GLI EFFETTI PERVERSI DEL ” DELEVERAGING”

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La caduta dei titoli nelle Borse mondiali non dipende tanto dalla speculazione al ribasso quanto piuttosto dal tentativo dei grandi investitori di risistemare i propri conti e di ridurre i rischi.

E’ l’opinione espressa in questi giorni dal Financial Times che, analizzando gli ultimi sviluppi del mercato azionario, ha messo in luce gli inevitabili effetti perversi del cosiddetto “ deleveraging”. Tale fenomeno, è ben ricordarlo, altro non è che l’esatto contrario della leva finanziaria, il motore delle operazioni speculative. In un contesto di crisi e incertezza i gruppi più esposti in termini assoluti procedono nel modo più ovvio: cautelandosi e riducendo i rischi. Per far ciò gli attori in questione riducono i prestiti contraendo l’offerta della liquidità. Di fronte all’aumento del costo del credito, gli operatori non possono più pensare serenamente di contrarre debiti nuovi per finanziare quelli pregressi trovandosi così costretti a liquidare gli assets attivi per fare cassa e prevenire il default.

E’ a questo punto che la corsa alla vendita, ormai lontana dalle logiche speculative, produce un ribasso generale danneggiando il sistema economico nel suo complesso.

Uno dei tanti paradossi negativi della crisi.

Secondo Morgan Stanley dal 15% al 25% degli assets in mano agli hedge europei sarà presto riscattato. All’inizio del 2009 potrebbero essere così ritirati dal mercato da 1 a 2 trilioni di dollari. (Fonte: Osservatorio sulla Finanza/ Valori.it)

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