato - bisogna ammetterlo - è una mostra generosa che ha davvero il sapore di un evento prezioso, tanto rare sono le occasioni di vedere riunite insieme un numero così consistente di opere di Seurat - oltre 70 tra disegni e dipinti.

Spesso presentata in esposizioni collettive, la sua opera è poco o mal conosciuta e di frequente assimilata a quella degli altri rappresentanti del movimento neoimpressionista. Ma Seurat appartiene ad un altro rango.

Nella sua pittura nulla è lasciato al caso: l'uso calibrato e scientifico di colori puri disposti sulla tela con pennellate minuscole e regolari, la puntualità geometrica delle composizioni, il dialogo razionale che s'instaura tra le figure e lo spazio che le circonda, tutto tende a una precisione senza riserve.

La ricchezza e varietà di approcci impliciti della sua opera ha permesso così al Kunsthaus di individuare per questa retrospettiva un tema centrale per l'artista che fosse però anche ampiamente documentabile dai suoi lavori.

"Ci è sembrato che il rapporto tra la figura e lo spazio potesse essere un tema capace di guidare, come un filo rosso, attraverso l'opera di Seurat" ci spiega Christoph Becker."È la figura, ovvero il motivo principale, a definire lo spazio e non tanto lo sfondo, il primo piano, la prospettiva, e questa è la cosa interessante. E quando si parla di figura non s'intende necessariamente una figura umana, anche un tronco d'albero può essere considerato una figura".

La ricerca di armonia e luce assoluta
Percorrendo le sale della mostra si ha l'impressione che in questo allestimento sia stato curato ogni dettaglio. Lo spettro di colori usato per le pareti e i pannelli che suddividono gli spazi, la loro disposizione nella sala, fino alla collocazione delle panchine, tutto sembra voler rendere omaggio alla precisione dei giochi geometrici e luminosi dell'opera di Seurat.

Lo stretto rapporto tra figura e spazio balza subito all'occhio già quando ci troviamo di fronte agli schizzi a olio di piccolo formato, dipinti 'en plein air' sulle rive della Senna e usati come studi per la composizione delle opere più note, 'Baignade' e 'La Grande-Jatte'.

Ma diventa ancora più evidente, raffinato e poetico nelle bellissime marine ispirate dai viaggi sulla costa della Normandia effettuati dall'artista tra il 1885 e il 1890. In queste tele di medio formato la piccola pennellata divisa che ha reso famoso Seurat investe i paesaggi di una luce diffusa e assoluta che sembra far vibrare la superficie delle tele.

Nel quadro Le Cirque (1991), l'ultima opera di Seurat e l'unico capolavoro di grande formato che il Kunsthaus ha il privilegio di poter presentare, il rapporto tra figure e spazio si arricchisce della geometria spettacolare e perfetta che ha caratterizzato le sue composizioni più famose.

La passione del bianco e nero

Come illustrano i numerosi esempi proposti in mostra, il tema investe abbondantemente anche l'opera grafica di Seurat. Nell''Homme couché' ad esempio, uno studio preparatorio per la sua prima grande tela 'Une Baignade, Asnières' (1884), vediamo disegnata in bianco e nero una singola figura, per l'appunto un uomo disteso.

Il contrasto di luce e ombra ottenuta grazie all'uso magistrale della matita Conté - una matita con una mina composta da polvere di carboncino pressato che permette bellissimi neri assoluti - produce una luminosità nel corpo disteso, tale da creare una sorta di spazio interno che circonda e allo stesso tempo sembra avvolgere la figura.

Oltre ai disegni quasi onirici che ritraggono figure umane assorte in attività diverse, la mostra ne propone numerosi altri raffiguranti alcuni scorci della vita notturna nella capitale francese e i paesaggi della periferia parigina - una zona da poco 'conquistata' dai cittadini, insieme alle spiagge della Normandia, grazie alla mobilità ferroviaria.

Se da un lato queste immagini ci consentono uno sguardo storico sulle nuove abitudini della società in cui è vissuto Seurat, dall'altro aprono uno spiraglio sulla sua grande, innovativa e meno nota abilità di disegnatore e sulle tecniche da lui usate.

"Seurat era un disegnatore di gran talento, con uno stile proprio" ci conferma Becker. "All'interno dell'impressionismo il suo è un modo autonomo di disegnare, nessun altro artista gli somiglia. Con l'uso del carboncino morbido, con la tecnica del tratteggio, della condensazione, dei toni che dal nero vanno al bianco, nei suoi disegni in un certo senso entra il colore."

Un artista proiettato al futuro
Pur abbracciando con slancio i canoni dell'impressionismo, Seurat è in realtà affascinato dalla modernità e dal linguaggio scientifico e con il 'pointillisme' diventa artefice del tempestoso inizio di una nuova epoca artistica, che dalla modernità classica muove verso l'astrazione.

Ma se oltrepassiamo i confini dell'arte e osserviamo la nostra civiltà delle immagini pervasa su ogni fronte da una costante danza di pulviscolo 'puntinistico', dobbiamo ammettere che Seurat ha saputo guardare ancora più lontano e con il suo 'metodo' - come era solito chiamarlo - ha dato il via con abbondante anticipo anche ad una nuova era della visione. ( Fonte. swissinfo.ch)

Autore: Paola Beltrame, swissinfo.ch, Zurigo

BIOGRAFIA
Georges Seurat nasce nel 1859 a Parigi. Fin da giovane manifesta un grande interesse per il disegno e a 18 anni inizia una formazione classica all'Ecole des Beaux-Arts.

Nel 1879 visita la IV esposizione impressionista e rimane folgorato dalle opere di Monet e Pissarro. Decide di lasciare la scuola e di mettersi alla ricerca della sua pittura.

Ispirandosi agli studi ottocenteschi di ottica e cromoluminosità elabora un procedimento che, grazie alla disposizione sulla tela di punti di colore puro uno accanto all'altro, sposta la mescolanza cromatica dalla tavolozza direttamente nella retina dello spettatore.

Questo stile prende forma completa nella sua opera più famosa 'Un dimanche après-midi à l'île de la Grande Jatte' (1886) che diventerà il manifesto del 'pointillisme'.

Capofila di una nuova avanguardia chiamata dal critico Fénéon neoimpressionismo - a cui prendono parte tra gli altri anche Camille Pissarro e Paul Signac - Seurat dipinge incessantemente e con successo fino a quando nel 1891 si spegne prematuramente a Parigi, colpito da una forma contagiosa di difterite.

MOSTRA APERTA FINO AL 17 GENNAIO 2010
Dedicata a Georges Seurat, "Figura nello spazio" rimarrà aperta al Kunsthaus di Zurigo fino al 17 gennaio 2010 e sarà riproposta alla Schirn Kunsthalle di Francoforte dal 05.02.10 fino 09.05.10.

La mostra raccoglie oltre 70 opere tra pitture e disegni provenienti da importanti collezioni pubbliche e private tra cui il Metropolitan Museum di New York, il Fine Arts Museums di San Francisco e il Musée d'Orsay di Parigi.

Redazioneonline- Mostre ed Eventi

 

Con una mostra biografica che insieme alle opere presenta documenti finora mai esposti, il Centro Paul Klee di Berna rende omaggio non soltanto all'artista ma anche alla cerchia dei suoi familiari.
"È la prima volta che si vede il nostro archivio e l'archivio del Centro Paul Klee è uno dei più grandi archivi artistici su scala internazionale", ci dice Christine Hopfengart, curatrice della mostra. "Avevamo già una collezione di documenti più vecchia e ora - e questa è la ragione dell'esposizione- abbiamo ricevuto in regalo dalla famiglia Klee l'archivio degli eredi."


In effetti i documenti conservati al Centro Paul Klee ammontano oggi a diverse migliaia e sono il risultato di un lavoro di collezione durato decine e decine di anni che ha visto impegnati non solo gli storici dell'arte ma in primo luogo i familiari dell'artista.

"Il figlio di Klee, Felix, ha raccolto questi documenti per tutta la vita e allora questa mostra è un omaggio non soltanto a Paul, ma anche a Felix e ai suoi successori che hanno fatto un regalo alla nostra istituzione e in questo modo al pubblico e alla società", sottolinea Juri Steiner direttore del Centro Paul Klee.

Un mito più umano
Nella mostra "Paul Klee.Vita, opera, posterità" per una volta le opere e la vita dell'artista vengono mostrate insieme e ciò permette di scoprire non solamente nuovi aspetti della sua opera ma anche di incontrare l'uomo.

"Klee era un artista mitico già durante la vita ma le lettere, le fotografie, i documenti o ad esempio i disegni che ha fatto con il figlio ci mostrano anche un uomo normale", sottolinea Juri Steiner. "Allora non distruggiamo il mito Paul Klee, ma lo rendiamo più umano e forse anche più simpatico."

I messaggi biografici che affiorano abbondantemente nelle pitture e nei disegni, a volte evidenti altre più camuffati o addirittura in codice, vengono qui svelati, decifrati e si integrano a ciò che raccontano i documenti.

Il confronto tra le fotografie dei familiari e alcuni disegni esposti accanto ci permette ad esempio di scoprire che la testa di leone presentata vicino ad un autoritratto giovanile di Klee altro non è che il ritratto mascherato del padre.

"Il padre di Klee, Hans Klee, era una figura molto dominante e autoritaria; un padre difficile, che non ha sostenuto la sua arte" ci spiega Christine Hopfengart. "Klee ha ritratto molte volte il padre e una appunto, anche come leone. Dietro a questo disegno ce n'è un altro solo iniziato che doveva essere un ritratto del padre. Però Klee non l'ha portato a termine, probabilmente ha girato il foglio e ha deciso di ritrarre il padre come leone."

Il quaderno di letteratura tedesca di Klee (Centro Paul Klee)

Il museo sentimentale di Klee
L'allestimento stesso gioca ad inscenare aree più intime e familiari quasi a voler facilitare l'incontro del pubblico con un Klee più umano. Le 150 opere - tra cui disegni, acquarelli e dipinti - occupano lo spazio centrale e sono suddivise in 14 ambienti tematici che ripercorrono le tappe più importanti della vita e dell'opera dell'artista.

Vi troviamo i disegni dei primi anni dove risulta già evidente la sua predilezione per la satira e il grottesco. Ci sono i dipinti e i disegni di paesaggi ispirati ai viaggi ma anche quelli dove Klee si concentra sugli studi della luce e della geometria o ancora i disegni che risalgono alla fine della sua vita e che esprimono tutto il suo dolore fisico e psichico.

In una sala scopriamo la figura di Klee nelle opere di alcuni amici artisti quali Wassily Kandinsky o Alfred Kubin mentre in un'altra sono raccolte quelle di alcuni suoi allievi della Bauhaus tra cui anche Max Bill.

Attorno a questi spazi sono state allestite 28 vetrine che contengono invece piccole esposizioni biografiche con temi diversi. Foto, lettere, appunti su libri e quaderni ci raccontano della sua infanzia in famiglia, dei suoi anni di scuola, del suo rapporto con la musica, della sua storia d'amore con Lily; ma anche degli anni di lavoro alla Bauhaus o a Düsseldorf, fino a quelli più duri della malattia e della morte.

Il mito Klee e la sua sopravvivenza
La mostra non si ferma alla vita di Klee. Essa documenta fino a che punto la sua personalità e la sua opera sono riuscite ad influenzare l'arte, la letteratura, la musica, il design o la moda.

In uno spazio videoteca sono presentati alcuni filmati su Klee, tra cui anche 'Der Paukenspieler' (Il suonatore di timpano), un lungometraggio del 1967 ispirato dai titoli di alcuni suoi disegni; mentre nell'audioteca è invece possibile ascoltare composizioni di musicisti moderni che si sono ispirati alle sue opere.

Vengono inoltre mostrati alcuni esempi di arte applicata e si spiega come Klee, con il suo gioco di linee, abbia potuto ispirare anche la poltrona 'Take a line for a walk' del designer svizzero Alfredo Häberli. E i risultati di una ricerca su internet permettono di scoprire i modi in cui l'ammirazione di Klee sia viva ancora oggi.

Ad ognuno il suo Klee
La disposizione dei documenti secondo un ordine più tematico che cronologico e il gioco di rimandi continui tra opere e documenti crea un percorso dinamico e ad intrecci, spiazzante per chi cerchi di seguire un filo temporale ma sicuramente più libero.

"Penso sia molto importante non essere troppo didattici ma piuttosto risvegliare la curiosità dei visitatori. Non c'è la storia, ci sono milioni di storie da raccontare in una vita e non si può comprimerla in un cammino forzato o museale" afferma Juri Steiner.

"Non vogliamo essere museali, vogliamo dare la ricchezza della nostra collezione, vogliamo fare un po' d'ordine, questo è importante, ma vogliamo lasciare la libertà ad ogni visitatore di scegliere il proprio cammino e di scoprire il proprio Paul Klee." ( Fonte: swissinfo.ch)

Autore: Paola Beltrame, Berna/ swissinfo.ch

MOSTRA APERTA FINO AL 24 MAGGIO 2010
"Paul Klee. Vita, opere, posterità" in corso al Centro Paul Klee di Berna, rimarrà aperta fino al 24 maggio 2010. Completamente incentrata sulla biografia dell'artista, la mostra presenta per la prima volta la ricchezza dei documenti - circa 4000 - conservati negli archivi del Centro Paul Klee.

Oltre a una selezione di materiali provenienti dalla donazione degli eredi di Klee - che comprende 2600 lettere, 750 fotografie, 1200 libri e i materiali dell'atelier - il Centro ha presentato anche alcuni documenti provenienti dall'archivio musicale - circa 450 composizioni -, da quello degli allievi, dall'archivio di film e dall'archivio che raccoglie gli oggetti più diversi ispirati all'opera di Klee.

BIOGRAFIA DI PAUL KLEE
Paul Klee nasce nel 1879 a Münchenbuchsee, vicino a Berna da padre bavarese e madre basilese. A 7 anni inizia a suonare il violino e a 11 fa già parte dell'orchestra sinfonica di Berna.

Trascorre l'infanzia e la giovinezza a Berna e in questi anni riempie libri e quaderni di caricature, paesaggi e immagini del mondo che lo circonda. Deciso a diventar artista è combattuto tra la musica e la pittura ma sceglie per quest'ultima.

A 21 anni si trasferisce a Monaco per studiare all'Accademia delle Belle Arti. Nel 1902 soggiorna 6 mesi in Italia dove scopre i tesori dell'arte classica. Nello stesso anno si fidanza in segreto con Lily Stumpf che diventa sua moglie nel 1906. Un anno dopo nasce il figlio Felix.

Nel 1911 fa amicizia con Kandinsky e prende parte all'esperienza artistica del gruppo"Blaue Reiter". Scopre le opere di Picasso, Braque e Malevitch e nel 1914, dopo un viaggio in Tunisia, il suo stile diventa più autonomo e la sua arte prende il volo.

Nel 1920 è invitato a insegnare alla Bauhaus dove rimane per 10 anni, poi è professore all'Accademia di Düsseldorf ma nel 1933, la presa del potere nazista in Germania lo costringe a cercare rifugio a Berna.

Nel 1935 accusa i primi sintomi di sclerodermia e interrompe la produzione artistica, ma nel 37, apparentemente guarito, si rimette al lavoro con nuovo slancio sia formale che quantitativo tanto che il 1939 risulta l'anno più produttivo della sua carriera con 1253 opere archiviate.

Muore a Locarno-Muralto nel 1940. La cittadinanza svizzera, che aveva richiesta negli ultimi anni di vita, gli arrivò solo postuma.

SITI CORRELATI : http://www.paulkleezentrum.ch/ww/de/pub/web_root.cfm ( in francese, tedesco e inglese)

 
Di redazione (del 12/08/2009 @ 15:09:26, in Mostre ed Eventi , linkato 1168 volte)

Periplo segreto: Hugo Pratt in mostra a Cherbourg

Dal 3 aprile al 20 settembre 2009, Cherbourg ospita un vero e proprio evento con “Hugo Pratt, périples secrets”, la prima mostra su Hugo Pratt in Francia da oltre vent’anni a questa parte. Un’esposizione che rientra nel quadro della Biennale della Nona Arte organizzata dalla città presso il Musée d’art Thomas-Henry. Un’occasione per scoprire il tratto essenziale del padre di Corto Maltese, ai limiti dell’astrazione.

In occasione della quinta Biennale della Nona Arte, Cherbourg mira in alto e rende omaggio a Hugo Pratt, padre di Corto Maltese, figure emblematica di marinaio di ventura. Dopo Enki Bilal, François Schuiten, André Juillard e Jacques de Loustal, è Hugo Pratt che fa il suo ingresso al museo Thomas-Henry, a Cherbourg, terra di marinai, porto aperto sul mare più affollato del mondo.

“Hugo Pratt, périples secrets” è la prima mostra dedicata a Pratt in Francia dal 1988. La Biennale 2009 invita a scoprire un’opera universale sotto una specifica angolazione.

“Hugo Pratt, périples secrets” avrà come filo conduttore l’arte grafica del disegnatore, il tratto essenziale, le inquadrature frammentate, in particolare negli ultimi albi. «La semplificazione del tratto in Pratt si traduce in un disegno prossimo all’astrazione, una rielaborazione in chiave di arte moderna che abbiamo voluto mettere in evidenza», sottolineano i curatori della mostra, Véronique Liévin e Dominique Paysant. «La scelta delle opere mette in rilievo anche l’ispirazione cinematografica: in alcune delle tavole esposte troviamo zoom avanti e indietro, carrellate…».

Un percorso ricco di sorprese

In totale, saranno presentate più di un centinaio di opere: schizzi, ricerche grafiche, stampe, serigrafie su metallo, immagini su maxischermo… Il percorso è stato studiato in modo da riservare al visitatore non poche sorprese: si parte con la Formula 1 Ligier-Renault e le sue volute di fumo azzurre ricreate da Pratt; si fa tappa nello studio del Maestro dove il visitatore farà conoscenza con Hugo Pratt, l’uomo e l’artista; si prosegue il percorso con una sala dedicata a Corto, una traversata all’interno di un labirinto di immagini e suoni, un’immersione subacquea con Corto e una visita della collezione di serigrafie create da Pratt.

Un’attenzione particolare sarà rivolta alla scenografia: il materiale audiovisivo, le immagini e le luci saranno in armonia con le opere esposte. ?Immagini e filmati faranno da collegamento tra le varie sezioni e da guida all’interno della mostra, al fine di immergere il visitatore nel mondo segreto di Pratt, nella sua cultura e nelle sue opere.

L’esposizione di Hugo Pratt è la conferma che la Biennale della Nona Arte di Cherbourg si pone ormai tra i grandi appuntamenti dedicati al fumetto, al di là del clima febbrile dei festival, con la volontà di esplorare l’universo grafico dei disegnatori attraverso grandi mostre monografiche e tematiche. Hugo Pratt, périples secrets è anche il titolo del catalogo edito da Casterman in occasione della mostra, e che in Italia è uscito per le edizioni Rizzoli Lizard con il titolo di Periplo Segreto. L’ingresso è gratuito, una decisione della città di Cherbourg per rendere la cultura accessibile a tutti!

La biografia di Hugo Pratt: disegnatore-viaggiatore e soprattutto un grande Italiano

La vita di Hugo Pratt coniuga il disegno al viaggio: da Venezia a Buenos Aires, da Londra a Losanna, passando per Parigi o l’Abissinia, il disegnatore ha tratto ispirazione dai suoi incontri per creare un’opera universale, di cui è simbolo il suo personaggio di marinaio di ventura, Corto Maltese.

Nato a Rimini nel 1927, Hugo Pratt trascorre l’infanzia a Venezia in una famiglia cosmopolita, in cui si mescolano origini inglesi, francesi, ebraiche e turche, con una madre che gli trasmette la sua passione per l’esoterismo. Nel 1936 il padre, un militare, viene trasferito in Abissinia, e arruola l’allora quattordicenne Hugo nella polizia coloniale, dove il giovane si ritroverà accanto a soldati dell’esercito italiano, inglese, abissino e senegalese. Quell’esperienza segnerà la vita e l’opera di Pratt, che rimarrà affascinato dalle uniformi, dalle armi, dai colori…

Rientrato in Italia nel 1943 in seguito alla morte del padre, Hugo Pratt frequenta un collegio militare e diventa interprete dell’esercito alleato dal 1944 alla fine della guerra. Nel 1945 comincia a disegnare, collaborando alla rivista “L’Asso di Picche”. Notato da una importante casa editrice argentina, Pratt lascia l’Italia e si trasferisce a Buenos Aires nel 1949.

I tredici anni trascorsi in Argentina gli servono da trampolino di lancio: incontra i disegnatori Salinas e Del Castillo, diventa amico del jazzista Dizzy Gillespie, scopre i comics americani e crea numerose serie a fumetti, tra cui Junglemen o il famoso personaggio Sgt. Kirk. In questi stessi anni, fortemente influenzato dallo stile di Milton Caniff – autore americano di fumetti dal tratto marcato – comincia anche a scrivere le sue storie, la prima delle quali è Ann y Dan (Anna della giungla).

Di fronte all’aggravarsi della situazione economica dell’Argentina, Hugo Pratt torna in Italia nel 1962, dopo aver lavorato due anni a Londra. Va a vivere a Genova, dove continua a lavorare come disegnatore. Nel 1967 lancia con il sostegno di un finanziatore il mensile “Sgt. Kirk”, che presenta al pubblico italiano le sue opere del periodo argentino, ma anche i classici americani e i suoi nuovi lavori. Sul primo numero appaiono per l’appunto nove tavole di una sua nuova storia, Una ballata del mare salato, e un personaggio nuovo di zecca: Corto Maltese.

Il 1970 segna un’autentica svolta nella carriera di Pratt: “Pif Gadget”, periodico francese a grande tiratura, decide di pubblicare le avventure di Corto Maltese, che ricompare quindi nell’episodio Il segreto di Tristan Bantam. Dal 1971, gli esperti del settore considerano Pratt come uno dei migliori autori di fumetti di tutto il mondo ! Vive a Parigi dal 1970 al 1983, poi si trasferisce a Losanna, dove prosegue la sua opera fino alla scomparsa, nel 1995.

Oltre alla serie di Corto Maltese (che comprende in totale ventinove storie), firma Gli scorpioni del deserto, serie creata nel 1969 sulla rivista “Sgt. Kirk” e che si compone di cinque episodi (l’ultimo dei quali, Brise de mer, appare nel 1994) e la serie Un uomo un’ avventura, comprendente quattro storie che si svolgono di volta in volta nel Sertao brasiliano, in Somalia, nei Caraibi e nel Grande Nord canadese.

Negli anni Ottanta scrive sceneggiature per altri disegnatori come Milo Manara, ma anche vari romanzi (Le pulci penetranti, Jesuit Joe, Il romanzo di Criss Kenton…). Lascia la sua impronta anche in campo pubblicitario, disegnando manifesti cinematografici e copertine discografiche, e nel 1994 fonda la casa editrice Lizard (dal 2009 Rizzoli Lizard) insieme a Patrizia Zanotti, sua collaboratrice e colorista.

A partire dalla fine degli anni Ottanta si susseguono adattamenti cinematografici e grandi mostre retrospettive. Tra le più recenti esposizioni sul lavoro di Hugo Pratt, la mostra “Periplo Immaginario”, tenutasi a Siena nel 2005 e dedicata al suo lavoro di acquarellista, ha richiamato più di sessantamila visitatori.

LA MOSTRA IN PILLOLE:

- Hugo Pratt, Périples Secrets 3 aprile - 20 settembre 2009 Musée d’art Thomas-Henry, Centre culturel, 4 rue Vastel, 50100 Cherbourg-Octeville Tel. : +33 02 33 23 39 38

- Orari di apertura: Dal martedì al sabato: 10 h- 18 h Domenica e lunedì : 14 h-18 h Ingresso libero.

- Il negozio della mostra è aperto tutti i giorni nell’orario di esposizione. Presso il negozio è possibile acquistare il catalogo: Hugo Pratt, périples secrets, a cura di Thierry Thomas e Patrizia Zanotti, Edizioni Casterman, Parigi.

- Hugo Pratt, Périples Secrets si trova anche sul web: www.ville-cherbourg.fr e  www.hugopratt.com

- Viaggi organizzati Per informazioni prima di visitare Cherbourg-Octeville, consultate il sito di Cotentin Tourisme : www.cotentin-tourisme.com tel. +33 02 33 43 22 77

- Come arrivare:

In auto, seguendo la N13 da Caen

In treno, dalla stazione Saint-Lazare a Parigi

In aereo, linea Parigi-Cherbourg Maupertus

- La Biennale della Nona Arte 2009 è organizzata dalla città di Cherbourg-Octeville in collaborazione con CONG S.A. (Losanna) e con la Galleria Christian Desbois (Parigi).

Fonte: Sito cortomaltese.com

Redazioneonline- Mostre ed Eventi

 
Di redazione (del 26/07/2009 @ 20:00:00, in Mostre ed Eventi , linkato 1460 volte)

L'elmo di Agris, un casco da parata in ferro e bronzo, dorato e ornato di coralli. (Museo d'Angoulême / G. Martron)

Il Museo storico di Berna presenta fino a metà ottobre un'eccezionale selezione di capolavori celtici provenienti da tutta Europa. Per la prima volta, la civiltà dei Celti è presentata attraverso le sue opere d'arte. Dopo la mostra a Venezia nel 1991, un grande evento che aveva permesso di scoprire la ricchezza culturale dei Celti, l'esposizione al Museo storico di Berna, la prima nel suo genere nell'area di lingua tedesca, mette al centro dell'attenzione la produzione artistica di una civiltà che ha segnato a fondo la storia d'Europa.

«Si tratta di una bella esposizione, che mostra stupendi oggetti artistici», riconosce senza finta modestia il vicedirettore del Museo storico di Berna Felix Müller. In effetti, non gli si può dare torto. L'esposizione rievoca un millennio e mezzo di storia continentale, dal 700 a.C. al 700 d.C., con 450 capolavori di rara bellezza.

Il Tutankhamon celtico
Nelle sale dell'esposizione, allestite con cura particolare per la scenografia e con un sapiente impiego delle nuove tecnologie, si possono ammirare magnifici gioielli finemente lavorati, sculture dall'aura misteriosa ed esotica, vasellame decorato con figure di animali favolosi, elmi dalle laboriose decorazioni e molto altro ancora.

Fra gli oggetti esposti spicca, in una delle prime sale, il tesoro funerario della sepoltura principesca di Hochdorf, risalente al VI secolo a.C.. Alla sua scoperta nel 1978, nelle vicinanze di Stoccarda, si era parlato di «Tutankhamon celtico», perché la tomba, come quella del celebre faraone, non era stata saccheggiata.

Il tesoro, che oltre ai gioielli del principe comprende anche un carro decorato e varie suppellettili, ha lasciato per la prima volta la Germania grazie alla collaborazione con il Museo regionale del Württemberg, che ospiterà la mostra bernese nel 2012, nell'ambito di una più grande esposizione dedicata ai Celti.

Dal Württemberg arrivano anche la statua del «guerriero di Hirschlanden», risalente al 530 a.C., la più antica statua di grandi dimensioni trovata a nord delle Alpi, e gli oggetti rinvenuti nella tomba di Kleinaspergle, la cui provenienza etrusca e greca testimonia le ampie relazioni commerciali dei Celti.

Prestiti da mezza Europa
Oltre ai reperti presenti nella ricca collezione del Museo storico bernese, molti altri pezzi esposti a Berna provengono dai musei di mezza Europa. Per esempio lo stupendo elmo di Agris, ricoperto d'oro (IV sec. a.C.), scelto dai curatori per il manifesto della mostra, conservato di norma ad Angoulême, in Francia, e l'elmo trovato a Canosa di Puglia insieme a una corazza greca e oggi parte della collezione degli Staatliche Museen di Berlino.

O ancora una maschera per pony del 200 a.C., il più importante reperto di origine celtica trovato in Scozia; le ceramiche provenienti da Clermont-Ferrand, decorate con curiosissime figure animali; una tromba da guerra scoperta recentemente a Tintignac, nella Francia occidentale, e il celebre busto in oro di Marco Aurelio rinvenuto ad Avenches (canton Vaud), opera di epoca romana ma realizzata da un artista di origini celtiche.

Chiude la mostra un evangelario proveniente dalla biblioteca del monastero di San Gallo (750 d.C.), il Codex 51, un capolavoro della miniatura irlandese in cui motivi celtici, germanici e cristiani si fondono per creare uno stile nuovo.

Ornamenti, reinterpretazione e astrazione
Gli oggetti esposti al Museo storico di Berna permettono di apprezzare soprattutto la qualità ornamentale dell'arte celtica e la sua capacità di trarre ispirazione dai manufatti di altre culture senza tradire il proprio spirito. «Gli artisti celti riprendono per esempio motivi decorativi floreali greci, ma li trasformano completamente, facendone dei motivi ornamentali astratti», osserva Felix Müller.

D'altro canto l'esperto di archeologia celtica invita a guardare sempre con attenzione i manufatti di origine celtica: «Quello che a prima vista sembra un motivo decorativo si rivela talvolta essere un volto o una figura zoomorfa. L'arte celtica è piena di sorprese, di animali favolosi, di finissime decorazioni. E questo la rende affascinante».

Davanti a una serie di bellissimi bracciali di vetro policromo, risalenti al 200 a.C. e trovati nei dintorni di Berna, Felix Müller non può nascondere la sua profonda ammirazione per gli artigiani che li fabbricarono: «Oggi, che io sappia, nessuno è più in grado di fare qualcosa del genere». ( Fonte: swissinfo.ch)

Autore: Andrea Tognina

Per saperne di più:

Informazioni sulla Mostra: «L'arte dei celti – dal 700 a.C. al 700 d.C.» al Museo storico di Berna rimarrà aperta fino al 18 ottobre 2009. Il museo può essere visitato dal martedì al venerdì dalle 10 alle 20 e durante il fine settimana dalle 10 alle 17.

Nel giardino del museo è stata ricostruita un'officina celtica per la lavorazione del metallo, aperta martedì, mercoledì e domenica dalle 13 alle 17. Nell'officina si tenterà di ricostruire con gli strumenti dell'epoca il divano di bronzo su cui giaceva la salma del principe di Hochdorf.

Il catalogo della mostra, ricco di illustrazioni e di informazioni sull'arte celtica, è disponibile in tedesco, francese e inglese.

I Celti: Citati per la prima volta dallo storico greco Erodoto attorno al 450 a.C., i Celti occupavano in origine un'area compresa tra l'alto Reno e le sorgenti del Danubio, tra la Germania meridionale, la Francia orientale e la Svizzera settentrionale.

Attorno all'VIII-VII sec. a.C. raggiunsero le coste atlantiche dell'attuale Francia e la penisola iberica. Più tardi raggiunsero la Germania nord-occidentale, le isole britanniche, la Boemia, l'Ungheria, l'Austria e l'Italia centro-settentrionale.

Nel IV-III sec. a.C. la lingua e la cultura celtica erano dominanti in Europa. Se le popolazioni celtiche costituivano un'unità dal punto di vista culturale, mancavano tuttavia completamente di coesione dal punto di vista politico. Questo le rese particolarmente vulnerabili alla pressione di Germani a est e dei Romani da sud.

Nell'Europa occidentale i Celti furono completamente latinizzati, nelle isole britanniche e in Ungheria presero il sopravvento elementi germanici. Una parziale ripresa della cultura celtica si ebbe nelle isole britanniche tra il VI e il X sec. d.C., grazie alle missioni dei monaci irlandesi che avevano integrato l'eredità celtica con nuovi elementi di matrice cristiana.

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interessante articolo e speriamo che la donazione delle cellule staminali diventi prassi anche nel nostro paese.
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Di cellule staminali
E' una forma mirata di stress test bancario cinese sui finanziamenti erogati.
08/09/2010 @ 10:48:03
Di roxioni
Penso che per il 17 di questo mese, scadenza tecnica dei futures, avremo le idee più chiare su che tipo di trend prenderà il mercato.
07/09/2010 @ 22:23:18
Di roxioni
Enrico, del post n.15 non ho capito un capzo ma ti voto per il fatto che affermi:"ci sono anche debiti storici"La cassa del mezzogiorno, mantenuta da decenni con la scusa dei debiti storici, che cosa ...
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Di Mario
Enrico, cosa intendi con " L'industrializzazione non deve essere avulsa dalla produzione necessaria al mercato interno in termini occupazionali...."Vuol per caso dire che vuoi anche tu mantenere degli...
05/09/2010 @ 10:41:38
Di Mario
Enrico, cosa intendi col "recupero dei voti degli esclusi"????Magari che gli assenti hanno ragione??A casa mia gli assenti hanno sempre torto.Così come dovrebbe essere in qualsiasi società democratica...
05/09/2010 @ 10:32:48
Di Mario


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