Quel tesoretto del governo per abolire l’Imu

Quel tesoretto del governo per abolire l’Imu

C’è un tesoretto che si sta formando nei conti dello Stato e non è creato dal recupero dell’evasione fiscale. Per ora ammonta a circa 3-4 miliardi di euro ma è destinato a crescere se la tendenza alla discesa dello spread (la differenza tra i Buoni del Tesoro decennali e i Bund tedeschi) continuerà, come probabile, nei prossimi mesi. Ieri il termometro della fiducia degli investitori, che qualche anno fa veleggiava sopra i 500 punti, è sceso per la prima volta da due anni a 247 punti, e il suo dimezzamento apre scenari virtuosi per i conti dello Stato. Uno dei quali è il finanziamento del mancato gettito derivante dall’abolizione totale dell’Imu sulla prima casa il cui costo, secondo i calcoli del ministro del Tesoro Saccomanni, è proprio pari a 4 miliardi di euro. Insomma posto che la decisione per la soppressione della tassa sulla casa è strettamente politica e non ragionieristica, il ciclo virtuoso che si sta creando nella contabilità dello Stato può mettere a disposizione un jackpot importante da spendere per tagliare il balzello.

A Palazzo Chigi il premier Enrico Letta sta incrociando le dita. I suoi tecnici in collegamento con quelli del Tesoro gli hanno fornito le tabelle con gli scenari possibili e con le cifre del costo del debito pubblico che, se confermato in discesa, gli può consentire di impostare una legge di Stabilità per il 2014 con margini di manovra molto più ampi.

La ristrettezza attuale è, infatti, figlia del provvedimento di Stabilità impostato dal governo Monti nel 2012. Allora i parametri di spesa per atteggiamento prudenziale erano stati tarati con uno spread tra Btp e Bund sopra i 300 punti e questo avrebbe determinato un costo per gli interessi sul debito di circa 89 miliardi di euro. Se invece, come sta accadendo, lo spread restasse vicino ai 250 punti, la stessa spesa scenderebbe a 85 miliardi con 4 miliardi di economie. Una cifra che si sta già concretizzando e che non può che aumentare in assenza di choc mondiali nell’economia (dopo sei anni di crisi si spera possibilità remota).

La ragione della crescita del tesoretto dunque è molto semplice anche se tecnica. Il Tesoro, in particolare la direzione che si occupa del collocamento del debito diretta da Maria Cannata, ha ormai piazzato l’80% dei titoli di Stato che aveva in preventivo e ha approfittato di una situazione di relativa calma sui mercati per spuntare rendimenti più bassi del passato. Dunque oggi c’è meno bisogno di collocare Btp perché le esigenze di cassa sono coperte.

Chi deve comprarli, come i grandi fondi pensione e di investimento, ha dunque due possibilità: o attende le aste, che si stanno però rarefacendo e dove troverà molti altri acquirenti (situazione ideale per il ministero dell’Economia che può con poco sforzo fissare tassi bassi) oppure deve passare per il mercato secondario, quello gestito dalle banche che cedono titoli alla bisogna e che influenza giornalmente i tassi ma non il costo complessivo per il bilancio dello Stato. In entrambe le ipotesi vale la legge che una grande domanda abbatte i prezzi. In parole semplici manca la materia prima e chi compra deve andare sul mercato. Risultato: lo spread tenderà a scendere ancora forse ad avvicinarsi più a quota 200 piuttosto che agli attuali 250. Il Btp continuerà a essere comunque acquistato perché darà comunque rendimenti più elevati rispetto agli omologhi francesi e tedeschi. E il Bot, il titolo a breve termine, fino a oggi richiesto come strumento di rischio tornerà a essere usato solo per gestire liquidità. Dunque comprato ma per altre esigenze. Prova ne è il fatto che ieri l’asta da 7,5 miliardi annuali è andata bene. Il Tesoro li ha collocati al tasso dell’1,053%. La domanda è stata consistente e il rendimento è sceso dello 0,025% rispetto all’asta precedente. Non solo. Non è indifferente al cambio di marcia dello spread la stabilizzazione dell’euro e il fatto che la Germania non rappresenti più il porto sicuro dei capitali denominati in euro. Per quanto Bundesbank e falchi rigoristi stiano cercando di mettere paura negli investitori, che puntano ora sull’Italia, il gioco di Berlino di finanziarsi con tassi negativi non si ripeterà. Se i tedeschi vogliono soldi per le loro esigenze devono pagarli il giusto prezzo. Così ieri il tasso pagato dal Bund decennale è salito ancora: all’1,65%. Molti lasciano insomma bond teutonici per migliori lidi come l’Italia che paga di più e probabilmente, nonostante i pessimisti di professione, continuerà a onorare gli impegni.

Conclusione: i 3-4 miliardi di risparmi ottenibili con lo spread a 250 potrebbero crescere a 6-7 se lo spread si porterà a quota 200, cifra più rispettosa dei valori in gioco.

Il tesoretto insomma può diventare un tesoro. Dopo tanta congiuntura negativa si può azzardare anche lo scenario più positivo. L’uscita dell’Italia dalla procedura di deficit eccessivo può liberare altri soldi: 6-7 miliardi che, se investiti possono generare Pil e dunque più entrate per il fisco. Insomma il tesoro può diventare un tesoro ancora più consistente.

Filippo Caleri

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