Borse: tutta colpa della Turchia?

Giancarlo Marcotti Commenta per primo

Arriva uno scrollone, ed è solo il primo

Seduta completamente in rosso per i quaranta titoli che compongono il nostro indice principale. Sul fondo Stm, Unicredit ed Intesa Sanpaolo.

Qualcosa non torna. Improvvisamente, come un fulmine a ciel sereno, scoppia il caso Turchia. Su tutti i media del mondo si parla della situazione prefallimentare dell’economia turca e la sua valuta, la lira, perde oltre quindici punti percentuali nei confronti del dollaro.

Il crosso USD/TRY che ieri aveva terminato le contrattazioni a quota 5,55 è improvvisamente schizzata all’insù arrivando addirittura a toccare, poco prima dell’apertura di Wall Street, quota 7. Al momento ha ritracciato e siamo tornati in area 6,4.

Confesso che tutto ciò che nel mondo finanziario scoppia “improvvisamente” mi lascia sempre tanti sospetti, supponiamo pure che la “bomba” Turchia fosse da tempo a rischio esplosione, e che l’innesco sia arrivato da Trump con un tweet nel quale oltre ad annunciare il raddoppio dei dazi su alluminio ed acciaio ha voluto specificare che: “Le nostre relazioni con la Turchia, al momento, non sono buone!”.

C’è comunque “qualcosa che non torna” ed è un qualcosa che … ci riguarda da vicino.

Se leggete tutti i resoconti sull’odierna seduta a Piazza Affari, infatti, tutti gli analisti danno la colpa alla Turchia. Certo, un fatto così eclatante ha certamente delle ripercussioni sul nostro indice di Borsa, visti i rapporti commerciali che intratteniamo con Ankara.

I riflettori vengono poi puntati sul comparto bancario ed in particolare su Unicredit (-4,73%) che detiene una quota rilevante della quarta Banca turca, Yapi Kredi Bank, anche se l’Istituto guidato da Mustier ha comunicato in una nota che, dall’area in questione arriva solo il 2% del giro d’affari del Gruppo.

Detto ciò, però, c’è un aspetto decisamente sorprendente: il nostro Ftse Mib (-2,51%) avrebbe infatti perso oltre due punti e mezzo percentuali perché l’intero settore bancario italiano è esposto con la Turchia per 15 miliardi di euro, come la Germania, ma il Dax (-2,0%) è sceso solo di due punti percentuali, e meno della Gran Bretagna (16 miliardi di euro), ma il Ftse100 (-1,0%) ha perso poco meno di un punto percentuale.

E che dire della Francia che ha un’esposizione più che doppia rispetto alla nostra (33 miliardi di euro) ed il Cac40 (-1,6%) ha perso soltanto poco più di un punto e mezzo percentuale.

E che dire allora della Spagna che … udite udite … ha una esposizione nei confronti della Turchia di 71 miliardi di euro!!! Eppure l’Ibex30 (-1,5%) l’indice principale della Borsa iberica ha perso solo un punto e mezzo percentuale!!!

Insomma, c’è qualcosa, a livello planetario, che non ci piace, temiamo che il nostro Paese sia bersagliato da operazioni poco chiare e per nulla trasparenti da parte della finanza internazionale.

Teniamoci pronti.

Giancarlo Marcotti per Finanza In Chiaro

 

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