ENTI LOCALI E DERIVATI, UNA POLVERIERA

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La celebrazione della giornata del risparmio, lo scorso 31 Ottobre, è stata occasione utile al Governatore della Banca d’Italia per fare il punto sulla questione più spinosa che si troverà a gestire nei prossimi anni: l’esposizione degli Enti Locali, nei confronti di varie Banche ed Istituzioni Finanziarie soprattutto estere, in prodotti derivati ad altissimo rischio.

Se fosse stata la solita maniera italiana di correre a chiudere il cancello quando i buoi sono già scappati non ci saremmo stupiti. Il problema però è ancora più grave. Il Governatore non ha neppure chiuso il cancello, ma ha solo avvisato che è aperto, e, a nostro avviso, lo ha fatto esclusivamente perché in un prossimo futuro nessuno potrà contestargli di non aver sollevato la questione per tempo.

Forse non tocca neppure a lui chiudere il cancello, ma con un Governo in questo stato comatoso, chi può fermare una bomba ad orologeria che col passare del tempo diventa sempre più potente?

Cerchiamo di andare con ordine e riassumere gli ultimi avvenimenti.

Il 16 ottobre, all’indomani della messa in onda della trasmissione Report, Unicredito ha comunicato che ammonta ad 1 miliardo di euro (circa 2 mila miliardi delle vecchie lire) il debito, ai valori attuali, che clienti ed Enti Locali hanno con l’Istituto guidato da Alessandro Profumo. Inoltre sempre Unicredito ha reso noto i dati dei primi contenziosi, per ora poco più di 50, che nella maggior parte dei casi si sono conclusi con una transazione.

Usciamo dai comunicati ufficiali e traduciamo in linguaggio più comprensibile. Dato che l’operazione di ristrutturazione del debito con derivati (in genere interest rate swap) ha una durata di alcuni anni e che il cliente, solo dopo un certo periodo tempo, deve cominciare a rimborsare le operazioni, riteniamo che i contenziosi in futuro saranno destinati ad aumentare in progressione geometrica. Inoltre visto il clamore del caso a livello mediatico, siamo convinti che i contenziosi futuri potrebbero essere giudicati con maggiore favore per la clientela.

Il vero problema, però, riguarda gli Enti Locali. Regioni, Province e Comuni sono ricorsi in massa a questo tipo di operazioni, la cui pericolosità non risiede tanto nello spostamento del debito sulle Giunte future, ma nel fatto di far lievitare lo stesso a livelli insostenibili. Attenzione: gran parte della Pubblica Amministrazione è seduta su una polveriera, sarà sufficiente che esploda il primo candelotto di dinamite perché tutta l’impalcatura crolli e si polverizzi.

Che fare?

Nell’immediato occorre:

1) Impedire agli Enti Locali di effettuare nuove operazioni in derivati o rinnovare operazioni in essere

2) Aprire immediatamente un contenzioso con le Banche e le Istituzioni Finanziarie coinvolte, nell’intento di ottenere l’annullamento dei contratti

3) Giungere ad un accordo transattivo che chiuda in modo definitivo questo nefasto capitolo della finanza italiana.

Probabilità che questo accada? Zero.

In Italia non si opera ormai più da tempo, né per le priorità, né per le urgenze, ma per le emergenze! E finché non scoppierà la santabarbara nessuno muoverà un dito.

Poi, al solito, assisteremo al balletto delle responsabilità. Tutti a tirarsi fuori e dire che ciò che potevano fare lo hanno fatto, addossando magari le responsabilità a qualcuno che, nel frattempo, è passato a miglior vita.

Naturalmente torneremo ad occuparci di questo tema. Molti vi diranno che l’argomento è ostico e molto complesso, ma non è così, credetemi. Occorre solo tenere presente un principio dal quale non si può prescindere: OGNI DEBITO FATTO OGGI E’ UN IMPOVERIMENTO PER IL FUTURO.

Un saluto a tutti i lettori di Finanza In Chiaro.

Giancarlo Marcotti per Finanza In Chiaro

[email protected] Scheda Collaboratore

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