La Cina: predatrice o partenaire dell’Africa?

La presenza cinese suscita reazioni contrapposte nel continente africano, diviso tra la soddisfazione di annoverare un nuovo partenaire commerciale in grado di concorrere allo sviluppo e la paura di trovarsi di fronte ad una rivisitazione in chiave moderna di un déjà vu colonialista.

 « Alcuni vedono la Cina come una predatrice, altri come una opportunità », sintetizza Prince Mashele, ricercatore tra i più affermati dell’Istituto per gli Studi sulla Sicurezza ( ISSA) di Pretoria .

 Gli scambi commerciali tra il colosso asiatico ed il continente africano si sono decuplicati nel periodo 1999/2006, vista la necessità di Pechino di trovare sempre nuove fonti di approvvigionamento di petrolio e materie prime .

 La Cina ha così offerto numerosi prestiti a tassi interessanti, azzerato parte del debito dei paesi africani ed investito in diversi progetti di sviluppo. Dopo anni ed anni di presenza occidentale, Pechino ha « …cambiato le carte dello sviluppo africano », ha dichiarato recentemente Chris Alden, responsabile di un nuovo programma di ricerche sulla Cina condotto dall’Istituto sud-africano per gli Affari Internazionali (SAIIA).

 Il governo cinese non condiziona il proprio aiuto o i propri investimenti a regole di trasparenza o di democrazia, come testimonia il sostegno al governo sudanese dal quale riceve barili di petrolio ignorando completamente il dramma del Darfour.

« Non pensiamo di avere alcun diritto di suggerire loro come governare il paese o dirigere gli affari », ha confermato un diplomatico cinese chiedendo di mantenere l’anonimato.

 La Cina sembra però imporre le proprie compagnie, ignorando di fatto le critiche che da più parti si levano per stigmatizzare un comportamento poco corretto. Il caso delle imprese di costruzione cinesi che hanno vinto commesse da loro stesse finanziate, come in Angola, è sotto gli occhi di tutti gli osservatori. Oltre tutto la bilancia commerciale resta largamente a favore di Pechino, sebbene siano in molti a lamentare il dumping dei prodotti cinesi.

 Le imprese cinesi sono state accolte con una certa diffidenza in Nigeria, Zambia e Mozambico, dove è forte l’insoddisfazione per il livello dei salari e le precarie condizioni di lavoro.

 Altra severa critica che viene mossa alle compagnie cinesi riguarda la mancata presenza di management locale nei quadri direttivi aziendali, mentre si continua ad usufruire di salariati a bassissimo prezzo. « La volontà egemonica cinese nel continente africano è sotto gli occhi di tutti », ha commentato l’ambasciatore di Singapore in Sudafrica, H’aja Rubin.

 Il presidente Hu Jintao e il Primo Ministro Wen Jiabao hanno visitato a più riprese l’Africa negli ultimi 18 mesi  per sgombrare il campo da ogni equivoco circa le reali intenzioni cinesi ed hanno annunciato nuovi accordi commerciali. Non va dimenticato però quanto successo all’inizio dell’anno in Zambia, quando le manifestazioni di protesta degli operai locali avevano suggerito a M. Hu di annullare la visita in una miniera, teatro nel 2005 di una esplosione a seguito della quale avevano perso la vita 50 operai.

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