Forconi, rischio paralisi. Chi c’è dietro le manifestazioni e cosa chiedono

Redazione 1 Commento

Da ieri 9 dicembre a venerdì 13 presidi in tutta Italia. Si parla di sciopero fiscale

Italia bloccata dal movimento dei forconi? La lettura sembra riduttiva, anche se l’effetto non cambia: da questa mattina, in molte città italiane, ai caselli delle autostrade, in punti nevralgici dei trasporti e dell’amministrazione pubblica e tributaria, si stanno svolgendo manifestazioni più o meno pacifiche, più o meno partecipate, indette dal Coordinamento nazionale 9 dicembre.

Chi c’è dietro a questa improvvisa insurrezione di piazza che, sebbene pacifica in molte sedi, a Torino sta prendendo la piega dei cortei più controversi degli ultimi tempi, quando minoranze organizzate prendono il centro dell’attenzione a suon di violenze e atti intimidatori, che spesso finiscono per causare scontri, anche violenti, con le forze dell’ordine. Nel capoluogo piemontese, in queste ore, il centro è sostanzialmente off limits, e i negozi si sono trovati costretti a chiudere per prevenire danni dalla situazione che si va surriscaldando di ora in ora. Addirittura, dalle cronache sembra che dal corteo sia partita una sassaiola contro il palazzo del consiglio regionale. Disagi, invece, alla stazione di Genova, dove sono stati bloccati i binari.

Gli scioperi, partiti questa mattina, potrebbero anche durare tutta la settimana, mettendo seriamente a rischio paralisi l’intero Paese. Non a caso, il ministro dell’Interno Alfano è già intervenuto mettendo in chiaro che atti contrari alla legge non saranno tollerati.

Chi ha aderito alla manifestazione? Dalle informazioni disponibili, sembra che gli organizzatori siano principalmente tre sigle ben conosciute nello spazio tra una società civile sempre più indignate e una politica sempre meno capace di risolverne i problemi. In primo luogo, nella connotazione che sta prevalendo sui mezzi di comunicazione, c’è il movimento dei Forconi guidato da Mariano Ferro, già candidato alle elezioni regionali in Sicilia poco più di un anno fa. Al suo fianco, si trovano i “Liberi imprenditori federalisti europei” di Lucio Chiavegato, artigiano veneto, a cui si è unito anche il Movimento autonomo degli autotrasportari, guidato da Augusto Zaccardelli.

Insomma, dietro alle manifestazioni e ai presidi che stanno avvenendo nei maggiori centri del Paese, c’è unsottobosco di professionisti, imprenditori partite Iva, ma anche dipendenti, disoccupati, cassintegrati,scesi in piazza per urlare il proprio sdegno contro l’oppressione tributaria in primo luogo, ma anche sociale e lavorativa. Non a caso, i sit in si stanno svolgendo di fronte ai palazzi della politica, ma anche alle soglie dellesedi di Equitalia, ritenuta il simbolo del vampirismo di Stato che non accenna a allentare i propri canini dal collo dei contribuenti.

Tra gli annunci che hanno mosso il popolo oggi in piazza, anche quello di un imminente sciopero fiscale, mentre commercianti e professionisti aderenti alla protesta potrebbero abbassare le serrande o chiudere i propri studi per qualche ora. E’ stato anche diramato, tramite i social network, dove il verbo dello sciopero si è diffuso con buona penetrazione, un codice di comportamento, evidentemente mirato a prevenire eventuali degenerazioni violente.

In mezzo ai tanti cittadini che protestano in modo pacifico, però, sembra siano affiorate alcune adesioni sospette, come movimento vicini all’estrema destra, quando non collegamenti alla criminalità organizzata. “Saremo noi per primi a difenderci da eventuali infiltrati. Ho paura, io per primo  ha  rivelato il portavoce dei Forconi Mariano Ferro – ho paura perché le infiltrazioni mafiose, le infiltrazioni di estremisti di destra o di sinistra non ci fanno bene, fanno un favore al sistema”.

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  • Roberto Domenichini

    In Italia non siamo nemmeno capaci a manifestare.
    A parte che in Liguria si sono visti più che altro ragazzini che non sanno nemmeno il significato del termine tassa.
    Ma questo può essere giustificato con la poca voglia di andare a scuola. intanto con la scuola attuale non avrebbero imparato molto di più.
    Ma veniamo a noi e allo sciopero fiscale. Ritengo che urlare e bloccare il traffico, guarda caso proprio alla gente che produce ricchezza, non sia un metodo intelligente di protestare.
    Ve lo dice una persona dichiaratamente anarchica! però la mia anarchia non è sinonimo di menefreghismo o disimpegno sociale.
    L’anarchia liberista di matrice cristiana propone anzichè distruggere.
    Provate a leggere il libro “disobbedienza civile” che vi aiuterà a comprendere le ragioni profonde della vessazione fiscale.
    Non ci dobbiamo battere per ridurre le tasse ma per eliminarle.
    Ma questo lo possiamo fare usando il cervello e non la forza fisica.
    Proposta alternativa a quella dei forconi attuali:

    Ogni attività non batte più uno scontrino o non emette più alcuna fattura. Tutto in nero!
    Il problema è che facendo a modo “mio” si risolverebbe davvero il problema fiscale alla radice.
    Purtroppo il 50% dei lavoratori attuali si ingrassa su questo sistema basato sulle tasse.

    Bisognerebbe partire con la richiesta di licenziare ogni dipendente pubblico e dopo allora si può iniziare a costruire qualcosa altrimenti sono soltanto perdite di tempo stupide e che arrecano danno alla popolazione civile.

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