” Al di là degli ultimatum prevalgono timori e cautele. La paura delle elezioni” Di Valerio Pietrantoni

Giancarlo Marcotti Commenta per primo

Alla fine hanno stanno prevalendo i timori e le cautele. Al di là di ultimatum veri o presunti, la due-giorni di vertici del Pdl a Palazzo Grazioli si è conclusa decidendo solo di guadagnare tempo. Del resto, per un motivo o per l’altro, le elezioni alla fine non le vuole nessuno. I rischi sono alti e tutti hanno molto da perdere. La legislatura che sembrava in bilico vede ora quindi allungarsi le sue speranze vita.

Andiamo con ordine. Berlusconi si trova in un imbuto parlamentare che rischia di logorarlo. Lo aspettano tempi duri in Parlamento e una congiuntura economica ancora difficile. Una nuova campagna elettorale – la sua vera specialità da quando è sceso in politica – lo potrebbe rilanciare. Se si andasse alle urne probabilmente vincerebbe ancora con largo margine e si libererebbe di Fini e dei suoi. Ma i sondaggi parlano in maniera univoca: il Pdl al Nord perderebbe parecchi voti a scapito della Lega e al Sud a scapito dei centristi e degli stessi finiani. In più si ritroverebbe senza "scudo" giudiziario perchè non verrebbe approvato quel processo-breve cui tanto tiene.

Futuro e Libertà. Non vogliono le elezioni e lo hanno detto in tutti i modi. Con il suo strappo Fini si è riposizionato uscendo dall’alveo di Berlusconi e lavora per mettere in piedi una nuova destra moderna in stile Sarkozy. Ma è solo all’inizio e ha bisogno di tempo. Molta della sua forza si poggia sul fatto di essere presidente della Camera che gli dà visibilità e peso politico. Il ruolo istituzionale gli fa gioco. Con lo scioglimento delle Camere tutto ciò svanirebbe. A quel punto per pesare servirebbero i voti.

La Lega. Bossi nelle ultime settimane ha lanciato la parola d’ordine "al voto subito per uscire dalla palude". Ma si tratta più che altro di uno slogan per mettere in guardia gli alleati. La Lega sta per portare in porto il suo obiettivo storico, il federalismo fiscale. Tre decreti attuativi sono già stati varati e mancano solo gli ultimi tre. Sarebbe drammatico veder sfumare tutto a pochi metri dal traguardo come sarebbe inevitabile in caso di Camere sciolte.

Il Pd. Tutti i leader si sbracciano da giorni per dire "non abbiamo paura del voto" ma la realtà è esattamente il contrario. Sono spiazzati, in mezzo a un guado da cui non riescono a uscire, sia la componente ex Ds sia gli ex Margherita, schiacciati da Di Pietro da una parte e dall’altra dai movimenti al centro di Casini, Montezemolo e Rutelli. C’è chi lavora per un alleanza con il centro e chi per una sorta comitato nazionale di liberazione da Berlusconi. Ma per entrambe le ipotesi non hanno neppure un leader spendibile. Pur di non andare al voto sarebbero disposti addirittura a un governo tecnico guidato da Tremonti.

L’Udc. Casini guarda di buon occhio le mosse di Fini che possono rimettere prepotentemente in moto la nascita di un terzo polo forte. Ma serve tempo. Siamo solo all’inizio. ( Fonte: americaoggi.info)

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