Siamo quei 650 lavoratori precari che il Ministero degli Interni ha assunto, attraverso agenzia interinale prima e tramite concorso per tre anni dopo, presso gli Uffici immigrazione delle Questure e gli Sportelli unici delle Prefetture. Questa assunzione avveniva allo scopo di contenere quella che si credeva essere un'emergenza momentanea creatasi in questi uffici per fronteggiare i picchi di lavoro che ne derivavano.
Ma l'emergenza, col passar del tempo è diventata la normalità, al punto da investire tutti noi 650 di un carico di lavoro e di responsabilità inattese e mai neanche lontanamente ipotizzate, tanto da venir interamente coinvolti ed assorbiti nella materia"Immigrazione" con l'attribuzione di competenze e mansioni al pari di quelle che fino ad allora erano esclusiva prerogativa di agenti di p.s.
Diventammo così poco per volta una realtà tangibile, seppur del tutto nuova ed insolita, nell'ambito della Pubblica Amministrazione, quegli operatori in borghese agli sportelli degli Uffici Immigrazione, che si occupavano di rilasci di nulla osta, di ricongiungimento familiare, di flussi migratori, di sanatorie, di rilascio e consegna di permessi e carte di soggiorno, solo per citarne alcune.
Oramai siamo al lavoro diligentemente e con non pochi sacrifici da quasi 10 anni e spesso ci troviamo da soli a reggere interi uffici che ci sforziamo di rendere efficienti, fra le mille difficoltà insite in un lavoro del genere, la gestione di un'utenza avida d'informazioni allo sportello, ed al telefono, lo smaltimento di code interminabili di gente in attesa, archivi e scrivanie colme di carte che proviamo a gestire al meglio, il malcontento dei cittadini extracomunitari che spesso faticano ad integrarsi, uniformarsi e accettare un sistema burocratico a volte lontano dalla propria cultura, e l'elenco sarebbe ancora lungo.
Ebbene, in una situazione del genere già di per sé gravosa, veniamo ad apprendere che, nonostante l'esserci attenuti scrupolosamente alle regole ed i dettami impostici, dopo aver acquisito un particolare tipo di professionalità e conoscenza, dopo aver superato un concorso per ricoprire un posto che già occupavamo da anni, seppur sotto contratto con agenzia interinale, non esiste affatto la volontà politica di mantenerci al nostro posto di lavoro e stabilizzarci con contratto a tempo indeterminato, come ci è stato lasciato credere per tutti questi anni.
La motivazione che ci viene fornita dal Governo, sta nella mancanza di fondi da ricercarsi nella crisi economica che investe anche il nostro Paese, in un momento storico particolare in cui non si fa altro che parlare di tagli alla spesa pubblica, alle pensioni, di sprechi nella pubblica amministrazione.
Dal canto nostro siamo ben coscienti della gravità della situazione economica in cui l'intera nazione versa, ma non riusciamo a spiegarci come mai nel febbraio scorso, a pochi mesi dalla scadenza del nostro contratto di lavoro, il Ministero dell'Interno decida di avvalersi di ulterioni 650 lavoratori selezionati tramite agenzia interinale, con ulteriore dispendio di denaro.
Questi nuovi collaboratori, assunti con l'agenzia di lavoro interinale “GI group”, ci affiancano quotidianamente nell'espletamento del nostro lavoro, mentre da più parti arrivano notizie circa l'eventualità che la sopracitata agenzia abbia vinto un appalto per la fornitura di personale al Ministero degli Interni della durata di 3 anni, vale a dire fino al 2012.
Va da sé che tali notizie, alla luce degli ultimi avvenimenti, collocate nell'ambito di una disastrosa situazione lavorativa nazionale, ci gettano nello sconforto dal momento che crediamo fortemente in questo lavoro, sul quale abbiamo puntato e investito tanto.
Siamo inoltre coscienti di quanto sia complesso e delicato il settore immigrazione e della gravissima situazione in cui si verrebbe a trovare la cittadinanza, per le evidenti ricadute negative sui processi di regolarizzazione, emersione ed anche sulla sicurezza e l'ordine pubblico, nel caso in cui il Ministero dell'Interno, a fine anno, dovesse sostanzialmente scegliere di ridurre in modo considerevole, invece di stabilizzare, il proprio organico di 650 unità nel delicato settore dell'immigrazione, disperdendo, peraltro, un patrimonio di conoscenze ed esperienze acquisite in quasi 10 anni di lavoro precario.
Ci permettiamo inoltre di far notare come non si possano più adottare, con riferimento all'Immigrazione, misure emergenziali, ma vadano programmati interventi strutturali, anche nelle politiche del personale, per dare, in tempi rapidi, le dovute risposte agli immigrati ed alle esigenze della cittadinanza in termini di assistenza , sicurezza e certezza delle posizioni giuridiche.
Dal canto nostro sappiamo bene cosa voglia dire essere disoccupati avendo famiglie da mantenere ed abbiamo paura di cosa succederà all'inizio dell'anno prossimo.
Increduli ci chiediamo: Può lo Stato creare disoccupazione? Siamo già stati oggetto di una serie di interpellanze parlamentari che purtroppo non hanno sortito gli effetti desiderati (senatori Mario Gasbarri del Pd e Vincenzo Nespoli del Pdl, deputati Angelo Compagnon dell'Udc e Marco Minniti del Pd). Abbiamo contattato, tra gli altri, anche l'on. Antonio Borghesi dell'Idv, che si è mostrato da subito solidale ed interessato alla nostra causa.
Siamo presenti su Facebook alla voce "quei 650 ex interinali del Ministero dell'Interno". Siamo qui a chiedere consiglio ed interesse alla nostra delicata questione a Lei nella speranza di trovare appoggio e comprensione. Sperando inoltre in un benevolo riscontro della presente, porgiamo distinti saluti. ( Fonte: lavoceditalia.nfo)
Made in Italy, Coldiretti: dal Brennero ai porti, la protesta si estende. Oggi, Mercoledì 7 Luglio 2010, dalle ore 9:00. Dal latte alla frutta, dall'olio al vino fino al grano nella giornata nazionale anticontraffazione la mobilitazione Coldiretti si allarga a tutti i valichi e ai porti.
Rimane attivo il presidio degli allevatori al Brennero per la mobilitazione della Coldiretti che si estende, a partire dalla prima mattina del 7 luglio, anche al valico al del Frejus ma trattori e barche andranno anche all'arrembaggio dei principali porti italiani, da quello di Salerno a quello di Gioia Tauro, da quello di Ancona a quello di Bari fino a Messina.
La mobilitazione della Coldiretti contro il falso Made in Italy a tavola continua dunque anche Mercoledi' 7 luglio nella "Giornata Nazionale della Anticontraffazione" promossa, per sensibilizzare sul crescente fenomeno della contraffazione, dalla Confindustria con il patrocinio e la diretta collaborazione della Direzione Generale per la Lotta alla Contraffazione-UIBM del Ministero dello Sviluppo Economico, oltre che del Dipartimento per le Politiche Comunitarie della Presidenza del Consiglio e del Ministero degli Affari Esteri.
Se a Salerno l'obiettivo è il porto attraverso il quale giungono in Italia migliaia di tonnellate di prodotti ortofrutticoli e di concentrato di pomodoro cinese, destinati a finire in tavola senza alcuna informazione ai consumatori, a Gioia Tauro le verifiche sulle navi in arrivo riguardano la provenienza dei "succhi di agrumi" ed altre derrate alimentari, mentre a Bari a partire dalle ore 9,00 del 7 luglio sarà "assediato" con una imbarcazione un mercantile che trasporta grano extracomunitario.
Una motonave della Coldiretti scenderà in acqua alle ore 9,00 del 7 luglio anche nella riviera romagnola a Marina di Ravenna, Cervia e Cesenatico per verificare la regolarità della frutta in vendita nei principali luoghi di villeggiatura. ( Fonte: viniesapori.it)
Made in Italy, l'assedio del latte straniero: in Lombardia il record dell'import E' in Lombardia la "quinta colonna" del latte e dei formaggi stranieri in Italia. I primi 5 importatori a livello nazionale operano infatti fra le province di Lodi, Bergamo, Milano e Cremona con 22 milioni di quintali, su un totale regionale di quasi 32 milioni che rappresenta più del 36 per cento a livello nazionale dove si raggiunge quota 88 milioni di quintali.
Sono i dati diffusi dalla Coldiretti mentre al Brennero e alle frontiere sono scattati i controlli sui carichi di materie prime alimentari straniere che arrivano nel nostro Paese e mentre le "sentinelle del Made in Italy" sono in azione per organizzare i "comitati di accoglienza" alle spedizioni destinate agli stabilimenti lombardi. L'import dall'estero in Lombardia è gestito da 370 realtà fra aziende di logistica e trasporto e industrie di trasformazione (con caseifici più o meno importanti). Il nocciolo duro si trova proprio nel Lodigiano: fra Casaletto, Ospedaletto e Tavazzano.
" E' un mare di prodotto straniero utilizzato per formaggi, yogurt, latte a lunga conservazione, semilavorati che poi finiscono sulle nostre tavole, magari con una presentazione e un nome italiani come è successo per alcune marche delle famigerate mozzarelle blu" afferma Nino Andena, Presidente della Coldiretti Lombardia, affiancato dai due vice presidenti regionali della Coldiretti e da tutti i presidenti delle Federazioni provinciali.
I signori del latte straniero importano nella nostra regione soprattutto dalla Germania, "patria delle mozzarelle blu" (12 milioni di quintali), dalla Francia (7 milioni di quintali) dal Belgio (3,4 milioni), dall'Austria (1,4 milioni)dall'Olanda (1,4 milioni), ma anche dalla Spagna, dal Portogallo e persino dall'Islanda (mille quintali). E poi c'è il "gruppo di mischia" dei Paesi dell'Est che pesano per quasi 4 milioni e mezzo di quintali nelle importazioni di latte equivalente, principalmente dalla Polonia, Lituania, Ungheria, Slovacchia, Slovenia.
Non manca neppure la Svizzera che esporta in Lombardia oltre mezzo milione di quintali di prodotti lattiero caseari.
I produttori lombardi sono assediati da un esercito di 28 Stati che vendono di tutto di più: dal latte al burro, dalle cagliate al latte in polvere, dagli jogurt ai formaggi freschi e semi stagionati.
" Non si può certo continuare con questo andazzo che rappresenta una ferita alla nostra economia, alle nostre aziende e ai consumatori. Basta guardare in che modo questi prodotti vengono commercializzati, senza alcuna indicazione di origine delle materie prime utilizzate - commenta il Presidente di Coldiretti Lombardia - e poi non sorprendiamoci se accadono casi come quello delle mozzarelle blu dove parte dei marchi richiamava paesaggi bucolici di montagna italiani invece che i fusti di metallo dell'azienda tedesca che le ha prodotte".
"Per questo - conclude Andena - ci stiamo battendo e lo facciamo ancora oggi per garantire che i veri prodotti italiani, non solo il latte, ma anche la carne, i salumi e la frutta e la verdura siano sempre riconoscibili da parte dei consumatori, che poi saranno liberi di scegliere. Noi non abbiamo paura della verità. Qualcun altro può dire la stessa cosa?". ( Fonte: viniesapori.net)
Sì ai tagli, per 4 miliardi nel 2011 e 4,5 a partire dal 2012, alle Regioni ma sarà la Conferenza Stato-Regioni a poter decidere, entro tre mesi dall'entrata in vigore del decreto legge sulla manovra, con quali criteri essi saranno attuati. La commissione Bilancio ha approvato l'emendamento del relatore che prevede che fra i principi guida che dovranno essere tenuti in considerazione per valutare come mettere in pratica la sforbiciata alle risorse vi sia tra l'altro il «rispetto del patto di stabilità interno». La misura prevede un taglio delle risorse destinate anche alle Province e ai Comuni.
È stato approvato - spiega il relatore alla manovra Antonio Azzollini - il testo del mio emendamento sul patto di stabilità per Regioni ed enti locali che non modifica i saldi ma dà le linee indirizzo per la ripartizione dei tagli per gli enti virtuosi». Le riduzione ai fondi destinati alle Regioni «sono ripartite - si legge nel testo dell'emendamento - secondo criteri e modalit… stabiliti» dalla Conferenza Stato-Regioni «entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, e recepiti con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, secondo principi che tengano conto della adozione di misure idonee ad assicurare il rispetto del patto di stabilit… interno e della minore incidenza percentuale della spesa per il personale rispetto alla spesa corrente complessiva nonchŠ dell'adozione di misure di contenimento della spesa sanitaria e dell'adozione di azioni di contrasto al fenomeno dei falsi invalidi».
In caso di mancata deliberazione della Conferenza Stato-Regioni entro il termine previsto (per gli anni successivi al 2011 entro il 30 settembre dell'anno precedente) «il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri è comunque emanato, nel rispetto degli obiettivi finanziari predetti». La proposta di modifica approvata dalla commissione stabilisce anche l'ammontare dei tagli per le province e i Comuni: nel primo caso la riduzione (inclusa la compartecipazione all'Irpef) è di 300 milioni per il 2011 e di 500 milioni a partire dal 2012, nel secondo (per i comuni sopra i 5.000 abitanti) il taglio ai trasferimenti è pari a 1,5 miliardi nel 2011 e 2,5 miliardi dal 2012. Anche in questo caso a decidere le modalità sarà la Conferenza Stato-Città. L'emendamento sposta anche dal 31 dicembre 2010 al 31 dicembre 2011 la data entro la quale i Comuni sotto i trentamila abitanti che abbiano costituito società sono obbligati a metterle in liquidazione o a cederne le partecipazioni.
Il decreto legge sulla manovra economica verrà discusso in Aula al Senato giovedì 8 luglio e venerdì 9 e il voto finale è previsto per mercoledì 14 luglio. Lo ha detto il capogruppo dell'Idv a Palazzo Madama Felice Belisario al termine della Conferenza della capigruppo.
BERSANI: "DOPO BERLUSCONI RISCHIO CHAVEZ" Non vorrei che dopo Berlusconi arrivasse Chavez. Bisogna ripristinare i concetti basici della democrazia parlamentare che non può andare avanti a fiducie, decreti e telefonate 'riparatricì. O il parlamento riprende il suo ruolo o non c'è libertà per nessuno».
È il pericolo ventilato dal segretario del Pd Pier Luigi Bersani che, intervenendo ad un convegno sul welfare, torna a attaccare la decisione del governo di blindare la manovra. Bersani se la prende con il «conformismo» delle classi dirigenti e con la telefonata di ieri tra il presidente di Confindustria Emma Marcegaglia ed il premier Silvio Berlusconi.
«Oggi l'Avvenire si chiede - spiega il leader Pd - dove sono i soldi per i disabili dopo che si danno i soldi alle imprese. È un buon titolo. La situazione sta degenerando e stiamo al rito della telefonata». Per Bersani, «è da due anni che la tecnica è: 'ti do una botta, se mi dici subito bravo te la tolgo altrimenti rischi un'altra botta...Questo giochino si fa con i potenti che orientano i giornali, hanno potere economico mentre chi è senza voce deve stare zitto». Il segretario del Pd lancia un avvertimento alle classi dirigenti: «Attenzione, la classe dirigente è tale se non è una corporazione che pensa solo ai suoi problemi». ( Fonte: leggo.it)
Accavallamento di notizie questa settimana in Italia, ma la più importante, per chi scrive queste righe da New York, non era la manifestazione di protesta del primo luglio contro la legge bavaglio, almeno rispetto alla sentenza di condanna per concorso esterno alla mafia nel processo di appello al senatore Marcello Dell'Utri e, il giorno dopo, la lettura della relazione del presidente della commissione Antimafia Giuseppe Pisanu.
Paradossalmente, la manifestazione di Piazza Navona è finita per fare da "bavaglio" ad un adeguato proseguimento della copertura di questi due importanti eventi. Insomma non ha aiutato l'opinione pubblica italiana, almeno quella ancora che tenta di informarsi, a soppesare fino in fondo le inevitabili ripercussioni che la conferma della condanna al senatore Dell'Ultri dovrebbero avere, se l'Italia fosse una democrazia "normale", sul governo Berlusconi.
L'aspetto sconvolgente e illogico di questa sentenza della magistratura giudicante italiana, è l'aver ancora una volta sostenuto (era successo già con Giulio Andreotti) che si può essere complici o in affari con la mafia e poi, per scelta, non più. Una specie di rapporto "a tempo", come se l'accusa di mafiosità per il Senatore Dell'Utri fosse come lo yougurt, in scadenza proprio nel '92.
Una sentenza, quindi, che dimostra di voler disconoscere la realtà del fenomeno mafioso e di una sua regola fondante: chi ha rapporti con Cosa Nostra, che sia "pinciuto" - cioè mafioso - o "solo" in affari, una volta iniziata una relazione fatta di labili diritti e ferrei doveri, ha solo un modo per poterne uscire: dentro una cassa da morto.
Invece per la magistratura giudicante italiana, nella sua sentenza di appello (resta ancora la Cassazione) Dell'Utri avrebbe avuto intensi rapporti negli anni settanta e ottanta con i boss, per poi, come dire, cancellarli come si fa tra uomini d'affari normali, quando si rinuncia ad un appuntamento perché il "business" non conviene più . E Dell'Utri, quindi, dopo il '92, poteva andarsene in giro indisturbato, per le strade di Palermo e Milano...
Salvo Lima, luogotenente democristiano di Andreotti in Sicilia, lo si vede sudare nel bel film di Paolo Sorrentino "Il Divo". Suda perché il suo padrino politico ha deciso di non poter rispondere più a certe richieste mafiose. Così Don Salvo, nel film come nella vita, finisce ammazzato a Palermo, proprio poco prima delle stragi di Falcone e Borsellino.
Lima nel film suda come un condannato a morte. Invece a Dell'Utri, che l'ultima sentenza della magistratura ci dice è stato prima in affari con la mafia e poi non più, non abbiamo mai visto una goccia di sudore. Appare calmo, anche quando dichiara, dopo la sentenza che lo condanna a sette anni, che per lui "Mangano è stato un eroe". Mangano, il mafioso che visse, grazie a Dell'Utri, nella casa di Silvio Berlusconi per occuparsi di cavalli, ma anche, secondo certe ricostruzioni, per proteggere i figli del Cavaliere.
Proprio il giorno dopo la sentenza Dell'Utri, il Presidente della commissione Antimafia Giuseppe Pisanu (del centrodestra, ndr) ha parlato del groviglio politico mafioso accaduto in Sicilia, e non solo, durante il terribile biennio delle stragi del 92-93. Pisanu ha parlato di tre verità distinte, quella giudiziaria, quella storica e quella politica, che spesso non coincidono, che possono seguire logiche e percorsi diversi. Pisanu ha detto che la sua relazione raccontava una "verità" politica.
Chissà se Pisanu, o anche il Procuratore Antimafia Pietro Grasso, riescano a trovarci un senso logico nella sentenza di Palermo. Perché per la "verità" storica e politica, a questo punto la magistratura italiana ha sicuramente sbagliato con Dell'Utri: o lui è infatti totalmente estraneo ai fatti di cui è accusato, e quindi poveretto condannato ingiustamente, o se come dicono i giudici in affari con la mafia lo è stato, questo deve valere per sempre, anche dopo il ‘92. Perché se fosse solo "colpevole a tempo", come ci vogliono far credere, il Sen. Dell'Utri avrebbe già da tempo fatto la fine dell'On. Lima. ( Fonte: americaoggi.info)
C' è qualche cosa di nuovo oggi nel sole, anzi, d'antico. E non ci sarebbe bisogno di scomodare Pascoli se la maggioranza se ne rendesse bene conto. Ma così non sembra essere.
Negli ultimi mesi solo la fermezza e la pazienza della Lega, ma sarebbe più preciso dire di Umberto Bossi, hanno consentito a Berlusconi di restare in sella senza grandi scossoni. Purtroppo alcune forzature su singole leggi hanno prodotto un forte logoramento, come è stato per il ddl intercettazioni, tra gli alleati.
Fini non è Schifani. Il presidente della Camera è leader di un partito e deve in qualche modo, sia pur da posizione istituzionale, mantenere il controllo politico di Alleanza Nazionale.
In più la Camera non è il Senato, sia per regolamenti che per composizione, e un dibattito serio in Aula non è demandabile alle esigenze berlusconiane di governabilità assai ultimative.
C'è insomma aria di crisi. Bossi ha tentato e tenterà ancora di fare quanto è nelle sue possibilità per evitare lo scontro finale, come ha in qualche occasione recente sottolineato. E finché la Lega tiene, tiene anche il Governo. Ma non si deve esagerare.
Gli attacchi al Quirinale da parte degli uomini di Berlusconi, (leggi Ghedini) mentre Bossi sta mediando con Napolitano e Fini, non sono andati giù al leader leghista. Come una brutta parentesi è da considerare la leggerezza con cui si è trattato di federalismo nonchè la storia degli sbagli, dei refusi, delle furbizie interne alla manovra economica.
Come è possibile annunciare tagli alle tredicesime di poliziotti, insegnanti e magistrati o ipotizzare elasticità nelle regole per i licenziamenti o ancora il blocco delle pensioni anche a fronte di 40 anni di contributi, senza la volontà di generare caos e difficoltà aggiuntive alla maggioranza? E se non è volontà bensì superficialità non è ancor peggio?
Presto ci sarà il voto di fiducia su Brancher e un'altra brutta parentesi potrebbe chiudersi. Ma la situazione permane molto critica alleggerita solo da un'opposizione che attacca a testa bassa, e dunque senza costrutto. Ma per il bene della legislatura prima si andrà in ferie e meglio sarà per tutti. ( Fonte: americaoggi.info)
Alitalia si unisce ad Air France, Klm e Delta Air Lines nella principale joint venture transatlantica del trasporto aereo, un'alleanza che con l'ingresso dell'aviolinea italiana genererà ricavi per circa 10 miliardi di dollari annui.
Una collaborazione che però non crea le basi per una possibile fusione con Air France-Klm, già azionista di maggioranza di Alitalia, ha precisato l'amministratore delegato Rocco Sabelli, che ha anche escluso possibili aumenti di capitale e ha annunciato un primo semestre in miglioramento, con ricavi in crescita del 10% e passeggeri in aumento del 3%.
L'alleanza, che esprime circa il 26% circa dell'intera capacità delle rotte transatlantiche, offre ai clienti un network di quasi 250 voli giornalieri, 55 mila posti offerti al giorno e circa 500 destinazioni in Europa e Nord America, e consente alle compagnie partner la condivisione di costi e ricavi delle proprie rotte attraverso l'Atlantico. Roma diventa il settimo degli hub principali, insieme ad Amsterdam, Atlanta, Detroit, Minneapolis, New York-Jfk e Paris-Cdg.
La joint venture "realizza uno dei pilastri strategici del piano Fenice e ci consentirà di offrire un ampliamento del portafoglio prodotto ai passeggeri italiani e avrà un beneficio importante nei conti della compagnia", ha detto l'amministratore delegato di Alitalia, presentando la joint venture insieme ai numeri uno delle altre tre compagnie, Richard Anderson di Delt, Pierre-Henri Gourgeon di Air France-Klm e Peter Hartman di Klm.
Nei target di Alitalia, ha aggiunto Sabelli, "la cooperazione con Delta, visto che quella con Air France-Klm era già contata, vale circa 50 milioni di Ebit, in parte di code share e in parte di ricavi e costi condivisi, a regime", cioé tra 2-3 anni. Sabelli ha tuttavia escluso che questa nuova alleanza costituisca una prima tappa verso la fusione con Air France-Klm, già azionista di maggioranza della nuova Alitalia. La fusione non è "nei nostri piani né nelle nostre prospettive", ha detto Sabelli, cui ha fatto eco il presidente e ad della compagnia franco-olandese Gourgeon: "Il nostro obiettivo era questo. Ora siamo nella piena collaborazione come era stato programmato".
Il numero uno di Alitalia ha anche escluso possibili aumenti di capitale, la cui possibilità era stata ventilata un mese fa dal presidente Roberto Colaninno. "Il nostro piano industriale approvato a maggio non prevede aumenti di capitale", ha chiarito Sabelli, definendo una "garanzia e non un pericolo" la disponibilità di due importanti azionisti (Colaninno e Benetton) a mettere soldi in caso di bisogno.
Sabelli ha anche annunciato che al 30 giugno il gruppo avrà una disponibilità finanziaria di "mezzo miliardo di euro tra cassa e linee di credito disponibili". Anticipando i risultati del primo semestre, che sarà approvato il 30 luglio, l'a.d. ha quindi parlato di "buon miglioramento" rispetto al primo semestre 2009, con un aumento dei passeggeri del 3% ("senza la nube probabilmente avremmo fatto il doppio"), dei ricavi del 10%, del tasso di riempimento del 9%, dei prodotti intercontinentali del 30%, degli internazionali del +13-14% e un miglioramento di 10 punti sulla puntualità. E sul mercato italiano l'andamento è "contrastato ma con una tendenza che sembra prendere una piega positiva".
Sul fronte del trasporto aereo, intanto, il presidente dell'Enac Vito Riggio ha definito il sistema "infragilito" e ha indicato la necessità che i rimborsi doverosi in momenti eccezionali come quello della nube vulcanica islandese vadano "parametrati al prezzo perché altrimenti va a scapito della concorrenza vera".
Il direttore generale dell'Enac, Alessio Quaranta, ha indicato la necessità di aumentare le tariffe aeroportuali per consentire un rinnovamento delle infrastrutture. ( Fonte: americaoggi.info)
Non basterà l'annunciatissimo colpo di scena nella vicenda Brancher. L'addio dell'ormai mancato ministro non accorcia di un millimetro il fossato che separa l'armata berlusconiana dall'agguerrita pattuglia che nel Pdl si stringe sotto le insegne di Gianfranco Fini. Semmai è proprio il presidente della Camera che con sottile perfidia fa sapere quanto abbia gradito il pressing di Berlusconi per chiudere al più presto il caso.
Il "mezzogiorno di fuoco" del voto innescato dall'incombente mozione anti-Brancher è rinviato a a data da destinarsi. I finiani al trasloco non ci pensano nemmeno, siamo a casa nostra spiegano. E non servirà un eventuale voto di fiducia sulla manovra per sloggiarli: diremmo sì alla fiducia e continueremmo dal giorno dopo a dire la nostra. La coabitazione tra due condomini che non si sopportano più è destinata pertanto a durare a lungo? Lo scenario di un mutamento nel dna del Popolo della Libertà, da partito unitario a federazione, potrebbe, se non risolvere, almeno decongestionare una crisi sempre pù acuta. L'ipotesi è circolata in questi giorni con insistenza ed indubbiamente sulla carta offrirebbe più di un vantaggio rispetto ad una resa dei conti "armata". Ma è un'ipotesi che al Cavaliere piace poco: la spina nel fianco metterebbe radici ed il nuovo soggetto politico sarebbe irriconoscibile rispetto al modello originario.
Il problema è che mandare a casa Brancher diventa quasi un gioco da ragazzi rispetto al compito che attende già da oggi il premier: convincere gli infuriati governatori italiani, di centrodestra e di centrosinistra, del Sud (quelli che Tremonti prende a male parole) come del Nord, dell'ineluttabilità della manovra. Insomma, stavolta non è il solito Fini a fare il bastian contrario, a mettersi di traverso è persino un fedelissimo come Roberto Formigoni. Ecco perché torna ad essere evocato il voto di fiducia, l'ennesimo da parte di una maggioranza che sulla carta avrebbe numeri addirittura esorbitanti. Ma non c'è tempo da perdere, l'Europa chiede impegni precisi e chiari e la pausa estiva incombe.
Ma la sensazione è che, per quanto tormentato, non sarà il confronto sulla manovra a far detonare il campo minato su cui, secondo le opposizioni, l'esecutivo sarebbe pericolosamente marciando. Semmai è il nodo delle intercettazioni, da sciogliere ormai non prima di settembre, ad apparire più intricato. La piena sintonia tra Montecitorio e il Quirinale impone a Palazzo Chigi di verificare fino in fondo le autorevoli riserve sui contenuti delle nuove norme, liberticide per molti, destinate a regolare questo strumento di indagine.
Non di un lifting, in buona sostanza, ci sarebbe bisogno, ma di un intervento piuttosto corposo ed incisivo. Come non immaginare, se a questo si arriverà, che Fini ascriva a suo merito, come già nel caso Brancher, l'essersi fatto portavoce di dubbi e perplessità, di aver detto la sua fino in fondo? I margini, come si vede, sono molto stretti. Anche perché l'insofferenza della Lega per questa tensione permanente che sta paralizzando l'azione del governo è sempre più evidente. In un clima così, si domandano a via Bellerio, quante speranze si possono riporre in un iter parlamentare di accettabile durata per il federalismo?
Mai come stavolta lo spettro (o il miraggio, questione di gusti) delle elezioni anticipate assume perciò consistenza. L'unico a chiederle ufficialmente è Di Pietro, la tendenza più diffusa è semmai, come sempre, di scaricare nel piatto di Napolitano la patata bollente. Ma il presidente della Repubblica farà fino in fondo la sua parte: quella che la Costituzione gli assegna.
Il Parlamento e i partiti non potranno sfuggire alla loro. ( Fonte: americaoggi.info)
L’indagine Istat sui consumi delle famiglie rivela che la spesa mensile per la metà delle famiglie italiane non ha raggiunto i 2.020 euro. Il 35,6% delle famiglie italiane ha dichiarato di aver diminuito nel 2009 la quantità e/o la qualità dei prodotti alimentari per una spesa mensile pari a 461 euro al mese.
L’istituto segnala che un calo così brusco non si registrava da dieci anni e riporta anche i costi medi per altre spese come il mutuo, circa 510 euro al mese. L’indagine a livello nazionale ha sottolineato non poche differenze tra le regioni dove la Lombardia ha registrato la spesa media mensile più elevata con 2.918 euro mentre in Sicilia è stata quasi la metà 1.721.
Le famiglie di anziani spendono circa il 25% in meno rispetto a quelle giovani, per cifre che si assestano intorno a 1.415 euro.
Secondo il Codacons questo calo dei consumi "é un segnale grave che dimostra lo stato di disagio economico in cui versano i cittadini e il dilagare di un crescente stato di povertà che fa diminuire gli acquisti. A destare estrema preoccupazione è soprattutto il dato sui generi alimentari, con 1 famiglia su 3 che ha ridotto i consumi in questo settore nel 2009 ciò significa che per far fronte alla crisi e al carovita dilagante, i cittadini sono costretti a mangiare di meno e tirare la cinghia anche su beni primari come il cibo". ( Fonte: voceditalia.it) Autore: Floriana Frigenti
La presidente Bracco lamenta faccenduole allarmanti e l'amministratore delegato Stanca si dimette ma lascia in giro " pizzini" mica da poco? Ma tutto finirà a tarallucci e vino? A Milano il Turismo è in crisi e l'assessore alla cultura milanese, Finazzer Flory ha dichiarato che l'Expo deve avere un clima di festa?
Sapevate che... La presidente dell'Expo, Bracco, ha "puntato" l'amministratore delegato, Stanca, lamentando faccenduole allarmanti ( budget 2010 no buono, spese del personale, no sponsor, scarsa utilizzazione del marchio)? Viste le tante magagne addebitate è il caso di dire che la Bracco ha avuto buon fiuto.
Sapevate che... Dopo che la Bracco si è stancata di Stanca, Stanca si è stancato della Bracco e si è dimesso dall’Expo ( ma nel mollare è andato giù duro, lasciando pizzini mica da poco…) ? Eh sì, perché a proposito di terreni (su cui inventare l’Expo) ha (vagamente) accennato (Corriere 25/6) a (non meglio chiarite) “ basse manovre” ( roba che in un Paese serio si cercherebbe di capire di più ma qui va bene così).
Sapevate che... Con tutto ‘sto casino ( Bracco che fiuta cattivi odori e punta Stanca, Stanca che non vuole farsi “puntare” dalla Bracco) l’Expo si farà (a ‘sto punto mica ci si può tirar fuori) ma il tutto ( come sempre) finirà a tarallucci e vino? Tipo una grande Fiera estiva degli Oh Bej, Oh Bej con incorporata megafesta no stop e tante belle luminarie sui Navigli
Sapevate che... A Milano c’è ( anche) chi ha scoperto che il Turismo può avere qualcosa a che fare con l’Expo (ma non mi dica!)? Eh sì, di ritorno dalla ( segatissima, dovevano essere 25, ma poi per ristrettezze sono scesi a 10) gita a Shanghai, l’assessore alla cultura milanese, Finazzer Flory ha dichiarato: “ A Milano non si è ancora capito che l’Expo deve avere un clima di festa. O capiamo che lo scenario è turistico o non abbiamo capito niente”. In effetti la cosiddetta gente aveva capito soltanto che finora si parlava dell’Expo soltanto per comprare e rivendere terreni, fare affari; comprare e rivendere terreni, fare affari; comprare e…
Sapevate che... Il Turismo a Milano è in crisi e annunciando un “ meno 5%” nel 2010 gli albergatori hanno lamentato “ improvvisate operazioni di marketing, assenza di pianificazione, comunicazione e di offerte turistiche; non solo per la solita Moda e il solito Design”? Solito blablabla che non risolverà nulla fin quando il turismo sarà in mano a politici, burocrati e altri tuttologhi ( nelle commissioni comunali non manca mai, è di gran moda, uno psicologo, e anche la presenza di un sociologo “ fa fino”). Invece che a tanta gente esperta in “ aria fritta” la domanda “ Perché non vengono i turisti a Milano?” dovrebbe essere posta a un tour operator incoming, una guida turistica, un padrone d’hotel e un portiere di notte. Ma non è gente chic, amica dei “media”.
Sapevate che... Dai e dai “ La vita è bella e se proprio vuoi crepar puoi pure scegliere con quale mozzarella”? Quella campana alla diossina o la mozzarella tedesca technicolor?
Sapevate che... Il Comune di Milano ha deciso che sia circoscritta al solo periodo della Settimana della Moda l’esposizione del celeberrimo “ Dito” dello scultore Cattelan (mano con il dito medio alzato, una sorta di minaccia molto in voga negli States, storico quello mostrato dal grande tennista John McEnroe all’arbitro che gli aveva chiamato fuori una palla; più recente quello esibito dal nazionale tedesco Effenberg)? Una decisione (quella di riservare il Dito allo sbarazzino Mondo della Moda) forse (Hony soit…) un filino più subdola del lecito.
Sapevate che... Tutti esaltano l’ecologica ( e risparmiosa) auto a metano, ma i distributori sono pochi ( e se in Lombardia si aspetta mezz’ora per fare il pieno altrove è peggio)? Veloce inchiesta demoscopica tra i lettori di questo Gossip. Chi è interessato a rendere difficile il rifornimento e quindi la commercializzazione dell’energia pulita? 1) Il Corsaro Nero? 2) I familiari dei Caduti della Seconda Guerra Punica? 3) Le compagnie petrolifere? ( Sottolineare la risposta che si ritiene esatta).
Sapevate che... Nella Catalogna hanno proibito la Happy Hour nei bar? E hanno fatto benissimo trattandosi di una fregatura consistente nel maggiorarti il costo di una bevanda, solo perché puoi piluccare poco invitanti vaccatine varie di poco costo e indigesta pasta fredda avanzata a mezzogiorno al ristorante di fianco al bar. ( Fonte: www.mondointasca.org)