I dati sul consumo dei farmaci in Italia contenuti nel Rapporto OsMed 2009 descrivono un fenomeno da vero e proprio boom: +60% in 10 anni, un incremento continuo e incontrastato che porta alla luce una allarmante tendenza e che invita alla riflessione sulle molteplici connessioni che genera.
Secondo il rapporto, redatto dall'Istituto Superiore di Sanità e presentato nelle scorse settimane, tutti i giorni vengono prescritte 926 medicine ogni 1000 italiani: verrebbe da dire che "la pasticca quotidiana" sostituisce la vecchia "mela al giorno" nella moderna versione di un vecchio adagio...
La tendenza è giustificata solo in parte dall'invecchiamento della popolazione, se si considera che l'incremento rispetto al 2008 riguarda sostanzialmente tutte le categorie terapeutiche e se si considera che l'80% dei bambini sotto i 14 anni riceve ogni anno almeno una prescrizione (in particolare di antibiotici).
Gli aumenti più vistosi interessano in particolare le categorie dei gastrointestinali (+7,9%), dei farmaci per il sistema nervoso (+4,2%) e degli ematologici (+3,3%). Colpa anche della crisi, pare, che contribuisce ad accrescere un malessere psichico e fisico in larghe fasce della popolazione, soprattutto donne e soprattutto al sud. Ma non solo.
Tra le cause di questo "consumismo sanitario" possono essere rintracciati almeno altri due fattori: il taglio dei prezzi dei farmaci (i cosiddetti equivalenti) e la diffusa reperibilità dei prodotti non soggetti a prescrizione, in vendita da qualche tempo anche nei supermercati. Proprio per questo tipo di medicinali il rapporto registra per la Toscana una spesa privata (cioè legata all'acquisto diretto) superiore alla media nazionale.
Forse però, sarebbe più utile conoscere i dati sull'assunzione effettiva, quando è chiaro che i dati a disposizione si riferiscono solo all'acquisto. Perché anche per i farmaci (così come per la maggior parte degli oggetti di uso quotidiano), all'acquisto non è detto che corrisponda sempre il "consumo", per cui è plausibile ipotizzare che nelle nostre case ci sia un accumulo di avanzi di sciroppi, antibiotici, pasticche, compresse effervescenti che prima o poi, inesorabilmente, diventeranno rifiuti.
Dunque tra le tante conseguenze dirette (ad es. l'aumento della spesa pubblica) o indirette della crescita di questo trend, ci sono anche i problemi legati alla loro gestione a "fine vita", ovvero alla loro raccolta differenziata e al loro corretto trattamento, che la normativa individua nell'incenerimento obbligatorio.
Si tratta di rifiuti speciali e per circa un terzo di rifiuti speciali pericolosi (quelli che contengono sostanze come le tetracicline), e non a caso anche per questi si è registrata negli ultimi anni una crescita nelle quantità da trattare. Ad esempio in Toscana si è passati dalle 530 tonnellate raccolte nel 2007 alle 710 tonnellate del 2008, secondo quanto rilevato dall'Arpat (il dato include anche farmaci per uso veterinario che incidono per lo 0,4% sul totale). Questi quantitativi sono registrati su produttori, farmacie, Usl e anche sulla raccolta differenziata urbana. Ma a questo conteggio sfuggono i quantitativi che ancora oggi finiscono nei contenitori per la raccolta indifferenziata dei rifiuti urbani, subendo trattamenti non adeguati in fase di smaltimento. ( Fonte: greenreport.it)
vorrei portare a conoscenza dei suoi lettori quanto mi è stato inviato dalla Dott.ssa Patrizia Gentilini medico-oncologo dell’ISDE che qui sotto riporto:
“da un studio epidemiologico di recente pubblicato ( Occup Environ Med 2010; 67, 493-499), condotto in Francia emerge l’insorgenza di malformazioni al tratto urinario in bambini nati da madri esposte prima del concepimento o nelle primissime fasi della gravidanza ad emissioni di impianti di incenerimento di rifiuti.
Lo studio ha identificato 304 casi di malformazioni di questo tipo diagnosticate nel periodo 2001- 2003 nel sud est della Francia ove sono attivi 21 inceneritori ed ha evidenziato, entro 10 km dalla fonte ed in base all’esposizione a diossine calcolata su un modello di ricaduta, un rischio di insorgenza di malformazioni variabile da tre a quasi sei volte l’atteso.
Ancor più interessante dello studio stesso è però l’editoriale che compare nella prestigiosa rivista scientifica in cui lo studio è pubblicato ed in cui si afferma ciò che ormai da anni noi medici ( e fortunatamente non solo noi) andiamo dicendo e cioè che questi impianti, oltre che immettere fumi in atmosfera, producono ceneri tossiche che da qualche parte vanno collocate, contribuiscono al riscaldamento globale e, soprattutto, una volta costruiti, vanno alimentati con rifiuti ed ostacolano quindi il diffondersi di pratiche molto più virtuose quali la riduzione, il recupero/ riciclo ecc.
I danni che gli inceneritori provocano sono ormai indiscutibilmente riconosciuti; nello studio condotto in prossimità dei due inceneritori di Forlì non sono state purtroppo indagate le malformazioni; tuttavia, nel livello sub-massimale di esposizione, il più popolato, si è avuto un incremento del rischio di abortività spontanea del 44%. Malformazioni ed abortività spontanea sono eventi strettamente correlati in quanto quest’ultima riflette l’azione nociva sull’embrione e sul feto delle sostanze tossiche cui la madre è esposta e che, qualora non si arrivi all’aborto, può esitare in malformazioni.
Comunque, sempre dallo studio condotto in prossimità degli impianti a Forlì, si documenta, nel livello di esposizione citato e nelle sole donne, un aumento di ricoveri per: malattie renali (oltre il 200% ) infarto, infezioni respiratorie, scompenso cardiaco ed un aumento di morte per tumori ( stomaco, colon retto, polmone, sarcomi, linfoma di Hodgkin, vescica, cervello, leucemie) e complessivamente nell'intera area esaminata ben 116 decessi oltre l'atteso fra le donne nei 13 anni presi in esame.
Tutto ciò non deve stupire se si pensa che nelle emissioni di questi impianti, nonostante l’utilizzo di tecnologie adeguate, sono comunque presenti inquinanti di ogni specie ( dal particolato, ai metalli pesanti, alle diossine). Del resto, da quanto di recente emerso sulla stampa, anche l'inceneritore di Montale non è stato da meno, se si sono registrati ben 152 morti per cancro in eccesso nei soli Comuni di Montale ed Agliana ( di Montemurlo, l'altro comune soggetto alle ricadute, non sono disponibili i dati)
E infine c’è davvero bisogno di continuare a fare studi per avvalorare ciò che il semplice e comune buon senso indica?
Perché continuare a spargere veleni, tanti o pochi che siano, quando ne possiamo fare assolutamente a meno ?”
Dott.ssa Patrizia Gentilini
Quanto sopra detto è estremamente semplice da comprendere e fa emergere in noi il sospetto atroce che qualcuno possa candidamente speculare e trarre un qualche profitto a discapito della gente, pertanto invito le istituzioni e le autorità preposte a vigilare affinché la nostra salute sia davvero il bene da difendere.
Sulla scia delle dichiarazioni di uno psichiatra negli Stati Uniti, secondo il quale, a causa di "un grave, ma non diagnosticato" disordine bipolare, avrebbe fabbricato dati e falsificato la sua ricerca sulle malattie mentali, nei tribunali è emerso un altro caso nel quale gli psichiatri affermano che erano pazzi quando hanno inventato la malattia mentale.
Gli avvocati della difesa che rappresentano 10.000 psichiatri sotto processo per la più grande frode nella storia della salute mentale, oggi affermano che i loro clienti sono affetti da una malattia mentale fino a quel momento non diagnosticata (Psychobabblorexia) quando accidentalmente hanno fabbricato 300 false malattie mentali e fatto pensare che loro fossero veri e propri medici.
Laureati in numerose scuole psichiatriche come la Otto Von Bismarck Institute of Brain Hygiene, il Drug-U-Like Emporium, gli imputati presto si sono affermati come esperti in prescrizioni, uccidendo celebrità, sradicando la genitorialità e l'istruzione e convincendo le persone che sono mentalmente malate.
Nel 2010 sono riusciti a pubblicare 5 milioni di articoli di giornale per convincere tutta la popolazione che non poteva mangiare, respirare, fare la pipì o pensare senza l'aiuto di farmaci.
Hanno apportato un cambiamento importante nel trattamento degli esseri umani, in particolare la visione di ogni comportamento umano ad eccezione di tortura, genocidio e terrorismo. Infatti, il cervello è stato accusato di tutto e considerato una sorta di delusione in modo che nessuno fosse molto intransigente quando hanno proceduto a tagliare e abusare in altro modo l'organo incriminato.
Ma l'anno scorso un giro di routine del Brain-U-Like Institute, da parte di un gruppo di alunni di dieci anni, ha portato alla luce alcune incongruenze nella ricerca che gli psichiatri avevano usato per stabilire la schiera dei disturbi mentali di cui sopra, la discrepanza principale nella ricerca è che in realtà non era stata fatta.
Le voci nel Manuale Diagnostico e Statistico della psichiatria che si basano sulla ricerca immaginaria sono ormai ritirate, riducendo il manuale, fino a quel momento di 500 pagine, a un opuscolo A4. Molti hanno salutato questa nuova versione semplificata del DSM come una svolta e la pubblicazione della psichiatria più scientifica fino ad oggi.
Gli psichiatri hanno patteggiato per rimborsare 3 miliardi di dollari di finanziamenti ottenuti disonestamente dai governi.
Tentando di avere una condanna più mite per i loro clienti, gli avvocati della difesa hanno dichiarato che le cause della fabbricazione di malattie mentali che non esistono e la frode di un sacco di soldi dei governi e fondi di assicurazione medica, sarebbero delle malattie mentali non diagnosticate ai loro clienti.
Essi sostengono che erano mentalmente malati fuori di testa quando hanno commesso atti di vandalismo contro milioni di persone. Eppure i colleghi psichiatri nel governo e nell'industria farmaceutica mettono in dubbio questa storia.
"Per quanto ne so", ha detto un portavoce: "Nessuno nel governo era consapevole che la psichiatria ha sbagliato qualcosa. Abbiamo attribuito le crescenti statistiche di criminalità, droga e analfabetismo alla vera e propria caparbietà del cittadino medio".
Al 334 giorno del processo, il giudice ha chiesto come mai nessuno aveva parlato prima di “questa cosa della malattia mentale”.
L'avvocato della difesa ha sostenuto che la psichiatria aveva scoperto l'esistenza della nuova malattia mentale, psychobabblorexia, solo ieri all'ora di pranzo.
"Hanno fatto una buona cosa", ha detto "perché sembra che abbiamo fra le mani una specie di epidemia".
Il Comitato dei Cittadini per i Diritti umani consiglia di richiedere approfondite analisi mediche che rilevino alterazioni o disfunzioni organiche e di far rispettare il completo consenso informato sulle possibili terapie ed effetti delle stesse.
Dopo un anno di allarmi, tensioni, panico e polemiche intorno ai vaccini, è finita. Il 10 agosto scorso L'Organizzazione mondiale della Sanità, attraverso il direttore generale Margaret Chan, ha annunciato che "il mondo non è più nella fase sei di allerta, ora ci stiamo muovendo nel periodo post-pandemico". Il virus H1N1, "ha in gran parte fatto il suo corso", ha aggiunto Chan durante una teleconferenza, spiegando che l'emergenza sanitaria internazionale "non è più valida".
La fase 6 sulla scala dei livelli per l'allarme di una pandemia corrisponde alla diffusione globale della malattia. In questo senso, Keiji Fukuda, responsabile per H1N1 dell'Oms, ha evidenziato che il virus A/H1N1 non è più ritenuto in grado di provocare un'altra pandemia, anche se potrebbero verificarsi focolai più gravi in alcuni paesi. L'influenza suina ha ucciso oltre 18.449 persone e infettato 214 paesi da quando venne scoperta in Messico e poi negli Stati nell'aprile del 2009.
Chan ha spiegato che è "estremamente importante mantenere una costante vigilanza" aggiungendo che la "buona fortuna" ha giocato una parte importante nel declino del virus. Anche se i focolai sono notevolmente diminuiti, Fukuda ha aggiunto che giovani e gruppi vulnerabili di persone, come le donne incinta mantengono un rischio maggiore di contrarre la malattia in modo più grave. In ogni caso, dal prossimo inverno il virus sarà trattato come tutti gli altri e i vaccini per la normale influenza stagionale ora includono anche quella contro la suina A/H1N1.
In realtà, ancora adesso sono in molti a sostenere che l'emergenza è stata fittizia o meglio non vi è mai stata, tanto che l'OMS ha dovuto più volte difendersi dall'accusa di conflitto di interesse ed il numero di morti non è stato quello di una pandemia.
Come si comporterà ora l'Italia? Arriverà fra poche settimane un vaccino triplo e la campagna di immunizzazione sarà anticipata rispetto agli scorsi anni di almeno un mese, a partire dal primo ottobre. Una circolare del ministero della Salute indica che il nuovo vaccino sarà unico e conterrà tre ceppi: quello dell'influenza pandemica A H1N1, quello del virus H3N2 ed il virus B, così come indicato lo scorso febbraio dall'Oms. I vaccini sono già in produzione e arriveranno, appunto, con questa formulazione. Una sola iniezione basterà quindi a proteggersi contro dalle diverse forme influenzali, al contrario dello scorso anno quando era necessario vaccinarsi separatamente contro l'influenza A e contro quella stagionale.
La campagna di vaccinazione stagionale è promossa dal Servizio sanitario nazionale ed è rivolta principalmente ai soggetti classificati e individuati a rischio di complicanze severe, e a volte letali, in caso contraggano l'influenza e alle persone non a rischio che svolgano attività di particolare valenza sociale. L'offerta di vaccino a queste categorie è gratuita e attiva da parte delle Regioni e Province Autonome.
L'elenco delle categorie cui offrire prioritariamente la vaccinazione, le altre misure preventive nei confronti dell'infezione, insieme ad altre informazioni e alle indicazioni per la sorveglianza delle sindromi simil-influenzali e dei virus influenzali circolanti in Italia, sono visionabili nella circolare pubblicata sul sito www.salute.gov.it.
Ci auguriamo più chiarezza per quanto riguarda la presunta, prossima ondata, dopo un anno in cui siamo stati bombardati da tanta informazione e da ancor più disinformazione, con per un medico che andava in tv, molteplici filmati apparivano su youtube che negavano quanto appena sentito. E poi comunicati di ministri, enti internazionali, super esperti e virologi, col risultato di aver intaccato l'immagine stessa dell'OMS, considerata sino a ieri a prova di bomba. ( Fonte: americaoggi.info)
Gli Stati Uniti hanno detto sì alla pillola per la contraccezione d'emergenza che funziona fino a cinque giorni dopo un rapporto sessuale non protetto. La Food and Drug Administration ha autorizzato la sua vendita, dietro prescrizione medica, nella tarda notte di venerdì. Il via libera alla commercializzazione è arrivato dopo che "due sperimentazioni cliniche hanno dimostrato che era sicura ed efficace", ha precisato l'ente federale Usa, sottolineando però che la pillola, prodotta dalla francese HRA Pharma, "non deve essere utilizzata come un comune contraccettivo".
La pillola dei cinque giorni dopo, a base di ulipristal acetato (Ua), è considerata dagli esperti più efficace nello scongiurare gravidanze rispetto a quella 'del giorno dopo', basata su levonorgestrel. A differenza della pillola del giorno dopo, che può essere presa entro 72 ore dal rapporto sessuale a rischio e la cui efficacia decresce ogni 12 ore, la pillola basata sull'ulipristal acetato non ha evidenziato finora perdite di efficacia nell'arco dei cinque giorni in cui può essere somministrata.
Studi condotti in Gran Bretagna, i cui risultati sono stati resi noti dalla rivista Lancet nel gennaio scorso, hanno dimostrato che il rischio di gravidanza con ulipristal si è ridotto fino a due terzi rispetto al levonorgestrel. Gli effetti collaterali, prevalentemente mal di testa, nausea e dolori addominali, sono stati definiti "da leggeri a moderati". La commercializzazione della pillola dei cinque giorni dopo potrebbe comunque rianimare il dibattito, non solo negli Usa, sulla natura della pillola del giorno dopo, considerata da molti come un farmaco abortivo e non anticoncezionale, fino a spingere parte dei farmacisti a invocare l'obiezione di coscienza per non essere costretti a venderla. In Europa la pillola dei cinque giorni dopo ha ricevuto l'autorizzazione dell'autorità farmacologica europea (Emea) a marzo dello scorso anno ed è già reperibile in Gran Bretagna, Francia, Germania e Spagna.
In Italia HRA Pharma ha presentato all'Agenzia italiana del farmaco (Aifa) la richiesta del via libera per mettere in commercio il farmaco nel gennaio di quest'anno, ma a maggio scorso il ministro della Salute, Ferruccio Fazio, durante un question time alla Camera ha annunciato che la decisione dell'Aifa era stata sospesa "in attesa del parere degli esperti circa la sua sicurezza e compatibilità con le leggi sull'aborto e la contraccezione".
Fazio ha fatto inoltre sapere che, una volta acquisita la valutazione della commissione tecnica-scientifica dell'Aifa chiederà un parere del Consiglio superiore di Sanità sulla "compatibilità del farmaco con la normativa vigente e che sia escluso con certezza che agisca dopo il concepimento". Secondo il farmacologo Silvio Garattini, l'Aifa può "prendere tempo" sulla pillola dei cinque giorni dopo, ma "alla fine dovrà dare l'ok alla commercializzazione". "In quanto membro dell'Ema, anche l'Italia si è espressa a favore della commercializzazione del farmaco - ha spiegato Garattini - e di conseguenza è obbligata a dare il via libera alla commercializzazione".
La procedura prevede che, nel caso in cui l'azienda presenti la richiesta di autorizzazione all'Aifa, ha diritto ad avere l'autorizzazione entro 90 giorni. Il via libera, osserva Garattini, "può ritardare, ma alla fine deve arrivare. E' invece un'altra storia se ci sarà o meno rimborsabilità". ( Fonte: americaoggi.info)
Il Dottor Breggin, un'autorità internazionale della psichiatria medica, ha affermato nel suo libro “Trattamenti psichiatrici di disabilitazione del cervello” (pag. 12) che: “ gli psicofarmaci raggiungono i loro effetti primari o essenziali causando una disfunzione del cervello e tendono a causare più danni che bene” .
“Gli psicofarmaci non sono un trattamento specifico per nessun particolare disordine mentale. Invece di correggere gli squilibri biochimici, gli psicofarmaci talvolta li peggiorano permanentemente. I danneggiamenti celebrali e le disfunzioni, quale che sia la causa, includendo incidenti o infermità, portano sovente ad uno stato non recuperabile e rifiuto ma è solo nella psichiatria che danno e disfunzione sono usati come trattamento per produrre questi effetti disabilitanti”.
Le intuizioni che il Dr Breggin ha esposto sono scioccanti per il pubblico generale. Le infermità psichiatriche non sono infermità mediche e perciò non si ha una malattia da curare. Gli psichiatri sfruttano l’ignoranza delle persone e diffondono in quantità epidemica bugie, come il fatto che le malattie genetiche sono la causa delle infermità mentali o l'origine biochimica dei disturbi mentali.
Negli anni passati, l’ipotetica teoria degli sbilanciamenti biochimici è stata presentata al pubblico come una verità medica stabilita e ciò ha causato un eccessiva crescita del mercato degli psicofarmaci ed uno spiacevole sminuire delle terapie senza psicofarmaci per la maggior parte dei pazienti. Gli psicofarmaci hanno giocato un ruolo veramente limitato nel campo della salute mentale eppure vengono somministrati indiscriminatamente alle persone.
Tutti gli psicofarmaci sono di base neurotossine ed è per questo che causano sintomi e problemi come la bocca asciutta, visione offuscata, letargia, capogiri, difficoltà di pensiero, irregolarità nel ciclo mestruale, ritenzioni urinarie, palpitazioni del cuore, deficienze cognitive e conseguenze avverse nelle disfunzioni neurologiche. I farmaci placebo o le pillole di zucchero non causano mai questi sintomi.
Gli psicofarmaci più comunemente usati sono quelli chiamati tranquillanti minori ed includono Valium, Librium, Xanax e Halciol. Gli psichiatri che li prescrivono affermano che questi abbiano effetti anti-ansia.
Nel suo libro “La psichiatria tossica” 1991- capitolo 11, lo psichiatra Dr. Peter Breggin presume che il contrario è più vicino alla verità, per tutti o quasi tutti gli psicofarmaci.
Quelli chiamati tranquillanti minori non curano niente ma sono unicamente droghe per la disabilitazione del cervello. Riferendosi ai tranquillanti minori Breggin afferma che, come per quasi tutti i farmaci psichiatrici, l’uso dei farmaci col tempo causa un aumento dei sintomi che questi dovrebbero migliorare (pagina 246).
I disordini neurologici, includendo le sfigurazioni facciali o dell’intero corpo, indicano un potenziale danneggiamento del cervello e sono aumentate nei pazienti in trattamento farmacologico.
Un gruppo di ricerca della scuola di medicina universitaria dello stato del Wayne ha osservato i bambini con disordini compulsivi ossessivi prima e dopo che gli venisse somministrato il Paxil. L’anti-depressivo SSRI causa un restringimento dei tessuti celebrali nell’area del talamo. In uno studio dell’università di Yale pubblicato nel Dicembre 2000 i ricercatori hanno scoperto che il Prozac quando somministrato ai ratti per 2 o 4 settimane stimolava una proliferazione anormale o l’aumento nel numero di neuroni nella zona del lobo temporale.
Ci sono anche evidenze conclusive che gli anti-depressivi causano di fatto la depressione, violenza, paranoia e anche il suicidio.
Il fatto paradossale è che gli anti-depressivi non hanno nessun effetto antidepressivo e non portano migliorie più dei farmaci placebo o delle pillole di zucchero.
Nel suo libro “Le Droghe Psichiatriche sono un pericolo per il cervello” pubblicato nel 1983, lo psichiatra Peter Breggin afferma "Il punto più fondamentale che siamo riusciti a fare riguardo agli anti-depressivi maggiormente utilizzati è che non hanno nessuno specifico effetto antidepressivo."
Come la maggior parte dei tranquillanti, con i quali sono strettamente in relazione, gli anti-depressivi sono altamente neurotossici, hanno un effetto disabilitante per il cervello ed inoltre culminano con il loro impatto distruggendo il normale funzionamento del cervello. Alla luce dei fatti qui esposti, si dovrebbe tenere presente che le persone che hanno problemi emozionali non dovrebbero essere avvelenate con sostanze neurotossiche così da sopprimere i segnali di pericolo.
Sfortunatamente oggigiorno la maggior parte delle cure per le crisi mentali diagnostica le persone o i loro problemi in modo noncurante ed esse vengono drogate e danneggiate per controllare il loro comportamento.
Questa è una grande violazione dei diritti umani ed una crudeltà fatta dalla psichiatria all’umanità.
Il Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani raccomanda di informarsi attentamente sugli effetti dei trattamenti psicofarmacologici e di esporre eventuali abusi.
Perché la Pfizer, la prima impresa del farmaco del mondo, danneggerebbe così e tace su uno dei suoi primi biologi molecolari che la scorsa settimana in Connecticut una giuria federale ha indennizzato con $1.370.000 di danni?
La risposta da chiarire promette di lacerare in modo aperto la tenda che copre i rischi davanti a decine di migliaia di scienziati e assistenti nei laboratori universitari e aziendali che fanno il lavoro di ingegneria genetica con virus e batteri. La causa di Becky McClain contro Pfizer sosteneva che la trasandatezza dell’impresa nel 2002-03 espose essa ad una forma organizzata del lentivirus, un virus legato ad uno che potrebbe condurre alle immunodeficienze. La Pfizer negò ogni rapporto tra le sue pratiche di laboratorio e le paralisi ricorrenti e altre malattie di Ms McClain. In aggiunta nel 4° anno dopo 3 di proteste della scienziata contro le negazioni di Pfizer, ha dovuto lasciare il suo lavoro contro la condotta di rappresaglia crescente al suo impiego decennale. Pfizer è nota per giocare duro e violare le leggi. L’anno scorso ha dovuto pagare al Dipartimento di Giustizia una delle più grandi multe – mezza civile, mezza penale – per la promozione illegale delle sue medicine per usi non approvati. La multa -- $2.4 miliardi – evitò imputazioni e persecuzioni criminali, sia per l’impresa che per i dirigenti e divenne solo un altro costo per fare affari. L’altra settimana, dopo l’acquisto di Wyeth Labs per $68 miliardi, il CEO di Pfizer, J. B. Kindler, disse al New York Times che l’impresa ha “inventato pochissimi farmaci e mandato in rovina la sua reputazione dopo 2 casi criminali”. Tale dichiarazione non diminuisce il vantaggio di Pfizer sui lavoratori in luoghi pericolosi che sono costruiti in assenza di ogni accertamento di rischio disponibile, della vera natura del segreto possibile, della violenza silenziosa e con il crudele rifiuto di dare agli impiegati afflitti i loro registri sulle esposizione sostenendo che sono segreti commerciali dell’impresa. Pfizer offrì a Ms. McClain una somma modesta con un ordine di silenzio che lei rifiutò subito. Lei volle la sua libertà di parola e i suoi diritti tutelati sotto la legge federale. La sua causa fu avviata nel 2006 ad Hartford. Respingendo il 3° capo d’accusa, che sarebbe appellabile, dell’istanza addotta all’avventata amministrazione di Pfizer, il District Judge USA V. L. Bryant decise che la parte lesa non aveva disponibile l’evidenza della causalità ed essa era sempre una materia del rimborso del lavoratore. Qui ripartì il problema dell’uovo o gallina. Come potrebbe Ms McClain ottenere l’evidenza per provare il suo caso quando Pfizer disse che essa era riservata e segreta? Il Council for Responsible Genetics (CRG), fondato da scienziati di Harvard e del MIT, non crede che i registri di esposizione al laboratorio dei lavoratori sarebbero segreti commerciali. La vita, la salute e i diritti riparatori dovrebbero battere ogni diritto di proprietà bizzarra e supposta. Becky McClain ha già esaurito ogni rimedio o assistenza dell’afflitta Occupational Safety and Health Administration (OSHA). Questa agenzia è stata senza ogni regolazione o richieste di divulgazione sugli azzardi biologici nei laboratori. Questa inerzia potrebbe mutare con la nomina di David Michaels a capo OSHA, il quale potrebbe portare l’agenzia vicino alla sua missione di prevenire o diminuire le decine di migliaia di morti e feriti di ogni anno. Mr. Michaels disse al Times che “nei nuovi materiali biologici, nei nanomateriali, ci sono molte cose dove non abbiamo un’informazione adeguata e noi pensiamo che i lavoratori necessitano di avere protezione”. Egli sostenne che OSHA avrebbe dato un’altra occhiata al caso McClain. Sia Jeremy Gruber, presidente del CRG, e Steve Zeltzer, presidente della California Coalition for Workers Memorial Day, credono che il caso McClain condurrà a un esame minuzioso più ampio dei laboratori biologici dove la ricerca si espande rapidamente con pesanti fondi federali. E’ ben noto che i lavoratori in questi laboratori sono inibiti dal parlare, sia dentro che fuori dal loro posto di lavoro, per paura di perdere il loro lavoro. OSHA sa da tempo che le imprese nelle vecchie e nuove industrie spesso non vengono vicino al riferire pienamente i casi dei loro feriti e malati sia ai loro assicuratori o allo stato o alle agenzie per la sicurezza sul lavoro federali. Alcune sono stati trovati a tenere due serie di registri. I dati del Bureau of Labor Statistics non sono del tutto esaurienti. Sotto i rapporti si può nascondere la metà o i tre quarti dei feriti traumatici attuali. Mr. Zeltzer ha denunciato quello che chiama “il fallimento dei grandi dirigenti d’impresa persino nel riferire ad OSHA e altre agenzie governative che molti lavoratori si sono ammalati molte volte nei loro laboratori nonostante che questo fosse richiesto dalla legge”. Egli chiamò il pubblico ministero USA di Hartford per sollecitare un’indagine criminale (vedi workersmemorialday.org) Così per Becky McClain, questa è solo la fine dell’inizio. Lei dice che ha perso la sua carriera, la sua salute e la sua assicurazione sanitaria. Ma riconosce che il suo caso è all’avanguardia di molti altri casi e proteste del lavoratore che verranno sostenuti e saranno apertamente accessibili contro gli standard e le pratiche che sono la base del fare affari per questi laboratori. Per quando si svilupperanno i materiali che sono di fatto segreti, forme non visibili di violenza silenziosa: affare che di solito diviene crudeltà e punizione insolita per gli scienziati, tecnici di laboratorio e altri lavoratori innocenti e senza difesa. Nei prossimi mesi questa sarà la responsabilità pesante di David Michaels e dei nuovi manager di un OSHA poco finanziata e da tempo moribonda. *l'originale era senza titolo ( Fonte:ariannaeditrice.it) Tradotto da Franco Allegri / Redazioneonline- Scienze e Società
Da uno studio emerge che in Svizzera il 34,8% dei giovani ha giocato almeno una volta a un gioco d'azzardo nell'anno precedente l'inchiesta e che il 13,5% gioca una volta alla settimana.
Pubblicato dallo Swiss Medical Weekly, lo studio effettuato da specialisti dell'ospedale universitario vodese e dell'ateneo di Losanna si è reso necessario poiché mancavano cifre precise sulla prevalenza del gioco d'azzardo nella categoria d'età tra 15 e 24 anni.
Dall'inchiesta è emerso che il 13,5% dei giovani aveva giocato almeno una volta alla settimana durante i 12 mesi precedenti e il 34,8% da una a 51 volte. Complessivamente, quindi, quasi un giovane su due (48,3%) aveva giocato almeno una volta.
Secondo i ricercatori, il fatto di giocare frequentemente può essere uno stadio preliminare alla dipendenza. Il numero dei giocatori problematici (in Svizzera il 2,2% dei giocatori è considerato problematico e l'1,1% patologico) potrebbe quindi aumentare.
Dai risultati emerge che a giocare sono più i ragazzi delle ragazze. I maschi, ad esempio, rappresentano il 75% di coloro che giocano frequentemente.
In generale, i ricercatori puntano il dito contro l'esplosione dell'offerta di giochi d'azzardo, in particolare su internet.
Lo studio mette anche in evidenza una correlazione tra tabagismo, uso di cannabis, "binge drinking" (bevute compulsive) e giochi d'azzardo. Il 34% di coloro che giocano frequentemente, ad esempio, fuma, contro il 17% tra i giovani non giocatori.
Il questionario sottoposto ai 1'116 partecipanti evocava diversi tipi di giochi e diverse variabili, come il consumo di alcol e di droghe, nonché la salute mentale.
QUANDO gli italiani sentono la crisi, i dati statistici puntualmente ci dicono che il primo consumo a essere tagliato è il cibo: meno 3% di verdure, meno 1,5% d' olio, meno 10% di carne. Si sprecano cifre in negativo. Di primo acchito, accogliamo la notizia con preoccupazione e tristezza, ma il dato grossolano va esaminato in profondità, e criticamente. Bisognerebbe cioè chiedersi "come" sono abituati a spendere per il cibo gli italiani, e non soltanto "quanto".
Esistono diversi modi di vivere bene, anche in tempi di crisi - molto al di sopra di una banale e sciapa esistenza da "consumatori" - risparmiando pure qualche soldo. È pur vero che, nonostante i prezzi dei prodotti agricoli italiani siano al livello più basso di sempre, riducendo i contadini a lavorare quasi tutti in perdita, al dettaglio i prezzi sembrano non scendere mai. È un po' come la benzina: sale quando sale il barile di petrolio, ma poi quando la materia prima costa meno, non ci sono ribassi. C' è di sicuro la necessità di prezzi più equi per tutti, ma fermiamoci a riflettere sul perché intanto noi continuiamo imperterriti con opzioni d' acquisto non sostenibili, né per l' ambiente né per le tasche. Per esempio l' insalata di "quarta gamma", vale a dire quella già lavata, tagliata, confezionata in vaschette o bustine e pronta all' uso, costa sei-sette volte più di quella comprata fresca al mercato.
È un settore in crescita continua da almeno dieci anni, che genera margini di guadagno cospicui alle aziende produttrici. In Italia abbiamo raggiunto la posizione di secondi in Europa per le vendite di quarta gamma. Al supermercato queste insalate si trovano a partire da circa 7 euro al chilo, anche se non è poi così difficile salire di prezzo. Dipende se ci sono più tipologie d' insalata mescolate insieme, oppure dalla complessità delle vaschette per tenere separate le diverse componenti. Il packaging costa. Poi magari ci mettono delle varietà un po' più pregiate e il prezzo lievita, anche se poi in realtà il valore è opinabile, perché le insalate di quarta gamma sono tutte ottenute con varietà selezionate e coltivate appositamente per assecondare le procedure industriali necessarie. Insomma, anche se si tratta di radicchioè pur sempre un radicchio "da quarta gamma".
Infine c' è la variante verdurine: ho visto in supermercato due insalate impacchettate, uguali in tutti gli ingredienti tranne che in una delle due c' erano carote tagliate a bastoncini. Bene, quest' ultima costava 25 centesimi in più per la bustina da 200 grammi. Al chilo fanno 1 Euro e 25 centesimi. Questo sarebbe il prezzo di una manciatina di carote, che neanche ne fa una intera, carote che ai contadini vengono pagate 9 centesimi al chilo? 7 Euro al chilo per un' insalata! E attenzione: la compriamo già pronta per risparmiare tempo, ma spesso finiamo con il lavarla lo stesso perché non ci fidiamo delle "atmosfere modificate" in cui si confeziona. Ma non c' è solo l' insalata: ho visto una confezione di pasta precotta con pomodoro basilicoe mozzarellaa quasi tre euro per un paio di porzioni.
Andrà saltata in padella per circa 7 minuti. Se faccio il conto di due porzioni di pasta al pomodoro, basilico e mozzarella cucinata con gli ingredienti freschi spendo la metà, e a farla ci metto circa dieci minuti, il tempo di cottura della pasta mentre preparo il sugo. A parte il fatto che sfido chiunque a dirmi che quella precotta e surgelata è più buona di una preparata al momento, perché tanta gente fa queste scelte illogiche, nonostante la crisi? Ci lamentiamo che il cibo è caro ma una volta davanti al bancone del supermercato lasciamo da parte il ragionamento e paghiamo senza batter ciglio. Paghiamo, convinti che andare al mercato, dal fruttivendolo o dal contadino ci porti via troppo tempo, che lavare l' insalata ci porti via troppo tempo, che cucinare materie prime semplici ci porti via troppo tempo.
Tempo prezioso, che siamo disposti rassegnatamente a pagare, e pure caro. Ma questi minuti, quest' oretta quotidiana risparmiata, valgono davvero i nostri soldi? Questo tempo libero quotidiano, come lo impieghiamo? In attività creative, relazioni interpersonali appaganti, arricchimento dei propri interessi culturali? Non credo. Mi sembra più diffusa l' abitudine a isolarsi davanti a uno schermo, televisivo o di computer, sprofondati nella nostra routinaria pigrizia mentale. Ad alcuni il tempo «liberato» serve addirittura a lavorare di più. Più soldi danno la possibilità di soddisfare bisogni fittizi, di comprare oggetti inutili, tra cui appunto il cibo preconfezionato. Mai come oggi forse l' umanità dell' Occidente ha avuto potenzialmente tanto tempo libero a disposizione, però questo viene vissuto come un contenitore da riempire, pianificando consumisticamente attività, incontri, acquisti, per ingannare il vuoto che ci fa paura.
Ma torniamo alla statistica allarmata del calo dei consumi alimentari come segnale di peggioramento delle condizioni economiche. Uno dei dati più enfatizzati riguarda la carne. «Crollo dei consumi di carne»: lo si evidenzia come se fosse una cosa preoccupante, ma non è vero. Eh sì, perché di carne ne mangiamo troppa, secondo i nutrizionisti; e inoltre gli allevamenti intensivi hanno conseguenze ambientali spaventose. Per produrre un chilo di carne occorrono più di 15.000 litri d' acqua, a monte della filiera ci sono monocolture di cereali per la mangimistica insostenibili sia dal punto di vista energetico che ambientale; a valle deiezioni inquinanti per terreni e falde acquifere, nonché emissioni eccessive di gas metano e CO2, responsabili dei cambiamenti climatici. Se tutti al mondo mangiassero i circa 90 chili di carne pro capite che consuma in media un italiano il pianeta collasserebbe. Il fatto che si mangi meno carne dovrebbe essere considerato un dato positivo. In ogni momento di crisi, anche nei passaggi dolorosi, può esserci un' opportunità nuova. L' esempio più evidente è proprio quello della possibilità di cambiare i nostri consumi alimentari. Senza rinunciare al nostro fabbisogno energetico, e nemmeno alle gratificazioni che il cibo può darci, anzi guadagnandoci in salute.
Privilegiare l' acquisto di materie prime semplici da cucinare, ci dà la possibilità di risparmiare assicurandoci una maggiore qualità e freschezza. Ricordiamoci che è proprio la freschezza dei cibi a garantire un apporto ottimale di nutrienti; è l' assenza o quasi di manipolazioni e aggiunte il modo più facile per riconoscere la bontà di un cibo. Cercare canali alternativi di approvvigionamento, direttamente dal produttore o nei mercati contadini, è un altro modo vantaggioso di cambiare abitudini. Infine c' è lo spreco. Non è il caso di dilungarsi troppo: quelle 4.000 tonnellate al giorno di cibo ancora edibile buttate nella spazzatura in Italia parlano da sole e gridano vendetta.
Chissà quante insalate di quarta gamma, scadute sui banchi del supermercato oppure avvizzite nei nostri frigoriferi, concorrono a raggiungere quota 4.000 tonnellate. Insomma la crisi ci pone sicuramente davanti a grandi difficoltà, nel campo del lavoro, per la mancanza di risorse finanziarie, il taglio di servizi essenziali, le conseguenze sempre più pesanti del degrado ambientale. Dedichiamo a questi problemi le statistiche allarmanti. Per quanto riguarda il cibo, invece, cambiamo lo sguardo: quello che può sembrare una rinuncia, può essere invece un vantaggio. ( Fonte: larepubblica.it)
“Budget di spesa illimitato! Lanciate tutti i programmi che volete”.
Queste erano le direttive aziendali che ci diedero nel corso del mio primo meeting come informatore scientifico del farmaco. Nel sentire queste cose pensavo di trovarmi a bordo di un TAV lanciato a tutta velocità, e che l’azienda si aspettasse che fossimo tutti a bordo.
Ci stavano dando fondi illimitati per ingaggiare medici e oratori, a volte solo per far sì che essi influenzassero altri medici a prescrivere i nostri farmaci, altre volte per ricompensarli dell’alto numero di farmaci che prescrivevano mensilmente.
L’ex Manager Regionale della Merck, Gene Carbona, ha rivelato al New York Times che il solo criterio preso in considerazione nel selezionare medici alle presentazioni scientifiche era “la quantità di ricette che poteva potenzialmente fare”. Questo è vero per tutte le aziende farmaceutiche. Secondo il Wall Street Journal (31 agosto 2009) la sola Eli Lilly ha pagato ai medici 22 milioni di dollari nel solo primo trimestre 2009.
Più in alto il medico si trova sulla scala dell’influenza, maggiore il premio finanziario che poteva mietere. Le aziende farmaceutiche pagano gli opinion leaders affinché influenzino l’opinione pubblica e i ricercatori. E l’area della medicina che riceve più soldi da loro è la psichiatria.
L’Associazione Psichiatrica Americana (APA) è l’associazione medica che riceve i maggiori stanziamenti da parte delle aziende farmaceutiche. Nel luglio del 2008 il senatore Charles Grassley ha richiesto che la APA presentasse il suo bilancio, rivelando che oltre il 30% dei loro finanziamenti, per un ammontare di oltre 20 milioni di dollari, proveniva dall’industria farmaceutica.
Il New York Times ha denunciato che nel Minnesota, l’unico Stato americano a richiedere piena documentazione dei rapporti tra medici e industria farmaceutica, gli psichiatri hanno ricevuto più soldi di qualsiasi altra specialità medica. Dal 1997 al 2005 gli psichiatri del Minnesota hanno ricevuto oltre 6,7 milioni di dollari dalle aziende farmaceutiche.
Il New York Times riferiva anche che queste aziende non erano per nulla selettive nello scegliere quali psichiatri pagare per condurre i test clinici sui loro farmaci. Almeno 103 di questi medici sono stati criticati, sottoposti a disciplina o sono state loro revocate le licenze per la pratica medica in Minnesota.
Per uno di questi psichiatri, la FDA ha concluso che egli non solo aveva violato il protocollo in ogni singolo studio clinico che avesse eseguito, ma che avesse persino riferito dati falsi al produttore del farmaco. Nonostante ciò, le case farmaceutiche continuarono ad ingaggiare questo psichiatra.
Il senatore Grassley continua ad indagare i forti legami finanziari tra l’industria farmaceutica e alcuni influenti medici, scoprendo numerosi casi eclatanti che riguardavano in particolare alcuni eminenti psichiatri.
Come ad esempio il Direttore dell’Istituto Nazionale di Salute Mentale (NIMH) Dr Frederick K. Goodwin, che prendeva soldi dalle case farmaceutiche e poi parlava dei loro psicofarmaci durante il programma radiofonico “La Mente Infinita” in cui era ospite. Il Dr Goodwin non ha mai parlato alla radio dei pericolosi effetti collaterali di questi psicofarmaci. Quando i dirigenti della stazione radiofonica vennero a sapere di questi legami finanziari decisero di sospendere la trasmissione.
Continuando con la sua indagine, il senatore Grassley ha accusato il presidente della APA, Alan F. Schatzberg, primario di psichiatria alla Stanford University, di avere omesso di riferire il possesso di 6 milioni di azioni della società Corcept Therapeutics. Questa società commercializza un farmaco per il quale un gruppo di ricerca guidato dallo stesso Schatzberg stava eseguendo uno studio di validazione finanziato dallo stato.
Nell’ottobre del 2008 il senatore Grassley scoprì che Charles Nemeroff, primario di psichiatria alla Emory University, aveva ricevuto oltre 2,8 milioni di dollari da case farmaceutiche tra il 2000 e il 2007. In quel periodo Nemeroff collaborava a un progetto di studio sugli psicofarmaci finanziato dal governo statunitense, violando l’obbligo di rivelare questo possibile conflitto d’interesse e contravvenendo così al regolamento federale per i fondi di ricerca.
Un altro eminente psichiatra di Emory per cui il senatore Grassley ha portato alla luce importanti legami finanziari con le aziende farmaceutiche è il Dr. Zachary Stowe: Grassley è venuto in possesso di una e-mail che dimostra il livello di controllo che le aziende farmaceutiche esercitano sui medici che si trovano in posizione d’influenzare i loro colleghi.
Questa e-mail era stata inviata alla casa farmaceutica GlaxoSmithKline (GSK) da una società di PR che lavorava per loro. GSK produce un farmaco antidepressivo con effetti collaterali molto gravi, incluso il suicidio. La e-mail recava come oggetto “Per tua informazione - Comunicato Stampa su Paxil e latte materno”.
Il messaggio recita:
“Per favore vedi il comunicato stampa allegato e fammi avere eventuali commenti o modifiche. Come sai, il dr Stowe è dei nostri per il lancio pubblicitario e ‘nome cancellato’ ed io stiamo organizzando d’incontrarlo la settimana prossima per fornirgli il messaggio da spingere in questo annuncio, previsto per la prima decina di febbraio. Ti mandiamo questa versione in modo che tu possa rivederla ed allo stesso tempo assicurarne la distribuzione su carta intestata di Emory (come sai, ciò fornirebbe la necessaria credibilità ai media).”
Secondo il senatore Grassley, GSK pagò al dr Stowe almeno un quarto di milione di dollari tra il 2007 e il 2008, ma Stowe nello stesso periodo ha preso soldi anche da Eli Lilly, Bristol-Myers Squibb, Pfizer, e Wyeth (il sito web dell’autore di questo articolo riporta l’elenco completo di effetti dannosi che gli antidepressivi hanno sul feto e sul nascituro quando usati su donne incinte o in allattamento).
Due psichiatri infantili della Harvard Medical School, il Dr Joseph Biederman e il Dr Timothy E. Wilsen rivelarono al senatore Grassley di avere ricevuto qualche centinaio di migliaia di dollari da alcune aziende farmaceutiche tra gli anni 2000 e 2007. Si scoprì però che ciascuno di loro ne incassò almeno 1,6 milioni. Il dr Biederman svolse un ruolo chiave nel promuovere l’uso di un potente antipsicotico su bambini, che determinò un rapido aumento di uso di questo psicofarmaco su bambini fino ai tre anni di età.
Mentre gli psichiatri vengono pagati dall’industria farmaceutica per promuovere l’uso di psicofarmaci, c’é gente che muore a causa di questi.
Secondo i dati della FDA, un adulto è morto su 145 che avevano partecipato ad uno studio clinico sui farmaci antipsicotici Zyprexa, Risperdal, o Seroquel. Il Dr. Biederman ha legami finanziari con la Johnson & Johnson, proprietaria della ditta che produce il Risperdal.
“Sappiamo che le case farmaceutiche girano enormi somme di denaro ai ricercatori medici, e non vi è alcun metodo certo per capire quanto e a chi” ha riferito il senatore Grassley.
Il pubblico e i medici generici non dovrebbero fidarsi dei risultati delle ricerche né della promozione di farmaci da parte di fonti apparentemente autorevoli. Il dilagante controllo esercitato tramite i fondi delle case farmaceutiche ha distrutto la loro credibilità e ci ha lasciato in uno stato in cui la ricerca delle verità su questi farmaci è paragonabile a quella del proverbiale ago nel pagliaio. (Fonte:Oped News)
Il Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani consiglia di informarsi attentamente prima di sottoporsi a trattamenti che possono rivelarsi dannosi per la salute fisica e mentale, invita inoltre ad esporre gli abusi nel campo della salute mentale.
Silvio De Fanti
Vicepresidente del Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani Onlus