” Fiat/Marchionne tra contatto e investimenti. L’affondo sull’innovazione” Di Antonio Pennacchioni

Giancarlo Marcotti Commenta per primo

Con la prova di forza sul reintegro dei tre operai della Fiat Sata di Melfi, Sergio Marchionne prosegue la martellante offensiva che, dopo il gran rifiuto sugli incentivi, ha investito prima la contrattazione sindacale, poi la localizzazione degli impianti e ora punta all’obiettivo finale della rappresentanza. La deroga al contratto nazionale dei metalmeccanici, requisito chiave per realizzare progetto Fabbrica Italia con la produzione di 1,4 milioni di auto, rischia di azzerare il sistema delle relazioni industriali basato sullo scambio tra i big dell’impresa e del sindacato.

In quest’ottica il braccio di ferro con la Fiom su Melfi dimostra che i piani del gruppo non saranno modificati. Non ci sarà alcun ripensamento sul contratto autonomo per il settore auto cui da metà settembre metteranno mano Confindustria, Federmeccanica e i sindacati (esclusa la Fiom-Cgil) con la consapevolezza che senza un accordo uscirà dal cassetto la lettera di disdetta degli accordi nazionali. Né sulla strategia, condivisa da Cisl, Uil, Ugl e Fismic, della nuova società denominata Fabbrica Italia Pomigliano che garantirà una maggior flessibilità del lavoro, la saturazione degli impianti e il contrasto all’assenteismo anomalo.

Così Marchionne risponde alla microconflittualità della Fiom che ha promesso di rendere ingovernabili le fabbriche "se l’azienda non cambia strada".

Uno scenario intollerabile perché il caos renderebbe impossibile gestire il piano industriale. La questione, l’amministratore delegato della Fiat lo ha ribadito ai tre leader di Cgil, Cisl e Uil nel recente tavolo di Torino, è che non si possono investire 20 miliardi di euro negli impianti italiani se non c’è certezza della produzione perché "senza governabilità il sistema è inchiodato".

Pomigliano serve dunque da test: in cambio di regole certe arriveranno i 700 milioni produrre la nuova Panda. Ma per il resto dei 20 miliardi di procederà caso per caso: a cominciare da Mirafiori che dovrà fare a meno del nuovo monovolume L-0 dirottato in Serbia. Quanto al capitolo alleanze, il processo di consolidamento internazionale non si è concluso. Marchionne è convinto che ci sarà un altro giro entro 3-5 anni e intende giocare un ruolo da protagonista alla guida di Fiat-Chrysler.

Ma i progetti non si esauriscono con l’auto. La scissione del gruppo marcia spedita verso l’assemblea degli azionisti in calendario il 16 settembre al Lingotto. Le tappe tecniche e le modifiche statutarie sono quasi completate. Fiat Industrial, la società che nascerà dall’operazione, già esiste e vi confluiranno le attività di Cnh, Iveco e Powertrain.

Quanto a Fiat auto Marchionne tiene coperte le carte sul marchio Alfa Romeo per cui ha fissato un obiettivo ambizioso: portare le vendite a 500mila unità entro il 2014. Intanto il patron della Volkwagen, Ferdinand Piech, segue ogni sviluppo. Ed attende a braccia aperte il Biscione. ( Fonte: americaoggi.info)

Redazioneonline- I Mercati

In : I Mercati
Canale YouTube
COME "ABBATTERE" LA BCE
EURO DISASTRO Perché gli italiani non hanno ancora capito
PIANO B - riprendiamoci la sovranità
FTSE Mib
Gli Ultimi Commenti
Osservatorio internazionale