Cgia: con aumento Iva ci rimettono le famiglie più povere

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La Cgia di Mestre non ha dubbi. Secondo i suoi calcoli, chi pagherà di più per l’aumento dell’aliquota dell’Iva al 22% previsto a partire da martedì prossimo saranno le famiglie meno abbienti. Se in termini assoluti saranno coloro che percepiscono redditi elevati a subire l’aggravio di imposta più pesante, la situazione si capovolge completamente se si confronta, sottolinea la Cgia, l’incidenza percentuale dell’aumento dell’Iva sullo stipendio netto annuo di un capo famiglia.

L’aumento peserà di più sulle retribuzioni più basse e meno su quelle più elevate. Per i single l’aggravio sarà fino a 99 euro e per un lavoratore dipendente con moglie e figli a carico fino a 120 euro. “La politica, purtroppo, ha perso una grande opportunità – dichiara il segretario Cgia Giuseppe Bortolussi – non essere riusciti a evitare l’aumento dell’Iva è molto grave”

Bortolussi: “Aumento penalizzerà le famiglie più povere e numerose”

L’incremento dell’Iva, spiega Bortolussi, penalizzerà soprattutto le famiglie più povere e quelle più numerose deprimendo la domanda interna. A pagare il conto saranno anche gli artigiani e i commercianti che, nella stragrande maggioranza dei casi, lavorano per il mercato domestico. “Questo ritocco  – aggiunge il segretario Cgia – deprimerà ancor più i consumi delle famiglie che anche per l’anno in corso sono destinati a subire una contrazione del 3% circa”. Le simulazioni realizzate dalla Cgia riguardano tre tipologie famigliari (single, lavoratore dipendente con moglie e un figlio a carico, lavoratore dipendente con moglie e 2 figli a carico).

Per ciascun nucleo sono stati presi in esame sette fasce retributive e si sono tenute in considerazione le detrazioni e gli assegni familiari per i figli a carico, le aliquote Irpef e le addizionali regionali e comunali medie nazionali. A seguito dell’aumento dell’aliquota Iva al 22%, si è ipotizzata una propensione al risparmio nulla per la prima fascia di reddito, pari al 2,05% per il reddito annuo da 20.000 euro, del 4,1% per quella da 25.000 euro e dell’ 8,2% per le rimanenti fasce di reddito.

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