23/11/2007 – BILANCIO NEGATIVO, MA …

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Si chiude una settimana in rosso caratterizzata ancora una volta dall’alta volatilità, non sono bastate tre giornate positive a compensare le due chiusure in pesantissimo calo.

S&PMIB a 38.012 punti (-1,36%) con 4 titoli che chiudono la settimana in rialzo e 36 in ribasso.

A capeggiare la classifica ritroviamo Unicredito (+3,08%) seguita da Italcementi (+1,43%), Saipem (+1,17%) e Intesa San Paolo (+0,87%).

Maglia nera a Prysmian (-13,28%), Banca Popolare di Milano (-10,48%), Fastweb (-9,44%) e STMicroelectronics (- 8,23%) che ha toccato i minimi degli ultimi nove anni.

Tante le analisi che possono essere fatte. Innanzitutto ancora una volta l’alta volatilità che ha caratterizzato il mercato, questo fenomeno è ulteriormente accentuato se guardiamo gli indici che raggruppano i titoli a media e piccola capitalizzazione.

Il fatto è abbastanza usuale e viene denominato con l’espressione anglosassone “fly to quality”, nei momenti di maggior instabilità i risparmiatori sono orientati ad indirizzarsi verso la qualità ed attenuano il rischio, investendo principalmente in titoli dello stato considerati più sicuri, mentre all’interno del mercato azionario sono pesantemente penalizzate le aziende con minore capitalizzazione.

Tutto ciò che è “small” si vende, indipendentemente dall’andamento e dalle prospettive delle aziende, inoltre vengono venduti a piene mani, oltre ai ciclici, anche quei settori per cui maggiori sono i timori per un ridimensionamento.

La giornata di mercoledì in particolare è stata emblematica, sembrava che sul mercato fossero spariti i compratori, c’erano solo venditori disposti a tutto pur di disfarsi dei loro titoli in portafoglio, il classico “panic selling”.

Ovviamente, sul rimbalzo, si ha l’effetto contrario e i titoli che erano stati massacrati solo il giorno precedente erano quelli che mettevano a segno le performances più significative. La situazione di confusione regnante si può cogliere anche evidenziando come il mercato si disinteressi dei report che grandi Istituzioni finanziarie comunque sfornano in continuazione.

Un esempio su tutti: Deutsche Bank venerdì mattina annuncia uno studio dal quale si evidenziano prospettive estremamente negative per gli assicurativi, per quanto riguarda i titoli italiani, ad esempio, riduce i target price di Generali di oltre il 10%, di Fondiaria Sai del 30% e così via … e il mercato come si comporta? Generali chiude in progresso del 2,3%, Fondiaria Sai del 2,7% ed addirittura Cattolica del 6,5%.

Qual è la nostra opinione? Beh, che tutta la burrasca sia passata non si può certo dire, le crisi creditizie sono storicamente le più pericolose, ma detto questo insistiamo, come avevamo fatto nella scorsa settimana, a sottolineare che davvero alcuni titoli sono stati penalizzati oltre misura dal mercato e potrebbero riprendersi, almeno parzialmente. Mi sto riferendo in particolare ai settori del credito e ai cementieri, ma ultimamente aggiungerei anche gli immobiliari, selezionando con cura tra questi settori occasioni di acquisto non mancano, tendo però a sottolineare il pericolo maggiore che per gli investitori meno esperti è a volte fatale: la volatilità.

Se non si hanno nervi saldi e capacità di sopportazione dello stress, meglio restare fuori in questo periodo ed attendere momenti meno turbolenti.

Se però la scorsa settimana non scorgevo neppure l’ombra di una possibile uscita dal tunnel è bastato che alla voce del Premier francese Sarkozy si aggiungessero alcune iniziali dichiarazioni della Cancelliere Merkel sui limiti eccessivi raggiunti dal mercato valutario per innescare perlomeno un dibattito più serio riguardo al problema cardine che questa crisi ha innescato, la strada è quella giusta occorre cominciare a percorrerla. Dai nostri governanti, per ora, un silenzio tombale.

Un saluto ai tutti i lettori di Finanza in Chiaro.

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