… LA PAURA E’ PAURA

Ogni volta che assisto a comportamenti irrazionali sui mercati che provocano tremendi cali nelle quotazioni, mi tornano alla mente le parole di quella mia carissima amica “ … la paura è paura”. Quanta verità si nasconde dietro questa affermazione apparentemente banale.

Nel linguaggio parlato utilizziamo il generico termine paura, ma nella realtà ci sono stadi differenti, si va dal timore all’apprensione, dall’inquietudine all’ansia, per arrivare al terrore e al panico.

Come vincerla? Sappiamo che non serve dire ad una persona terrorizzata “non devi aver paura”, in quel momento non è nelle condizioni di ascoltarci. E allora, come se ne esce?

Fondamentalmente in due modi: o riusciamo ad assuefarci eliminando così gradualmente il sintomo della paura, o cerchiamo di ottenere una diversa percezione degli eventi che riteniamo pericolosi.

Personalmente penso che debbano essere percorse entrambe le metodologie, ma la seconda in particolare. Metaforicamente dovremmo quindi salire sulla montagna per vedere le case, le strade, il fiume e l’intero paesaggio da un’altra prospettiva, meno inquietante e quindi meno pericolosa.

Questa lunga introduzione per rispondere ai tanti lettori che preoccupati per i cali subiti dal titolo Fiat mi chiedono un parere ed una previsione di quali possano essere i possibili sviluppi.

Premetto che non ho il titolo in portafoglio, ma ciò non cambia il mio giudizio, se pensiamo solo al futuro necessariamente saremo preoccupati: non lo possiamo conoscere! Ma per prevedere ciò che accadrà dovremo analizzare ciò che è accaduto ed è in questa fase che non dobbiamo fare errori. Chiediamoci innanzitutto: cosa abbiamo in mano? L’azienda fa utili? E’ ben guidata? Per poi domandarci, quali prospettive ha?

L’azionista di Fiat è comproprietario di una azienda che produce e vende automobili, ma non solo, una società che è uscita da un periodo critico che è troppo recente per averlo dimenticato, ma è anche uno dei più studiati e meglio riusciti casi di ristrutturazione aziendale che dovrebbe davvero essere citato ad esempio sui testi universitari di microeconomia.

Oggi Fiat fa utili come non mai ed ha un grado di efficienza superiore alla media dei competitors, è bene ribadire che gli utili NON li faceva, li sta facendo, e continua tutt’ora a farli. Chi l’ha tolta dalle sabbie mobili, all’inizio, quando è andato a trattare, aveva solo la propria faccia da spendere, ma non l’ha mai persa! Ogni impegno è stato mantenuto, sempre! Gli obiettivi sono stati sempre superati, mai ridotti, e aumentati solo quando si aveva la certezza che sarebbero stati raggiunti. Questo è amministrare una azienda in maniera seria.

Certo l’uscita (forzata!) dall’azionariato di Unicredito ha creato difficoltà, l’automobile poi è il comparto ciclico per eccellenza e con le previsioni di rallentamento economico senz’altro tra i più penalizzati.

Ma andiamo a vedere i dati, ne cito solo uno perché tutto il resto diventa secondario, sapete quanto era il P/E nel 2005, solo due anni fa? Era 151. Ed oggi? E’ 12.

Soltanto un paio di giorni fa sono stati diramati i dati relativi alle immatricolazioni a dicembre: +19%, certo ora tutti dicono che le previsioni erano per una mancata proroga degli ecoincentivi per cui può aver indotto molti ad anticipare un acquisto che altrimenti avrebbero ritardato, vero! Ma la media è stata del 14% per cui l’azienda ha fatto molto meglio del mercato, la comparazione con la concorrenza rende l’analisi oggettiva.

Toyota oggi lancia un profit warning, vero! Ma sul mercato americano, che per Fiat è assolutamente trascurabile, quanto venderà Fiat nel corso del 2008 in Brasile? E in India? E in Cina?

Nei prossimi anni non avrà la spinta di nuovi modelli in uscita, vero! Ma ha due brand come Alfa-Romeo e Lancia da riscoprire e sono due nomi che valgono molto più di nuove vetture.

Non sto trovando nessuna area critica? Non proprio, ho già accennato agli ostacoli che senz’altro incontrerà l’azienda nei prossimi anni, ma a nostro avviso ha tutte le capacità per superarli brillantemente, certamente ci deve essere un requisito assolutamente essenziale e cioè deve rimanere l’attuale management, vera ed unica garanzia per superare tutte le future difficoltà.

Concludo, poi, visto che mi è stato espressamente richiesto, fornendo un target price, tenuto conto del rallentamento economico in atto valuto il titolo 19 euro, al solito la tempistica è di 18 mesi. La validità del prezzo obiettivo fissato deve anche intendersi qualora le economie avanzate, Stati Uniti in testa, non entrino in una fase di recessione, cosa che naturalmente farebbe spostare più in là nel tempo il raggiungimento dell’obiettivo.

Giancarlo Marcotti per Finanza In Chiaro.