Follie a Wall Street: Dow Jones -4,6%

Giancarlo Marcotti Commenta per primo

In questi casi si suol dire: tanto tuonò che piovve! Anzi grandinò! Ma chicchi grossi come palle da golf. Insomma il tanto temuto sell-off sulla Borsa americana … è arrivato, ed adesso veramente la situazione si fa seria.

D’altronde era inevitabile, prima o poi doveva accadere, l’ho ribadito più volte, c’erano moltissimi indizi, compreso il più importante di tutti: in televisione da un po’ di tempo si parlava del boom delle Borse mondiali, un segnale inequivocabile.

Il Dow Jones oggi ha stabilito un altro record storico: è arrivato a perdere 1597 punti, poi, un rimbalzo finale ha permesso all’indice più vecchio del mondo di lasciare sul terreno al fixing “soltanto” 1.175 punti.

Naturalmente domani la notizia del crollo della Borsa americana campeggerà ovunque, ed allora giochiamo ad indovinare come titoleranno i giornali: io punto su “Il lunedì nero di Wall Street”, un superclassico.

Ma sarà quasi divertente leggere i commenti al crollo della Borsa americana, sono certo che non mancherà chi attribuirà il crollo a “fattori tecnici”, forse diranno che la rottura della media mobile a 50 giorni ha innescato il sell-off.

Ebbene, cari lettori, quando gli indici di Borsa scendono è ovvio che violeranno al ribasso qualche media mobile, che sia a 50,100 o 200 giorni che importanza ha? Ed attribuire un ribasso a fattori tecnici è un po’ come dire che “il mercato è sceso perché gli investitori hanno venduto”, cioè qualcosa che assomiglia molto ad una affermazione di monsieur de La Palice.

Non voglio sminuire il peso che hanno i sistemi computerizzati nelle transazioni borsistiche, altrimenti non si spiegherebbe la performance odierna dell’indice di volatilità, il Vix (+115,6%), ma dico semplicemente che il mercato è sceso perché in precedenza era salito troppo.

In altre parole, oggi le valutazioni dei titoli sono più attinenti alla realtà.

Ma c’è un fatto estremamente importante, accaduto proprio oggi: il passaggio di consegne ai vertici della Fed. E questo sì, sono certo che abbia avuto un peso notevole su quanto accaduto.

Il Governatore uscente, Janet Yellen, inusualmente non riconfermata come numero uno della Banca Centrale americana, e per questo visibilmente amareggiata, ha salutato tutti lanciando una polpetta avvelenata, usando espressioni non proprio sibilline “Non voglio etichettare quello che stiamo vedendo come una bolla. Ma direi che le valutazioni degli asset sono generalmente elevate per il mercato azionario, il rapporto P/E è vicino alla fascia alta del range storico. Se guardiamo ad esempio agli immobili commerciali e ad altri beni, osserviamo valutazioni elevate”.

Ed alla domanda

Gli americani dovrebbero essere preoccupati dai mercati?

Ha risposto:

“Dovrebbero fare attenzione e diversificare i loro investimenti. Ciò che guardiamo è la probabile resilienza dell’economia e del sistema finanziario”.

Ed ancora:

“Le valutazioni degli asset potrebbero cambiare, non sto stimando che ciò accada ma non lo escluderei”.

Ed ecco che nel giorno in cui il nuovo Governatore, Jerome Powell, ha prestato giuramento Wall Street lo saluta con una seduta shock. Pensare ad una coincidenza è semplicemente da ingenui.

Powell è una persona seria e nel discorso d’insediamento ha usato parole misurate, ma non è bastato.

Insomma quel che abbiamo visto oggi a Wall Street è l’esito di un piano congegnato da tempo, un ordigno ad orologeria che ha come obiettivo la Casa Bianca.

Giancarlo Marcotti per Finanza In Chiaro

 

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