04/01/2008 – CHI MAL COMINCIA …

APT Commenta per primo

Difficile prevedere un inizio anno così traumatico, sono bastati tre giorni per far tornare sull’economia mondiale e sui mercati finanziari tutti i timori e le paure se non addirittura il panico. Non ricordiamo, se non al tempo dello scoppio della bolla speculativa, un Nasdaq 100 che perde, come accaduto ieri, il 4,3% in una seduta, a mio avviso non ha senso.

Se poi guardiamo la nostra Borsa il discorso si fa ancora più preoccupante, infatti i nostri indici stanno rintracciando ormai da otto mesi (il massimo si è avuto il 18 maggio scorso) mentre, ad esempio, il Dax era intorno ai suoi massimi storici solo tre giorni fa alla chiusura dell’anno che ha terminato con un +22%, quindi un rintracciamento è assolutamente fisiologico.

Lo stesso Nasdaq 100 ha visto il suo massimo il 31 ottobre, quindi solo due mesi fa, ed infine, come abbiamo avuto modo di rilevare, la nostra situazione risulterebbe ancora più allarmante se anziché riferirci al nostro indice principale (lo S&PMib) guardassimo ad esempio al Midex o all’Allstars.

Ma vediamo i dati di questa prima settimana.

S&PMIB a 37.450 (-2,86%).

Due soli titoli in questi primi tre giorni di contrattazione possono vantare un bilancio positivo, Terna (+3,81%) alcune case d’investimento hanno rivisto al rialzo le stime per la società guidata da Flavio Cattaneo, Eni (+0,48%) che beneficia dei nuovi record per il barile di greggio.

Da far tremare le vene ai polsi i ribassi, innanzitutto Fiat (-12,15%) una assurdità se ricordiamo che in questi tre giorni sono stati diramati i dati delle immatricolazioni per il mese di dicembre che sono risultati particolarmente positivi per l’azienda del Lingotto e poi che nel collegato alla finanziaria sono stati prorogati gli incentivi alla rottamazione che scadevano con la fine dell’anno. Certo il comparto dell’auto è stato particolarmente penalizzato a livello planetario, ma non doveva certo essere Fiat a subire un tracollo simile, ad esempio Volkswagen, che pur nel 2007 ha visto raddoppiare il proprio valore (da 80 a 160 euro) in questi primi tre giorni dell’anno ha perso “solo” il 4,5% e l’azienda tedesca è ben più esposta rispetto a quella italiana sul mercato americano che è quello che dovrebbe avere nel prossimo anno la maggior contrazione.

Troviamo poi Prysmian (-11,37%) noi non siamo mai stati molto favorevoli all’ex Pirelli Cavi la cui quotazione iniziale non ci ha convinto, fino a qualche giorno fa il mercato ci dava torto, ma ora sembra che le cose siano cambiate, mettiamo comunque in guardia i nostri lettori da titoli la cui volatilità sarebbe ingiustificatamente elevata.

Banca Popolare Milano (-9,60%) abbiamo più volte ribadito di essere short rispetto al titolo, ma abbiamo chiuso l’operazione quando, all’incirca alla metà del mese scorso il titolo era sceso poco sopra i 9 euro, pensando avesse toccato i minimi, evidentemente ci sbagliavamo, anche se restiamo convinti che le attuali quotazioni siano eccessivamente basse.

Gruppo Editoriale L’Espresso (-9,49%) è veramente un momentaccio per l’editoria, effettivamente tutto gira storto per il comparto e di una inversione di tendenza non se ne scorge alcun segnale.

Impregilo (-8,39%) ogni volta che le prospettive future si fanno più cupe l’azione storna pesantemente, noi però riteniamo che il titolo valga molto più di quanto sta quotando in questi giorni.

Autogrill (-7,81%) valgono le stesse considerazioni fatte per Impregilo con in più il fatto che il comparto deve risentire meno dell’attuale congiuntura economica e il solo cambio del dollaro non può spiegare la discesa delle quotazioni ai valori di quattro anni fa.

STMicroelectronics (-7,81%) ha chiuso a 9,09 euro valutazioni che aveva 10 anni fa, sembra incredibile, tutti noi ricordiamo i prezzi oltre i 70 euro raggiunti nel 2000, ma fatte tutte le debite proporzioni giungiamo a due sole possibili alternative: o l’azienda è sull’orlo del fallimento o è sottostimata.

Buzzi Unicem (-7,29%) ritorna a testare i minimi.

Bulgari (-7,22%) che produce una grossa fetta di fatturato in dollari, anche in questo caso siamo tornati ai valori di tre anni fa, ma nel frattempo il P/E è decisamente migliorato così come l’Ebitda, questi valori sembrano davvero penalizzanti.

Luxottica (-7,08%) stiamo assistendo ad uno storno, rilevante nell’entità (oltre il 30% negli ultimi 6 mesi) ma susseguente ad un rally durato a lungo, il cambio del dollaro anche in questo caso ha un ruolo fondamentale, ma non può da solo spiegare quanto sta accadendo.

Elenchiamo infine tutti gli altri ribassi: Unipol (-6,05%), Italcementi (-6,02%), Banca MPS (-5,63%), Pirelli (-5,31%), Parmalat (-5,26%), Mondadori (-5,25%), Mediolanum (-5,10%), Fondiaria Sai (-4,18%), Mediaset (-4,06%), Telecom Italia (-4,00%), Unicredito (-3,87%), Alitalia (-3,87%), Banco Popolare (-3,76%), Atlantia (-3,59%), Finmeccanica (-3,41%), Tenaris (-3,40%), Ubi Banca (-3,03%), Lottomatica (-2,92%), A2A(-2,71%) e Intesa San Paolo(-2,50%).

A questo punto fare previsioni diventa difficile, praticamente l’intero listino sembra sottovalutato, e viene da chiedersi, ma stavamo sbagliando completamente sei mesi fa a trattare a quei prezzi o stiamo sottostimando i titoli ora?

Premio WWW – Votate per FINANZA IN CHIARO

Un saluto a tutti i lettori.

Canale YouTube
COME "ABBATTERE" LA BCE
EURO DISASTRO Perché gli italiani non hanno ancora capito
PIANO B - riprendiamoci la sovranità
I più letti
FTSE Mib
Gli Ultimi Commenti
Osservatorio internazionale