Guerra nucleare. Euforia a Wall Street

Giancarlo Marcotti Commenta per primo

Wall Street festeggia i venti di guerra. La Borsa americana rischiava di crollare, anni di Quantitative easing e tassi a zero avevano avuto come effetto una splendida bolla finanziaria che, qualora fosse scoppiata, avrebbe avuto effetti devastanti, quindi … molto meglio far deflagrare le bombe vere.

Gli Stati Uniti, non accettano “provocazioni”, sotto quel punto di vista hanno loro il monopolio assoluto, alcuni sostengono che Trump ormai sia ostaggio di una banda di gangster, ma probabilmente è solo una questione di soldi.

Quando i trader americani hanno cominciato a pigiare sui tasti dei loro computers i futures sui maggiori indici di Borsa sono immediatamente schizzati all’insù ed i rialzi si sono protratti fino al fixing.

I mercati hanno festeggiato in maniera euforica, spese per armamenti fanno bene a Boeing (+1,94%), ma anche alle Banche: JP Morgan (+1,73%) e Goldman Sachs (+1,32%).

Il prezzo del  petrolio è sceso di un punto percentuale, per questo Exxon (-0,13%) è risultato il solo titolo, fra quelli che compongono l’indice Dow Jones (+0,90%), a terminare la seduta con un ribasso, Chevron (+0,07%), nonostante ciò, con un guizzo finale si è salvato dalle vendite.

Ma le buone nuove non sono arrivate solo dalla bellicosa politica estera, anche sul fronte interno ci sono state pessime notizie, che quindi hanno contribuito a far aumentare l’euforia sui mercati.

Sul fronte macro, infatti, l’Empire State (ossia l’indice che monitora il settore manifatturiero) è sceso di 5,2 punti.

In calo di tre punti anche l’indice NAHB (che monitora le aspettative dei costruttori edili), le attese erano per un calo decisamente più contenuto (-1 punto).

Insomma spese per armamenti e dati macro negativi imporranno alla Fed un nuovo stop al programma di rialzo dei tassi, abbiamo così nuove speranze di non veder esplodere a breve la bolla speculativa che ormai aleggia sul cielo di Wall Street.

La Borsa americana è troppo importante per rispondere solo a logiche economiche.

Giancarlo Marcotti per Finanza In Chiaro

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