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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di redazione (del 23/07/2010 @ 09:30:00, in Osservatorio Nazionale, linkato 152 volte)

I numeri del dossier Caritas - Migrantes dicono che in Italia vivono un milione di africani, 7 su 10 nordafricani.

In testa Tunisia ed Egitto. La Lombardia è la regione in cui la presenza africana è più significativa. Segue, in una diversa scala regionale, tutto il Nord e il Nord-Est. Nel 2050, mantenendo questo ritmo, diventeranno quasi 3 milioni. Non aumentano solo gli immigrati con permessi di soggiorno o quelli in attesa, ma nascono nuove famiglie. Matrimoni misti e immigrati di seconda generazione nati in Italia sono molti e i minori sono oltre 200.000.

I figli di questo esodo dal Continente Nero pongono all’attenzione della politica una questione normativa serissima. L’Italia è casa loro e il tema della cittadinanza - che riguarda la loro collocazione e, prima ancora, il loro riconoscimento politico - non potrà essere disatteso a lungo. Lasciarli come fantasmi, tenendo conto dei numeri relativi alla loro presenza crescente nei prossimi anni, crea infatti una voragine e un’insidia nel diritto che non è degna di una democrazia moderna.

Se i numeri restituiscono il ritratto di un Italia che ha cambiato pelle, non possiamo dire che siano scomparsi atteggiamenti razzisti e discriminatori. Piuttosto, nell’intolleranza diffusa per gli immigrati, l’ostilità per “negri” e “marocchini” persiste a dimostrare che nella xenofobia è sopravvissuto l’orrore del razzismo classico. Quello del colore della pelle. A questo si aggiunge il pregiudizio degli italiani, secondo il quale l’immigrazione coincide con la criminalità. Una relazione che ha smentito proprio il Viminale con i suoi dati, ma che non è penetrata nell’opinione pubblica. E’ poi vero, nel quadro dell’immigrazione africana, che i nordafricani sono maggiormente coinvolti nel traffico della droga e nella tratta delle donne.

Dall’Africa si fugge per scampare a conflitti sanguinari e tribali. Moltissimi i rifugiati. E poi si scappa dalla povertà e dalle zone senza acqua, divorate dal deserto. Esiste per questo una migrazione tutta interna al continente, cosiddetta “economica”, e una fuga verso i centri urbani, con tutte le conseguenze sociali e sanitarie che si possono immaginare. L’odissea nel mare è il viaggio che questi disperati in fuga scelgono per raggiungere l’Europa, spesso andando incontro alla morte.

Se solo i soldi utilizzati per respingere i clandestini fossero destinati al recupero delle zone rurali abbandonate, si riuscirebbe a contenere questo esodo e a governare meglio un fenomeno che, nella condanna alla povertà in cui è lasciata l’Africa, non potrà essere fermato con le misure della sola repressione.

Gli africani che da noi lavorano come dipendenti sono mezzo milione. Molti poi gli stagionali e quelli con occupazione a termine. Tanti quelli che prestano manodopera nel settore domestico o nell’edilizia o nelle piantagioni senza regolarizzazione, come il caso di Rosarno ha duramente testimoniato.

L’integrazione con una cultura così lontana dalle latitudini della società occidentale è tutt’altro che poetica e romantica, ma la situazione geo-politica dell’Africa è, allo stato attuale, una condanna senza ritorno. Per questo non si fermerà l’onda della fuga. Alla politica internazionale e a quella del nostro governo spetta un compito un po’ più elevato dei respingimenti indiscriminati e dello sfruttamento appaltato alle cosche locali.

Questa è stata la reazione finora messa in campo, assolutamente sottodimensionata per un fenomeno che non è solo fatti di numeri e braccia, ma di nuove categorie sociali e culturali per le quali il cuore della solidarietà potrà anche essere un lusso, ma la testa della politica è una necessità. Passa da qui l’unica occasione di non cadere nei fantasmi dell’apartheid e nel suicidio del purismo etnico. L’imbroglio su cui, in ogni angolo di storia, nasce una tirannide. ( Fonte: altrenotizie.org )

Autore: Rosa Ana de Santis

Redazioneonline- Osservatorio Nazionale

 
Di redazione (del 23/07/2010 @ 07:00:00, in Osservatorio Nazionale, linkato 216 volte)

Il dibattito serrato sull’allarme omofobia, che ha scaldato le platee di innumerevoli (e spregevoli) trasmissioni televisive recentemente, è, in realtà, un falso problema. Quelli che volevano una legge apposita che punisse l’ “omofobia” (che letteralmente dovrebbe significare la “paura” dell’omosessuale, in senso stretto significa la “discriminazione” degli stessi), si sono visti rispondere giustamente, dagli stessi custodi della costituzione che essi esaltano ogni giorno, che non è possibile approvare una legge del genere, perché contraria all’articolo 3 della costituzione.
 

L’articolo 3 sancisce il principio di eguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge. Ora, la legge in questione prevede come aggravante del delitto di aggressione, il fatto di avere commesso i suddetti reati per motivi di omofobia. Quindi se aggredisco una persona perché gay è più grave del caso in cui, poniamo aggredissi un biondo, perché a mio avviso troppo nordico.

Ma non si capisce perché se picchio un gay per qualsiasi motivo, ciò debba essere più grave che picchiare un'altra persona, magari eterosessuale. “Ma perché i gay vengono picchiati per motivi inerenti al loro orientamento sessuale”, parte il coro delle solite anime belle.

Ma, rispondiamo noi, come si fa a dimostrare che l’aggressione vi è stata per motivi sessuali? Se aggredisco un omosessuale per motivi personali, magari senza sapere che costui lo è, e questi per accrescere il risarcimento che gli sarà dovuto e la pena inflittami, sostiene che io l’ho chiamato “frocio schifoso”?

In secondo luogo: avrò diritto o no di allontanare da me, di non volere vedere, al limite anche di odiare l’omosessuale, se questo non si traduce in un comportamento violento e aggressivo? Se non compio reati contro la persona? O dovendomi omologare al diktat demo-buonista devo amare e legittimare una realtà che per me è sì degna di rispetto (che si deve ad ogni essere umano) ma fuorviante e sintomo di discentramento interno? In ogni caso il disegno di legge in questione è palesemente anticostituzionale, contrario a quella stessa costituzione che i promotori di questa legge difendono a spada tratta quando a loro fa comodo.

Ma il problema è più a monte. I gay e le lesbiche, che sono una vera e propria lobby, sostengono di volere uguali diritti e di voler essere uguali agli altri. E proprio qui si contraddicono. Difatti se si vuole essere uguali si debbono avere gli stessi diritti della massa. Non di più o diversi. Ed ecco che scatta la solita discriminazione al contrario; il solito razzismo mascherato da umanitarismo, da solidarietà sociale, da diritti umani.

Il rendersi uguali alla massa, di cui quando gli fa comodo reclamano la somiglianza, a giorni alterni, quando invece si danno al travestitismo e alle oscene parate del gay pride, rivendicano invece la loro “libertà espressiva”, e la loro diversità, è un'altra contraddizione tipica di un mondo discentrato, di persone che davvero non hanno idea di chi/cosa sono.

Si badi, non ci sono preclusioni verso l’omosessuale, per parte nostra. Libero di esprimere la sua sessualità come meglio crede, di circondarsi delle persone che meglio lo rappresentano, deve però anche capire una volta per tutte, che il relativismo culturale insito nella sistematica messa in discussione del concetto di “normalità” è un giochino che lascia il tempo che trova.

“Normalità” è una parolaccia, perché anche noi antimoderni non siamo catalogabili nella “normalità” odierna (che a nostro parere è un'anomalità in realtà, una situazione di mancanza di equilibrio delle condizioni sane e normali di una sana e normale società).

Parliamo allora di “equilibrio”, di aderenza ai principi ordinatori della natura e del cosmo. Nessun dogma teologico, ma semplice constatazione della realtà delle cose, che si può constatare con l’osservazione dei cicli, delle fasi del sole e della luna, della stessa natura. Il principio che regola il tutto è l’opposizione di due opposti elementi: bianco e nero, luce e ombra, maschile e femminile.

È la diversità che da origine alla complementarità che dà origine al tutto. In questo, e vorremmo che gli amici omosessuali convenissero con noi, senza sentirsi svalutati in alcun modo, l’omosessuale è un essere imperfetto, che non aderisce alla Realtà delle cose, che in un certo senso, si pone fuori dall’ordine naturale.

Questo, ripetiamolo, non giustifica violenza, soprusi e ghettizzazioni, ma semplicemente ci porta a constare come il rivendicare la “normalità”, se intesa nel senso di conformità alla natura delle cose, è fuorviante se fatto da chi è, almeno sotto il punto di vista sessuale, sicuramente discentrato.

Ma siccome non siamo moralisti e sappiamo come va il mondo, qui nessuno taccia l’omosessuale di “malattia”; nessuno dice che deve curarsi; nessuno dice che deve essere malmenato ed emarginato dalla società. Semplicemente pensiamo che sia ora di finirla di portare avanti una volontaria confusione dei ruoli e delle posizioni, che è tra l’altro un trend della nostra società, che già ha tentato il “meraviglioso” esperimento con i due sessi, e adesso ci prova anche con l’orientamento sessuale.

Non si può infatti far passare l’orientamento sessuale, come una scelta esclusivamente personale, come se si trattasse di una scelta del gusto del gelato: “Tu sei eterosessuale? Io invece ho preferenze per il transgender”. Non è cosi. Non può passare, per il benessere, la conservazione e la sopravvivenza di una società, il messaggio che qualunque scelta sessuale si faccia è ininfluente.

Già si vedono gli effetti della decade di propaganda per cui il gay da un'ingiusta situazione iniziale “machista” dove veniva trattato da animale, è passato ad un'altrettanto ingiusta assimilazione come “di moda”, come “tanto simpatico e dolce”, come “l’amico delle donne”. La confusione di ruoli ha già messo in ginocchio la società, ora si aggiunge quella dei sessi, con ragazzini che si truccano, si mettono lo smalto e via dicendo.

Ma in tutta questa amorfa e anodina “libertà” di essere e fare ciò che si vuole, noi, come al solito, vediamo solo il dimenarsi frenetico e disperato di chi non sa chi e che cos’è. Nella ricerca sempre di nuovi significati e di nuovi ruoli vediamo solo l’incapacità di accettare un posto e un ruolo nella società. Vediamo solo una mancanza di equilibrio e di tenuta interna.

Crediamo che questa supposta legge sia assolutamente liberticida, perché andrebbe a colpire non chi aggredisce vilmente un omosessuale, nè chi lo discrimina sul posto di lavoro, nè chi lo taccia di malattia. Ma chi, come noi, rivendica semplicemente il diritto di chiamare l’anormalità con il suo nome, non per odio, non per spregio, non per paura. Ma semplicemente perché cosi è.

Questo non significa una “caccia alle streghe” nè significa che non si debba avere il diritto di amare chi si vuole. Significa solo mettere dei paletti alla perdita totale di identità, di ruoli e di decenza che attraversa la nostra società. Sentiamo già le critiche che ci fioccano adosso: omofobi! razzisti! fascisti! Il solito mantra per criminalizzare chi ha opinioni non conformi al trend dominante. No. Nessuna di queste cose per noi. Solo conformi alla natura delle cose. Ma capiamo che, per l’uomo attuale che non riconosce più alcun senso che non sia quello del “faccio quello che mi pare” e “sono libero di fare ciò voglio”, in spregio ad equilibri che hanno regolato il mondo per migliaia di anni -e che per questi uomini sono e rimangono solo, nella loro cecità, non adesione incondizionata alla Realtà delle cose, ma patriarcalismo, sopraffazione, imposizione- tutto questo sia come il fischio del vento. ( Fonte: ariannaeditrice.it )

Autore: Fabio Mazza

Redazioneonline- Osservatorio Nazionale

 

I giornali del 23 febbraio hanno dato una notizia apparentemente un po’ frivola: le Fs abbandonano il sistema di prima e seconda classe, per offrire un servizio differenziato su quattro fasce con diversi livelli di servizio e di prezzo. Il livello top prevede poltrone in pelle, maggiore disponibilità di spazio e maggiori servizi di rete. Prevista anche una carrozza-silenzio dove è proibito l’uso del telefonino e le conversazioni non devono superare un certo tono di voce. Bello no?

Sicuramente non nuovo. Inizialmente il trasporto ferroviario era diviso in quattro classi: la prima con sedili più accoglienti, la seconda più modesta ma decente, la terza con sedili in legno e la quarta con posti ricavati nei ritagli dei vagoni merci. La quarta scomparve già negli anni trenta. La terza venne abolita nel 1956 e fu una conquista. Perchè era passata (guarda un po’!) l’idea che il trasporto è un servizio pubblico che deve offrire a tutti la possibilità di viaggiare (poco importa se per lavoro, bisogno personale o per piacere) in condizioni accettabili.

Ed i differenziali fra il prezzo del biglietto ed il livello del servizio offerto, dovevano essere coperti dallo Stato, perchè, all’epoca, era sottinteso che lo Stato avesse il compito di redistribuire la ricchezza attraverso la leva fiscale.

E questo riguardava tutto, dai trasporti, alla scuola, alla sanità.
Nel 1979 (se ben ricordo) Gianni Agnelli venne colpito da ischemia cardiaca e immediatamente ricoverato, ma non in una clinica privata, bensì all’ospedale pubblico delle Molinette e nell’altro letto della stanza era ricoverato un operaio Fiat. Questo non certo perchè l’Avvocato non potesse permettersi la più costosa clinica privata, ma perchè le Molinette offrivano il top dal punto di vista della competenza professionale e delle attrezzature a disposizione. E fu un bel segno di civiltà.

Poi è venuta l’era del mercato come unico criterio sano di regolazione della vita sociale. E, con esso, il delirio di retribuzioni stellarmente distanti: i super guadagni di una classe ristrettissima di finanzieri e manager e i salari sempre più bassi e precari. E con questo la diversa disponibilità di spesa e lo sviluppo impetuoso di un vasto settore che lavora sul lusso: gioielli, abiti supergriffati, auto da nababbi, alberghi in stile Dubai ecc. Un settore che non teme la crisi e la caduta dei consumi, a quanto pare, o, per lo meno, teme queste cose meno degli altri.

Certo, qualcuno potrà dire che non si vede perchè gli smeraldi debbano costare poco ed essere alla portata di tutte le tasche: se uno vuole gli smeraldi che li paghi per quel che valgono.
Ma il punto non è questo: quando si cominciano a vendere troppi smeraldi ed a prezzi troppo alti anche per i preziosi (perchè magari il gioiello è griffato dal super gioielliere di Parigi) significa solo che le differenze di classe si sono accentuare, divaricate, esasperate. E per ogni smeraldo venduto a quel prezzo ci sono trenta giovani pagati 400 euro al mese per stare in un call center dieci ore al giorno o cento senegalesi che raccolgono pomodori in condizioni di schiavitù.

Il lusso è sopportabile solo entro certi limiti, dopo diventa uno schiaffo in faccia che non può restare impunito.

Si, perchè il punto è il significato simbolico di tutto questo: la ricchezza individuale non è più il prodotto di una qualche logica economica, ma è un giudizio di valore su ogni uomo in base al suo reddito e sancisce la naturalità delle gerarchie sociali.

Mi sapete spiegare in base a quale criterio economico il signor Cimoli –all’epoca amministratore dell’Alitalia in fallimento - riceveva un compenso sei volte superiore a quello del signor Spinetta, amministratore delegato della Air France, che era in tale salute economica che stava per comprarsi l’Alitalia?

Ci dicono che certi stipendi sono il prezzo che dobbiamo pagare per evitare che la concorrenza straniera ci porti via i manager più bravi. Ma voi siete sicuri che la società “Carrette Nicaraguensi” sia disposta a prendersi uno come Cimoli?

Ed anche quando il manager è effettivamente bravo, come Marchionne, che senso ha una retribuzione di decine di milioni di euro all’anno? Si badi, non come percentuale sugli utili, ma come retribuzione fissa.
O vogliamo parlare dei guadagni dei finanzieri come quelli di Wall Street? O dei rentier che ingoiano guadagni spaventosi solo per il fatto di possedere mazzi di azioni di alcune imprese multinazionali?
Il punto è che la diseguaglianza, inizialmente proposta surrettiziamente come conseguenza forse spiacevole, ma inevitabile della selezione meritocratica del mercato, si rovescia poi in un valore auspicabile in sè, per il quale gli uomini naturalmente si dividono in classi, devono essere divisi fra ricchi e potenti e poveri ed ininfluenti, perchè sarebbe contro natura il contrario. Ed il lusso diventa l’evidenza simbolica di questa gerarchia sociale.

Tornando al caso delle Ferrovie, c’è un aspetto che tradisce questa impostazione tutta ideologica: le carrozze del silenzio. In effetti sta diventando una impresa leggere un giornale in pace su un treno come su un tram, in particolare dopo la generalizzazione dei cellulari; dunque garantire una soglia di rumore di fondo accettabile in qualsiasi mezzo pubblico è sicuramente auspicabile. A bordo di treni tecnologicamente avanzati come i Frecciarossa non ci vorrebbe nulla a dotare ogni posto di un sensore che segnali al passeggero quando supera il livello di voce permesso o la sua suoneria disturbi. Al di sopra di una certa soglia, o in caso di disturbo insistito, il sensore invierebbe un messaggio al personale di bordo che potrebbe multare il disturbatore. E questo in qualsiasi carrozza, a garanzia del diritto di ciascuno di non essere disturbato. Invece no: il diritto diventa un privilegio che si paga, così i signori possono restare fra loro e i “cafoni” viaggiano separati.

Ma questo, dice l’amministratore delegato della Fs, Moretti, non deve far pensare al ritorno al sistema a tre o quattro classi come un tempo. Per carità! Sarebbe una cosa troppo classista… appunto. Si tratta solo di diversi livelli di servizio cui corrispondono diversi livelli di prezzo, tutto qui. Tutto diverso!
Che poi un simile capolavoro sia opera di uno come Moretti che, in passato, è stato dirigente della Cgil, induce ad amare riflessioni sulla qualità umana di chi abbiamo allevato negli apparati funzionariali del sindacato e della sinistra.
E con questa gente voi volete battere la destra di Berlusconi?
( Fonte: http://www.aldogiannuli.it)

Redazioneonline- Osservatorio Nazionale

 
Di redazione (del 20/07/2010 @ 07:35:50, in Osservatorio Nazionale, linkato 136 volte)

L'Italia è un paese fondato sulla gomma e l'ennesima tributo che i cittadini italiani dovranno pagare alle lobby dell'autotrasporto (le tariffe minime) è solo l'ultima goccia di un mare di 3,5 miliardi di contributi che il settore ha incassato negli ultimi dieci anni. L'autotrasporto italiano è uno dei simboli dell'inefficienza dello stato nella pianificazione economica e il fatto che le tariffe minime fossero state abrogate nel 2006 dallo stesso Berlusconi, è solo un particolare.

Gli autotrasportatori chiedono - da sempre - e l'Italia risponde, da sempre, frugando nelle tasche dei cittadini: 700 milioni l'anno di prebende sotto le più svariate fonti che vanno ad aggiungersi ai costi occulti che ogni cittadino versa più o meno inconsapevolmente: le ore perse nelle code stradali e autostradali, i costi sanitari provocati dagli incidenti, i costi sanitari derivati dalle malattie provocate dall'inquinamento, i costi ambientali in termini di perdita di biodiversità prodotti dalle emissioni climalteranti.

Perfino Confindustria è rimasta di stucco e non l'ha mandata a dire: «il solo settore economico a cui sono assicurati 700 milioni di euro quest'anno e altrettanti il prossimo non può continuare ad essere sussidiato e garantito nella sua inefficienza». E ovviamente anche Il Sole 24 ore ha subito evidenziato che «gli aiuti hanno drogato il sistema, mantenendo i prezzi del trasporto sostanzialmente bassi (e impedendo il ricorso a traffici più sostenibili, come quello ferroviario e quello marittimo, ndr) permettendo a molte imprese di rimanere in vita soltanto grazie agli aiuti: il mercato non ha prodotto la selezione naturale e tutte le leggi a sostegno delle fusioni si sono rilevate un fallimento».

Viene a mente la Fiat, l'altro grande segmento drogato da decenni di iniezioni sempre più massicce di aiuti, mascherati in vario modo, fino a quella tanto in voga degli ultimi anni degli ecoincentivi. Un teatrino questo, va ricordato, interrotto non per l'improvvisa illuminazione del governo di turno, ma per la lungimiranza del manager Fiat, consapevole che la farsa avrebbe a lungo andare indebolito il gigante nell'arena del mercato mondiale, dove questi trucchi non erano ammessi.

Esattamente quello che avviene all'autotrasporto tricolore, frammentato in migliaia di padronicini mono-tir, assolutamente impermeabili all'innovazione tecnologia (solo il 12% delle 166mila aziende di autotrasporto ha investito in tal senso) e dunque incapaci di affrontare i concorrenti esteri quando un giorno i cittadini smetteranno di pagare per la loro inefficienza. Nessun orientamento del mercato dunque da parte della politica (gli unici incentivi che avevano senso, quelli legati alle autostrade del mare cioè gli ecobonus, sono briciole rinviate da anni) e visione cortissima, ma abbastanza acuta per individuare ogni singolo pertugio dove infilare il privilegio di turno: è di questi giorni ad esempio la notizia che il blocco dei mezzi pesanti dalla statale Aurelia a Sud di Livorno (lungo la scogliera resa famosa dal film Il sorpasso e unici 20 chilometri non a scorrimento veloce dalla Spagna fino alla Sicilia ) quest'anno sarà estremamente più breve per venire incontro agli autotrasportatori alle prese con la crisi, che altrimenti devono prendere la scomoda e costosissima autostrada da Livorno a Vada, come vengono obbligati a fare ogni estate per garantire la sicurezza a turisti e bagnanti che affollano le scogliere del Romito, oltretutto inserite nella riserva naturale di Calafuria. ( Fonte: greenreport.it)

Autore: Diego Barsotti

Redazioneonline- Osservatorio Nazionale

 

Si è mai visto un “Pascià”, insomma un “Gran Visir” d’Oriente a Piazza Duomo a Milano? Lo si è visto ieri sera, 19 luglio 2010, con annessa “corte persiana”. Che ci fa il Pascià sul suolo e in piazza a Milano? Ci riceve un Premio chiamato appunto “Grande Milano”.

Ma è più che un premio, è un omaggio devoto. Silvio Pascià Berlusconi viene premiato con queste letterali motivazioni: “Statista di rara capacità, amato dagli italiani, uomo tra la gente e con la gente, mirabile esempio di straordinaria lungimiranza, straordinario carisma, eccezionali qualità umane…”.

Dario e Serse, se ancora potessero gustare la notizia, sarebbero soddisfatti: finalmente, sia pur con molti secoli di ritardo, questi occidentali discendenti degli antipatici greci adottano un “linguaggio persiano”.

La coraggiosa svolta culturale è merito dell’amministrazione provinciale di Milano, guidata da Guido Podestà, a suo tempo colonna della Edilnord, cioè il ramo edilizio dell’Impero. La forma del premio al Pascià realizza dunque pienamente la nuova sintesi tra la “democrazia occidentale” e il “dispotismo asiatico”. Non c’erano riusciti De Maistre, Montesquieu, Kant, Hegel, Tocqueville e nemmeno Napoleone o Churchill. Ce l’ha fatta Podestà.

Si è mai visto un “Frate Crociato” in marcia e in predica alle affascinate “gioventù di sinistra”? Lo si può vedere in marcia su Roma e in predica ispirata dalla sera del 18 luglio 2010. “Vincere sulle traiettorie delle vie popolari”, qualunque cosa significhi se qualcosa significa, è l’ultimo salmo di Fra Nichi Vendola.

Il suo eloquio e in fondo anche il suo messaggio somiglia sempre più a quello del Fratacchione che Brancaleone incontra nella sceneggiatura dell’omonimo film. Quello che spinge ed esorta al grido di “Dio lo vuole” a “impegnare lo cavalcone”. E alla domanda “tene lo cavalcone?”, reagisce: “La fede ti sosterrà”.

Qualcuno “impegna lo cavalcone” e finisce nel baratro insieme al ponte solido solo di chiacchiere. La differenza con il film è che Brancaleone, visto l’esito, dice ai suoi e al Fratacchione che insiste sul “Gimo, gimo”: “Gimo anche noi, ma da altra parte”. Invece la “sinistra giovane” e forse non solo quella si avvia nella stessa direzione di Vendola. Cioè verso la Terra Santa della spesa pubblica che dal cielo pioverà come la biblica manna e sul “cavalcone” della bancarotta. Con contorno di laudi al “bello ambiente” e maledizione e anatema al “diavolo Tremonti”, all’Europa dei banchieri, agli Ogm, alle biotecnologie, alle autostrade, alle centrali energetiche, ai laboratori, insomma alla scienza e a “mammona”, cioè il denaro.

E con mistica visione in cui Carlo Giuliani, morto mentre questo Stato voleva abbattere, fa trinità eroica con Falcone e Borsellino che per difendere questo Stato sono morti. Tra i vari modi di negare e combattere il capitalismo finalmente la “sinistra giovane” ha scelto il più radicale: tornare a prima del capitalismo, un qualche tre secoli fa.

Avete mai visto le “Terrazze Romane”. Le potete vedere ogni giorno sui giornali e nei Tg. Stavolta ha ragione il leghista Maroni quando dice: “Chiacchiere da terrazze romane”. In realtà sulle terrazze romane, quelle vere, si chiacchiera d’altro. Ma sulla grande ed eterea “Terrazza” della politica irreale e surreale si chiacchiera, anzi peggio si discute di ciò che non è, non sarà e non può essere. Il governo di “larghe intese”. Non c’è, non esiste, Berlusconi non lo vuole e con lui le intese possono essere “larghe” solo se si spalmano lunghe e larghe sui suoi desideri e interessi. Non c’è, non esiste, non ci può essere il governo di larghe intese: lo dicono la storia e la cronaca politica d’Italia, lo dice il banale buon senso. Eppur se ne “discute”. E si discute del “governo tecnico”, oppure di quello guidato da Tremonti, oppure da Draghi, oppure… Questo nulla è quel che Bersani e Casini, D’Alema e gli altri interpongono tra il “Pascià del Duomo” e il “Fra Scomunica del Capitalismo”.

Quindi? Quindi accadrà quel che può accadere. Se la situazione economica e sociale resta grigia, Berlusconi governerà tra piccole Manovre e grandi Cricche fino al 2013. Lo stesso se la situazione si infosca e peggiora, in quel caso Berlusconi non correrà il rischio di urne anticipate. Ma se appena un po’ migliora, Berlusconi porterà il paese alle urne, insieme con Bossi cui avrà dato il federalismo. Urne anticipate nel 2011, al massimo 2012, per ripetere alla grande e su scala nazionale la cerimonia del “Pascià del Duomo”. In fondo il solito programma. I Frati andranno allora prima in estasi e poi in convento e le Terrazze riprenderanno a scrutare il volo di gabbiani urbani alla ricerca della traccia, del “segno” del nuovo governo.
( Fonte: blitzquotidiano.it)

Redazioneonline- Osservatorio Nazionale

 
Di redazione (del 20/07/2010 @ 05:57:22, in Osservatorio Nazionale, linkato 137 volte)

Flavio Carboni ha detto ai giudici che lo interrogavano: “Venivano tutti da me perchè io sono uno che produce soldi, uno che fa arricchire”.

Flavio Carboni ha ammesso davanti ai giudici: “Sì, ho finanziato con 70mila euro il convegno tenutosi in Sardegna”. Ha spiegato che era un investimento nella sua attività di relazioni pubbliche e sociali. Flavio Carboni ha messo a verbale: “Sono nullatenente”. E nullatenente come lui anche Pasquale Lombardi l’altro indagato, l’altro organizzatore di convegni, incontri e relazioni.

Come fa un nullatenente a “produrre soldi”? Come fa a finanziare un convegno, a pagare la sala, gli addobbi, l’ospitalità, i biglietti aerei? Mente, sa di mentire e soprattutto sa di poter mentire. Nessuna Agenzia delle Entrate gli chiederà realmente conto della colossale menzogna. Nessuno lo ha fatto per decenni.

Non a caso ai tempi Cesare Previti dichiarò ai giudici come esimente e non aggravante che alcuni dei suoi movimenti in denaro erano coperti per evadere il fisco, mica per altro. Nessuna pubblica opinione si scandalizzerà davvero. E nessun giudice o legge italiana sbatterà in galera Carboni per questa bugia.

Altrove, nei mitici paesi dell’Occidente, nella terra immaginaria chiamata America, avrebbero sospeso ogni domanda e indagine sulla vera o fantomatica P3 e gli avrebbero detto: “Lei, nullatenente per finta si accomodi in cella, questa bugia basta e avanza”.

 
Di redazione (del 20/07/2010 @ 05:53:53, in Osservatorio Nazionale, linkato 170 volte)

Secondo Gianfranco Fini ”Mangano non è un eroe, è un cittadino italiano condannato per mafia con sentenza definitiva. Gli eroi sono quelli che si sacrificano per lo Stato”. Il presidente della Camera, che ha partecipato alla marcia del popolo delle ”agende rosse” a Palermo in ricordo del giudice Paolo Borsellino, ha così contraddetto la definizione che il senatore Pdl Marcello dell’Utri diede dello “stalliere di Arcore”.

I manifestanti hanno ringraziato Fini per la sua presenza, intervallando il colloquio con il Presidente della Camera con slogan come ”Fuori la mafia dallo Stato”. Secondo quanto riferito dall’Ansa Fini sarebbe stato inizialmente contestato dal popolo delle “agende rosse”, poi avrebbe “recuperato” grazie alla sua uscita contro Mangano.

Secondo Fini dietro l’omicidio del giudice Borsellino potrebbero esserci anche apparati statali “deviati”: ”Oggi è ancora più doveroso essere impegnati perché sta emergendo da Caltanissetta che in via D’Amelio non fu solo mafia”.

Il presidente della Camera ha poi spiegato: ”Bisogna fare tutto quello che è possibile per individuare eventuali collusioni e complicità. E’ un dovere assoluto che va al di là di ogni divisione politica”.

Fini ha anche detto che ‘’sapere che sulle indagini sulle stragi ci sarebbero stati depistaggi mi suscita indignazione. Chiunque crede nelle istituzioni si indigna quando apprende che c’è del vero in questo. Molto va ancora chiarito ma questo è compito della magistratura”.

Anche a Palermo Fini ha ribadito il proprio impegno nel modificare il testo della “legge bavaglio” sulle intercettazioni: ”Lo vedete cosa sto facendo…”.

Con questa risposta laconica il presidente della Camera ha chiarito la propria posizione ad alcuni manifestanti del comitato delle ”agende rosse”, presenti in via D’Amelio, che gli chiedevano di impedire l’approvazione del disegno di legge sulle intercettazioni. ( Fonte: blitzquotidiano.it)

Redazioneonline- Osservatorio Nazionale

 
Di redazione (del 19/07/2010 @ 22:10:30, in Osservatorio Nazionale, linkato 193 volte)

Per ora nessun cliente de I viaggi del Ventaglio, il tour operator dichiarato fallito dal Tribunale di Milano, ha avanzato richieste di assistenza. Al momento dunque, nessun turista italiano è rimasto 'in pannè all'estero. Ma il caso I Viaggi del Ventaglio, dopo aver messo sul piede di guerra le associazioni dei consumatori (che ieri si sono scagliate contro la società colpevole, a loro dire, di non aver avvertito la clientela sul sito e di aver anzi mantenuto in home page offerte e promozioni) e dopo aver 'mossò la Consob (che ieri ha ricordato come la società fosse dal 2005 nella sia black list), ha fatto scendere in campo oggi il Ministero degli Affari Esteri.

Pronta a raccogliere richieste di assistenza da parte di italiani bloccati all'estero a causa del crack del tour operator, che al momento non sono arrivate, la Farnesina ha infatti richiamato l'attenzione su «l'urgenza di istituire, con apposito provvedimento di legge, un fondo nazionale di garanzia per i viaggiatori». Si tratta - spiega il Ministero - di una proposta di legge «più volte presentata su iniziativa del ministro Franco Frattini che ha l'obiettivo di istituire un meccanismo che, dietro il versamento di un contributo minimo, intorno ai 50 centesimi, a carico di ciascun viaggiatore all'atto dell'acquisto di un pacchetto turistico, consentirebbe di prestare un'efficace assistenza, fino anche al rimpatrio, dei turisti vittime dei fallimenti di operatori del settore».

Secondo la stime delle associazioni del settore, con un contributo di 50 cent su pacchetti e viaggi venduti, si potrebbe arrivare a risorse per circa 50 milioni annui, al posto dei 300-400 mila euro all'anno attualmente a disposizione per aiutare i viaggiatori italiani alle prese con questo genere di difficoltà. Molto critico in proposito il Pd, che è intervenuto sulla questione attraverso Antonio Lirosi, responsabile consumatori e Armando Cirillo, responsabile turismo. Il Fondo pubblico - affermano - «è a secco». E chiedono: «a cosa serve il ministro del Turismo se le risorse disponibili sul Fondo nazionale per gli indennizzi dei turisti truffati ammontano soltanto a 248.000 mila euro, cioè spiccioli rispetto alle necessità?

Evidentemente il ministro è soltanto interessato a realizzare spot milionari per Magic Italy e a continuare a spendere per il costosissimo portale Italia.it (circa 30 milioni di euro stanziati nel bilancio pluriennale)». Il Codacons invece, annunciando un'azione di danno, se la prende con l'Astoi, l'associazione dei tour operator, colpevole di aver detto che «la situazione era abbastanza prevedibile» e di non aver «avvertito, tramite le associazioni dei consumatori, del rischio che si correva a prenotare con quella società». Sul caso infine è intervenuto anche l'Osservatorio Sociale che, attraverso il suo presidente, Luigi Camilloni, ha auspicato «l'intervento del Governo affinchè solleciti Invitalia al salvataggio e alla ristrutturazione di questo importante tour operator a livello internazionale». ( Fonte: leggo.it)

Redazioneonline- Osservatorio Nazionale

 
Di redazione (del 19/07/2010 @ 14:48:11, in Osservatorio Nazionale, linkato 124 volte)

Berlusconi assomiglia più del solito a un acrobata. In questi giorni balla su un filo che potrebbe fargli perdere l’equilibrio. Chissà che quella che si apre domani non sia la settimana giusta per capirne di più. I tasselli del mosaico sono infatti tutti disposti sul tavolo. Sulla manovra economica il governo non ha ansie, grazie alla blindatura del voto di fiducia. Incassato quello del Senato, nei prossimi giorni tocca alla Camera. È sul disegno di legge intercettazioni che la temperatura politica è uguale a queste giornate di luglio.

In Commissione giustizia di Montecitorio sono stati depositati 6 emendamenti a nome della maggioranza (sono quelli che vengono incontro alle osservazioni critiche del presidente Napolitano) e 5 di Giulia Bongiorno, che quella stessa Commissione presiede ed è finiana di stretta osservanza. La discussione dovrebbe passare all’Aula il 29 luglio, troppo tardi per ottenere un sì della Camera alla vigilia delle vacanze (a meno della richiesta di un ennesimo voto di fiducia). Ci si stava acconciando perciò al rinvio a settembre quando l’esplodere dell’affaire P3 (dimissioni del sottosegretario Cosentino, indagini sul coordinatore del Pdl Verdini) hanno convinto Berlusconi che è in atto l’ennesimo complotto.

Da qui l’idea di forzare i tempi e di mostrare i muscoli in una manifestazione indetta dai Promotori della libertà, guidati dall’adorante Michela Vittoria Brambilla, che potrebbe tenersi martedì 27 luglio a piazza di Pietra, nei pressi di Montecitorio. Il cruccio, per Berlusconi, è che sulla linea dura può contare solo sulla Lega (Bossi, in cambio, ha ottenuto da Tremonti che il varo del decreto attuativo sul federalismo fiscale). I finiani hanno sì rifiutato di accettare l’offerta del Pd di votare i loro emendamenti sul ddl intercettazioni ma non sono però disposti ad accettare a capo chino i voleri del premier.

Solo un incontro tra Berlusconi e Fini potrebbe chiarire la situazione, se il presidente della Camera non avesse fatto sapere che fino ad agosto non se ne parla. Quindi va trovato un accordo sul testo riguardante le intercettazioni, altrimenti il pericolo crisi di governo diventerebbe realtà. Berlusconi ha intanto annunciato che quest’anno non farà vacanze. Si chiuderà tutto agosto a Palazzo Grazioli per decidere cosa vuole farne del Pdl e del governo. La notizia è stata subito interpretata come la preparazione della campagna elettorale per il voto anticipato del 2011.

E l’opposizione? Pd e Udc parlano, in caso di crisi di governo, di una “fase transitoria”, cioè di una maggioranza che per un anno si occupi di fare la nuova legge elettorale e di affrontare le emergenze dell’economia. Di Pietro chiede invece elezioni, in caso di crisi. Bisognerebbe che questa stessa opposizione discutesse - oltre che di formule - di programmi e nuove alleanze. Eppure, come recitava il titolo di un film di Maria Luisa Bemberg, di tutto questo non si parla.In tale contesto, non si fa fatica a capire perché la tre giorni delle “Fabbriche di Nichi” a Bari siano state maltrattate da Tg e giornali.

Quando Vendola dice che la politica, anche quella del centrosinistra, «non parla più della vita e delle speranze» ha ragione. E fa bene a immettere un po’ di fantasia e metafore nel confronto a sinistra, come testimonia lo slogan scelto per l’appuntamento barese: “Eyajafjallajokull. Eruzioni di buona politica”. La parola impronunciabile è islandese. Si riferisce al nome del vulcano dell’isola nordica che paralizzò il traffico aereo europeo. «Eyjafjallajökull ci ha scompaginato l’esistenza, è il segno che dobbiamo ripensare la nostra economia, il nostro modo di essere e di vivere, altrimenti andiamo incontro al disastro», dice Vendola che ha annunciato ufficialmente che si candiderà alle primarie del centrosinistra con la determinazione di arrivare primo.

Anche a Nichi, però, per scalare la montagna e rimettere pepe e ideali nella politica, serve la collaborazione di tutti coloro che hanno cose da dire e proporre, oltre che esperienze da mettere in comune. Il rischio che Vendola deve evitare è quello della presunzione del leader. ( Fonte: http://www.terranews.it)

Autore: Aldo Garzia

Redazioneonline- Osservatorio Nazionale

 
Di redazione (del 19/07/2010 @ 12:15:20, in Osservatorio Nazionale, linkato 158 volte)

Sono in viaggio verso l'Italia e mai come quest'anno parto con una persistente ansia per le sorti del nostro paese. Da quello che si legge su alcuni giornali, sembra che la situazione sia peggiore del 1992-93, ai tempi delle grandi stragi di mafia (a Palermo intanto si ricorda la morte di Paolo Borsellino: opera solo di Cosa Nostra? Basta con le favole!) e dello scoperchiamento a Milano di Tangentopoli e dell'inizio di "Mani Pulite", che avrebbe dovuto far rinascere più "virtuosa" la politica della Repubblica...

Situazione peggiore perché, seppur una parte della stampa del malaffare ne sta rivelando di tutti i colori, in una frenetica corsa contro il tempo prima che sia messa a tacere dalla "legge bavaglio" - che impedirà ai magistrati di lavorare con quelle intercettazioni che mettono in vetrina l'Italia del malaffare - ormai questa stampa è percepita così poco credibile dal comune sentire dell'opinione pubblica italiana, che sempre meno cittadini prestano attenzione.

Noi giornalisti esageriamo spesso, la ricerca della notizia ti può far scorgere "l'uomo che morde il cane". Ma tra quei giornalisti che gridano al lupo anche quando magari si trattava di una volpe spellacchiata, e quelli che invece organizzano pranzi a caso loro casa con il potente di turno, per continuare a lisciarlo e condividerne privilegi e favori, preferisco i primi.

Però con il giornalismo che spesso grida al lupo per favorire un altro lupo, la democrazia rischia lo stesso, dato che quando la notizia del malaffare è vera, sono troppo pochi coloro rimasti disponibili a crederti per indignarsi e reagire. Ecco perché la situazione in Italia appare peggiore del '92. Allora i cittadini italiani credevano di più a quello che leggevano o vedevano sui principali mezzi di informazione del paese, ma ora non è più così. E quando non si risponde più ai cani che abbaiano, la democrazia viene divorata.

Durante la permanenza in Italia, per lo più in Sicilia, più che leggere i giornali, studierò lo stato d'animo dei concittadini. Farò domande, a parenti e amici, ma anche a sconosciuti incontrati in piazza: ma che cos'è la P3? Uno specchio sullo stato del malaffare italiano o una buffonata? Sono tutti corrotti nei palazzi? Il capo del governo Berlusconi approfittava o anche lui è una "vittima" dei "faccendieri"? Ascoltiamoli questi italiani, soprattutto in Sicilia, che come scriveva Goethe, è la chiave per comprendere l'Italia...

Mentre sono in partenza, nell'articolo appena uscito sull'Espresso a firma di Lirio Abbate e Gianluca Di Feo, leggo: "In pratica, il vertice del partito di Berlusconi dalla fondazione a oggi è stato in combutta con i comitati d'affari. Ma il sistema è trasversale: il circolo più forte nasce con il Giubileo del centrosinistra e prospera con le opere varate dal governo Prodi. Tarantini corrompe i manager della sanità di Nichi Vendola, i De Luca e il clan irpino hanno referenti nella giunta rossa di Bassolino. Persino l'appellativo "cricca" nasce da un costruttore fiorentino che urla al telefono: "Questa è una cricca di banditi! Ci voleva solo gente romana per vincere: cricca Veltroni e Rutelli. Si son messi d'accordo e si sono divisi il bottino..."".

Oltre a comprendere meglio l'apatia degli italiani, è anche più facile sospettare i perché, con ogni cambio di governo, la cosidetta "opposizione" non fosse così lesta a denunciare un certo modo di far gli affari con la politica. Di certi "scheletri" sono pieni gli armadi delle segreterie dei partitoni e partitelli d'Italia? Il leader del Pd Pierluigi Bersani, che gironzolava a New York, più che sul ragionare del Cavaliere cattivo all'origine di tutti i mali, dovrebbe rispondere alla domanda: la corruzione italiana è tornata a livelli insostenibili, come nel '92-93, perché al governo c'è Berlusconi? È lui, il Cavaliere, con le sue cricche, il solo responsabile del livello raggiunto dal malaffare?

Sarà più interessante sentire la risposta dei nostri compatrioti, almeno quelli che all'Italia ci tengono ancora. Vi racconterò al mio ritorno. ( Fonte: americaoggi.info)

Redazioneonline- Osservatorio Nazionale

 

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04/09/2010 @ 19:51:52
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Mario, tutti i sistemi vanno bene se consentono il recupero dei voti degli esclusi, ovvero il doppio turno e senza premi che si finisce col far governare maggioranze relative: col governo non parlam...
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