Ecco l’estate che attende i mercati finanziari. Le azioni saliranno o caleranno mentre siamo sotto l’ombrellone?

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Siamo quasi a un anno dal bazooka di Draghi. E ci stiamo avvicinando ormai all’estate, stagione da sempre controversa per i mercati finanziari. Per due motivi in particolare.

Dal punto vista operativo molto gestori approfittano per portare a casa i guadagni messi a segno nella prima parte dell’anno per poi tornare long in autunno (non a caso alcuni operatori considerano il detto “Sell in may and go away” una sorta di mantra). In secondo luogo l’estate si è rivelata in molti casi una stagione politicamente strategica per prendere decisioni shock, a tratti anti-popolari. Tutti sono in vacanza e quindi l’opinione pubblica è tendenzialmente un po’ distratta, meno reattiva e quindi pronta a “digerire” meglio che in altri periodi notizie forti.

Non è un caso che le ultime decisioni politico-economiche che hanno dato una sterzata alla storia siano piovute proprio nei mesi estivi. Era la notte del 15 agosto quando l’allora presidente Richard Nixon decise di interrompere gli accordi di Bretton Woods del 1944, sulla convertibilità del dollaro in oro. Nell’estate nel 1992 il finanziere George Soros speculò pesante contro la sterlina spingendo l’Inghilterra fuori dal Sistema monetario europeo (a cui è seguita a ruota l’uscita dell’Italia). Qualche estate più tardi (siamo nel 2008) la finanza annovera il più grande crac della storia. Ci riferiamo al fallimento di Lehman Brothers che ha chiuso i battenti con un buco da 640 miliardi di dollari, circa un terzo dell’attuale Pil italiano per intenderci.

La scorsa estate sui mercati finanziari è piombata un’altra notizia-bomba. Il 24 luglio il governatore della Banca centrale europea (che in precedenza aveva provato a calmierare lo spread con due operazioni Ltro di finanziamento agevolato alle banche per un controvalore complessivo da 1.000 miliardi) lancia quello che è poi stato definito un bazooka. Si tratta dello scudo anti-spread, una manovra per proteggere in modo illimitato i debiti dell’Eurozona sotto attacco. Da allora gli spread hanno iniziato a scendere e, seppur con alti e bassi, sono rientrati in aree meno preoccupanti. Basti pensare che il 23 luglio 2012 lo spread BTp-Bund era a 524 mentro questa mattino è a 265, praticamente la metà.

Detto ciò, che ne sarà di questa estate? I mercati azionari vengono da un potente ciclo rialzista. Quali sorprese, nel bene e nel male, potremo trovare mentre siamo sotto l’ombrellone? La sensazione è che i due grandi market mover dell’estate 2013 potrebbero essere i piani di allentamento monetario delle banche centrali (le cui forti iniezioni di liquidità stanno sostenendo i prezzi in questa fase) e le elezioni tedesche del 22 settembre.

«Ritengo che attualmente il focus degli investitori sia rivolto essenzialmente alle politiche monetarie attuate dalle varie banche centrali, in primis quella americana. I primi rumor nelle scorse sedute di una possibile riduzione del Qe americano (attraverso cui la Federal Reserve acquista 85 miliardi di titoli al mese, ndr) aveva spaventato gli investitori che soprattutto sul finire del mese di maggio avevano liquidato, almeno in maniera parziale, alcune posizioni lunghe facendo prevalere qualche presa di beneficio dopo il lunghissimo trend rialzista dei mesi appena trascorsi – spiega Marco Dall’Ava, head of research di Xtb Italia -. Ricordiamo che Wall Street ha chiuso col mese di maggio il quinto mese consecutivo col segno più e proprio il mese appena trascorso ha visto la definizione dei nuovi massimi storici per la Borsa americana. Molto importanti sono stati i dati sull’occupazione pubblicati lo scorso venerdì dove abbiamo registrato un payroll in leggero rialzo rispetto alle attese e un tasso di disoccupazione in frazionale salita al 7,6%, rispetto alle attese che stimavano un dato stabile al 7,5%, che allontana così il target della Fed del 6,5%. Standard chequalora si fosse mantenuto stabile il ritmo di crescita degli ultimi mesi si sarebbe potuto raggiungere il prossimo aprile 2014. Il dato negativo fa quindi presagire che la Fed, almeno per il momento, non effettuerà nessun cambiamento circa l’ammontare di Qe nei prossimi mesi. Questi risultati hanno così spinto nuovamente i mercati americani, ma non solo, al rialzo».

«Quindi nei prossimi giorni riteniamo i mercati potranno continuare a rimbalzare dai valori attuali, ma nel corso dell’estate, essendo entrati anche in un periodo, proprio quello estivo, non favorevole statisticamente ai mercati finanziari assistere a qualche ulteriore presa di beneficio – conclude -. Anche se la Fed, come ci attendiamo non agirà subito, riteniamo che non ci sia un grosso margine temporale di prosecuzione in questa direzione nel medio termine e qualche ulteriore annuncio in tal senso potrà indebolire i listini mondiali che inoltre hanno raggiunto dei livelli tecnici davvero molto importanti. Ci attendiamo quindi che nei prossimi mesi si potrà definire una fase correttiva nell’ordine di circa cinque/sette punti percentuali. Le elezioni tedesche ritengo diverranno un possibile market mover non nell’immediato ma sul finire dell’estate».

Più Spagna e Italia che non Usa e Germania, a parer di Tommaso Federici, responsabile gestioni di Banca Ifigest. «Lo scenario più probabile è quello che vede mercati azionari laterali con volatilità in diminuzione. Credo che se ci sarà un sorpresa in positivo verrà dal mercato azionario Italiano e Spagnolo, mentre sono molto cauto nei riguardi di quei mercati che hanno già corso tanto come gli quello Usa e tedesco. Il mercato giapponese potrebbe tornare a crescere: cruciali saranno i dettagli di politica economica attesi prima del G8. Sugli emergenti potrebbe finire la sottoperformace rispetto ai paesi sviluppati e in questa categoria continuo a preferire quei fondi che investono in paesi di frontiera, Africa su tutti, e sulla Cina che potrebbe non essere così in difficoltà come sembra dai dati». Quanto ai market mover «credo che la Fed ridurrà gli acquisti di Treasury ma più in là nel tempo rispetto alle attese del mercato e soprattutto che manterrà il Qe per molto più tempo di quello che scontano i mercati. L’impressione sulle elezioni tedesche è quella che possa finire con un governo sempre guidato dalla Merkel ma con alleanza Spd. Quindi un governo ancora più europerista e meno ossessionato dall’austerity».

Secondo Wouter Sturkenboom, investment strategist di Russell investments Europe «sia i mercati finanziari sia l’economia dell’Eurozona sembrano più stabili rispetto al recente passato. Tuttavia l’Europa continua ad assistere a un braccio di ferro tra politica monetaria accomodante e austerità fiscale. La Germania appare ancora relativamente forte, mentre i Paesi del Sud Europa stanno continuando a soffrire. A livello generale, quindi, le nostre stime che vedevano un rallentamento dello 0,5% sono ancora valide, anche se permangono ulteriori rischi a causa della debolezza dell’economia francese.

L’Eurozona non ha fatto particolari passi avanti da inizio anno. Se vogliamo, si può paragonare a una montagna di sabbia sulla quale vengono fatti cadere altri granelli. Granello dopo granello la montagna diventa instabile e ne basta solo uno per provocare una valanga. I problemi di corruzione in Spagna, la fragile situazione politica in Italia (vedasi il calo della produzione industriale e del Pil, ndr) e la gestione del salvataggio di Cipro hanno certamente aggiunto granelli di sabbia. Le nostre previsioni di crescita economica rimangono quindi negative; per vedere un miglioramento dovremmo avere un aumento della crescita tedesca ed una crescita globale dal punto di vista degli investimenti nell’Eurozona».

Per approfondimenti visita: twitter.com/vitolops

 

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