TARI: FACCIAMO I CONTI

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Nonostante gli enti locali non abbiano ancora approvato i regolamenti e determinato le tariffe relative alla TARI, gli stessi hanno la possibilità di richiedere il pagamento degli acconti della nuova tassa rifiuti.

Possono, infatti, procedere alla riscossione della Tari in acconto, calcolando gli importi in base a quanto pagato dai contribuenti l’anno precedente. Il tutto, senza alcuna previsione legislativa, ma oramai siamo abituati ad adempiere a obblighi nemmeno più imposti dal legislatore (si veda la comunicazione dei finanziamenti in scadenza il prossimo 30 aprile 2014). Addirittura il Dipartimento delle Finanze del Ministero dell’economia, con la nota n. 5648 del 24 marzo 2014, ha chiarito tale aspetto: ha evidenziato come non sia necessaria un’apposita disposizione legislativa per riscuotere gli acconti Tari. Gli enti locali possono fare questa scelta perché rientrerebbe nel proprio potere regolamentare.

Gli importi possono essere, dunque, calcolati in base a quanto corrisposto dai contribuenti nell’anno precedente (2013).

La Legge di Stabilità (L. n. 147/2013) al comma 688 attribuisce ai comuni la facoltà di stabilire liberamente le scadenze, prevedendo come unico limite da rispettare un numero minimo di due rate semestrali. Paradossalmente è possibile incassare dai contribuenti gli acconti, nonostante non siano stati ancora adottati regolamenti e delibere con le tariffe 2014 e non sia stato approvato il bilancio di previsione.

Premessa La Legge di Stabilità (L. n. 147 del 27.12.2013) dedica i commi dal n. 639 al 736 alla fiscalità immobiliare locale che vede l’introduzione della nuova imposta IUC, imposta solo “teorica”, in quanto le reali imposte sono le tre componenti che la istituiscono (TASI, TARI e IMU).

La IUC si comporrà di 3 componenti:

1. l’IMU, relativa alla componente patrimoniale;

2. la TASI, sui servizi indivisibili;

3. la TARI, sui rifiuti.

Analizziamo ambito soggettivo, oggettivo e modalità di versamento della terzadelle tre componenti.

 

Chi la pagherà

La TARI (componente rifiuti) è un tributo che graverà anche sugli inquilini, che resta commisurato ai metri quadri e al numero degli abitanti, secondo le regole già previste per la Tares, con la possibile istituzione di una tariffa puntuale ente comunale. La TARI è, infatti, dovuta da chiunque possieda o detenga, a qualsiasi titolo, locali o aree scoperte, adibiti a qualsiasi uso, suscettibili di produrre rifiuti urbani.

In caso di pluralità di possessori o di detentori, essi sono tenuti in solido al versamento. Se la detenzione è temporanea (di durata non superiore a sei mesi nell’anno solare), è dovuta esclusivamente dal possessore dei locali e delle aree a titolo di proprietà, usufrutto, uso, abitazione o superficie.

IL Calcolo della TARI

La TARI è corrisposta per anno solare.

E’ il comune l’ente tenuto al calcolo e all’incasso della TARI e lo fa basandosi:

sui criteri dettati dal regolamento di cui al D.P.R. 158/99;

o, in alternativa, nel rispetto del principio “chi inquina paga”, sancito dall’art. 14 della Direttiva 2008/98/CE del 19.11.08, relativa ai rifiuti, commisurando la tariffa alle quantità e qualità medie ordinarie di rifiuti prodotti per unità di superficie, in relazione agli usi e alla tipologia delle attività svolte, nonché al costo del servizio sui rifiuti.

Le tariffe per ogni categoria o sottocategoria omogenea sono determinate dal comune, moltiplicando il costo del servizio per unità di superficie imponibile accertata, previsto per l’anno successivo, per uno o più coefficienti di produttività quantitativa e qualitativa dei rifiuti.

La superficie imponibile

Fino a quando non saranno state attuate le procedure di interscambio tra i comuni e l’Agenzia delle Entrate dei dati relativi alla superficie delle unità immobiliari a destinazione ordinaria, iscritte in catasto e corredate di planimetria, previste dal D.L. n. 201/2011, art.14, co.9, la superficie delle unità immobiliari a destinazione ordinaria iscritte o iscrivibili nel catasto edilizio urbano assoggettabile alla TARI, è costituita da quella calpestabile dei locali e delle aree suscettibili di produrre rifiuti urbani e assimilati.

Relativamente all’attività di accertamento, il comune, per le unità immobiliari iscritte o iscrivibili nel catasto edilizio urbano, può considerare come superficie assoggettabile alla TARI, quella pari all’80% della superficie catastale, determinata secondo i criteri stabiliti dal regolamento di cui al D.P.R. 23 marzo 1998, n. 138.

Possibili riduzioni ed esenzioni –

Il comune può prevedere riduzioni tariffarie ed esenzioni nel caso di:

abitazioni con unico occupante;

abitazioni tenute a disposizione per uso stagionale od altro uso limitato e discontinuo;

locali, diversi dalle abitazioni, ed aree scoperte adibiti ad uso stagionale o ad uso non continuativo, ma ricorrente;

abitazioni occupate da soggetti che risiedano o abbiano la dimora, per più di sei mesi all’anno, all’estero;

fabbricati rurali ad uso abitativo.

Il comune può anche deliberare ulteriori riduzioni ed esenzioni rispetto aqueste, da ritenersi tassative (anche se derivanti da una libera scelta del comune), ma la copertura deve essere assicurata attraverso il ricorso a risorse derivanti dalla fiscalità generale del comune stesso.

Le modalità di riscossione

In sede di conversione del D.L. sulla finanza locale (16/2014), è stata introdotta la possibilità di versare la Tari con bollettino di conto corrente postale. In alternativa, è possibile pagare con F24 o tramite i servizi elettronici di incasso e interbancari. Il comune è libero di scegliere il numero delle rate e le relative scadenze di versamento. È importante che venga rispettato il dettato legislativo, che impone momenti diversi per il versamento della tassa rifiuti e dell’ imposta sui servizi indivisibili oltre al versamento a scadenza semestrale con almeno due rate. Gli interessati possono essere pagati, invece, in un’unica soluzione entro il 16 giugno di ciascun anno.

Apt per Finanza in Chiaro

 

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