La metà delle riserve petrolifere sarebbero esaurite

Il “picco” del petrolio, vale a dire il momento in cui la metà delle riserve di greggio del pianeta si sono esaurite, sarebbe stato raggiunto nell’anno 2006.

L’estrazione dell’oro nero starebbe già diminuendo del 3% annuo e si prevede che le compagnie petrolifere non estrarranno più di 39 milioni di barili al giorno nel 2030 ( contro gli 81 milioni di barili di oggi).

Questa è la conclusione, forse un poco allarmistica, degli esperti del “ Energy Watch Group” (EWG), pubblicata in un rapporto e resa nota durante una conferenza stampa a Londra alla fine di ottobre, alla quale abbiamo avuto il piacere di essere presenti.

 Secondo gli scienziati dell’EWG, le riserve “ verificate” ( vale a dire con possibilità estrattive ai costi attuali) ammonterebbero a 854 miliardi di barili contro i 1200 miliardi delle stime ufficiali. La differenza è imputabile ai cinque grandi produttori medio orientali: Arabia Saudita, Iran, Iraq, Kuwait ed Emirati Arabi. Secondo quanto delineato dal rapporto le riserve di questi stati non  sarebbero superiori ai 340 miliardi di barili, contro i 630/710 miliardi delle stime ufficiali.

 “In questa regione, la produzione andrà diminuendo già nei prossimi anni”, afferma il rapporto. Non c’è da stare allegri. I paesi consumatori contano su queste riserve per alimentare la loro crescita economica, considerando ormai certa la diminuzione di capacità estrattiva dei Paesi non membri dell’OPEC ( Russia e Messico in testa) già a partire dal 2010.

Scenari futuri

Il livello delle riserve non è verificabile. I Paesi produttori non sono tenuti all’obbligo della trasparenza. L’EWG stima le riserve dell’Iran in 44 miliardi di barili ( contro i 130 ufficiali) e quelle dell’Arabia Saudita in 181 miliardi ( contro 262 ). I calcoli del gruppo di esperti si basano sulla produzione attuale e valutano attentamente le difficoltà delle compagnie ( accesso alle risorse, ritardo nei progetti). Diverse compagnie petrolifere hanno accusato in questi ultimi mesi una forte riduzione della loro produzione. L’EWG sottolinea che i grandi giacimenti del Golfo Persico hanno già raggiunto il loro “picco” e che un eventuale incremento del numero di barili estratti non rientra nei programmi e soprattutto nell’interesse a lungo termine di quei Paesi.

 A coloro che sollevano dubbi sui metodi di calcolo usati per stilare il rapporto, Jorg Schindler, uno degli autori, risponde che “ … proprio su questa base l’EWG è stata in grado, senza sbagliarsi, di annunciare che l’estrazione nel Mare del Nord avrebbe raggiunto il “picco” nell’anno 2000”. Sempre secondo l’EWG “ … il mondo si trova all’inizio di un cambiamento economico strutturale epocale, di cui non è possibile al momento immaginare gli sviluppi e le conseguenze. Certo l’inerzia dei Governi e dei grandi gruppi industriali nell’affrontare la questione, non fa presagire nulla di buono” .

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