Borse: cosa sta accadendo? Un’analisi del Dow Jones

Giancarlo Marcotti Commenta per primo

Quello che vedete è il grafico che riporta l’andamento dell’indice americano Dow Jones negli ultimi dodici mesi di contrattazione.

Si può evidentemente riscontrare che ad un inizio d’anno molto promettente, che comunque andava nel solco tracciato lungo tutto  il 2017, è seguito un periodo di “turbolenza”, la volatilità è aumentata ed oggi certamente ci troviamo in una momento perlomeno di incertezza.

Chi si occupa di finanza ha un grande vantaggio, sa sempre quale domanda porsi, poiché deve porsi un’unica domanda: cosa succederà prossimamente? Quali saranno gli sviluppi futuri? Ed oggi, certamente più di ieri, la previsione risulta decisamente più complessa.

Se infatti quando ci troviamo all’interno di un trend (rialzista o ribassista che sia)  non possiamo altro che “adeguarci” e quindi la previsione non si baserà tanto su quale direzione prenderà il mercato, bensì su quanto durerà ancora il trend in atto. Quando ci troviamo all’interno di un periodo di turbolenza dobbiamo prevedere quale direzione prenderà il mercato, e quindi chiederci: il mercato salirà o scenderà?

Prima di dare una risposta  diamo qualche numero.

Premettiamo che utilizzeremo il termine “fase” per indicare un brevissimo periodo temporale (solitamente poche sedute) nel quale l’indice fa registrare performance concordanti, e quindi parleremo di fase rialzista e ribassista. Ci sembra più appropriato impiegare questa terminologia anziché “minitrend” che utilizzeremo per indicare periodi temporali più lunghi.

Come vedete dal 26 gennaio, giorno del massimo storico per il Dow Jones a 26.616,70 punti abbiamo assistito a diverse fasi contrastanti, ossia brevi periodi di rialzi e ribassi continui.

La prima fase ribassista, iniziata il 26 gennaio si è conclusa l’8 febbraio, in quelle nove sedute l’indice americano ha perso il 10,35%. Segnaliamo inoltre (ci servirà successivamente anche questo dato) che il minimo di questa fase ribassista viene toccato in intraday il giorno dopo (ossia il 9 febbraio) quando, prima di risalire, si scende fino a quota 23.360,30 punti.

La seconda fase ribassista, è meno marcata, parte dopo il massimo relativo del 26 febbraio a quota 25.709,30 e dura solo quattro sedute nelle quali l’indice a stelle e strisce perde il 5,80%. In questo caso il minimo assoluto (a 24.217,80 punti) viene toccato nella stessa seduta nella quale si riscontra il minimo relativo (ossia il 2 marzo) ed è ad un livello decisamente superiore rispetto al precedente.

Infine la terza fase ribassista. Inizia dopo il massimo relativo a 25.335,70 punti del 9 marzo e termina il 23 marzo dopo un ribasso del 7,11%. Qui abbiamo una piccola novità, il minimo assoluto di fase viene toccato ben 5 giorni dopo quando in intraday si tocca quota 23.344,50 punti.

Da lì un rialzo fino allo scorso 17 aprile quando il Dow Jones fa segnare al fixing quota 24.786,60 al quale sono seguite le ultime tre sedute ribassiste. E siamo ad oggi.

Ed ora passiamo all’analisi.

Abbiamo due segnali negativi ed uno positivo.

Primo elemento decisamente negativo: i tre massimi di fase, successivi al massimo assoluto, … sono decrescenti.  Rispetto al massimo assoluto infatti i massimi di fase fanno segnare una progressiva distanza: -3,41%, -4,81% e -6,88%. Segnale della sempre maggior difficoltà nel “recuperare” il terreno perso.

Altro elemento negativo, come abbiamo visto, l’ultimo minimo assoluto di fase è arrivato ben 5 giorni dopo il minimo stabilito in chiusura, segnale della difficoltà riscontrata nel “rimbalzo”.

In parole povere quindi sembra che l’indice faccia sempre più fatica a rimbalzare, ed i rimbalzi sono sempre meno efficaci.

L’aspetto positivo è che quota 23.500 punti è stata violata solo due volte e solo in intraday. Sembra quindi che l’indice ci stia “dicendo”: ok devo respirare un po’ ma sotto certi livelli non intendo andarci, quelli sono “valori inviolabili” che influirebbero sul sentiment del mercato ed aprirebbero scenari pericolosi.

Ed in effetti quota 23.500 per il Dow Jones è un livello importantissimo. Perché?

Perché è praticamente la quotazione che il mercato aveva “scelto” nei primissimi giorni del mese di novembre, ossia in attesa delle elezioni presidenziali. Dopo è arrivato Trump.

E Trump obiettivamente in questi pochi mesi di Casa Bianca, in ambito economico, ma non solo, ha fatto molto, secondo alcuni “troppo”!!!

Al punto che ormai si è tornati addirittura a pronunciare una parola che per il Presidente degli Stati Uniti d’America ha un significato sinistro: Watergate!

Quindi? Mi chiederete, dopo aver detto tutto ciò cosa prevedi? Il mercato salirà o scenderà?

Ebbene la risposta che mi sento di dare è questa.

Per coloro che operano sui mercati finanziari non tenere in considerazione quel che sta accadendo dall’inizio dell’anno sarebbe da irresponsabili. Detto ciò, tuttavia, io ritengo che non ci troviamo davanti ad un altro 2008 … ma davanti ad un altro 2011.

Ed allora attenzione perché quel che è accaduto nel 2011 ha avuto contraccolpi meno negativi sui mercati azionari rispetto al 2008, ma solo perché si sono prese delle misure drastiche. Nel 2011 il mondo intero è stato inondato di liquidità dalle Banche Centrali come mai in precedenza! Solo così non si sono avute ripercussioni più gravi.

Ed allora se nel 2008 si è potuto agire sui tassi di interesse e nel 2011 sull’espansione incontrollata del bilancio da parte delle Banche Centrali, qualora dovesse scoppiare una nuova crisi economica quali strumenti avremmo a disposizione per contrastarla?

Giancarlo Marcotti per Finanza In Chiaro

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