Europa a due velocità? No, a 27 e anche più

Giancarlo Marcotti 1 Commento

I primi a parlarne sono stati gli economisti, ed il concetto era chiaro a tutti, poi quando il dibattito si è esteso anche agli studiosi di materie umanistiche, come sociologi, storici e filosofi sono iniziate le prime incomprensioni, infine, quando nella discussione sono entrati anche i politici … non si è più capito nulla. Di cosa stiamo parlando?

Dell’Europa a due, o più velocità.

Per gli economisti l’espressione “Europa a due velocità” stava a significare semplicemente che all’interno dell’Unione europea e dell’eurozona c’erano due gruppi di Paesi che avevano tassi di sviluppo differenti, quindi banalmente il Pil cresceva più in alcuni Stati e meno in altri e ciò portava a squilibri sempre maggiori.

Gli studiosi di materie umanistiche e sociali ampliavano questo concetto anche ad altri ambiti, rimarcando come le differenze fra questi gruppi di Stati non si limitavano alla crescita del loro Pil, ma esistevano diversità di carattere storico, sociologico e finanche filosofico.

Ma la confusione è stata sovrana quando il dibattito è sceso a livello politico.

Non si comprende infatti se i diversi leaders politici, quando utilizzano l’espressione “Europa a due velocità”, abbiano in mente la stessa cosa.

L’idea di “Europa a due velocità” della Merkel è la stessa di Hollande, o di Rajoy o del nostro Gentiloni? Oppure ciascuno di loro intende una cosa differente?

Stiamo parlando di una Serie A e di una Serie B come semplificano i giornalisti o è qualcosa di sostanzialmente diverso?

Il concetto di “Europa a due velocità” è antitetico a quello di “unione politica” o solo propedeutico?

E perché adesso si parla anche di “tre velocità”?

La verità, la sola verità, è che l’Unione europea è a 27 velocità!

Anzi, molte di più, perché il nord Italia ha problematiche diverse dal sud Italia, perché i paesi Baschi e la Catalogna sono radicalmente diversi dall’Andalusia e la Castiglia così come la regione di Parigi ha poco a che vedere con la Provenza.

Parlare di “Europa a più velocità”, quindi, non fa rima con “unione”, ma con “disgregazione”.

Naturalmente, sapete come la penso, una disgregazione che sarebbe quanto mai opportuna per dar fiato a Paesi, come quelli del Sud-Europa, i cui cittadini attualmente sono soffocati da imposizioni “eutanasiache” dettate da una burocrazia senza senso.

Giancarlo Marcotti per Finanza In Chiaro  

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  • Mario Botta

    d’accordo al 100%. Un pò quello che si sosteneva da tempo in Italia: che se Garibaldi avesse avuto voglia di lavorare, non saremmo costretti a pagare per la cassa del mezzogiorno, amministrati dagli stessi (meridionali) che ci mangiano e che disamministrano cose pubbliche (da Gava ad Alfano).

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