Isee, ok della Conferenza unificata

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Disco verde della Conferenza Unificata al nuovo Isee. Ora si aspetta solo il parere del Parlamento. Il nuovo indicatore della situazione economica equivalente, messo a punto al termine di mesi di intenso lavoro – di Governo, Regioni, Province, Comuni e anche Parti Sociali – introduce fra l’altro maggiore tutela per le famiglie numerose che abbiano almeno tre figli.

Rafforza il sistema dei controlli sulla verità dei dati autodichiarati ai fini Isee, ma anche adotta una definizione ampia di reddito che include, oltre a quello Irpef, tutte le entrate tassate in regimi sostitutivi o a titolo di imposta tutti i redditi esenti e non considera in modo indistinto tutto il mondo delle persone con disabilità, riclassifandolo in tre aree distinte: disabilità media, grave e non autosufficiente.

L’accordo raggiunto sulla nuova Isee è stato presentato in una conferenza stampa da Graziano Del Rio, ministro degli Affari Regionali, ed Enrico Giovanni, ministro del Lavoro e delle politiche sociali, dal presidente della Conferenza delle Regioni Vasco Errani, dal presidente dell’Upi Antonio Saitta e dal presidente dell’Anci Alessandro Cattaneo. Non solo, fra le novità del nuovo strumento viene introdotta la possibilità di non far più riferimento al reddito dell’ultima dichiarazione per accedere alle prestazioni sociali agevolate. Si potrà calcolare, a fronte di cadute significative del reddito, un Isee corrente che, riferito a un tempo più ravvicinato, risponderà maggiormente alla realtà economica del dichiarante. E questo vale specialmente in situazioni di crisi economica in cui la condizione delle persone può cambiare anche rapidamente, se si perde il lavoro o se si riduce l’attività lavorativa.

Lo strumento messo a punto è “uno strumento di equità e giustizia – ha sottolineato Delrio – che permette di uscire dal vizio molto italiano” per cui non si pensa che chi ottiene prestazioni sociali agevolate senza averne il diritto “le toglie a qualcun altro, specialmente in un periodo di crisi”. Grande “soddisfazione” ha espresso ancora il ministro agli Affari regionali “per il grande lavoro” svolto. A spiegare i meccanismi del nuovo Isee è stato il ministro del Lavoro Enrico Giovannini: “Il 30% della popolazione italiana usa il sistema Isee per la fruizione di prestazioni sociali agevolate. Tocca dunque la vita di tantissime persone. Ecco perché l’indicatore è stato ridisegnato dopo un confronto durato mesi”.

“C’è un forte abbattimento del reddito per situazioni che nascondono disagio. Quanto ai costi dell’abitare, vengono considerati in modo simmetrico per i nuclei proprietari della casa in cui abitano e per coloro che debbono pagare l’affitto attraverso una riduzione di una componente del reddito. Si considererà patrimonio solo il valore della casa che eccede il valore del mutuo che si sta pagando. Il valore della prima casa viene abbattuto a due terzi. Per una maggiore valorizzazione del patrimonio si riduce la franchigia sulla componente mobiliare che viene articolata sul numero componenti il nucleo familiare. Il valore degli immobili è quello considerato ai fini dell’Imu”.

Non solo si considera anche il patrimonio all’estero. “Mi auguro che il Parlamento approvi prima possibile il parere richiesto. Ogni giorno che usiamo il vecchio Isee ci troviamo in una situazione sub-ottimale – ha detto Giovannini, sottolineando come il nuovo strumento messo a punto ci porti al livello di altri Paesi di Europa e addirittura all’avanguardia. “E’ stato fatto un buon lavoro. Un importante passo avanti in direzione dell’equità e della capacità di valutare e pesare il reddito, ma anche i problemi e le caratteristiche delle famiglie”, ha detto il presidente della Conferenza delle Regioni Vasco Errani. “E’ uno strumento che ci pone in condizioni di fornire servizi a chi ha più bisogno”, ha detto per parte sua il presidente dell’Unione Province Italiane Antonio Saitta e ha aggiunto: “Si apre una fase nuova che consente in un momento di crisi di mettere a disposizione servizi a chi ne ha bisogno”. Il presidente dell’Anci Alessandro Cattaneo ha posto l’accento sul fatto che i Comuni “attendevano da tempo” la riforma che offre “un indicatore più aderente alla realtà, uno strumento di equità sociale”.

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