Il Bitcoin non ha il fascino della divisa

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L’uso della valuta virtuale è esploso dopo la crisi di Cipro. Per qualcuno è uno strumento adatto solo a speculatori e criminali. E mentre la moneta cerca di legittimarsi c’è chi pensa a un Etf.

“Una forma sicura di pagamento, poco costosa e facile da maneggiare”. Anzi no: “Un mezzo adatto a speculatori senza scrupoli e criminali che rischia di azzerare i capitali”. L’uso dei Bitcoin, la moneta virtuale inventata nel 2009 da un anonimo programmatore e diventata un asset alternativo di investimento con lo scoppio della crisi prima in Grecia e poi a Cipro, sta attirando sempre di più l’attenzione degli operatori. E non sempre con commenti benevoli.

Questo tipo di valuta viene trattata partendo dal presupposto che ogni cosa, anche un elemento intangibile come il bit di un computer, può avere un valore. Almeno nella misura in cui un gruppo di persone decide di darglielo. Secondo il sito di Bitcoin questo tipo di divisa “è costruita intorno all’idea di una nuova forma di denaro che usa la crittografia per controllare la sua creazione e le transazioni invece che affidarsi a delle autorità centrali”.

Il conio avviene attraverso la soluzione di algoritmi e, secondo i suoi creatori, l’ammontare massimo di denaro in circolazione non può superare i 21 milioni. La valuta ha anche delle piazze dove può essere trattata. La più famosa è Mt Gox, ma c’è anche la francese Bitcoin-Central.

Fra crimine e finanza
I più critici dicono che è diventato uno degli strumenti preferiti per i traffici illeciti. Secondo alcuni organi di polizia, fra cui la Drug Enforcement Agency americana il 20% delle transazioni che coinvolgono Bitcoin riguardano il traffico di stupefacenti, armi e droga (a cui vanno aggiunte altre attività come  la vendita illegale di farmaci o la possibilità di assoldare dei killer).

Ma c’è chi vede anche la possibilità far diventare la moneta virtuale uno strumento di investimento vero e proprio. I gemelli americani Cameron e Tyler Winklevoss, balzati agli onori delle cronache per aver partecipato alla nascita di Facebook (e per aver poi fatto causa all’altro fondatore Mark Zuckenberg), hanno annunciato di voler lanciare un Etf per permettere l’investimento nei Bitcoin anche alle persone tecnologicamente meno esperte. Recentemente hanno detto di aver accumulato l’1% della divisa virtuale attualmente in circolazione.

Troppa volatilità
Come strumento di investimento, il Bitcoin presenta alcuni punti critici. Molti speculatori sono convinti che, visto l’ammontare prefissato che può circolare sul mercato, la divisa possa solo aumentare di valore con il crescere della richiesta. Ma l’elemento che ha contraddistinto questa moneta fin dalla sua nascita è stata l’estrema volatilità. Ad aprile, ad esempio, nel giro di 24 ore, ha perso l’80% del suo valore (a seguito di un violento deprezzamento dello yen e del dollaro).

Ci sono poi questioni di sicurezza. Nel 2011 un attacco da parte degli hacker ha costretto Mt Geox a bloccare le contrattazioni e il valore del Bitcoin è arrivato quasi a zero. L’anonimato delle contrattazioni, inoltre, rende difficile individuare i responsabili di furti.

Più trasparenza
“Credo che questo tipo di moneta sia destinato a tornare nell’ombra”, dice Larry Elkin, presidente della società di consulenza per la sicurezza finanziaria Palisades Hudson. “Chi cerca una valuta regolamentata, sicura e che possa essere usata per transazioni legali ha bisogno di una divisa supportata da uno stato solido, che viene trattata nell’economia reale e che offra un grado maggiore di sicurezza”.

Va detto che i promotori del Bitcoin stanno facendo qualcosa per diminuire i rischi legati al suo utilizzo e ripulirsi l’immagine. A giugno Mt Gox ha chiesto  di essere registrata presso il Dipartimento americano del Tesoro americano come società di servizi valutari vera e propria. Ha anche annunciato di aver migliorato le procedure di verifica e di sicurezza. Secondo i fratelli Winklevoss l’utilizzo di un replicante permetterà di raggiungere nuovi livelli di trasparenza.

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