Grillo ha perfettamente ragione, anche se la “giuria popolare” è un’idea malsana

Giancarlo Marcotti Commenta per primo

Potrei citare Beppe Grillo per “plagio”. Scherzo naturalmente, però personalmente, da anni, ripeto che l’informazione in Italia è una schifezza, una vera porcheria, e come me la pensano tutti coloro che all’interno della scatola cranica hanno un organo funzionante denominato cervello.

Detto questo entro subito nel merito.

Leggete il post incriminato di Beppe Grillo “Una giuria popolare per le balle dei media”, come potete notare, è composto da cinque paragrafi (più un Ps), ebbene per i primi quattro paragrafi non si può che essere d’accordo con Grillo, ciò che scrive è ineccepibile.

Se vogliamo, poi, quell’articolo deve essere stato “ispirato” dal post dal titolo “Pubblicata una “fake news” colossale . E ora che si fa, cari censori, chiudiamo i giornali?” che, il più grande giornalista italiano, forse l’unico, ossia Marcello Foa, aveva pubblicato il giorno precedente sul suo blog.

L’articolo di Foa, come spesso accade, è una perla di giornalismo, l’autore infatti tratta, con acume ed intelligenza, un problema colossale come quello dell’informazione, argomentando in maniera logica una tesi di per se stessa ineccepibile.

Ebbene, Grillo, nei primi quattro paragrafi del suo post, riprende la tesi di Foa e la sposa appieno. Ma mentre Foa conclude in modo sublime il proprio post con queste parole: “Chi invoca la censura non ha mai davvero a cuore la libertà d’espressione, ma persegue altri inconfessabili interessi. Incompatibili con i vostri. Non fatevi ingannare, non fatevi intimidire.”, Grillo, da politico maldestro, prospetta una soluzione al problema proponendo “una giuria popolare che determini la veridicità delle notizie pubblicate dai media”, obiettivamente un’idea malsana.

E perché ho definito Grillo un politico “maldestro”? Semplicemente perché, ingenuamente, ha titolato il suo post “Una giuria popolare per le balle dei media”, prestandosi così alla levata di scudi di tutto il mondo della (dis)informazione.

Ora, sui media di regime, non si parla affatto dei primi quattro paragrafi del quale è composto l’articolo che, ripeto, sono assolutamente condivisibili ed alzano il velo sul problema più gigantesco, dopo quello della giustizia, che assilla il nostro Paese, ossia quello della (dis)informazione continua alla quale è sottoposta la popolazione, ma tutti parlano della “giuria popolare” che, obiettivamente, è una proposta indifendibile.

Giancarlo Marcotti per Finanza In Chiaro

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