IL MIRACOLO RINVIATO.

La vicenda Alitalia sta assumendo toni grotteschi. L’articolo dell’Economist ci svela scenari poco confortanti. Buona lettura.

 " Faremo un altro miracolo e regaleremo all’Italia una compagnia di bandiera redditizia."

Questa è stata la promessa di Silvio Berlusconi, il Primo Ministro italiano, fatta questa settimana, dopo che il Governo da lui guidato aveva rinviato l’annuncio di un tanto atteso piano di salvataggio di Alitalia. Il "miracolo" avrebbe dovuto essere discusso in una riunione del Consiglio dei Ministri l’8 agosto e rivelato subito dopo, ma per il momento resterà un segreto, almeno fino a settembre. Il motivo dichiarato è quello di evitare di turbare la stagione estiva con scioperi e voli cancellati.

Sono in molti, però, a riconoscere che il vero motivo del rinvio del piano risiede nella poca chiarezza dello stesso e nella sua incompletezza.

 La Compagnia aerea versa in una situazione tanto disastrosa che solo un recente prestito di 300 milioni di euro concesso dal Governo, ha consentito di evitare il fallimento.

 Air France-KLM aveva fatto un’offerta per Alitalia nel mese di marzo, ma la stessa era stata poi ritirata per il mancato raggiungimento di un accordo con i Sindacati e dopo che l’Onorevole Berlusconi, nel pieno della sua campagna elettorale, aveva bollato come “ inaccettabile” la proposta del vettore transalpino.

Intesa Sanpaolo, la banca incaricata successivamente di trovare nuovi investitori italiani per Alitalia, aveva accertato che non c’era nessuno disposto a “ scucire un solo euro” per una Compagnia ridotta in quelle condizioni. " Per fortuna!", era stato il commento di una persona molto vicina alle strategie della banca.

 Intesa Sanpaolo ha così elaborato un piano per dividere Alitalia in due.

Un ramo consisterebbe in una nuova società privata, senza alcun debito e con un capitale sociale netto di 1 miliardo di euro, versato da una dozzina di imprenditori italiani, tra cui Gilberto Benetton, Luigi Aponte e la famiglia Marcegaglia. La nuova compagnia erediterà i più redditizzi “ assets” da Alitalia e Air One. Se tutto dovesse andare come previsto, la nuova compagnia aerea inizierebbe a produrre utili dal 2009 per poi essere quotata in Borsa nel 2010.

I nuovi investitori, ovviamente, non vogliono avere niente a che fare con il disastroso passato di Alitalia.

Al Governo italiano resterebbe così la “ vecchia società” ( di cui è azionista con una quota del 49,9%), i debiti ( ammontanti a 1,1 miliardi di euro) e gli “ assets” improduttivi. Tre quarti dei 20000 dipendenti Alitalia passerebbero alla nuova società e il resto rimarrebbe con la vecchia.

" Un’ operazione così congegnata rappresenterebbe un grave danno per le finanze del settore pubblico”, sottolinea Enrico Letta, all’opposizione nel Parlamento italiano.

 Non è chiaro se Giulio Tremonti, il Ministro delle Finanze, accetterà una tale divisione. Avendo appena ottenuto l’approvazione del Parlamento per un taglio alle spese di 30 miliardi di euro, è probabile si opponga al fatto che le passività di Alitalia vengano scaricate sulle finanze pubbliche.

C’è poi la questione della Commissione Europea, che ha già avviato un procedura sul prestito a favore di Alitalia per verificare se sussistono gli estremi per considerarlo come un caso di aiuto di Stato “ mascherato”.

La Grecia si è trovata in una situazione analoga nel 2003 con la perdita del suo vettore di bandiera, nota Rigas Doganis, un esperto commentatore del settore aereo.

Alcuni osservatori fanno notare quanto eterogeneo sia il quadro degli investitori coinvolti che, come unica caratteristica comune, hanno una completa estraneità del settore. A questo proposito è da sottolineare che una condizione di Intesa Sanpaolo per garantire la fattibilità del piano è il coinvolgimento di una grande compagnia aerea straniera come partner della nuova Alitalia. E’ stato lo stesso Benetton ad affermare recentemente che un’alleanza di questo tipo è di vitale importanza per garantire il successo del progetto. Si vocifera di Lufthansa, il secondo vettore europeo, ma i quadri della compagnia tedesca non hanno confermato alcun interesse.

Nel caso il Governo riunisca i nuovi investitori, dovrà poi decidere come suddividere la compagnia. La legge sancisce che Alitalia debba passare attraverso una procedura simile al fallimento, al fine di poterla dividere in due rami e collocare il totale dei debiti su uno di essi. E’ quanto afferma Edoardo Staunovo Polacco, un avvocato esperto in pratiche fallimentari. Il Governo, a questo proposito, vuole rivedere la legge per accelerare le cose, ma finora ha sempre negato che l’Alitalia possa essere messa in liquidazione fallimentare.

Dopo essere stato eletto, l’Onorevole Berlusconi s’era mostrato più disponibile nei confronti di Air France-KLM, ma ormai era troppo tardi. Molti nel suo partito devono rammaricarsi per l’occasione perduta, in quanto la compagnia francese, dopo tutto, avrebbe comprato Alitalia con tutti i suoi debiti. A questo punto devono sperare che Air France torni al tavolo della trattativa o che Lufthansa faccia un’offerta.

Questa eventualità sarebbe l’autentico miracolo.

The Economist

Tradotto a cura della Redazione di Finanzainchiaro.

Redazioneonline- Osservatorio Nazionale