Expo di Milano 2015: la grande farsa

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All’Hangar Bicocca, il giorno (sabato 7 febbraio) in cui per la prima volta si è cercato di raccogliere le idee di Expo per combattere la fame nel mondo, si sprecano le parole, si fa a gara a trovare le espressioni più efficaci ed impattanti: l’ipocrisia va di scena.

Ci sarebbe da sorridere se il tema non fosse drammaticamente attuale, poiché si parla delle iniquità create da un sistema economico insensato nel quale molti hanno più di quello di cui hanno bisogno e gli altri non abbastanza.

L’unico fuori coro, che ha incarnato il vero spirito dell’Expo, vale a dire quello della celebrazione della ricchezza e del modello di sviluppo capitalistico che crea e alimenta diseguaglianze sociali e ingiustizie, è stato Renzi: difatti non si trova una sola parola nel suo discorso che fa riferimento ai temi dell’alimentazione e delle disparità tra ricci e poveri, ma troviamo espressioni che possiamo condensare in questa frase: “L’Expo come simbolo dell’ambizione del nostro paese e volano di crescita”.

L’Expo produrrà la «Carta di Milano», ossia le proposte per affrontare la fame nel mondo e la lotta agli sprechi: un centinaio di esperti e svariati ministri, più un Papa, consegneranno le loro illuminate riflessioni partendo però da un grave errore di fondo: lo spreco dell’Expo!

Milioni di euro per parlare di sprechi. Mentre parliamo di sprechi, sprechiamo! E’ come organizzare un convegno sulla mafia invitando come relatori dei mafiosi!

Alla fine della festa, l’Expo diventerà una enorme cattedrale nel deserto: ripetiamolo, milioni di euro bruciati, serviti per una fiera della vanità, per fare da vetrina alle multinazionali che rappresentano quel modello di sviluppo iniquo condannato dalla carta degli intenti della stessa manifestazione.

Chi è deputato a parlare di ingiustizie e di fame nel mondo? Il Papa, a capo di un impero finanziario e i cui potenti rappresentanti vivono nel lusso e negli sprechi? (Ultimamente l’unico sforzo concreto che ho visto fare al Papa è un vespasiano per i poveri!) E che ci fa partecipi di una profonda verità: “C’è cibo per tutti, ma non tutti possono mangiare!”.

I nostri politici? I quali in modo ossessivo predicano e idolatrano un’unica divinità, il PIL, ovvero l’illimitata crescita economica e che in occasioni di manifestazioni come l’Expo si affrettano ad affermare il contrario: “Serve un nuovo modello di sviluppo…occorre rivedere il nostro comportamento e il modo di rapportarci alla terra…” Tutti proclami vuoti, vuoti ritornelli.  Ma cosa fanno questi personaggi, concretamente, per ridurre il gap tra ricchi e poveri? Nulla, i privilegi di cui godono non sono minimamente messi in discussione, così come le ciniche politiche economiche di cui sono convinti sostenitori.

Io dico questo: abbiano almeno il buon senso di non prenderci in giro! Se qualcuno arrossisce, trovandosi a parlare di quei temi, perché possiede un barlume di coscienza, sarebbe sulla strada giusta, ma ahimè, credo che non si troverà un solo uomo che provi simili sentimenti!

E chi (i giornalisti, intendo) dovrebbe avere una voce critica rispetto a manifestazioni come l’Expo, nella maggior parte dei casi si rivela servo sciocco dei poteri forti, penso a Peppe Severgnini che dalle colonne del Corriere della Sera (8 febbraio 2015) fa l’incondizionato, smielato elogio dell’Expo e si scaglia contro chi osa sollevare delle obiezioni. Non c’è da stupirsi: intellettuali indipendenti, fuori dal coro, con la schiena dritta e soprattutto di spessore se ne contano sulle dita della mano.

Riccardo Ianniciello scrittore   

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