Ecco il trucco: la Tasi più cara dell’Imu

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Roma«La Tasi vale più dell’Imu», titolava ieri il quotidiano economico Il Sole24ore, riportando cifre contenute nel testo definitivo della Legge di stabilità. Semplice il ragionamento: il nuovo tributo porterà ai Comuni 3,7 miliardi contro i 3,3 della vecchia imposta sulla casa.

Sono 400 milioni in più, peraltro calcolati molto per difetto. Se i Comuni decideranno di aumentare l’aliquota fino al massimo consentito (ipotesi molto probabile visto lo stato delle finanze degli enti locali) il conto della nuova imposta salirà fino a nove miliardi.
Il capitolo è talmente delicato, che il ministero dell’Economia ha diffuso una delle rarissime precisazioni di questa sessione di bilancio: i circa 3,7 miliardi di gettito previsto dalla Tasi è inferiore al gettito di circa 4,7 miliardi oggi garantito dall’Imu sull’abitazione principale e dalla Tares servizi indivisibili, abolite.

Via XX Settembre, se possibile, ha peggiorato la situazione, ha osservato Daniele Capezzone, presidente della commissione Finanze della Camera ed esponente Pdl che, a stretto giro di posta, ha messo in fila le contraddizioni. I dubbi sono aggravati perché il gettito al quale fa riferimento il ministero resta quello relativo «all’aliquota standard quando invece ci saranno maggiorazioni molto consistenti, com’è noto».

Il ministero dà per scontato che i Comuni si limitino ad applicare l’aliquota minima. «Il gettito della vecchia Imu (4miliardi circa) è prodotto non solo dall’aliquota standard ma anche dalle maggiorazioni decise dai Comuni (e dalle detrazioni/esenzioni); invece, il gettito della nuova Tasi ipotizzato dal Mef – osserva l’esponente Pdl – già in partenza così elevato, è calcolato solo sull’aliquota base, a cui vanno aggiunte maggiorazioni ipotetiche fino a due volte e mezzo». Il «rischio stangata» sta nell’applicazione di un’aliquota superiore nel 2014, ma non è finita qui.

L’esponente Pdl ricorda che il tetto, già a partire dal 2015, si potrà superare. Il ministero per Capezzone non scoglie nemmeno un altro nodo emerso nei giorni scorsi: la Tasi, colpirà cinque milioni di abitazioni escluse dall’Imu. C’è il nodo inquilini, che pagheranno tassa sui rifiuti e parte della Tasi. Quello delle seconde case con un’aliquota dell’11,6 per mille (quella base più la vecchia Imu). Poi le case «date in comodato gratuito ai figli situate nello stesso comune che, a oggi, risulta saranno sottoposte a ulteriore tassazione».
Insomma, i motivi di attrito tra governo e Pdl sulla riforma dell’Imu sono molti e rischiano di rendere difficile l’iter parlamentare della legge. «Lavoreremo in Parlamento per una riscrittura di un provvedimento che sembra avere tante, troppe ombre», assicura Capezzone. Frena Antonio Azzollini: «Basta con i giudizi affrettati sulle tasse della nuova Legge di stabilità. Bisogna leggere il testo definitivo e non limitarsi a notizie di stampa».

Il testo che sarà pubblicato nella Gazzetta Ufficiale non supera la gran parte dei problemi segnalati da Pdl e associazioni. Sulle case date in comodato dai genitori ai figli o quelle di anziani e malati che si trovano in ospizio i Comuni potranno – non c’è obbligo – decidere di non calcare la mano. Ma non considerandole come prime case, al massimo applicando una franchigia di 500 euro sul pagamento.
Le ultime bozze (a questo punto definitive) confermano anche il ritorno dell’Irpef. La seconda casa nel comune di residenza, «concorre alla formazione della base imponibile dell’imposta sul reddito delle persone fisiche e delle relative addizionali nella misura del cinquanta per cento». Una stangata che serve a finanziare la deducibilità dei capannoni.

Antonio Signorini

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