Banche: un problema europeo

Giancarlo Marcotti Commenta per primo

Le previsioni di un rallentamento della crescita economica a livello internazionale sono pressoché unanimi e tutt’altro che una sorpresa visto che se ne parla ormai da diverso tempo, ma a far paura al mercato non sarà uno zero virgola in meno davanti alla crescita del Pil a livello globale, quanto la fine del Quantitative easing in Europa.

Tutti si chiedono: Draghi cosa farà?

In attesa di una risposta dal Presidente della Bce, tuttavia, il mercato europeo ha già individuato da tempo il comparto che subirà le maggiori ripercussioni dalla riduzione di una politica monetaria espansiva: il settore bancario.

In particolare negli ultimi giorni sono arrivate pesanti vendite sul comparto al punto che praticamente tutti i titoli del settore occupano già le parti basse nella classifica delle performances da inizio anno.

Abbiamo limitato l’analisi ai titoli che compaiono negli indici di riferimento delle principali Borse del Vecchio Continente, ed ecco quindi i dati che, in alcuni casi, non esito a definire … raggelanti:

ITALIA                               % 2018

Banco BPM                        -22,27%

Intesa Sanpaolo                -15,49%

Unicredit                            -15,44%

Mediobanca                      -11,18%

Ubi Banca                          -11,13%

Bper Banca                        – 2,70%

GERMANIA

Deutsche Bank                 -38,53%

Commerzbank                 -34,99%

FRANCIA

Bnp Paribas                       -13,52%

Societe Generale              -13,28%

Credit Agricole                  -10,35%

GRAN BRETAGNA

Royal Bank of Scotland    -13,75%

Barclays                              – 8,35%

HSBC                                  – 5,18%

Insomma, praticamente non si salva nessuno!

Sorpresi?

Forse non tutti erano a conoscenza del crollo verticale che stanno registrando le Banche tedesche, ci verrebbe da dire che si tratta di colossi “coi piedi d’argilla”. Sapendo poi che gli Istituti minori, ossia le Banche Regionali, in Germania non se la passano certo meglio, il bilancio complessivo risulta perlomeno preoccupante.

Le nostre, più o meno, sono in linea con le francesi e le britanniche. Visto però che nel nostro Paese il comparto bancario assume sull’indice di riferimento un peso decisamente più rilevante rispetto alle altre realtà, è chiaro che il Ftse Mib per tale motivo ne esca penalizzato.

Concludendo?

Draghi avrà una bella gatta da pelare, qualcosa dovrà inventarsi di sicuro.

Detto ciò vorrei lasciarvi con un’ultima considerazione, perché delle due l’una: o il quantitative easing è servito, ed allora immaginiamoci cosa sarebbe accaduto al sistema bancario se Draghi non lo avesse attuato. Oppure non è servito a nulla, ed allora davvero potremmo annullare tutta la parte di debito pubblico in mano alla Bce.

Infatti, se l’acquisto di titoli del debito pubblico da parte della Bce non ha avuto nessun effetto  … non avremo nessun effetto neppure annullandoli.

Giancarlo Marcotti per Finanza In Chiaro    

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