La disinformazione al potere, Repubblica.it … ad esempio

Giancarlo Marcotti 2 Commenti

Che il mondo dell’informazione, in Italia, sia totalmente disastrato, è cosa nota a tutti. I giornali praticamente non vendono più nulla, il comparto dell’editoria crea soltanto perdite e rimane in piedi in quanto “funzionale” al potere politico.

Guadagnano molto quella decina di direttori che si alternano (sempre gli stessi) alle diverse testate, e guadagnano bene anche i capiredattori ed i corsivisti, per il resto … stipendi da fame, quando ci sono … perché alla base della piramide ci sono una marea di “pubblicisti” pagati praticamente come schiavi.

L’innegabile crisi della carta stampata, tuttavia, non giustifica gli strafalcioni e soprattutto le madornali sciocchezze che ogni tanto leggiamo anche nelle edizioni online.

Una gigantesca topica la trovate su Repubblica.it che lo scorso 5 giugno ha pubblicato due articoli riguardanti il referendum tenutosi in Svizzera che proponeva l’introduzione di un “reddito di base incondizionato” pari a 2.500 franchi svizzeri mensili per ogni cittadino adulto e 625 franchi svizzeri, sempre mensili, per ogni minorenne.

Entrambi gli articoli non sono firmati (e già questo è un buon indizio). Il primo, dal titolo Referendum su reddito minimo per tutti: la Svizzera dice no”  è corredato dalla una foto di uno striscione esposto dai promotori referendari sul quale si legge chiaramente “Reddito di base incondizionato. Una rendita mensile versata senza condizioni ad ogni persona sufficiente per vivere”.

Quindi è chiarissimo, impossibile travisarne il significato.

Leggendo però l’articolo di Repubblica.it, che annuncia la bocciatura della proposta referendaria, si sottolinea come fosse più che probabile l’esito negativo visto che:

Anche il governo si era dichiarato contrario perché il reddito di cittadinanza per tutti implicherebbe spese insostenibili – un conto federale da 25 miliardi di franchi”. 

Allora, tralasciando il fatto che il Reddito di base incondizionato (Rbi) venga chiamato Reddito di cittadinanza (Rdc), mentre sono due cose profondamente diverse, ciò che bisogna innanzitutto sottolineare è che il costo di tale operazione non era assolutamente di 25 miliardi di franchi, l’esborso da parte dello Stato doveva essere ben superiore (circa 205 miliardi di franchi). Un costo che sarebbe stato finanziato in gran parte (180 miliardi di franchi) dalla riduzione sensibile delle spese “sociali”, quindi, potremmo dire, una drastica riduzione del “welfare” elvetico, e, per i restanti circa 25 miliardi di franchi, da un inasprimento fiscale (si parlava dell’aumento di un punto dell’Iva che oggi in Svizzera è pari all’8%, ossia appena appena più bassa del nostro 21%).

Ma arriviamo al punto cruciale, più avanti, nell’articolo si legge

“Il reddito, secondo la proposta, avrebbe dovuto essere incondizionato e non tassato e avrebbe dovuto sostituire i vari strumenti di welfare attualmente attivi.”

Bravo giornalista, hai scritto una cosa giusta, quindi stiamo parlando di un reddito “incondizionato” … in italiano il termine incondizionato vuol dire “senza condizioni”, vero? Certo, lo sappiamo tutti.

Peccato che dopo il punto l’articolo prosegua con:

“ Coloro che lavorano e guadagnano una cifra minore avrebbero avuto un’integrazione, ai disoccupati invece l’intero importo.”

Ma no!!! Hai appena detto “incondizionato”, e ora dici che si tratta di una “integrazione” al reddito di chi guadagna meno di quella cifra. E’ sbagliato! Ma forse ti sei solo espresso male, volevi proprio dire “incondizionato”, cioè “erogato a tutti senza alcuna condizione”

Ebbene no! Il nostro “giornalista” di Repubblica.it non ha proprio capito nulla della proposta referendaria, perché, a scanso di equivoci, fa proprio un bell’esempio per dimostrare inequivocabilmente di … non aver capito una mazza!!! Poverino. Egli infatti scrive:

“Nel concreto, a chi oggi guadagna 1.800 franchi svizzeri ne sarebbero andati altri 700, mentre non ci sarebbe stato alcun cambiamento per chi guadagna almeno 2.500 franchi (in realtà ci sarebbero prelievi per contribuire al finanziamento della misura, ma compensati da un equivalente versamento)”.

MA NOOOOO!!!!!!!!

Il reddito di base incondizionato va a tutti i cittadini INDIPENDENTEMENTE DAL LORO REDDITO. Cioè è un importo che va ad aggiungersi ai redditi percepiti ai cittadini (tra l’altro per i promotori del referendum ne avrebbero dovuto beneficiare tutti i residenti in Svizzera e non solo coloro che hanno la cittadinanza elvetica).

Se fosse un’integrazione ad un salario minimo, staremmo parlando di un’altra cosa (Rdc). Fra l’altro proprio in Svizzera, recentemente, era stato bocciato un altro referendum che si proponeva di innalzare il salario minimo a 3.000 franchi mensili. Questa proposta non ebbe successo poiché riguardava solo un numero esiguo di lavoratori, già ora infatti il 94% degli svizzeri guadagna più di 3.000 franchi al mese (circa 2.750 euro!!!).

Oltretutto il giornalista avrebbe dovuto accorgersi della topica che stava prendendo visto che conclude l’articolo scrivendo:

“Va comunque registrato che il salario medio in svizzera sfiora i 6.500 Franchi e la soglia di povertà si attesta a 2.220 franchi, poco sotto la cifra prevista come reddito di cittadinanza.”

A parte sottolineare che la soglia di povertà è stata fissata dal Governo elvetico a 29.501 franchi all’anno, ossia di 2.458 franchi al mese (un buon stipendio per un italiano!!!), caro giornalista, non ti sorge il dubbio che, se tu stesso scrivi che il salario medio è di 6.500 franchi, in Svizzera saranno ben poche le persone, per non dire nessuno, che guadagnano meno di 2.500 franchi al mese?

Ma non è finita qui, alle ore 18:03, sempre del 5 giugno, sempre su Repubblica.it compare un altro articolo sullo stesso tema dal titolo Svizzera, bocciato referendum su reddito di cittadinanza”.

Inizia con …

Ginevra, 5 giu.

Bene, si potrebbe pensare, il giornalista (che anche in questo caso non si firma) sembra sia un inviato a Ginevra, magari costerà caro al giornale, tuttavia sarà ben informato sul referendum e riporterà la notizia in maniera corretta …

… so, che voi avete già capito.

E’ un articolo breve, ma il giornalista non ne azzecca una, in poche righe riesce a scrivere una serie di strafalcioni che non sarebbe stato facile nemmeno se lo avesse voluto fare di proposito.

Parte subito bene:

“Bocciato ufficialmente in Svizzera, con il 78% dei voti, il reddito minimo per tutti.”

MA NOOOOOO!!!!!!!!

Non si proponeva un “reddito minimo per tutti”!!!! Lo abbiamo già ribadito più volte che si trattava di un importo da riconoscere ad ogni cittadino “incondizionatamente”, ossia indipendentemente da qualsiasi condizione.

E prosegue:

“La proposta, promossa da un gruppo indipendente che prevedeva un reddito di 2.500 franchi svizzeri (circa 2250 euro) per gli adulti e di 625 franchi (560 euro) per i minorenni”

Quindi applica un cambio Eur/Chf di 1,11. Nella realtà il franco svizzero vale un po’ di più, ma questo è l’errore meno grave.

La perla arriva dopo:

“… e’ stata respinta al referendum di oggi, secondo le prime proiezioni pubblicate da Gfs, che ha visto tutti i cantoni opporsi alla proposta lanciata dal proprietario del Caffe’ Basilea Daniel Haeni per andare incontro ai lavori non retribuiti o mal pagati.”

“andare incontro ai lavori non retribuiti e mal pagati”?!?!?

Ma questo qua sta in Svizzera o in qualche zona del sud Italia??? E’ inammissibile? E Repubblica.it pubblica sciocchezze del genere??? Non c’è uno straccio di redattore che vaglia gli articoli prima che essi siano pubblicati??? E dopo che vengono pubblicati non c’è nessuno che si accorge delle castronerie che sono state scritte e si premura di correggere certe nefandezze???

EVIDENTEMENTE NO!

Ed il breve articolo finisce così:

In Svizzera il reddito medio e’ di circa 6700 franchi (circa 5860 euro).

Ma come? Qualche riga più sopra 2.500 franchi svizzeri sono pari a 2.250 euro (cambio 1,11) ed ora 6.700 franchi sono 5.860 euro (cambio 1,14!!!).

Non dico tanto, ma un minimo di attenzione, non mi sembra di chiedere troppo. Il cambio fra euro e franco svizzero, ormai da un anno, non si discosta molto da 1,10 quindi 6.700 franchi sono pari a circa 6.090 euro, non mi sembra francamente una pignoleria, ma l’applicazione della normale diligenza nel riportare dei dati.

Tuttavia, per concludere, cari lettori, al di là degli strafalcioni scritti a profusione su Repubblica.it, non vi sembra che i nostri giornali, ed anche i nostri telegiornali, oltre a riportare la notizia della bocciatura del referendum avrebbero dovuto spingersi un po’ più in là? Magari cercando di spiegare perché “incredibilmente” gli svizzeri si siano schierati in larga maggioranza per il “NO”?

Ok, come promesso cercherò a breve di colmare, con un mio articolo, questa “lacuna” dell’informazione in Italia. Occorre infatti capire che si sta parlando di una proposta di portata “storica”, forse prematura, ma che, come hanno giustamente rivendicato i promotori del referendum, ha avuto il merito di far iniziare una discussione sul “Reddito di base incondizionato”, uno strumento che potrà “rivoluzionare” il welfare e soprattutto l’incidenza degli apparati pubblici sulla vita dei cittadini.

Giancarlo Marcotti per Finanza In Chiaro

Articoli correlati

Canale YouTube
COME "ABBATTERE" LA BCE
EURO DISASTRO Perché gli italiani non hanno ancora capito
PIANO B - riprendiamoci la sovranità
FTSE Mib
Gli Ultimi Commenti
Osservatorio internazionale