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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 

Si apre per il governo il secondo tempo di una partita cruciale: e non deve essere facile per Silvio Berlusconi cominciarlo da un pesante 0 a 3. Le dimissioni a catena di Scajola, Brancher e Cosentino hanno rappresentato certamente un successo dei finiani, senza i quali difficilmente le mozioni d'opposizione avrebbero ottenuto risultati concreti.

Un elemento di disturbo per il premier il cui obiettivo numero uno resta la difesa dei conti pubblici in linea con quanto promesso all'Europa e atteso dai mercati finanziari.

La fiducia ottenuta ieri dal Senato, e alla quale seguirà quella della Camera, non ha sgombrato il campo dall'incognita principale, il conflitto con gli enti locali che Giulio Tremonti spera di governare - come ha spiegato Umberto Bossi - attraverso i decreti attuativi del federalismo fiscale. Anche su questo terreno Gianfranco Fini non rinuncia a tracciare un limite, avvertendo che se non saranno adeguatamente congegnati e applicati, rischieranno di compromettere la coesione sociale e di fare del Mezzogiorno una terra di frontiera.

Ne deriva che equilibrio della finanza pubblica e della maggioranza politica sono due fattori strettamente intrecciati tra loro. A dispetto delle dichiarazioni di guerra alla minoranza interna fatte filtrare dal suo quartier generale e poi puntualmente smentite, il Cavaliere sa - da ottimo imprenditore qual è - che non è facile liberarsi dei soci scomodi: sono operazioni che hanno spesso un costo troppo elevato.

Fini è forte per una lunga serie di motivi: non ha niente da perdere (a differenza del presidente del Consiglio), la sua poltrona di presidente della Camera non può essere messa in discussione, la sua componente appare sempre più attrattiva per molti moderati, può contare sulle divisioni interne del Pdl dove la "cordata delle ministre" che sostiene Frattini (Gelmini, Prestigiacomo e Carfagna) è entrata in rotta di collisione con gli ex di An (La Russa, Gasparri) sulla prospettiva del coordinatore unico. Può essere che la detronizzazione del triumvirato che guida il Pdl costituisca una "forzatura", come sostiene Fabrizio Cicchitto, ma resta il fatto che la sua autorità appare sempre più debole, con i finiani che incoraggiano la candidatura di Frattini quale candidato unico super partes.

Italo Bocchino ritiene che il valzer degli addii non sia ancora finito: a suo avviso, Verdini e Cosentino sono ormai due coordinatori "balneari" destinati a durare lo spazio dell'estate. I finiani giocano su un elemento fondamentale: la minaccia del ricorso alle urne da parte del premier è di fatto una pistola scarica. Certificherebbe infatti un doppio fallimento: del progetto del Pdl (mentre quello del Pd è ancora in piedi) e del federalismo. Una doppia sconfitta difficile da giustificare all'elettorato moderato soprattutto da parte della Lega che ha fatto della riforma dello Stato la sua bandiera di legislatura.

Dunque è probabile che Berlusconi, al di là delle metafore colorite di Bossi (che un po' lo blandisce e un po' lo spinge a ridimensionare Fini), pensi - parlando in termini economici - a un "piano di rientro": ne farebbero parte la giornata di piazza organizzata a suo sostegno dal Pdl e soprattutto il summit di riorganizzazione indetto in pieno agosto per sottolineare l'importanza e la drammaticità del passaggio.

La vera posta in gioco è la natura del Pdl: il Cavaliere sembra avvertire le prime incrinature del concetto di leadership carismatica e l'ombra delle lotte di potere interne votate al "dopo". Punta perciò a una sorta di lifting politico del Pdl che ne prolunghi la natura di "creatura presidenziale" e crei magari uno spazio per la minoranza, per tentare (visto che non può liberarsene) di restringerla in rigidi confini. E' anche vero che tutto ciò significa ammettere che il Pdl si va trasformando da movimento a partito e, implicitamente, che il triumvirato dei coordinatori ha fallito il proprio compito. Il "secondo tempo" è così destinato a protrarsi in settembre, anche in vista del congresso.

Ci sono altri elementi chiave: la possibilità di un incontro di "pace" tra i due "confondatori" al quale lavora Gianni Letta (sebbene i tempi non sembrino ancora maturi) e il negoziato sulla riforma delle intercettazioni (un accordo sulle modifiche potrebbe aprire la strada al ramoscello d'ulivo).

Sono processi sui quali l'opposizione, in caso di accordo interno nel centrodestra, non ha possibilità di influire. In caso di rottura, invece, le cose sarebbero diverse: Casini e D'Alema si preparano con l'idea di un governo di transizione. ( Fonte: americaoggi.info)

Autore: pierfrancesco.frere@ansa.it

Redazioneonline- Osservatorio Nazionale

 

Che Silvio Berlusconi fosse un combattente era cosa nota e se n'è avuta, ieri, ennesima conferma. Di fronte al dilagare delle accuse contro autorevoli esponenti della sua parte politica (il coordinatore del partito Verdini, il sottosegretario Cosentino, il senatore Dell'Utri), accusati di una serie di trame volte a costituire una sorta di loggia P3, il presidente del Consiglio ha fatto quadrato attorno ai suoi uomini e da Palazzo Chigi, con una nota ufficiale, ha sparato a zero contro il "clima giacobino e giustizialista" nel quale qualcuno cercherebbe di far ripiombare il nostro Paese, garantendo il suo impegno personale, del governo e della coalizione da lui guidata contro quelle che definisce "le artificiose burrasche scatenate dalla vecchia politica politicante".

È opportuna una premessa: le regole dello Stato di diritto impongono di non considerare nessuno colpevole sino a condanna definitiva. Ma, detto questo, è lecito porsi una domanda: questa regola vale anche per la politica? O non è vero, piuttosto, che in politica dovrebbe aver vigore la vecchia regola secondo cui anche la moglie di Cesare deve essere al di sopra di ogni sospetto ? Interrogativo che ne legittima un altro: è stato giusto o meno far dimettere due ministri (Scajola prima e Bracher) coinvolti in scandali di dimensioni forse meno dirompenti di quelli di cui si parla in queste ore?

Se la risposta è affermativa (ed affermativa è stata anche per Berlusconi) la sfida lanciata da Berlusconi pone almeno due legittimi interrogativi.

Il primo concerne la reazione della pubblica opinione. È pur vero che tra la gente, di fronte agli scandali, va maturando una sorta di indifferenza, ancor più che di indignazione. Ma non è forse vero che l'indifferenza è la reazione peggiore perché equivale a disaffezione e distacco, segnando una frattura tra il popolo e il suo governo che è segno di grave decadenza.

Il secondo interrogativo riguarda la tenuta del governo e della coalizione che lo sostiene. Per sapere che nel Pdl e nella Lega vi siano parlamentari che mal sopportano la copertura di esponenti fortemente esposti, come Verdini e Cosentino, è cosa nota. E non si tratta soltanto di esponenti riconducibili al presidente della Camera. Per rendersene conto è sufficiente fare una passeggiata nel transatlantico di Montecitorio e ascoltare gli umori della cosiddetta base.

È, dunque, una partita dura e difficile quella che si è ormai aperta ed il cui esito non può considerarsi scontato. Con il comunicato diffuso ieri da Palazzo Chigi, Berlusconi ha gettato sul piatto della bilancia il suo peso politico e il suo carisma. In altri tempi sarebbe stato più che sufficiente a garantirgli il successo.

Ma è ancora così? Per il Cavaliere si tratta di una verifica estremamente importante, una sorta di ordalia, come le prove alle quali ci si sottoponeva nel Medio Evo per conoscere il giudizio divino.

Il Cavaliere ha scelto questa strada. Ma con i gravi problemi (soprattutto economici) che sono sul tappeto, non sarebbe stato preferibile ricorrere alla prudenza anziché alla sfida? ( Fonte: americaoggi.info)

Redazioneonline- Ossevatorio Nazionale

 

Le dimissioni del sottosegretario Nicola Cosentino chiudono una partita ma ne lasciano aperta un'altra, non meno complessa, per Silvio Berlusconi. Lasciando il governo, Cosentino disinnesca la bomba ad orologeria della mozione di sfiducia contro di lui; una bomba che era stata piazzata dalle opposizioni, ma che era stato lo stesso Gianfranco Fini ad innescare, mettendo in calendario il voto alla Camera per la prossima settimana (e andando così contro la richiesta esplicita dei capigruppo del Pdl e della Lega).

La decisione di Fini, di cui il presidente della Camera sottolinea la correttezza regolamentare, ha reso praticamente indispensabili le dimissioni dal governo di Cosentino, accompagnate da un attacco del sottosegretario uscente al presidente della Camera e da una dichiarazione di stima ricevuta dal presidente del Consiglio.

In questo modo, si è evitato di esporre il governo al rischio di lacerazioni nella maggioranza legate alla evidente divaricazione fra Berlusconi, che copre col proprio avallo l'operato di Cosentino in Campania, e Fini, che invece ribadisce la convinzione che le dimissioni del sottosegretario fossero doverose e indispensabili.

Ma la decisione di Cosentino di conservare la carica di coordinatore del Pdl in Campania, d'intesa con Berlusconi, lascia intendere che resta ancora aperta la partita interna al partito. Una partita in cui, al di là di Cosentino, ad essere in ballo è l'altro indagato eccellente, il coordinatore Denis Verdini, e, più in generale, l'assetto interno al Pdl.

Al netto dell'allergia di Berlusconi per la parola correnti, è chiaro che ormai questo partito è diviso in gruppi e sottogruppi che non trovano un punto di equilibrio. Del resto, l'attuale assetto risale ad un momento politicamente molto lontano, quello della fusione fra Forza Italia ed An; mentre la formazione di una minoranza ufficiale attorno a Fini e l'articolazione in gruppi ed aree in concorrenza fra di loro mette in questione la rappresentatività della dirigenza, in particolare del triumvirato di coordinatori Bondi-Verdini-La Russa, e dà argomenti a chi, come la fondazione Liberamente di Franco Frattini e delle ministre, sostiene che sarebbe meglio un coordinatore unico.

Ma lo stesso Frattini si mostra prudente, tanto da giudicare "prematuro" qualsiasi discorso di candidature a questo incarico (come quella di Maria Stella Gelmini). Una prudenza che il successivo esito dell'incontro di Berlusconi con Cosentino, Verdini e La Russa ha dimostrato più che giustificata, come indicano la conferma di Cosentino in Campania, il fatto che Verdini rimanga al suo posto, e le parole riferite da La Russa per il quale Berlusconi considera inesistente l'idea del coordinatore unico (mentre non si esclude il summit in agosto sulla riorganizzazione del partito, preannunciato da Frattini).

Nessun cambiamento immediato sembra dunque in vista nel Pdl, tanto meno sull'onda delle indagini (che intanto potrebbero toccare anche Roberto Formigoni, indicato in un'informativa dei carabinieri come mandante di pressioni illecite sulla magistratura). Anche perché Berlusconi ha già avvertito nei giorni che non intende piegarsi al clima "giacobino" e "giustizialista".

Restano intanto aperte altre due vicende molto delicate, quella della manovra e quella delle intercettazioni.

Sulla manovra, il governo accelera; l'annunciata questione di fiducia è stata posta al Senato, e sarà posta anche alla Camera per arrivare alla conversione in legge al più presto. Mentre il Quirinale insiste a sollecitare tutti i partiti ad assumere come impegno comune il risanamento dell'economia nazionale.

Sulle intercettazioni, invece, c'è una pausa di riflessione. Il governo ha infatti chiesto ed ottenuto 48 ore di tempo alla commissione giustizia della Camera per valutare tutti gli emendamenti presentati. Una scelta apprezzata dalla presidente e relatrice, la finiana Giulia Bongiorno.

Anche se resta da vedere se questa pausa si risolverà in un semplice rinvio, o sarà utile ad evitare lo scontro. ( Fonte: americaoggi.info)

Redazioneonline- Osservatorio Nazionale

 

Dopo Brancher, ministro e poi ex ministro nel giro di 48 ore con grande irritazione di Giorgio Napolitano e Umberto Bossi per la figura fatta e fatta fare dal governo Berlusconi, si è dimesso anche il sottosegretario Cosentino. E lo ha fatto anche per evitare il voto sulla mozione parlamentare di sfiducia che l'attendeva mercoledì 21. C'è voluta comunque una "dichiarazione-spintarella" del leader della Lega nella giornata di ieri per far capire al Pdl (di cui Cosentino resterà coordinatore in Campania) che i giochi erano finiti.

Con l'uscita di scena di Cosentino dunque tutto è a posto? No, perché il punto non è questo.

Mentre l'elenco di autorevoli esponenti della maggioranza si infittisce di nomi sottolineati in rosso o in blu a seconda della gravità di accuse, indagini, e comportamenti, la politica tenta di fare una sorta di quadrato per non crollare sotto le malefatte. Ma l'energia che viene sprecata in questa direzione non consente di affrontare la grave crisi economico-finanziaria con un minimo di fermezza, e la manovra economica si infila anch'essa nel tunnel della richiesta di fiducia al Senato.

L'affare Cosentino, che per un puro caso di lotta politica all'interno della maggioranza sul nome un po' troppo chiacchierato non è diventato l'affare Campania per la bocciatura della sua candidatura a Governatore regionale nei mesi scorsi, è la crepa più vistosa del terremoto nel Pdl. Ma di crepe altrettanto grandi ve ne sono: Denis Verdini, Dell'Utri, Caldoro, l'ex ministro Scajola e le ristrutturazioni e gli acquisti di case con i soldi degli appalti di lavori per il Sisde, i Balducci i De Santis e i Bertolaso, le mani lunghe già proiettate su Milano Exposizioni di camorra e gruppi parapolitici a far da mediatori, sentore di logge segrete con l'ex faccendiere tornato tale Flavio Carboni tornato in auge e una valigia da 500 milioni di dollari.

Insomma chi più ne ha più ne metta. Altro che "clima giacobino e quattro pensionati sfigati" di cui parla il presidente del Consiglio. È tuttavia ovvio - e in questo una parte di ragione ce l'ha anche Berlusconi - che in un caos come questo i polveroni che si alzano sembrano funghi atomici e magari sotto sotto sono solo cattive abitudini, ruberie, furbizie e finanziamenti illeciti.

Ma anche se così fosse non sarebbe certo questione da poco. Certamente non per Bossi. Non per Fini. Non per Napolitano. Non per Casini e per tantissimi altri leader politici che stanno guardando questa fase della legislatura con molta attenzione nella speranza di comprendere, ed eventualmente gestire al meglio, una transizione.

Sottovalutare la questione morale quando si presenta in maniera così palese è sempre un grave errore. Tutti hanno pagato per questa superficialità in passato, maggioranze e opposizioni in perpetua alternanza. E non è dunque un caso se il Quirinale è l'unico punto oggi dove cercare di far quadrare la politica, come non è un caso che sia Umberto Bossi, che Gianfranco Fini, sia pur con ruoli, aspettative e ragioni diverse, l'abbiano capito. E ne tengano massimo conto. ( Fonte. americaoggi.info)

Redazioneonline- Osservatorio Nazionale

 
Di redazione (del 15/07/2010 @ 08:30:13, in Osservatorio Nazionale, linkato 199 volte)

L’articolo Un paese senza politica, pubblicato da Ernesto Galli della Loggia su “Il Corriere” del 7 scorso e che ha scatenato una serie a catena di reazioni, di critiche e di polemiche, mi ricorda la lapide che campeggia nel bel mezzo del Piazzale Michelangelo a Firenze e ch’è dedicata a chi ideò quel luogo unico al mondo, l’architetto Giuseppe Poggi: “Guardatevi intorno: questo è il suo monumento”.

Mi sembra che si potrebbe dire esattamente lo stesso dell’Italia di oggi: e forse magari di tutta l’Europa e di tutto il cosiddetto “Occidente”, perche la crisi c’è, è in atto, e non è soltanto finanziaria e socioeconomica oppure occupazionale. Visto che va tanto di moda parlare d’identità e di valori, diciamolo chiaro: è crisi, appunto, d’identità e di valori: e in ciò il nostro paese è, una volta tanto, all’avanguardia. Peccato solo che lo sia in un campo nel quale, viceversa, meglio sarebbe essere il fanalino di coda. Ma tant’è.

La crisi investe in pieno anche le istituzioni sulle quali fino a ieri si poteva contare, come la scuola e la famiglia; i casi di corruzione pubblica e privata si moltiplicano, e lo stesso si può dire della violenza; non esiste più qualcosa (nemmeno il calcio, dopo il flop ai Mondiali) da cui ci si senta rappresentati. E’ arcivero. Eppure ha straragione anche Cacciari, quando osserva replicando (“IL Corrriere”, 8.7.) che siamo pieni di personaggi e d’iniziative importanti e che si deve pur cominciar a parlare delle cose positive. Quali sarebbero? Principalmente una, che però è tutta da inventare: e qui, sul “Corriere” dell’8, Cacciari ed io – senza esserci messi d’accordo prima – abbiamo risposto allo stesso modo. Bisogna “aprire una fase costituente”. Con un gioco di parole, si potrebbe dire che il paese ha bisogno di un ri-costituente. Ma in che modo, in quali fasi, partendo da quali occasioni?

Cominciamo con il ricapitolare brevemente lo sfacelo nel quale ci troviamo. Proprio come nella lapide di Piazzale Michelangelo: guardiamoci intorno: questo è il monumento che ci siamo meritati, questa è l’Italia progressivamente costruita, o meglio distrutta, dalle generazioni grosso modo comprese fra i trentenni e i settantenni d’oggi, fra quella uscita dalla guerra e quella nata negli Anni Ottanta. Quelli nati prima, lasciamoli alla loro pensione con l’augurio di godersela (si fa per dire). A quelli di dopo, rivolgiamoci chiedendo perdono e incitandoli a far meglio di noi (lo dice un settantenne).

Quel che c’è, è il nostro monumento, pienamente meritato: ce lo siamo costruiti pezzo per pezzo. Dal ’45 ad oggi abbiamo lavorato – attraverso la ricostruzione postbellica, la “guerra fredda”, gli “anni di piombo”, il “riflusso”, “tangentopoli” e la “seconda repubblica imperfetta” – a distruggere sistematicamente, per quanto non in modo univoco e concorde, tutto quel che avevamo: cioè, appunto, l’identità e i valori, proprio le cose che ci mancano oggi e della mancanza delle quali andiamo di continuo alla ricerca dei responsabili.

Ma il punto è che gli italiani sono stati perfetti interpreti del Verbo moderno e occidentale fondato sulla distruzione nihilistica di tutto quel che non fosse affermazione dell’identità individuale e primato dell’economico e dell’utilitaristico: per lunghi anni, perfino lo studio e la cultura (“studia, ché ti fai una posizione…”) sono stati funzionalizzati anzi asserviti agli obiettivi dell’affermarsi individualmente, dell’esercitare diritti sempre più ampi (mettendo da parte il corrispettivo discorso dei doveri), nel guardare esclusivamente o comunque principalmente all’utile e al guadagno. La cultura? “E per che farne”? “A che serve”? Le tradizioni? Vecchiumi, orpelli, superstizioni. La solidarietà? “A queste cose, ci pensi lo stato” (ma al tempo stesso si evadevano le tasse). La morale? “Vietato vietare”; “il corpo è mio e lo gestisco io”. C’è da meravigliarsi se, con questi princìpi, abbiamo finito con il sentirci deboli e minacciati – noi, figli dell’opulenza e della società del benessere…- dagli extracomunitari che arrivano senza nulla, ma hanno la loro identità comunitaria, la loro religione, il loro senso della famiglia e della solidarietà: e abbiamo pensato che insidiassero la nostra identità, mentre altro non facevano, con la loro stessa presenza, che metterci davanti al nostro vuoto identitario autoprovocato?

La storia della società civile italiana somiglia all’apologo kantiano della colomba che, volando libera ma sentendo che l’aria le oppone resistenza, desidera un cielo senz’aria per librarsi senza fatica: e non sa che, in quel cielo vuoto, essa non solo non si sosterrebbe in volo, ma addirittura morrebbe. Abbiamo sostituito religione, patria, solidarietà, senso dello stato e dei doveri, con le “Isole dei Famosi”, i centri commerciali, i telefonini, lo “sballo” del sabato sera, il culto dell’avere, del possedere e dell’apparire anziche dell’essere, la schiavitu nei confronti dei capricci del proprio Ego alla liberta comunitaria ch’è fatta anzitutto di rispetto dei propri doveri e dei diritti altrui.

Ed ecco allora la validita della ricetta-Cacciari: “Cominciamo con il parlare delle cose positive”. Forse è vero che al peggio non c’e mai fondo: ma facciamo un atto di volontà forte, fingiamo di averlo davvero toccato. Quando si sbatte il sedere contro il fondo, c’è una sola cosa da fare: rimettersi in piedi. Acciaccati e doloranti, ma con la sensazione che ora si ricomincia e che questa sarà la volta buona.

Ci aspetta uno scorcio di legislatura, da ora al 2013. E ci aspetta un cambio della guardia, perché Berlusconi, nel bene e nel male, marcia verso gli ottant’anni ed è quindi al capolinea non della sua vita fisica (auguriamogli altri mille anni): ma di quella politica, sì. Il disagio che si registra di questi tempi del PdL, e che si riflette nell’incapacità propositiva e programmatica del Pd, si chiama anzitutto fine del berluskismo: se ne può pensare tutto il bene e/o tutto il male che vogliamo, ma il sistema del padre-padrone-padrino che pensa a tutto lui, che fa tutto lui, che dispone tutto lui, che compra-vende-comanda, è alle corde.

Abbiamo alcuni mesi di riflessione, da qui al ’13, per riorganizzarci le idee e per preparare nuovi quadri e nuovi strumenti. Se nel PdL sono sempre di più quelli che constatano che il partito-azienda non ha un domani e che il partito-plastica non serve a nulla, il succo di tutto è questo: che bisogna ricominciare a ridiscutere, re-imparare a stare insieme, riscoprire e rimodellare i valori desueti e costruirne di nuovi. Abbiamo bisogno di una riforma elettorale, perché il sistema del parlamento designato dalle segreterie ha abbassato la qualità dei nostri politici e ne ha accresciuto la corruttibilità; di un federalismo solidale, perché è inaccettabile un federalismo che distrugga l’Italia e mandi a remengo il Meridione; di una riforma fiscale che anziché fondarsi sui “tagli” riesca a battere l’evasione e restituisca non solo i redditi, ma anche i patrimoni alla loro necessaria funzione civica; di un nuovo patriottismo “italianista” ed “europeista”; di prospettive che ci aiutino a battere l’egoismo e a “risentirci popolo”; di una nuova primavera culturale che batta la TV-spazzatura, lo spettacolo-spazzatura, l’editoria-spazzatura; di un nuovo modo di far informazione mediatica, che per esempio ci restituisca la coscienza dei problemi sociali e di quelli di politica internazionale, scomparsi dalla nostra opinione pubblica.

Egoismo-individualismo, ignoranza-disinformazione, nichilismo-immoralismo: queste sono le nostre catene. Se ce ne liberiamo subito, è già tardi. Se indugiamo, siamo finiti. ( Fonte: www.francocardini.net)

Autore: Franco Cardini

Redazioneonline- Osservatorio Nazionale

 
Di redazione (del 15/07/2010 @ 07:29:44, in Osservatorio Nazionale, linkato 348 volte)

Il governo chiede la fiducia in Aula al Senato sulla manovra. Una scelta annunciata da tempo e della quale ieri il premier Silvio Berlusconi ha ribadito la necessità per approvare velocemente il decreto, «come chiesto anche dall'Europa». Adesso ripete il Cavaliere bisogna guardare avanti: «non possiamo limitarci a piangere sui danni causati dalla crisi economica - sottolinea - dobbiamo invece ricercare tutte le strade possibili per accelerare e consolidare la ripresa».

Ma contro la fiducia si scagliano le opposizioni con il Pd che il 16 e 17 luglio tornerà a mobilitarsi con manifestazioni in tutta Italia. «È intollerabile», dice la presidente dei senatori del partito Anna Finocchiaro. La manovra, dice il leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini è «inevitabile» ma è stata «costruita male». Protesterà domani anche la Cgil, con un presidio sotto Palazzo Madama. Epifani ribadisce che anche il maxi emendamento «conferma tutte le valutazioni critiche che hanno portato allo sciopero generale» per una manovra «all'insegna dell'iniquità» nella quale «pagano solo i lavoratori».

La maggioranza difende invece il proprio operato e sottolinea come il provvedimento sia stato ampiamente dibattuto a Palazzo Madama. «La manovra - rivendica il relatore del provvedimento e presidente della commissione Bilancio del Senato Antonio Azzollini - è stata migliorata dal Parlamento e l'ha fatta il Parlamento su input del governo e con orecchie sensibili alle parti sociali e alle altre istituzioni». «È stata discussa in tutte le parti e migliorata», sottolinea anche il sottosegretario all'Economia Alberto Giorgetti. Dopo l'ok di domani di Palazzo Madama il testo passerà alla Camera per un via libera in tempi strettissimi, visto che il decreto è in calendario in Aula per il 26 luglio a soli quattro giorni dalla sua scadenza e le modifiche con un ulteriore passaggio al Senato sono off limits.

Resta nel maxi-emendamento sul quale il ministro per i Rapporti con il Parlamento Elio Vito ha chiesto la fiducia la proroga dei pagamenti delle 'multe lattè voluta dalla Lega. La Cia sarà per questo in piazza il 22 luglio. Nulla di nuovo nemmeno sul fronte dei tagli alle Regioni che vanno dunque all'attacco, anche se rimangono spaccate sulla restituzione delle deleghe. «Dobbiamo terminare la discussione, domani tutti ci incontreremo nuovamente», ha detto il presidente della Conferenza delle Regioni, Vasco Errani. Il tentativo è quello di cercare una posizione comune. Niente di nuovo anche per i tagli alla cultura. Il Pd con il senatore Vincenzo Vita si scaglia contro la soppressione dell'Eti, l'Ente teatrale italiano ma denuncia anche uno «stop di fatto al fondo per l'editoria».

Ritornano invece gli scatti per gli insegnanti. «Sono così spazzati gli equivoci», annuncia il segretario della Cisl Raffaele Bonanni che si attribuisce il risultato («lo si deve solo alla Cisl, no alla protesta sterile e inconcludente di altri»). Salta invece la norma che dava la possibilità di derogare dalla normativa vigente sulla composizione delle classi con alunni disabili che mette un tetto a venti scolari, così come esce dalla manovra il 'pacchettò sull'autotrasporto e gli autotrasportatori della Fita Cna proclamano subito uno sciopero, anche se il ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli annuncia che ci sarà a breve un decreto in materia.

Spuntano infine l'aumento a 120 mesi della rateizzazione delle tasse che gli abruzzesi dovranno riprendere a pagare da gennaio e una serie di 'palettì per la libertà di impresa riguardanti la documentazione relativa alla cittadinanza e sui beni culturali, anche se resta la contestata norma sul silenzio-assenso della conferenza dei servizi sulle autorizzazioni riguardanti il paesaggio. Sulla casse previdenziali private, poi, saltano i tagli inizialmente previsti ma rimangono limiti alle retribuzioni mentre i patrimoni immobiliari vengono messi «sotto tutela» dei ministeri del Lavoro e del Tesoro.

REGIONI SPACCATE La questione della riconsegna delle deleghe della 'Bassaninì al Governo ha finito con lo spaccare le Regioni ma è pur vero che il presidente della Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome Vasco Errani ha intenzione di spendere tutte le energie per trovare una posizione comune. E questo spiega il perchè la Conferenza delle Regioni, riunita nel pomeriggio di oggi, sia durata poco più di due ore e mezza ma i presidenti si siano dati un nuovo appuntamento per domani mattina alle 10. L'obiettivo è quello, probabilmente, di arrivare ad un documento comune, sul quale tutti possano ritrovarsi.

La verità è che il muro opposto da Tremonti davanti al quale si sono infrante le speranze delle Regioni di rendere meno pesanti i tagli previsti dalla manovra (4 mld nel 2011 e 4,5 a partire dal 2012) ha finito per sfaldare il fronte sempre compatto delle Regioni. La restituzione delle deleghe infatti, che i presidenti hanno minacciato alcune settimane fa, è un argomento spinoso dal quale già da giorni i governatori leghisti hanno preso le distanze. Entrando, questa sera, alla seduta della Conferenza, tanto il presidente del Veneto Luca Zaia, quanto il presidente del Piemonte Roberto Cota hanno chiarito di «non avere alcuna intenzione di rimettere le deleghe, anzi di volerne di altre». Zaia è andato oltre, sostenendo di non aver mai approvato il documento delle Regioni nel quale i governatori si dicevano pronti a rimettere le deleghe se la manovra non fosse cambiata. Posizione opposta a quella del collega del Molise e vicepresidente della Conferenza delle Regioni, Michele Iorio (Pdl), il quale oggi ha spiegato che «siamo pronti a restituire alcune deleghe che non sono gestibili, come il trasporto pubblico locale, perchè non ci sono fondi». La presidente del Lazio, Renata Polverini, ha ammesso che la discussione «è complessa» e che si sta lavorando affinchè si arrivi ad un documento unitario. Errani, che in questi ultimi giorni si è speso più volte per sostenere che le Regioni sono unite, stasera con i giornalisti è stato molto conciso: «dobbiamo finire la discussione, solo dopo comunicheremo le decisioni».

LE MISURE Stop ai rinnovi contrattuali e agli stipendi degli statali, tagli ai costi della politica ma anche alle Regioni, nuove norme sulle pensioni e novità per i cittadini abruzzesi colpiti dal terremoto: ecco le misure principali contenute nella manovra correttiva aggiornata con il maxiemendamento presentato oggi dal governo in Senato e sul quale domani sarà votata la fiducia.
STOP CONTRATTI E BLOCCO STIPENDI P.A. - Stop al rinnovo dei contratti, agli aumenti degli stipendi degli statali e al turn-over. Limitazioni per i contratti a termine. Fanno eccezione poliziotti, vigili del fuoco e enti di ricerca.
PROFESSORI E MAGISTRATI - Bloccati gli automatismi stipendiali per il personale non contrattualizzato, tra cui i professori universitari. Per i diplomatici proroga dei trattamenti in servizio. Per le toghe il taglio tocca le indennità. Sì a 61,3 milioni per assunzioni di giovani magistrati.
MINI-AUMENTI BALZELLI PROCESSI - Arrivano una serie di mini-aumenti delle tasse processuali.
TAGLI AI MINISTERI E AUTO BLU - La sforbiciata è del 10%. Arriva anche un giro di vite sulle auto blu.
COSTI POLITICA - Riduzioni di spesa per Palazzo Chigi. Taglio del 10% alle buste paghe dei ministri e sottosegretari che non siano membri del Parlamento. Sforbiciata anche per la politica locale e economie in vista per gli organi costituzionali.
TAGLI A PARTITI - Si riducono i rimborsi elettorali.
MANAGER P.A.- La quota di stipendio che supera i 90.000 è ridotta del 5%, quella che supera i 150mila il 10%.
PENSIONI - Donne della p.a. in pensione a 65 anni dal 2012. Dal 2015 età anagrafica collegata all'aspettativa di vita. Previste le cosiddette 'finestre mobilì, che ritardano la possibilità di lasciare il lavoro.
PIÙ CONTROLLI SU INVALIDI - Torna al 74% la soglia per gli assegni di invalidità. Salgono a 250 mila le verifiche Inps.
TAGLI FAI-DA-TE REGIONI - La sforbiciata resta di 8,5 miliardi ma sarà la Conferenza Stato-regioni a decidere come ripartirli seguendo criteri di 'virtuosità. Tagli anche a Comuni (4 miliardi) e Province (800 milioni).
COMUNI E LOTTA EVASIONE - I comuni che collaboreranno incasseranno il 33% dei tributi statali incassati.
ROMA CAPITALE - Oltre ai 300 mln del Tesoro, 200 mln arrivano tramite un aumento delle tasse di imbarco e un incremento dell'addizionale comunale all'Irpef. A queste risorse si sommano 50 mln per i comuni commissariati. Roma ha maggiore flessibilità sul patto di stabilità interno e può introdurre una tassa di soggiorno per i turisti.
TASSE ABRUZZO - Proroga della sospensione delle tasse per le imprese fino al 20 dicembre. I cittadini avranno 10 anni per la restituzione dei tributi. Il pagamento scatterà dal 2011.
CASE FANTASMA - Entro il 31 dicembre 2010 chi ha un fabbricato non censito dovrà denunciarlo e farlo accatastare.
CATASTO - Accesso dei comuni alle banche dati del Territorio. Nelle compravendite immobiliari per assicurare la conformità delle planimetrie basta un attestato di un tecnico.
SILENZIO-ASSENSO ANCHE SU PAESAGGIO - Esteso all'autorizzazione paesaggistico-territoriale il silenzio-assenso della conferenza dei servizi.
REDDITOMETRO - Entrano nuovi indicatori per risalire dal tenore di vita al reddito guadagnato.
TRACCIABILITÀ - Tetto a 5.000 euro per i pagamenti in contanti. Obbligo di fattura telematica oltre i 3.000.
LIBERTÀ IMPRESA - D'ora in poi basterà una segnalazione per avviare un'attività. I controlli solo ex-post. Dalle nuove regole sono esclusi i documenti relativi all'immigrazione e al patrimonio culturale e paesaggistico .
FISCO E IMPRESE - L'accertamento fiscale sarà esecutivo nei 2 mesi successivi all'atto della notifica. Possibile compensare i crediti nei confronti della p.a. con debiti verso il fisco. Stretta sulle imprese 'apri e chiudì. L'azzera-compensi non si applica alle società.
IRPEF - Slitta il versamento dell'acconto dell'imposta per il 2011 e per il 2012. Previste minori entrate per 2,9 miliardi.
STANGATA ASSICURAZIONI - Resta la tassa sulle assicurazioni. Il governo attende un incremento di gettito di 264 milioni l'anno.
FORZE DELL'ORDINE, FONDI E FESTE 'SALVE" - Arrivano 160 milioni in due anni. Salve dai tagli le feste nazionali.
MINI-NAJA - Stage di 3 settimane per giovani volontari nelle forze armate. La divisa si paga.
SCUOLA - Il 30% dei risparmi potranno essere destinati anche agli scatti di anzianità e di carriera dei prof. Resta il tetto dei 20 alunni previsto per le classi con alunni disabili.
FARMACI - I tagli saranno spalmati su tutta la filiera. Dal 2011 il prezzo degli equivalenti è adeguato alla media Ue.
QUOTE LATTE - Proroga al 31 dicembre il pagamento della rata delle multe 'latte".
FONDAZIONI BANCARIE - Non dovranno effettuare svalutazioni dei titoli tossici.
FONDI IMMOBILIARI CHIUSI - Chi non si adegua alla nuove misure avrà 5 anni per chiudere la liquidazione.
CERTIFICATI VERDI - Il Gse dovrà riacquistare quelli in scadenza, ma la spesa andrà ridotta del 30%.
AUTOTRASPORTO - Salta il pacchetto di misure per il settore.
PEDAGGI - Già scattati i pedaggi su alcune tratte Anas.
TAGLIA-ENTI - Soppressi tra gli altri l'Ente teatrale italiano e quello per la Montagna, l'Isae. ( Fonte: leggo.it)

Redazioneonline- Osservatorio Nazionale

 
Di redazione (del 14/07/2010 @ 17:10:37, in Osservatorio Nazionale, linkato 178 volte)

Il maxiemendamento del Governo alla manovra, sul quale domani il Senato voterà la fiducia, conferma i tagli biennali già previsti dal decreto legge del Governo a carico delle Regioni, pari a 4 miliardi per il 2011 e 4,5 miliardi per il 2012. Il testo conferma anche la modidifica apportata in commissione Bilancio con un emendamento del relatore che concede maggiore 'flessibilità sulla scelta di allocazione dei tagli per le Regioni più 'virtuosè nel rispetto del patto di stabilità interno.

Le riduzioni di spesa «sono ripartite secondo criteri e modalità stabiliti in sede di Conferenza Stato-Regioni entro 90 giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione» del decreto e recepite, «con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, secondo principi che tengano conto dell'adozione di misure idonee ad assicurare il rispetto del patto di stabilità interno e della minore incidenza percentuale della spesa per il personale rispetto alla spesa corrente complessiva, nonchè dell'adozione di azioni di contrasto al fenomeno dei falsi invalidi». Conferma anche i tagli a carico delle Province, pari complessivamente a 800 milioni, di cui 300 milioni nel 2011 e 500 nel 2012, e dei Comuni sopra i 5mila abitanti, che si vedranno ridotte le risorse per complessivi 4 miliardi: 1,5 miliardi per il 2011 e 2,5 miliardi per il 2012. Anche questi tagli saranno ripartiti secondo criteri stabiliti in sede di conferenza Stato-città ed autonomie locali per premiare gli enti più virtuosi che godranno, come le Regioni, di maggiore flessibilità nella scelta dell'allocazione delle riduzioni di spesa.

AUTO BLU, COSTO OLTRE 4 MLD Nel 2010 il parco auto della Pubblica amministrazione si conferma in 90 mila unità per una spesa complessiva di oltre 4 miliardi di euro l'anno. Lo ha reso noto il ministro per la Pubblica amministrazione Renato Brunetta, aggiornando i risultati del monitoraggio sul fenomeno delle auto blu. «Penso si possa spendere la metà facendo le stesse cose», ha commentato Brunetta.

SCUOLA, RESTA TETTO DISABILI Le classi con studenti disabili non potranno avere più di 20 alunni. Il governo cancella con il maxiemendamento la misura, introdotta in commissione Bilancio al Senato durante l'esame della manovra, che prevedeva una deroga al tetto fissato dalla legge

SALTA PACCHETTO AUTOTRASPORTO Salta dal maxiemendamento della manovra il pacchetto di misure relative all'autotrasporto e che erano state aggiunte durante l'esame in commissione Bilancio al Senato.

60 MLN PER ASSUNZIONE MAGISTRATI Ok all'assunzione dei magistrati che hanno già vinto il concorso alla data di entrata in vigore della manovra. Lo prevede il maxiemendamento alla manovra, dove si legge che il ministero della Giustizia «in aggiunta alle facoltà assunzionali previste dalla normativa vigente per l'anno 2010 è autorizzato ad assumere magistrati ordinari vincitori di concorso già concluso alla data di entrata in vigore del presente decreto». Il limite di spesa fissato è pari a 6,6 milioni di euro per il 2010, che salgono a 16 milioni per il 2011, a 19,2 milioni per il 2012 e 19,5 milioni a decorrere dal 2013.

CAMBIA STANGATA ASSICURAZIONI Cambia nuovamente l'impostazione della norma sulle riserve tecniche relative all'rc auto delle assicurazioni con la possibilità che dopo il 2013 le percentuali fissate possano essere riviste con decreto del ministero dell'Economia. La nuova versione, contenuta nel maxiemendamento, è diversa sia rispetto al testo uscito dalla commissione Bilancio sia rispetto alla bozza di 'maxì circolata ieri sera e prevede che «la variazione delle riserve tecniche obbligatorie relative al ramo vita concorre a formare il reddito dell'esercizio per la parte corrispondente al rapporto tra l'ammontare dei ricavi e degli altri proventi che concorrono a formare il reddito d'impresa e l'ammontare complessivo di tutti i ricavi e i proventi, anche se esenti o esclusi, ivi compresa la quota non imponibile dei dividendi di cui all'articolo 89, comma 2 e delle plusvalenze di cui all'articolo 87. In ogni caso, tale rapporto rileva in misura non inferiore al 95% e non superiore al 98,5%». La norma avrà effetto nella misura ridotta del 50%, «anche sul versamento del secondo acconto dell'imposta sul reddito delle società dovuto per il periodo d'imposta in corso alla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto».

QUOTE LATTE, RESTA LA PROROGA Nella manovra resta la proroga del versamento dei tributi per le multe delle quote latte. Il maxiemendamento contiene infatti la norma approvata dalla commissione Bilancio, prevedendo la sospensione dei versamenti, scaduti il 30 giugno, fino al 31 dicembre 2010. Nessuna variazione, quindi, rispetto al testo originale approvato dalla commissione Bilancio.

CARTOLINE DI PROTESTA SUL WEB Cartoline online indirizzate al presidente del Consiglio, ai ministri interessati ed ai capigruppo di Camera e Senato per protestare contro la manovra. È l'iniziativa che oggi porterà avanti la Uil-Fpl, il cui segretario generale, Giovanni Torluccio, spiega in una nota che dopo le iniziative dei giorni scorsi, «oggi proseguiremo con una giornata nazionale di protesta effettuata in modo del tutto nuovo, per far sentire la nostra voce e quella dei lavoratori senza impoverire ulteriormente la loro busta paga e senza creare disservizi ai cittadini». Collegandosi al sito del sindacato, spiega Torluccio, «invieremo cartoline online al Presidente del Consiglio, ai Ministri competenti e ai Capigruppo di Camera e Senato per spiegare i maggiori punti di dissenso ed avanzare le nostre richieste. Ancora una volta - conclude - il lavoratore pubblico dimostra senso di responsabilità e di onorabilità, preferendo la via della contestazione costruttiva e non della protesta fine a sè stessa».

TREMONTI: «NECESSARIA AUSTERITÀ» «Non so se sia una ideologia ma l'austerità certamente è una necessità e una responsabilità». Lo ha detto il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, che all'assemblea di Confcooperative ha sottolineato: «siamo ad un tornante della storia, non solo per noi ma per tutti i paesi». L'austerità, ha aggiunto, «è una necessità che significa solidarietà e responsabilità».

"GRANDE SENSO RESPONSABILITA' BONANNI" «In questi mesi ho visto un uomo di Stato, un uomo che ha il senso profondo della responsabilità politica, in Raffaele Bonanni». Così il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, intervenendo all'assemblea di Confcooperative, si è riferito al leader della Cisl. Lo ha detto dopo aver ringraziato «quanti nel disegno della manovra hanno con forte senso di responsabilità condiviso il senso e la logica di quel cambiamento, di quel passaggio», la necessità di una rottura con il passato, nella direzione del rigore, imposta dalla crisi. ( Fonte: leggo.it)

Redazioneonline- Osservatorio Nazionale

 
Di redazione (del 14/07/2010 @ 09:38:07, in Osservatorio Nazionale, linkato 128 volte)

«Lo studio suggerisce che vi sia stata una associazione importante, coerente e significativa tra esposizione residenziale alle strutture di Radio Vaticana ed eccesso di rischio di malattia per leucemia e linfomi nei bambini (0-14 anni), e che le strutture di MariTele, in modo limitato e additivo, abbiano plausimibilmente contribuito all'incremento di quel rischio».

Queste le conclusioni della perizia epidemiologica di 139 pagine disposta dal gip Zaira Secchi nell'ambito dell'inchiesta avviata per far luce sulle morti per leucemia nella zona di Cesano e La Storta e le onde elettromagnetiche emesse dagli impianti di Radio Vaticana e della Marina Militare. L'accertamento era finalizzato a verificare l'eventuale sussistenza tra i decessi avvenuti tra la fine degli anni Ottanta e i primi anni del 2000 e le onde elettromagnetiche.

Nell'ambito di questo procedimento sono iscritte sul registro degli indagati con l'accusa di omicidio colposo sei persone: per quanto riguarda Radio Vaticana sono Roberto Tucci,) e Costantino Pacifici (oltre a Pasquale Borgomeo morto nel 2009); mentre per il centro della Marina gli ufficiali Gino Bizzarri, Vittorio Emanuele Di Cecco e Roberto Emilio Guarini. Gli esponenti dell'emittente della Sante Sede furono coinvolti in un processo per l'accusa di getto pericoloso di cose per il presunto inquinamento generato dalle onde elettromagnetiche prodotte dall'emittente della Santa Sede.

Questo si concluse il 14 ottobre del 2009, con la II Corte d'Assise che dichiarò di non doversi procedere per intervenuta prescrizione nei confronti di Tucci e per morte del reo per quanto concerne Borgomeo. Secondo gli esami svolti dal professor Andrea Micheli e disposti dal gip nel maggio 2005, «per quanto concerne lo studio di mortalità relativo alle strutture di Radio Vaticana, le condizioni di prova richiesta si sono verificate». In particolare sono stati evidenziati «rischi importanti per i bambini che hanno abitato per più tempo della loro vita nella fascia tra i 6 e i 12 chilometri da Radio Vaticana» e anche «nella fascia siano a 6 chilometri da MariTele». Rischio che è risultato «ancora più evidente nel sottogruppo dei casi con età maggiore di un anno di quanto già non fosse nell'intera casistica».

Secondo gli esperti «suggerisce che l'esposizione di lungo periodo (oltre dieci anni) alle antenne di Radio Vaticana sia stata associata ad un eccesso di mortalità per leucemia». «Tutte le analisi condotte - si legge nella perizia - hanno indicato condizioni di eccesso di rischio di morte su valori oscillanti su tutta l'area di studio, fino a 12 chilometri dall'emittente, con eccessi importanti e significativi, con però mancata evidenza di rischio per gli esposti adulti sino a 5 chilometri dall'emittente». In sintesi «lo studio suggerisce che via stata una associazione importante, coerente e significati tra esposizione residenziale all'emittente ed eccesso di rischio di morte per leucemia». In conclusione, per MariTele, rispetto alla popolazione adulta, le condizioni poste per la verifica della pericolosità non si sono verificate, rispetto ai bambini lo studio, per Radio Vaticana e per la stessa installazione della Marina, ha «evidenziato rischi importanti» per i piccoli che hanno abitato «per più tempo della loro vita nella fascia tra 6 e 12 chilometri» dalla stazione della radio pontificia.

"STUPORE" DEL VATICANO «La Radio Vaticana apprende con stupore» i risultati della perizia disposta dal Gip del Tribunale di Roma, sulle emissioni del centro di Santa Maria Galeria, visto che «la perizia non è stata ancora resa pubblica dal Tribunale». È il commento di Padre Federico Lombardi, direttore di Radio Vaticana, sulle conclusioni della perizia, in base alla quale ci sarebbe «un'associazione importante, coerente e significativa tra esposizione residenziale alle strutture di Radio Vaticana ed eccesso di rischio di malattia per leucemia e linfomi nei bambini». «La Radio Vaticana - assicura padre Lombardi - presenterà al più presto le proprie considerazioni e le controdeduzioni dei propri consulenti tecnici, il prof. Umberto Veronesi e la dott.ssa Susanna Lagorio».

«È bene ricordare - prosegue in una nota padre Lombardi - che secondo la letteratura scientifica internazionale in materia, non è stata mai dimostrata l'esistenza di un nesso di causalità come quello ipotizzato - a quanto sembra - dalle conclusioni della perizia, che non vanno quindi ritenute assodate». Occorre tuttavia ribadire, conclude, «ancora una volta che la Radio Vaticana ha sempre osservato le indicazioni internazionali sulle emissioni elettromagnetiche e, dal 2001, in seguito ad accordo con le competenti autorità italiane, ha osservato i più restrittivi limiti stabiliti dalla sopravvenuta normativa italiana in materia, in modo tale da rispondere attentamente, come dovuto, ad ogni eventuale preoccupazione della popolazione circostante». ( Fonte: leggo.it)

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La fiducia sulla manovra è "un atto di coraggio", l'inchiesta romana sulla cosiddetta P3 "un polverone" che riguarda "4 pensionati sfigati", la legge sulle intercettazioni, poi, è semplicemente "doverosa": è un Silvio Berlusconi in forma quello che è intervenuto stasera alla festa per i 30 anni di Capital. E ha tutta l'intenzione di tranquillizzare il parterre di imprenditori ospiti al Castello Sforzesco. A loro ricorda di essere lui stesso imprenditore e coraggioso e su questo scherza parlando anche dell'inchiesta sull'eolico e sulla P3, in cui è coinvolto tra gli altri il coordinatore del Pdl, Denis Verdini.

"Non succede niente, è un polverone", dice riferendosi a quanto riportato sui giornali negli ultimi giorni. Poi precisa ulteriormente: "non state a leggere i titoli dei giornali. Stamattina hanno parlato di P3: quattro sfigati pensionati che si mettono insieme per cambiare l'Italia. Ma se non ci riesco io...". Non è questo l'unico riferimento alla stampa italiana "pessimista e catastrofista", la cui vera "sentenza" di condanna viene dal numero di copie di giornali vendute ferme ai livelli di 57 anni fa. "Io - ha sottolineato - ho deciso di non comprare e di non leggere più i giornali". Non è la prima volta che il premier dice di seguire il metodo Thatcher, la lady di ferro inglese che si faceva portare solo gli articoli positivi.

"Dissi a Bonaiuti: 'da domani seguiamo il suo metodo - racconta tra le risate del parterre - e per due mesi non ebbi la fortuna di vederlo''. Dei giornali contesta anche la definizione della legge sulle intercettazioni come legge bavaglio, perché si tratta di una norma "doverosa", uguale a una approvata negli anni '90 da un governo di sinistra. Non e' solo la stampa l'oggetto delle critiche del premier ma anche i magistrati che hanno la "sovranità", perché possono far abolire le leggi alla Corte Costituzionale. Secondo Berlusconi i padri costituenti per evitare un nuovo regime hanno fatto in modo di togliere "completamente il potere al governo e al presidente del consiglio e lo hanno dato al capo dello Stato, al Senato e alla Corte Costituzionale. E questo - ha scandito - é un vulnus grave in una democrazia".

Nonostante questa situazione il governo ha presentato una manovra economica efficace. Anzi la decisione di chiedere la fiducia sia alla Camera sia al Senato "non è un atto di arroganza ma di coraggio. Mettiamo a rischio noi stessi e avremo una finanziaria senza mettere mano nelle tasche degli italiani, senza gravare sulle imprese, ma gravando sulle spese esagerate delle istituzioni locali, Regioni, Province e Comuni e dello Stato centrale. Abbiamo una finanziaria che funzionerà. I nostri conti - assicura - tengono

«FUORI DAL PDL CHI SFIDUCIA COSENTINO» Chiunque votasse una mozione di sfiducia dell'opposizione per chiedere le dimissioni di esponenti di governo a seguito di indagini ancora in corso, si porrà automaticamente fuori dal Pdl e dalla maggioranza. È questa la linea che il premier Silvio Berlusconi, secondo quanto riferito da diverse fonti del centrodestra, avrebbe dettato ai vertici del partito dopo che il finiano Italo Bocchino ha chiesto al Pdl di «valutare» le mozioni dell'opposizione.
«Il clima giacobino e giustizialista nel quale alcuni stanno cercando di far ripiombare il nostro Paese non è certo d'aiuto. Ma ancora una volta metterò tutto il mio impegno personale, assieme a quello del Governo e della coalizione da me guidati e legittimati costantemente dal sostegno dei cittadini, per impedire ritorni ad un passato che gli italiani non vogliono più». È quanto afferma il premier in una nota diffusa da palazzo Chigi. «Anzitutto - dichiara il presidente del Consiglio - il Governo ha a cuore l'interesse dei cittadini e perciò intende portare a rapida approvazione la manovra che stabilizzerà il bilancio pubblico come ha chiesto l'Europa, pure in presenza di una situazione migliore dei nostri conti rispetto agli altri partner europei». «Personalmente - prosegue Berlusconi - intendo restare fuori dalle artificiose burrasche scatenate dalla vecchia politica politicante e da quanti, in maniera irresponsabile, giocano una partita personale a svantaggio dell'interesse di tutti. Il clima giacobino e giustizialista nel quale alcuni stanno cercando di far ripiombare il nostro Paese non è certo d'aiuto. Ma ancora una volta metterò tutto il mio impegno personale, assieme a quello del Governo e della coalizione da me guidati e legittimati costantemente dal sostegno dei cittadini, per impedire ritorni ad un passato che gli italiani non vogliono più».

FINIANI ALL'ATTACCO I finiani ribadiscono la richiesta di dimissioni del sottosegretario Nicola Cosentino, e se queste non dovessero arrivare «valuteranno» le eventuali mozioni di sfiducia presentate dalle opposizioni, benchè essi non vogliano votare in dissenso dal gruppo del Pdl. Lo ha detto Italo Bocchino, parlando con i cronisti alla Camera.

I giornalisti hanno chiesto a Bocchino un commento sulle dichiarazioni contro di lui attribuite al premier Berlusconi e da lui smentite: «sono convinto che l'animo liberale di Berlusconi - ha risposto - non può aver detto nè tantomeno pensato queste parole. E infatti è arrivata subito una smentita da Palazzo Chigi». «Se c'è qualcuno su cui bisogna discutere - ha proseguito il vice capogruppo del Pdl alla Camera - sono quei dirigenti che stanno creando un problema all'immagine del Partito per i loro comportamenti e non chi chiede invece pulizia morale all'itnerno del Pdl». Bocchino ha poi ribadito la necessità di un «passo indietro» di Cosentino: «noi siamo convinti - ha spiegato - che questa inchiesta, al di là dei profili penalmente rilevanti che appaiono essere deboli rispetto ad una accusa così complessa, pongono a Berlusconi un problema di opportunità circa la presenza di Verdini al vertice del partito; così come c'è un problema di opportunità sulla presenza di Cosentino al governo e alla guida del partito in Campania». I cronisti hanno quindi chiesto l'atteggiamento dei finiani di fronte ad una mozione di sfiducia delle opposizioni contro Cosentino: «la mozione di sfiducia contro un sottosegretario - ha ricordato Bocchino - non è prevista dai nostri regolamenti. Se ci sarà una mozione delle opposizioni che inviterà il governo a ritirare le deleghe al sottosegretario Cosentino, che è l'unica cosa possibile, questo dovrà essere valutato. Però noi non vogliamo esprimerci in dissenso dal Partito; a quel punto forse è opportunoa una riunione del Gruppo parlamentare, una riunione della direzione nazionale per decidere se Cosentino, alla luce dei documenti e degli atti di cui i giornali hanno ampiamente scritto, resti al governo o meno».

Si tratta di un grave errore politico. Mi auguro solo sia un annuncio estivo: non è così che si difende la legalità». Così il ministro degli Esteri, Franco Frattini, ha risposto ai giornalisti che gli chiedevano un commento sull'affermazione di Bocchino che i finiani «valuteranno» le mozioni di sfiducia contro Cosentino pur non intendendo votare in dissenso dal resto del Pdl.

FURIA BERLUSCONI «È tutta una montatura». Queste le parole con cui il premier, Silvio Berlusconi, ha definito l'inchiesta sul giro di corruzione negli appalti eolici in Sardegna Nell'indagine sono coinvolit anche l’imprenditore Flavio Carboni e il coordinatore del Popolo della Libertà, Denis Verdini . «Le accuse contro Verdini e Carboni sono assurde. Poi non si può mettere in galera un'uomo di 68 anni e con tre by-pass (Carboni),. Sono le solite menzogne dei giornali».

FRANCESCHINI: «VIA COSENTINO E CALIENDO» «Sembra di essere alla fine di un impero in cui tutto crolla e soprattutto in cui cala il livello di rigore che ogni uomo politico deve sempre mantenere. Per questo noi riteniamo che i sottosegretari Caliendo e Cosentino debbano andarsene via immediatamente, debbano dimettersi». Lo ha detto il capogruppo del Pd alla Camera, Dario Franceschini parlando con i cronisti a Montecitorio. Il Pd ha presentato una interrogazione urgente, ha detto Franceschini, in cui si chiedono le dimissioni di Cosentino e Caliendo, e se queste non arrivassero il Pd presenterà una mozione di sfiducia. «Se non si dimetteranno - ha detto Franceschini - noi non esiteremo a ricorrere a tutte le vie parlamentari per portare a questo risultato». I giornalisti hanno chiesto se il Pd sottoscriverà la mozione di sfiducia preannunicata da Idv contro Cosentino: «secondo i regolamenti della Camera - ha sottolineato Franceschini - una mozione di sfiducia si può presentare solo contro un ministro, e va immediatamente discussa in aula. Si può però presentare una mozione in cui si chiede al Governo di far dimettere il sottosegretario, e va calendarizzata in Aula secondo i tempi di una normale mozione». «Noi intanto - ha spiegato - abbiamo presentato un interrogazione urgente per il Question time di domani in cui si chiedono le dimissioni. Se queste non arriveranno spiamo pronti alla mozione di sfiducia assieme a tutti quelli che la vorranno fare».

BOCCHINO: «VALUTEREMO SFIDUCIA PER COSENTINO» I finiani ribadiscono la richiesta di dimissioni del sottosegretario Nicola Cosentino, e se queste non dovessero arrivare «valuteranno» le eventuali mozioni di sfiducia presentate dalle opposizioni, benchè essi non vogliano votare in dissenso dal gruppo del Pdl. Lo ha detto Italo Bocchino, parlando con i cronisti alla Camera.

CSM DECIDE SU MARRA Il vice presidente del Consiglio Superiore della Magistratura, Nicola Mancino, ha convocato per questo pomeriggio il Comitato di Presidenza per l'esame della richiesta di apertura davanti alla Prima Commissione di una pratica avente ad oggetto ipotesi di incompatibilità ambientale nella sede giudiziaria di Milano. Lo rende noto un comunicato del Csm, che si riferisce alla posizione del presidente della corte d'Appello milanese, Alfonso Marra, il cui nome è apparso nell'inchiesta sull'eolico. Era stata la prima commissione di palazzo dei Marescialli a chiedere ieri di aprire la pratica.

FRATTINI: «NON SI PROTEGGONO I COLPEVOLI» Il partito «si atterrà a una regola molto chiara, che è quella del garantismo e di attendere le decisioni dei magistrati». Lo ha detto il ministro degli Esteri Franco Frattini parlando del coordinatore Pdl Denis Verdini, indagato nell'ambito dell'inchiesta sulla cosiddetta 'P3'. Il titolare della Farnesina ha inoltre ricordato «il secondo pilastro di questa regola, che è quella che il premier Berlusconi disse qualche tempo fa, chiarendo che chi ha commesso atti illeciti non può essere coperto, nè protetto». Il ministro, a margine di un incontro a Milano, ha poi aggiunto che «questo deve accadere in un quadro di garanzia e non con anticipazioni giudiziarie o con processi mediatici, perchè questo è il contrario dello Stato di diritto».

INDAGATI DELL'UTRI E COSENTINO Anche il senatore del Pdl Marcello Dell'Utri e il sottosegretario all'economia Nicola Cosentino sono indagati a Roma nell'ambito dell'inchiesta sulla cosidetta P3 nata da uno stralcio dell'indagine degli appalti sull'eolico in Sardegna. Dell'Utri e Cosentino sono accusati di associazione a delinquere e violazione della legge Anselmi sulla costituzione delle associazioni segrete.
Cosentino è indagato per l'episodio della candidatura sostenuta dal gruppo di Carboni alla presidenza della regione Campania e per la diffamazione ai danni del governatore della Campania, Stefano Caldoro. Tra gli episodi contestati anche le pressioni alla corte di Cassazione per anticipare l'udienza sulla discussione in merito alla misura cautelare emessa nei confronti di Cosentino dalla procura di Napoli. Pressioni esercitate per conto della presunta associazione segreta da Lombardi nel tentativo di salvare la candidatura di Cosentino alla presidenza della regione Campania. A Dell'Ultri è contestata, tra l'altro, la partecipazione alla cena a casa del coordinatore del Pdl, Denis Verdini, a Roma nel settembre dello scorso anno. Incontro a cui presero parte, oltre al gruppo Carboni, il sottosegretario Giacomo Caliendo, il magistrato, Antonio Martone, il capo degli ispettori del Ministero della Giustizia, Arcibaldo Miller . Le posizioni di questi ultimi sono ora al vaglio degli inquirenti romani. Il nome di Dell'Ultri compare anche tra coloro che avrebbero preso parte a riunioni, svolte a Roma e in Sardegna nel dicembre scorso, con Carboni, Verdini e il presidente della Regione Sardegna, Ugo Cappellacci, per gli appalti sull'energia alternativa.

Gli arrestati dalla Procura di Roma, nell'ambito dell'inchiesta stralcio sugli appalti per l'eolico, l'imprenditore Flavio Carboni, l'ex esponente della Dc campana, Pasquale Lombardi e l'imprenditore napoletano, Arcangelo Martino, intendevano avvicinare anche i magistrati di Firenze che indagavano sul G8 e sugli altri eventi affidati alla Protezione civile. Il dato emerge dall'ordinanza dei provvedimenti di custodia cautelare emessa dalla procura capitolina.

Secondo i magistrati romani, Flavio Carboni, Arcangelo Martino e Raffaele Lombardi utilizzavano l'associazione culturale «Centro studi giuridici per l'integrazione europea Diritti e Libertà» come strumento «per acquisire e rafforzare utili conoscenze nell'ambiente della politica e della magistratura». Tra le iniziative, poi annullate in seguito al fallito intervento di fare accogliere il ricorso elettorale della lista «Per la Lombardia» di Roberto Formigoni, organizzate tramite l'associazione culturale, «l'invito al convegno milanese programmato per il marzo 2010 (e poi annullato) rivolto ai magistrati della Procura di Firenze dopo l'esecuzione di alcune misure cautelari ad opera di quell'ufficio - si legge - , nel mese di febbraio 2010, in relazione ad alcune ipotesi di reato che coinvolgevano rappresentanti della pubblica amministrazione, del mondo politico e dell'imprenditoria».

BOCCHINO: «PREMIER FARÀ DIMETTERE COSENTINO» «Il caso Cosentino finirà come il caso Brancher: Berlusconi lo farà dimettere prima. È inevitabile, perchè Berlusconi è diverso da tutto questo. Tra l'altro, è stato vittima di questa banda». Lo dice, in una intervista al Riformista, il finiano Italo Bocchino che si dice «scioccato: chiedono a me -sottolinea- di spiegare quello che c'è scritto negli atti giudiziari e non lo chiedono a Denis Verdini, Marcello Dell'Utri e Nicola Cosentino». Bocchino replica anche a Fabrizio Cicchitto e Sandro Bondi, che lo hanno accusato di 'degradò e 'spregiudicatezzà.

«Nessun degrado o spregiudicatezza. Ci sono atti della magistratura che secondo me, pur non comportando, mi auguro, nulla di penalmente rilevante per Verdini, pongono un problema di opportunità politica. Piuttosto, loro difendono un'oligarchia perchè ne fanno parte e vogliono continuare a gestire il potere». Cosentino e Dell'Utri risultano indagati. «Cicchitto e Bondi -afferma Bocchino- anzichè chiedere a me, chiedano a loro di spiegare. Sono mesi che domandiamo che Cosentino venga destituito da coordinatore regionale in Campania, ma Verdini lo difende con le unghie e con i denti. Non capivamo il perchè: ra si vede in che situazione ci troveremmo se Verdini avesse davvero messo Cosentino a fare il presidente della Regione».

BERSANI: «ALTRO CHE WATERGATE» «A noi il Watergate ci fa un baffo... Strutturalmente, malcostume e corruzione sono mali endemici. Qui, però, all'ombra del potere politico-mediatico di Berlusconi si sono creati meccanismi laterali alle amministrazioni. La legislazione speciale, le eccezioni alle regole per una nobile causa, sono diventate l'autostrada per la corruzione». Lo afferma il segretario del Pd Pierluigi Bersani in una intervista a La Repubblica. E Verdini? «Un responsabile politico di partito -risponde Bersani- deve trarre le conseguenze da una situazione così. Poi, se il partito vuole farsi raffigurare con il volto di Verdini, affari loro. Sinceramente mi preoccupo di più quando apprendo delle manfrine esercitate su organi istituzionali e delle pressioni messe in atto sul programma per gli interventi pubblici. Anche qui bisogna affidarsi ai giudici».

IL PD: "E' UN TERREMOTO" «Senatori, sottosegretari, coordinatori del partito, presidenti e assessori regionali indagati in inchieste giudiziarie che mostrano al paese una terribile connessione tra affare- malaffare-politica e Berlusconi deve preoccuparsi di scagionare alcuni suoi fedelissimi quali Carfagna, Gelmini, Prestigiacomo e Frattini dall'accusa di correntismo». Lo sottolinea Michele Ventura, vicepresidente vicario dei deputati del Pd. «Ferma restando - afferma Ventura - anche nell'inchiesta sull'eolico in Sardegna, la presunzione d'innocenza per chiunque sia sottoposto a indagini, resta lo sconcerto che di fronte a un'indagine dai risvolti inquietanti che travolge esponenti potentissimi del suo partito, Berlusconi parli d'altro». ( Fonte: leggo.it)

Redazioneonline- Osservatorio Nazionale

 
Di redazione (del 14/07/2010 @ 09:28:04, in Osservatorio Nazionale, linkato 134 volte)

L'appalto per i lavori nella caserma dei servizi segreti gonfiato per pagare la ristrutturazione della casa del ministro di fronte al Colosseo, compresi gli interventi di piccola manutenzione: la procura di Perugia che indaga sulla 'criccà degli appalti aggiunge un nuovo tassello al filone d'indagine che riguarda Claudio Scajola.

I riscontri all'ipotesi investigativa che i magistrati Sergio Sottani ed Alessia Tavarnesi stavano cercando già da un mese, sono arrivati in questi giorni, in seguito agli accertamenti svolti dalla Guardia di Finanza, che ha sentito una serie di piccoli imprenditori che all'epoca dei fatti ottennero in subappalto la commessa per i lavori alla caserma Zignani, una delle sedi dell'allora Sisde (oggi Aisi) in piazza Zama, a Roma. Sarebbero stati loro, secondo quanto si apprende, a confermare che gli appalti per quella ristrutturazione furono gonfiati proprio per pagare i lavori nell'appartamento dell'ex ministro in via del Fagutale 2. Nessun elemento utile, invece, sarebbe emerso dai documenti relativi agli appalti della Zignani prelevati nella sede dell'Aisi.

La 'provà che i costi della Zignani furono 'gonfiatì, insomma, sarebbe arrivata dalle testimonianze diritte di chi quei lavori ha effettuato: non le imprese di Diego Anemone - l'imprenditore ritenuto al centro della 'criccà degli appaltì - a cui recentemente il Gip di Perugia ha vietato di contrarre appalti con la pubblica amministrazione per otto mesi, ma piccole aziende che hanno lavorato per lui in subappalto. Testimonianze che i magistrati hanno incrociato con quelle fornite dallo stesso servizio segreto civile.

L'Aisi ha infatti inviato nei giorni scorsi un corposo fascicolo in procura a Perugia proprio relativo ai lavori realizzati nelle loro sedi: e dalle carte sarebbe emerso che con l'arrivo all'allora Sisde del generale Francesco Pittorru - 'beneficiariò, secondo gli inquirenti di due appartamenti pagati in parte con i soldi di Diego Anemone - gli appalti sarebbero stati 'gonfiatì. L'appartamento in via del Fagutale 2, 180 metri quadri al primo piano con vista Colosseo, fu comprato da Claudio Scajola il 6 luglio 2004 dalle sorelle Barbara e Beatrice Papa e pagato ufficialmente 610mila euro.

Secondo la procura però quell'appartamento fu pagato in realtà un milione e 700mila euro e la differenza di 900mila euro fu messa da Diego Anemone, attraverso l'architetto Angelo Zampolini. Quest'ultimo, sentito più volte dai magistrati, ha confermato sottolineando di esser stato lui a consegnare i 900mila euro, in ottanta assegni circolari della Deutsche Bank, alle sorelle Papa. Anche queste ultime hanno confermato, consegnando ai pm le fotocopie di quegli assegni. ( Fonte: leggo.it)

Redazioneonline- Osservatorio Nazionale

 

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