Wall Street, ancora prudente, termina contrastata

Wall Street, ancora prudente, termina contrastata

Dow Jones e S&P500 in leggero ribasso mentre il Nasdaq sale, seppur di poco. Insomma sembrerebbe che sia stata ancora una seduta interlocutoria ed in effetti è così, è vero infatti che il DJ è calato per la terza volta nelle ultime quattro sedute, ma dal record storico, stabilito solo una settimana fa, si è scesi meno di un punto.

Quindi nulla di rilevante. Wall Street si prepara ad un aumento dei tassi che ormai un po’ tutti danno per scontato. Qualcuno, più prudentemente, attende i dati sul mercato del lavoro che conosceremo domani, ma ormai la Yellen sembra aver già annunciato la decisione.

Sarà interessante anche ascoltare la conferenza stampa che Draghi terrà un’ora prima dell’inizio delle contrattazioni a New York. Il Presidente della Bce,  minimizzerà il dato sull’inflazione che mediamente, in eurozona, è tornata a toccare la fatidica soglia del 2%. Stiamo però parlando di un dato medio, in Germania, ad esempio, siamo al 2,2% ed i tedeschi ora si aspettano che la Bce non proroghi ulteriormente il Qe.

Ricordiamo, per inciso, che quello in corso è l’ultimo mese nel quale la Banca Centrale farà acquisti per 80 miliardi, dal prossimo e fino alla fine dell’anno si scenderà a 60 miliardi. La domanda che il mercato quindi ora si pone è: e per il 2018?

Vista l’esperienza Oltre Oceano ritengo che si continuerà la discesa per l’intero 2018 (40 miliardi per i primi sei mesi e 20 miliardi per i successivi), una decisione che potrebbe essere di compromesso fra chi vorrebbe un’ulteriore proroga alle attuali condizioni (Italia) e chi invece desidera la definitiva chiusura delle operazioni di acquisto con la fine dell’anno in corso (Germania).

Wall Street ovviamente tifa per un euro più forte, ma sarà difficile soprattutto perché gli anni elettorali sono sempre un po’ particolari, i politici in campagna elettorale promettono sempre di essere di manica larga e chi è al Governo, spesso, allarga i cordoni della borsa.

Non sarà quindi impossibile tornare a parlare di parità fra dollaro ed euro, soprattutto se nell’anno in corso, come pare probabile, i tassi negli Usa saliranno di almeno un punto percentuale.

Trump si troverebbe nella scomoda posizione di “scegliere” fra un dollaro più forte o un’inflazione superiore ai target prefissati.

Ribadiamo che stiamo soltanto tornando verso la “normalità”. Sono i tassi a zero ad essere anomali, quindi non dobbiamo allarmarci, certamente dovremmo domandarci se in questi ultimi mesi Wall Street abbia scontato uno scenario eccessivamente ottimista.

Giancarlo Marcotti per Finanza In Chiaro