UN ANNO DI BORSA – S&PMIB – I PEGGIORI

Guardando dal basso la classifica per l’anno 2007 dei titoli che compongono lo S&PMib, sul fondo troviamo Fastweb (-41,97%), sarebbe però più corretto, tenendo conto del dividendo di 3,77 euro che è stato staccato il 22 ottobre, valutare la flessione reale in un -36,08%, il crollo verticale del titolo è avvenuto negli ultimi due mesi e mezzo dopo essersi conclusa l’Opa che Swisscom aveva lanciato a 47,00 euro.

L’andamento dell’azione è così stato determinato dalla drastica riduzione del circolante a seguito dell’acquisizione da parte della multinazionale svizzera, riteniamo comunque che il settore abbia vissuto un anno decisamente difficile, è sempre più problematico trovare margini essendo compressi tra le nuove tecnologie da un lato e la spietata concorrenza delle aziende ex monopoliste dall’altro. L’azienda, che aveva scelto una strada innovativa puntando tutto sugli elevati standard di efficienza, ha dovuto cedere alla ex monopolista elvetica, non è facile ora prevedere gli sviluppi per il titolo, con una certa cadenza escono voci di un delisting che però vengono immediatamente smentite.

L’effettiva maglia nera per il listino principale milanese risulta così Seat Pagine Gialle (-40,09%), per l’azienda leader europea nel settore dell’editoria telefonica multimediale i primi sei mesi tutto sommato erano stati positivi, assolutamente da dimenticare la seconda parte dell’anno, una discesa senza soluzione di continuità. Si è parlato spesso di un avvicendamento per l’Amm.Del. Luca Majocchi, ma al momento non è accaduto nulla, certo il settore non è dei più appetibili, ma è certamente venuto il momento per la società di dare una scossa per evitare un declino dal quale, al momento, non si vedono alternative. Come sembrano lontani oggi i tempi in cui Seat Pagine Gialle era considerato il titolo che maggiormente avrebbe beneficiato dell’avvento del fenomeno internet, probabilmente le occasione non sfruttate e gli eccessivi dividendi straordinari distribuiti sono alla base della deriva alla quale stiamo oggi assistendo. Comunque attualmente non vediamo cosa possa far invertire la rotta, restiamo realisticamente pessimisti.

Troviamo poi in questa classifica al contrario Italcementi (-31,54%), la motivazione di questo scivolone deve essere trovata nella crisi del mercato immobiliare che, partita dagli Stati Uniti, ha poi contagiato anche le principali piazze del Vecchio Continente. Ricordiamo che l’azienda è il quinto produttore di cemento al mondo e che questo settore è uno dei pochi nei quali l’Italia può vantarsi di essere tra i leader a livello mondiale. Dopo una prima parte dell’anno improntata al rialzo, da giugno a novembre l’azione ha letteralmente dimezzato il proprio valore di Borsa, mentre nell’ultimo mese abbiamo assistito ad una timida ripresa. Dobbiamo ricordare inoltre, però, che dall’inizio del 2004 il titolo aveva triplicato il proprio valore passando dagli 8,5 euro agli oltre 24 euro del maggio/giugno scorsi. Noi riteniamo, pur tenendo conto della crisi immobiliare e del possibile rallentamento economico mondiale, che la correzione avuta dal titolo sia stata francamente eccessiva. Anche nel corso del 2007, come già nel 2006, Italcementi ha consolidato la propria presenza nei mercati a più alto tasso di crescita, il management non è cambiato e resta su livelli di eccellenza. Ricordiamo inoltre, particolare da non trascurare, che la società è da poco entrata a far parte dell’indice Dow Jones Sustainability Index. Per questi motivi siamo realisticamente ottimisti e da queste basi ci attendiamo che nel prossimo anno il titolo possa riprendere, noi per la verità, siamo molto più prudenti rispetto a target price che importanti case d’investimento hanno rilasciato anche recentemente, e valutiamo il titolo intorno ai 16,5 euro, ne abbiamo raccomandato l’acquisto quando è sceso sotto i 14 euro e continuiamo a mantenere la stessa posizione.

Sempre scorrendo la classifica troviamo STMicroelectronics (-29,92%), anche in questo caso il crollo è avvenuto nella seconda metà dell’anno, ma qui il settore non c’entra, basta verificare che, sempre in quest’anno, Intel (azienda leader nei semiconduttori) ha guadagnato il 30% anziché perderlo e non basta quindi il solo deprezzamento del dollaro a spiegare una simile divergenza. Anche il principale cliente, la finlandese Nokia, ha avuto una annata eccellente, quindi la motivazione di questa debacle va ricercata in altri ambiti più endogeni che esogeni. E’ di pochi giorni fa l’annuncio dello slittamento della partenza della partnership con Intel per la produzione di chip di memorie flash, la notizia non è da poco, visto che da questa joint venture ci si attende un fatturato superiore ai tre miliardi e mezzo di dollari all’anno. Ciò ha contribuito a far scendere sotto i 10 euro il titolo, valutazioni che non si vedevano dal 1998, certo fare concorrenza ad americani ed asiatici in questo campo non è per nulla facile, occorre gestire l’azienda su livelli d’eccellenza. Anche per questo motivo noi valutiamo l’azione STM intorno ai 10,5 euro, siamo così usciti con ottimo profitto dall’investimento al ribasso, ma non ne consigliamo l’acquisto.

Annata no anche per Banco Popolare (-29,88%) l’Istituto di credito che ha peggio performato all’interno del listino principale nel corso del 2007, e la motivazione principale è da attribuire allo scoppio del caso della controllata Banca Italease (peggior titolo dell’intera Borsa Italiana). Probabilmente anche l’integrazione della Popolare Italiana (ex Lodi) è stato più problematico di quanto preventivato, ma a nostro avviso anche in questo caso ci troviamo al cospetto di un ribasso ingiustificato, almeno nelle proporzioni. Il Gruppo bancario è attivo principalmente nel nord Italia e ha raggiunto dimensioni tali per cui le sinergie derivanti dall’integrazione delle varie realtà che lo compongono dovrebbero dare utili significativi. Anche tenendo conto delle difficoltà che qualsiasi fusione comporta e dei risultati ancora deboli comunicati nel terzo trimestre, determinati da problematiche che dovrebbero affievolirsi con il passare del tempo, noi valutiamo l’azione prudenzialmente 16,5 euro, per cui siamo ottimisti per un recupero delle quotazioni nel corso del 2008.

Proseguendo troviamo un’altra Banca, la Popolare di Milano (-29,13%) in questo caso però non c’è un evento scatenante che ha determinato il crollo del titolo, la discesa è stata continua e ininterrotta durante tutto il 2007, sull’Istituto di Piazza Meda si rincorrono da tempo indiscrezioni e rumors, ma fino ad ora sono andate tutte deluse le possibili aggregazioni delle quali si è vociferato. Le varie trimestrali comunicate durante l’anno non hanno convinto, noi valutiamo intorno ai 10 euro l’azione per cui non ne caldeggiamo l’acquisto, per coloro che amano speculare su eventuali operazioni straordinarie naturalmente è possibile puntare sull’Istituto milanese, in effetti solo il comparto delle Popolari può offrire spunti per operazioni di M&A e visto a quali multipli è stata acquistata Antonveneta da MPS il gioco potrebbe valere la candela.

Anche per Mondadori Editore (-29,09%) il 2007 è stato un anno da dimenticare, il comparto dell’editoria è stato uno dei più penalizzati, d’altronde la difficoltà di fare utili in momenti come questo è del tutto evidente. Per l’azienda guidata da Marina Berlusconi, nonostante le recenti operazioni sul mercato internazionale, sarà difficile attrarre investitori, noi non vediamo prospettive future che possano far ritenere ci possa essere un’inversione di tendenza e di conseguenze non caldeggiamo l’acquisto del titolo.

Per il Gruppo Editoriale L’Espresso (-25,85%) vale esattamente quanto appena detto per Mondadori. Praticamente il titolo è sempre stato in territorio negativo ampliando, con il trascorrere dei mesi, le perdite. Per questo motivo, nonostante le valutazioni apparentemente penalizzanti per il titolo, non vediamo un futuro e non ne caldeggiamo l’acquisto.

Un altro bancario in forte calo, Monte dei Paschi di Siena (-24,89%) in questo caso sono due le motivazioni principali che hanno contribuito al ribasso, inizialmente la crisi generalizzata del credito, e successivamente l’acquisizione di Antonveneta che il mercato non ha gradito visto l’esosità del prezzo pagato. Se poi si tiene conto che nell’accordo di cessione da parte del Banco di Santander non è stata compresa Interbanca, la valutazione data alla Popolare padovana sembra davvero esorbitante, ci saranno pure le sinergie e mancanza di sovrapposizioni geografiche, ma prima di rientrare da un simile investimento ne dovrà passare del tempo. Aumenti di capitale ed emissioni obbligazionarie necessarie alla copertura di una simile acquisizione non sono per nulla gradite da un mercato che guarda con sospetto ad un comparto, quello finanziario, che avrà sempre più difficoltà in futuro a produrre gli utili che ne hanno caratterizzato gli anni appena trascorsi.

Siamo ad uno dei titoli più chiacchierati durante l’anno, Alitalia (-23,71%) il cui risultato sarebbe stato di gran lunga peggiore se proprio nell’ultimo giorno di contrattazione dell’anno l’annuncio delle trattative in esclusive con AirFrance/KLM non avesse fatto recuperare oltre l’8% al titolo. Sono stati utilizzati fiumi di inchiostro per questa vicenda, a nostro avviso si è passati dall’iniziale telenovela al reality show, per poi proseguire a farsa ed infine ad oggi le comiche, con l’invenzione di un fantomatico interessamento dell’ultimo minuto da parte di Singapore Airlines che si è affretta a smentire nella maniera più categorica, oltre a minacciare azioni legali per i danni subiti alla propria immagine dalla diffusione di simili notizie. Non vorremmo scoprire, nei prossimi giorni, di trovarci su scherzi a parte. Dobbiamo attendere le prossime otto settimane di “trattative riservate” con la Compagnia franco/olandese per conoscere i dettagli conclusivi dell’operazione che ha coperto di ridicolo il nostro Governo per la maniera scellerata con la quale è stata condotta tutta la vicenda, la speranza è che si arrivi davvero nel più breve tempo possibile ad una soluzione che, se fosse stata presa cinque anni fa, avrebbe fatto risparmiare ai contribuenti italiani quasi 2 miliardi di euro.

Elenchiamo infine tutti gli altri titoli, del listino principale,che hanno fatto registrare nell’anno 2007 una variazione negativa: Mediaset (-23,19%), Fondiaria Sai (-22,19%) Mediobanca (-21,07%), Lottomatica (-20,56%), Tenaris (-19,07%), Parmalat (-18,40%), Autogrill (-16,37%), Unicredito (-14,46%), Unipol (-13,74%), Buzzi Unicem (-12,08%), Alleanza (-12,07%), Bulgari (-11,07%), Mediolanum (-11,01%), Intesa San Paolo (-7,52%), Telecom (-7,21%), Luxottica (-6,62%), Eni (-1,69%), Pirelli (-0,20%).